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martedì 28 aprile 2015

Italicum: calcoli all'italiana


Non sono così ingenuo da non vedere che dentro al tormentato iter, parlamentare e non, dell'Italicum si concentrano, sia in ambito istituzionale che politico, anche all'interno degli stessi partiti, una serie di battaglie che non possono essere ridotte a meri calcoli matematici.

Certo è che in una legge elettorale, girala come vuoi, alla fine la matematica è molto importante. 

Quali saranno le percentuali di "deputati nominati" e di "deputati scelti con le preferenze" se l'Italicum dovesse entrare in vigore così com'è, è stata materia di grandi contese. Sono girate simulazioni e cifre molto diverse l'una dall'altra. C'è chi prospetta (temendo questa eventualità) un parlamento composto in larga parte da "nominati" e chi invece porta percentuali di nominati molto più basse. 

Ovviamente il tema politico sottostante è il controllo dei vertici dei partiti sul singolo deputato e, in ultima istanza, dell'esecutivo sul parlamento. Ma tralasciamo un attimo questi aspetti fondamentali e concentriamoci sulla matematica.

Un politico razionale e intellettualmente onesto su questo specifico punto avrebbe dovuto stabilire la propria posizione attenendosi a questa sequenza logica:

1. Per prima cosa avrebbe dovuto attribuire un valore (positivo o negativo) all'opportunità di avere una presenza di politici "nominati" alla Camera. Idealmente un bravo politico si sarebbe potuto spingere addirittura all'individuazione di una propria percentuale ideale di politici nominati (molti avrebbero detto: "lo zero percento, meglio averli tutti eletti con le preferenze", altri avrebbero scelto una diversa percentuale: 20%, 50% e così via);

2. In seconda battuta  avrebbe dovuto calcolare, in maniera il più possibilmente scientifica, (e indipendente dalle proprie preferenze di cui al punto 1) la potenziale percentuale di eletti "nominati" che l'Italicum genera;

3. Infine avrebbe dovuto prendere una decisione sull'Italicum (o meglio: su questo specifico aspetto dell'Italicum) in base al rapporto tra i due valori dei due punti precedenti. (Ad esempio se per me il numero ideale di deputati nominati è 30% e l'Italicum genera grosso modo il 30% di deputati nominati, i capilista, allora - almeno da questo punto di vista - io dovrei essere un fautore dell'Italicum),

Ora, appare del tutto evidente che ogni politico può determinare il primo valore (la percentuale ideale di deputati nominati)  in modo assolutamente autonomo, in base alle proprie propensioni politiche in tema di preferenze elettorali, mentre il secondo valore (la percentuale prevista di nominati eletti) è meramente scientifico, derivante da simulazioni matematiche e non ha senso che ogni politico lo calcoli per proprio conto: innanzitutto perché non ha quasi mai le competenze specifiche per farlo (spesso non ha nemmeno quelle di validare calcoli fatti da specialisti) e in secondo luogo perché, inevitabilmente, finirebbe per farsi influenzare eccessivamente dai propri timori e dalle proprie speranze. E infatti...

E infatti cosa è successo? Tutti i detrattori dell'Italicum (grillini in testa) hanno - guarda caso - calcolato che la Camera sarebbe stata ricolma di nominati, mentre gli alfieri dell'Italicum (renziani e affini) hanno proposto - guarda caso - calcoli al ribasso. (Ad esempio oggi, 29 aprile 2015, a Radio anch'io Emanuele Fiano, responsabile nazionale del PD con delega alle Riforme, ha detto che dei 340 eletti della lista di maggioranza relativa "io penso dì più, ma come minimo 240" saranno eletti tramite preferenze).

Su punti così specifici sarebbe stato di gran lunga meglio affidare i calcoli a istituti terzi (ma terzi veramente), che so, alle tre migliori facoltà di matematica del paese (perché non europee?), e poi, una volta ottenuta la percentuale più probabile (28% o 40% o 55% che fosse), considerarla come un dato di fatto condiviso da tutti, su cui ogni politico avrebbe potuto eventualmente combattere la propria battaglia. Ad esempio: "Un 40% per me è troppo, voglio una Camera con al massimo un 10% di nominati".  E così via. 

Ora però, dato che molti politici si sono travestiti da matematici e si sono spinti su un terreno ignoto, spinti dalla voglia di voler dire la propria in merito ai calcoli, io penso che un domani, quando l'Italicum sarà in vigore (ammesso e non concesso che lo sarà mai), questi signori dovranno essere chiamati a rispondere delle loro previsioni. E quelli che avranno sbagliato maggiormente dovranno avere l'onestà di dimettersi per una triplice colpa: 1) essersi per l'appunto travestiti da matematici; 2) avere perdipiù sbagliato i calcoli; 3) avere infine intrapreso una battaglia politica a partire da calcoli erronei, fatti da un matematico scadente di loro fiducia (spesso loro stessi).

