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mercoledì 6 giugno 2012

Organizza e vinci (che combinazioni!)

Anche se il mio amico Luca Gattuso contesta questa ipotesi, bisogna ammettere che le coincidenze iniziano a essere molte.
La mia tesi è questa: l'organizzazione di grandi eventi, sportivi, economici e sociali, attira inesorabilmente i successi nel calcio. Il fatto era già noto, ma l'ultima conferma è stata particolarmente roboante e allora partiamo proprio da questa.

Londra. Partiamo cioè dal fatto che - finora - nessuna squadra di calcio della città di Londra aveva mai vinto la Coppa dei Campioni (da qualche anno il torneo si chiama Champions League, ma quella che alza la squadra campione d'Europa si chiama ancora Coppa dei Campioni). Si trattava di una vera anomalia, anche perché il calcio moderno nasce nel Regno Unito, Londra del Regno Unito è la capitale e molte importanti squadre inglesi vengono proprio dalla capitale: a partire dall'Arsenal e dal Chelsea, che avevano raggiunto in passato la finale della Coppa dei Campioni, fino allo stesso Tottenham Hotspur, vincitore di altri tornei europei, per finire con il West Ham, il Crystal Palace, il Fulham, il Queens Park Rangers, il Millwall. Senza considerare che altre squadre inglesi, come il Liverpool e il Manchester United, ma perfino il Nottingham Forest e l'Aston Villa, si erano tolte la grande soddisfazione di laurearsi campioni d'Europa. Guardando poi fuori dall'Inghilterra ci sono città come Milano che, tra Milan e Inter, è stata per ben dieci volte campionessa europea, Madrid nove, Monaco e Amsterdam quattro, Lisbona e Porto due, Bucarest, Belgrado, Glasgow, Amburgo, Dortmund, Eindhoven, Marsiglia o Rotterdam una. Insomma che Londra non avesse mai avuto questo privilegio, con tanta tradizione e tante squadre a disposizione, era un paradosso della storia. Perché il tabù venisse infranto dal fato (e chi ha seguito le vicende dell'ultima edizione del torneo sa quanto il fato abbia giocato un ruolo importante dal principio fino all'ultimo atto, cioè fino ai calci di rigore tra Bayern Monaco, che giocava nel suo stadio, e Chelsea) si è dovuta organizzare un'Olimpiade a Londra. La prima da quando esiste un campionato europeo di calcio per club. Olimpiadi di Londra 2012, Chelsea campione d'Europa del 2012. Una coincidenza, si dirà.
Grecia. Ma torniamo indietro di qualche anno. Parliamo di campionati europei di calcio per nazioni. Era il 2004 e il torneo si svolgeva in Portogallo. Alla partita inaugurale il Portogallo, padrone di casa, viene battuto dalla Grecia. Un caso anomalo, si pensò, ma la palla è rotonda, si sa. Il palmarès della Grecia era risibile e non autorizzava a sogni: fino a quel momento la squadra ellenica si era qualificata solo una volta alla fase finale degli europei e una sola volta alla fase finale dei mondiali. In entrambi casi uscendo subito al primo turno. La vittoria della Grecia era data da 80 fino 150 contro 1. Ma i bookmaker e gli esperti non avevano tenuto conto dell'effetto Olimpiadi. Sì, perché quell'anno ad Atene, poche settimane dopo gli europei, si sarebbero svolte le Olimpiadi di Atene. Così, dopo un torneo a dir poco incredibile, Portogallo (sottolineiamo ancora una volta: padrone di casa) e Grecia si trovarono una seconda volta faccia a faccia nella finale. Già questo fatto che partita inaugurale e finale siano coincise è molto bizzarro, ancora più bizzarro è che la strafavorita squadra di casa venga battuta, e per la seconda volta con lo stesso punteggio (0-1)!, da una delle squadra meno considerate del torneo: la Grecia che, grazie all'effetto Olimpiadi, si laurea campione d'Europa. A sorpresa è dire poco.
