giovedì 5 giugno 2008

Quotidiani storici online

La Stampa di Torino ha annunciato ieri di che metterà online il proprio archivio storico: due milioni di pagine, quasi 150 anni di storia, dal 1867. L'archivio sarà consultabile dall'autunno 2009. Per John Elkann "è un'iniziativa innovativa nel panorama del mondo dei giornali in Italia poiché ad oggi i precedenti sono solo il 'Times' e il 'New York Time' che tuttavia non consentono la consultazione a titolo gratuito". "Si tratta del primo archivio di giornale che viene liberamente offerto". (Adnkronos)
Iniziativa lodevole, non vediamo l'ora di poter consultare soprattutto i numeri più antichi, ma in Italia qualcosina di disponibile, anche se non così completo e sistematico, già c'è.
Ecco quello che ho trovato io, lavorando al blog del Diario di Angioletta.
1. Emeroteca braidense 861 testate storiche (prevalentemente lombarde), non mi sembra però ci siano quotidiani;
2. Emeroteca virtuale toscana: qui ci sono 15 periodici e 5 quotidiani toscani (tra cui il più appetibile è la Nazione dal 1859 al 1912);
3. Emeroteca Digitale della Biblioteca Augusta di Perugia: qui 86 testate prevalentemente umbre dal 1708 al 1958 con anche qualche quotidiano;
4. Biblioteca digitale della Biblioteca teresiana di Mantova : qui ci sono 35 periodici storici mantovani con anche diversi quotidiani. (Attenzione: la ricerca funziona meglio nella versione del sito in inglese).
In tutti i casi si tratta di periodici digitalizzati visualizzabili gratuitamente, dove è facile cercare il numero per data, ma quasi mai è possibile la ricerca di una stringa di testo nel numero del periodico (se ho capito bene questa funziona solo in una piccola parte delle 861 testate della Braidense). In qualche caso occorre installare un plug-in per poter visualizzare i periodici, ma è questione di pochi secondi.
Se qualcuno ha altre segnalazioni o annotazioni, le aggiungerò volentieri.

domenica 1 giugno 2008

La sinistra, la destra 2

Abolizione della tassa di successione, abolizione dell'ICI sulla prima casa. Ci sono molte analogie tra queste due misure degli ultimi due governi di destra: il precedente e l'attuale.
1) La prima è che ci vengono entrambe vendute per "abolizione", mentre di fatto si tratta di un'estensione dei vantaggi alla totalità della popolazione perché anche prima di queste misure era prevista una fetta di popolazione che non pagava nulla né di imposta di successione, né di ICI sulla prima casa.
2) Qualche tempo fa ho chiesto su questo blog di quantificare un'equa imposta di successione. Lo ritenevo un indicatore utile per stabilire se uno è di sinistra o di destra. Alcuni di sinistra o di destra mi hanno risposto il 5%, un lettore di destra lo 0%, mazzo suggeriva il meccanismo di franchigia. Beh la riforma della sinistra che prevedeva l'esenzione fino a 350 milioni di vecchie lire e poi il 4% per parenti diretti mi sembrava perfetta. Il padre muore e lascia ai due figli 700 milioni: i due figli non pagano niente. Se ne lascia 702 i due figli pagano 40mila lire a testa. Dov'è lo scandalo? Io che sono un padre efficiente e ho accumulato molto denaro lascio 700 milioni ai miei due figli, la parte eccedente va al 96% a loro, il restante 4% alla comunità. E' vero che io ho anche pagato l'Irpef quando li ho guadagnati questi soldi, ma da un punto di vista strettamente meritocratico magari i miei figli meritano molto meno il denaro del resto del mondo. Nulla vieta che siano delle emerite teste di cavolo. Non è così grave se sul 351esimo milione pagano 40mila lire. La riforma della sinistra esentava i 350 milioni a testa, e "colpiva" relativamente i redditi più alti. La controriforma della destra ha favorito i più abbienti.
3) Molto simile il discorso dell'ICI. La sinistra aveva esentato dall'ICI i redditi più bassi, la destra ha esteso a tutti questo vantaggio. Io che ne ho beneficiato ne facevo volentieri a meno. Riepilogando:
a) chi NON ha una prima casa: non pagava l'ICI prima e non lo paga ora;
b) chi HA una prima casa e reddito basso: non pagava l'ICI prima e non la paga ora;
c) chi HA una prima casa e reddito medio-alto: pagava l'ICI e non la paga più;
d) chi HA ville e castelli (solo 38.000 persone, perché pochissimi accatastano così gli immobili di lusso): la pagava e continua a pagarlo.
La riforma ha favorito il terzo gruppo (molto consistente è vero, ma pur sempre quelli abbastanza abbienti) che poi è la classe di riferimento che ha portato voti alla destra. Si ha un bel dire di favorire i redditi mediobassi, ma questo provvedimento ha favorito quelli medioalti. Non parlo pro domo mea, tutt'altro, ma per amore di verità.