Sono proprio curioso, un domani, di vedere chi avrà sbagliato di più (intanto conservo in una busta le varie previsioni). Ma chissà se quel domani arriverà mai.

mercoledì 9 aprile 2014

Renzi sì, Renzi no


Disclaimer: non è un sondaggio, non ha valore scientifico, è solo un gioco tra amici e blablabla.

Ma alla fin fine, considerato tutto, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni, dovendo scegliere una delle due alternative secche, per te è Matteo Renzi sì oppure Matteo Renzi no?

Esprimi il tuo parere cliccando su uno dei due eleganti bottoncini esposti qui sotto.

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sabato 8 marzo 2014

I magnifici nove: quale il tuo ri-premier?

Domanda meno ovvia di quanto sembri.
Con Audrey Hepburn da Madame Tussauds, Londra 2013

Dovendo partire da zero con un governo nuovo domattina e potendo scegliere soltanto uno tra gli ultimi nove ad avere ricoperto l'incarico di Presidente del Consiglio (visto che il decimo, Giulio Andreotti, è scomparso e tra i precedenti solo Ciriaco De Mita ed Arnaldo Forlani sono ancora viventi, ma un po' fuori dai giochi) tu a quale ti affideresti?

Ecco la lista dei candidati in rigoroso ordine alfabetico (per cognome): 1) Giuliano Amato, 2) Silvio Berlusconi, 3) Carlo Azeglio Ciampi, 4) Massimo D'Alema, 5) Lamberto Dini, 6) Enrico Letta, 7) Mario Monti, 8) Romano Prodi, 9) Matteo Renzi.

venerdì 7 marzo 2014

Compagni di merenzi


A tutta prima, quello pubblicato oggi su Il Fatto Quotidiano, sembra l'abituale articolo di spalla di Marco Travaglio capace di suscitare le abituali reazioni contrapposte tra i suoi tanti estimatori (tra cui molti dei miei amici ed io stesso) ed i suoi tanti detrattori (tra cui molti dei miei amici).

Leggendolo meglio però, forse più di altre volte, sorge abbastanza spontanea alla mente una serie di domande, alcune delle quali assolutamente inseribili nel solco della visione del mondo di Travaglio, tranne una che è invece di senso opposto, e che io trovo strano che lo stesso vicedirettore de Il Fatto Quotidiano non si sia posto. Ma partiamo dall'inizio.

Il motivo del contendere questa volta è il governo Renzi (e della relativa risposta di Maria Elena Boschi a una interrogazione del M5S): perché anche "il Rottamatore" non riesce a evitare di includere nella compagine di governo cinque indagati, tra cui uno già rinviato a giudizio?

Questa è la prima domanda. La seconda è una variante della prima e la stendo con le parole di Travaglio: davvero Renzi e i partiti che l'appoggiano (soprattutto il suo, con 4 indagati su 5) non conoscono 62 incensurati tutti insieme?

La terza è ancora una variante della prima: perché gli elettori sono disposti ad accettare nel Governo personaggi che non vorrebbero mai come amministratori del loro condominio in quanto indagati? Immagino che qualunque cittadino preferisca non avere un indagato come amministratore e nel dubbio (in attesa dei tre gradi di giudizio, pur con tutto il garantismo del caso) ne sceglierebbe un altro. Renzi ne prende addirittura cinque e non per un normale palazzo di 3 piani, ma nel Governo del Paese. La risposta probabilmente è che molti vedono il Governo come un'entità lontana (e quindi, un po', chi se ne frega) mentre il condominio è lì vicino.

Detto questo però resta un dubbio (quarta domanda): se bastasse essere indagati (nemmeno rinviati a giudizio) per essere fatti fuori dal governo, chiunque potrebbe avere la possibilità teorica, con un paio di denunce ben studiate e piazzate al momento giusto, di far fuori, (almeno temporaneamente, fino all'archiviazione) un ministro scomodo (e magari particolarmente efficiente). Come la mettiamo in questi casi?

Questa credo sia l'unica contro-deduzione vagamente sensata che Renzi potrebbe contrapporre alle obiezioni di una buona parte dell'opposizione e degli organi di stampa, visto che altre obiezioni, più strettamente attinenti ai profili dei ministri, viceministri e sottosegretari renziani apparirebbero decisamente naif (nelle immagini tre quadri naif di Zenone dal sito firenzeart.it).

Ad esempio quella relativa alla carenza di skill nel resto della popolazione: "Non mi interessa che la Barraciu sia indagata, una brava come lei non la si trova nei restanti 60 milioni di italiani" non ha, evidentemente, molto senso.