Genova. Veniamo in Italia. La città di Genova è stata la prima a vincere, grazie al glorioso Genoa Cricket and Football Club, il primo campionato italiano di calcio e, dopo Milano e Torino è quella che ha raccolto più vittorie. Ma l'ultima, fino a qualche anno fa, era lo scudetto del 1924 portato a casa dal Genoa. La Sampdoria non aveva mai vinto il campionato. Mai fino all'Expo di Genova del 1992. Qui i puristi delle date possono storcere un po' il naso, perché la Sampdoria vince il suo primo scudetto l'anno prima rispetto all'Expo, nella stagione 1990-91, ma c'era un disegno anche per questo. Intanto quando l'Expo di Genova apre i battenti, il 15 maggio 1992, la Sampdoria ha, ancora per pochi giorni, lo scudetto sulle maglie, ma soprattutto, sta per toccare il vertice della sua parabola calcistica di tutti i tempi: la finale della Coppa dei Campioni contro il Barcellona, nel tempio del calcio di Wembley. Una finale che si disputa solo cinque giorni dopo l'inaugurazione dell'Expo e che i blucerchiati perdono, solo ai supplementari grazie a una bomba su punizione di Rambo Koeman e solo perché... l'effetto Olimpiade batte l'effetto Expo!
Barcellona. Infatti l'avversaria della Sampdoria è il Barcellona, la fortissima squadra spagnola. Fortissima, ma non abbastanza forte da vincere una Coppa dei Campioni. Tanti trofei nazionali, Coppe delle Fiere, Coppa delle Coppe, anche una finale di Coppa Campioni, nel 1961 persa contro il Benfica di Eusebio, ma mai una vittoria. Mai fino all'arrivo a Barcellona delle Olimpiadi, che prendono il via nella città catalana, il 25 luglio 1992, due mesi dopo la prima vittoria della Coppa Campioni. Insomma: anche il fortissimo club blaugrana (che attualmente, nonostante la sfortunata eliminazione in semifinale di quest'anno, è pur sempre la squadra più forte del mondo), ha avuto bisogno di un'Olimpiade per aprire la serie dei suoi successi europei.
Italia. Tornando in Italia, va certamente segnalato il fatto che Juventus, Inter, Milan e Lazio hanno vinto un campionato in occasione del proprio centesimo anniversario di fondazione (che combinazione!), anzi a essere più precisi: la Juventus e l'Inter hanno passato il giorno del proprio centesimo compleanno, rispettivamente nel novembre 1997 e nel marzo 2008, già con lo scudetto sulle maglie e poi hanno vinto anche il campionato che era in corso in quel momento, il Milan ha passato il compleanno con lo scudetto, nel dicembre 1999, ma poi non è riuscito a vincere il campionato in corso, quello del 1999-2000, che è stato vinto dalla Lazio, che non ha spento le candeline con lo scudetto sulla maglia, il 9 gennaio 2000, ma se l'è cucito poco dopo, il 14 maggio 2000.
Roma. Sulla vittoria della Lazio, e su quella della Roma, l'anno successivo, si potrebbe poi fare un discorso particolare, perché in oltre cento anni di storia del calcio italiano non era mai accaduto che lo scudetto rimanesse a Roma per più di un anno. Perché questo accadesse fu necessario celebrare a Roma il grande Giubileo del 2000, il grande evento della Chiesa Cattolica che ha aperto il terzo millennio e che ha fruttato uno di seguito all'altro lo scudetto della Lazio nel 1999-2000 e quello della Roma del 2000-2001.
Milano. Con tante coincidenze favorevoli i cugini rossoneri faranno sicuramente bottino pieno per l'Expo di Milano del 2015. A questo punto sarebbe per loro una vera beffa non vincere nulla. Ma non accadrà.