Improbabile anche l'argomento che questa scelta sia un tributo che Renzi deve pagare alle grandi alleanze "Me l'ha chiesto Alfano", visto che quattro dei cinque indagati sono del suo stesso partito.
E perfino attribuire la scelta a una risoluta affermazione, da parte di Renzi, della propria indipendenza apparirebbe capziosa: "Vi dimostro che sono in perfetto controllo della situazione, nessuno può dirmi cosa fare e non fare, tanto che se voglio includere uno o più indagati lo faccio. Ed ecco, l'ho fatto, visto?". No, non ha senso. 

E infatti non è credibile. Resta in piedi solo la rivendicazione (del tutto teorica, visto che questi erano indagati già da prima di essere chiamati al governo) del fatto che un Primo Ministro non possa accettare che dall'esterno si riesca ad arrivare a mettere fuori gioco un ministro scomodo con calunnie costruite ad hoc. Ma poi, scorrendo i profili dei membri del governo, ti rendi conto che questa forse non è nemmeno da prendere come ipotesi di scuola. Nessuno può veramente volere mettere fuori gioco i nostri cinque eroi in quanto scomodi.

Ma allora, perché?

venerdì 24 gennaio 2014

Silvio non esiste

Di Silvio Berlusconi è già stato detto praticamente tutto e il contrario di tutto, da parte dei suoi estimatori, dei suoi detrattori e dei suoi così-così. Però forse c'è ancora un aspetto che è rimasto escluso, o comunque piuttosto trascurato, dalle analisi. Mi riferisco al fatto che, a differenza degli altri uomini politici, Silvio Berlusconi resta fondamentalmente al riparo da ogni critica sulle proprie azioni politiche, da parte dei suoi potenziali elettori, almeno per tutto il periodo lontano dalle elezioni. I suoi potenziali elettori sembrano non pretendere mai nulla di particolare da lui per quattro anni e mezzo, come se non esistesse, tornando ad occuparsi di Berlusconi e del suo partito solo in prossimità del voto.
 
Prendiamo ad esempio la nuova proposta di legge elettorale, il cosiddetto Italicum. La proposta di legge depositata due giorni fa alla Camera, per il momento non prevede le preferenze. Ora, le preferenze piacciono a quasi tutti gli altri partiti e alla stragrande maggioranza dei cittadini, ma non a Silvio Berlusconi e a Forza Italia, che invece dalla trattativa con Renzi hanno ottenuto che l'Italicum si basasse su listini chiusi.

Cioè, in altri termini, Silvio Berlusconi sta facendo passare una scelta che non piace quasi a nessuno, tantomeno ai propri potenziali elettori, ma in questi giorni nessuno se la prende con lui, ma stanno mettendo in croce i suo interlocutori politici che di base non vogliono i listini.

Perché mai nessun commentatore o elettore chiede conto direttamente a Silvio di questa scelta?

Ad esempio molti elettori del PD, e diversi esponenti della minoranza PD, in questi giorni se la prendono con Renzi 1) per aver incontrato un pregiudicato, 2) per aver fatto passare un testo che non prevede le preferenze, 3) per non accettare modifiche alla proposta di legge, se non condivise con Berlusconi.

Alfano e il NCD, hanno firmato il testo alla fine, ma hanno fatto capire a più riprese di non essere d'accordo con l'assenza delle preferenze. Scelta Civica è stata ancora più radicale, non firmando il documento.
Insomma questo aspetto del testo, la mancanza delle preferenze, sembra piacere solo a Silvio Berlusconi. Eppure non c'è nessun potenziale elettore di Berlusconi che alzi il dito e chieda conto al Cavaliere di avere fatto approvare, praticamente da solo, un testo così poco "liberale" da permettere ai partiti di controllare quasi totalmente l'accesso dei candidati in Parlamento. Al punto che il prossimo Parlamento sarebbe composto da una percentuale ancora più alta di "nominati", che non il Parlamento eletto con il Porcellum, come è stato bene spiegato qui.

Perché mai gli elettori PD valutano l'operato dei propri segretari ad ogni piè sospinto, mentre gli elettori di Berlusconi lo ritengono sostanzialmente irresponsabile per quattro anni e mezzo, appassionandosi solo alle sue 2-3 mosse degli ultimi giorni, tipicamente l'abolizione di tasse che ha introdotto lui stesso?

Perché in questi giorni nessuno dei cosiddetti liberali incalza Berlusconi e gli chiede direttamente conto di una scelta tanto illiberale sulla legge elettorale?