Riepilogando:
1) Coppa dei Campioni a una squadra di Londra (mai successo prima) in coincidenza con la prima Olimpiade organizzata a Londra (2012) da quando esiste la Coppa Campioni;
2) Coppa Europa alla Grecia (mai successo prima, Grecia risultati sempre scadenti in precedenza) in coincidenza con l'Olimpiade di Atene (2004);
3) Scudetto e poi finale di Coppa Campioni per la Sampdoria (mai successo prima, e lontanissimo dall'accadere sia prima che dopo) in corrispondenza con l'Expo di Genova del 1992;
4) Coppa Campioni del Barcellona (mai successo prima) in coincidenza con le Olimpiadi di Barcellona del 1992;
5) Scudetti a Juventus, Inter, Milan e Lazio in corrispondenza con i centesimi anniversari delle squadre;
6) Scudetto per due volte nella città di Roma (mai successo prima) in occasione del Giubileo 2000.

venerdì 26 febbraio 2010

In principio era il Principe

Non illudiamoci: il Chelsea è ancora più forte dell'Inter. Non molto, ma un po' più forte sì, specialmente a centrocampo, specialmente se Thiago Motta è questo qua e Stankovic non si riprende del tutto.
Sicuramente nel conto dobbiamo mettere che al 45+1 c'era un rigore netto per loro, e con espulsione pure, anche se non tutti hanno notato che Samuel abbatte Kalou cadendo con il corpo sui tacchi e non per quel calcetto, immediatamente precedente, sull'esterno del piede destro, dopo il quale Kalou era rimasto in piedi. Forse ce n'era anche un altro, di rigore, al 40' con Motta che sembra trattenere Ivanovic. Ma nel conto va messo che poco prima, al 33', Eto'o si era letteralmente mangiato la palla del 2-0. Poi, certo, le statistiche sui tiri fatti sono impietose, ma Julio Cesar ha fatto due sole grandi parate e un mezzo errore sul gol.
Curiosamente sia Thiago Motta che Eto'o, tra i peggiori in campo per l'Inter, hanno partecipato alle due azioni che hanno portato ai gol. Motta in entrambe le azioni fa il penultimo passaggio, mentre Eto'o nel primo gol fa l'ultimo passaggio, mentre nel secondo gol invita i compagni a salire su un fallo laterale in attacco, cosa che poi risulta decisiva.
Ma tutto questo passa in secondo piano davanti alla bellezza del primo gol dell'Inter, indipendentemente da quello che è stato il risultato finale. Un'azione di 26 secondi in cui partecipano tutti i giocatori dell'Inter, escluso il solo Samuel. Anche Sneijder sembra non toccare la palla, ma il suo velo per Milito è una delle cose più belle di tutta l'azione. Vediamo cosa succede.
Antefatto: Al 2'02" Cech rinvia lungo, un po' frettolosamente, di piede su un retropassaggio, anticipando la possibile pressione di Eto'o, bravo anche qui a pressare. La palla schizza (a 2'06") tra Drogba e Samuel e finisce a Julio Cesar. Ora che ci penso: se facciamo entrare nel conto anche questo retropassaggio di Samuel, o comunque la sua pressione su Drogba, e prendiamo in considerazione altri 10 secondi, allora in 36 secondi all'azione partecipano proprio tutti i giocatori dell'Inter.
L'azione vera e propria inizia a 2'16" quando Julio Cesar, dopo aver atteso un po', passa con le mani a Lucio che si trova davanti a lui. Lucio allarga su Maicon a destra.
Da Maicon palla a Cambiasso che, un po' pressato, allunga in avanti a Stankovic, poco a destra del cerchio di centrocampo (2'23"). Da Dejan la palla arriva sulla fascia destra a Milito che, marcato, arretra di poco, fino alla linea di metà campo. Diego qui è sorprendentemente ancora molto lontano da dove poi arriverà alla fine dell'azione, solo 14-16 secondi dopo. Milito passa di nuovo a Cambiasso che allarga, con un pallonetto alto sulla fascia sinistra per Zanetti, poco oltre la metà campo dove non ci sono giocatori del Chelsea. Il capitano tocca la palla e poi la lascia a Thiago Motta che è molto vicino a lui, tanto che i due sembrano all'inizio quasi ostacolarsi, e poi si allontana verso a sinistra.
La vera accelerazione nasce da questo momento: siamo a 2'35" e Thiago Motta è tutto solo sul centrosinistra, a 40 metri dalla porta. Davanti a lui, a circa 5 metri, la linea dei tre centrocampisti dei Blues e dietro a questi i quattro difensori in linea. I sette del Chelsea sembrano ben schierati, con i due centrali difensivi (Carvalho e Terry) rispettivamente su Eto'o e Milito. Tra le due linee galleggia Sneijder, mentre largo a destra, oltre il terzino sinistro, c'è tutto libero Stankovic, che chiama il passaggio alzando il braccio, ma non sarà servito.
Thiago Motta infatti, dopo un paio di tocchi in avanti, decide di passare rapidamente in verticale, verso Eto'o che sembra ben marcato da Carvalho, poco fuori dall'area, dritto davanti a Thiago Motta. La palla di Thiago passa attraverso la linea dei centrocampisti e poi davanti a Sneijder, che si gira e si mette a correre in verticale verso l'area, superando Eto'o sulla sinistra.
Eto'o riceve e si gira e passa in avanti, ancora sulla sinistra. Sulla verticale del suo passaggio ci sono ora Sneijder (che correndo è arrivato al limite dell'area ed è stato preso in consegna da Ivanovic) e, 4 metri più avanti, Milito, che correndo in diagonale, negli ultimi 14 secondi ha tagliato il campo da destra verso sinistra, prendendo 2-3 metri a Terry, rimasto più centrale. Velo di Sneijder e palla che arriva a Milito (2'38") vicino al vertice sinistro (per chi attacca) dell'area.
Milito si gira e finta di andare avanti ancora sulla sinistra. Ma quando Terry gli arriva vicino, con un solo tocco di destro sposta la palla verso il centro dell'area prendendo in contropiede Terry, mentre Sneijder crea un buco davanti a Milito proseguendo, seguito da Ivanovic, anche lui verso il centro dell'area.
2'40": Milito si trova libero in area, sulla sinistra, a 10 metri dal fondo, un paio di metri oltre la verticale del palo. Cech è un paio di metri fuori dai pali, coprendo un po' approssimativamente la porta.
Milito finta il tiro a incrociare verso l'angolo lontano, effettivamente più scoperto, ma poi scocca un destro forte a mezza altezza sul primo palo, sorprendendo Cech. Gol. Davvero un bel gol.
Tutto questo rivedendo le immagini in TV, perché allo stadio, in tribuna stampa aggiunta, tutto questo era oscurato dallo steward che aveva deciso che proprio quello era il momento giusto per portarci i foglietti con le formazioni.