Molti non lo incalzano perché lo danno per perso alla democrazia: Silvio è condannato, ha il conflitto d'interessi, eccetera. E invece lui, approfittando di questa carenza di critiche politiche puntuali, vive intoccato (fatti salvi i procedimenti giudiziari) in una sorta di limbo mitico per quattro anni e mezzo, poi tipicamente si inventa un paio di mosse a sorpresa nelle ultime settimane e alla fine ottiene sempre un risultato al di sopra delle aspettative. Vediamo se ci riuscirà anche questa volta in condizioni oggettivamente molto difficili.

domenica 8 dicembre 2013

Perché non vado (per la seconda volta) a votare alle primarie del PD.



1. La prima è facile: perché non sono del PD.
2. La seconda è un po' meno facile: perché non sono mai stato del PD, anche se, oggettivamente, il PD (e i suoi precursori) sono stati il partito per cui ho votato più spesso. Ma il massimo di attività che ho fatto per loro è stato di tirare fuori 20 euro, una volta, alle primarie, invece di uno solo. Ora rimpiango anche quella scelta.
3. La terza si ricollega alla prima: non essendo del PD non trovo corretto che io dica la mia su chi debba guidare una formazione che non supporto. Su questo sono abbastanza tradizionalista, fanculo la real politik.
4. La quarta si ricollega alla seconda e alla terza: da qualche tempo non lo voto nemmeno più, il PD.
5. La quinta è fondamentale: il PD, almeno finora, è stato parte della malattia di cui pretendeva di essere la cura. E non parlo del PD dei tempi di mio nonno, ma proprio quella cosa napolitanizzata di adesso.
6. Il fatto che non vada a votare alle primarie non significa che i tre candidati siano per me equivalenti. Trovo Gianni Cuperlo irritante e distante anni-luce dalle mie idee, al contrario sono spesso d'accordo con quello che dicono Matteo Renzi e Pippo Civati.
7. Di Matteo Renzi mi piace il fatto che di fronte a due o più opzioni ne scelga sempre una e lo faccia in modo chiaro. Questo lo rende molto distante dai politici-politicanti che giocano a nascondersi e fanno ogni tipo di inciuci pur di rimanere al potere. Per lui, scegliendo sempre così chiaramente, è più difficile nascondersi e infatti non l'ha fatto nemmeno nel momento della proprio sconfitta alle ultime primarie. Questo suo atteggiamento si avvicina molto al concetto di accountability di cui molti si riempiono la bocca. Insomma: sembra uno che sa quello che vuole, è deciso a farlo e a prendersi onori e oneri in modo piuttosto franco e diretto.
8. E, oltre a questo approccio, mi trovo spesso d'accordo con Renzi sulla impostazione economica che propone, sia pure un po' implicitamente. Diciamo così: anche se non in assoluto, la sua impostazione economica, ai miei occhi, è abbastanza chiaramente migliore di quella di qualsiasi altro esponente di punta dei partiti maggiori.
9. Solo negli ultimi tempi, forse per l'approssimarsi della linea d'arrivo, Renzi mi sembra un po' più indulgente nei confronti dell'establishment del partito che ha sempre detto di voler rottamare.
10. Così ha avuto vita facile Pippo Civati a rimbeccare il sindaco su questi temi. E a proporre una via d'uscita ancora più rapida e diretta dalla palude napolitan-lettian-alfaniana in cui ci troviamo. Bravo Pippo.
11. Civati mi è altrettanto simpatico di Renzi, anzi, essendo un cicinin meno furbo, mi è ancora più simpatico: il suo video con Fazio è stato geniale.
12. Su molti temi, e su tutta l'area dei diritti civili, sono molto più in sintonia con lui e non dimentico che Civati ha appoggiato la campagna di Fare per fermare il declino: "Non più alto del colle": nessun funzionario pubblico deve guadagnare più del Presidente della Repubblica
13. Se devo andare a fare una vacanza di una settimana con uno dei tre, probabilmente andrei con Civati (povero lui: in vacanza sono insopportabile). Ma se dovessi, con la pistola puntata, scegliere forzatamente uno dei tre per guidare il mio paese, sceglierei Renzi (che è decisamente un fuoriclasse della politica) a patto che ascoltasse Civati per diverse cose. Ma ovviamente spero che ci siano altre alternative, oltre a loro tre.
14. Comunque non vado a votare alle primarie del PD anche perché (oltre a tutte le altre ragioni), anche se c'è qualche indizio che "questa volta sia diverso", il rischio che il PD, nel suo insieme, continui anche dopo queste primarie a essere parte della malattia di cui pretende di essere la cura, è molto reale.

ps: per correttezza: questa è la seconda volta che non vado a votare alle primarie, ma la prima volta erano primarie non del PD, ma di coalizione: quelle che hanno espresso Bersani come candidato premier.