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venerdì 12 dicembre 2014

Quarantacinque anni


Quarantacinque anni dalla strage di Piazza Fontana.

Alcuni miei amici che vivevano più verso il centro di Milano ricordano di avere sentito l'esplosione. Ma da casa mia, in linea d'aria, erano quasi cinque chilometri. Io allora ero un bambino di sei anni e mezzo: abbastanza per capire e ricordare, non abbastanza per comprendere. Adesso di anni ne ho cinquantuno e non ho ancora compreso.  

C'è qualcosa di particolarmente odioso e perverso nel fare esplodere una bomba contro un target non militare sapendo che le vittime saranno esclusivamente civili innocenti e determinati dal caso allo scopo di provocare terrore. Un terrore che poi potrebbe indirizzare, almeno nel disegno dei criminali, le scelte dell'opinione pubblica o delle istituzioni. E storicamente non è facile determinare quando questa pratica terroristica sia stata utilizzata per la prima volta.

Già qualche tempo fa avevo provato a fare delle ricerche in rete, ma molti dei possibili atti terroristici indiziati come "primo episodio", per quanto orribili, si indirizzavano comunque verso un target considerato, magari anche solo in parte, "nemico". Forse devo studiare ancora e magari potranno aiutarmi i lettori.

In una voce di Wikipedia viene passata in rassegna la storia del terrorismo (che già di per sé è un concetto molto difficile da precisare per una serie di ovvi motivi). Gli anarchici, come si vede, sono spesso indiziati di essere stati i capostipiti di questa pratica, ma passando in rassegna le azioni criminose a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, possiamo verificare che erano tutte in ultima istanza indirizzate verso obiettivi da loro considerati nemici, alcuni dei quali particolarmente illustri, come esponenti delle famiglie regnanti, o capi di Stato o del Governo).

La Fratellanza repubblicana irlandese, con la sua campagna di attentati terroristici in Gran Bretagna tra il 1881 e il 1885, si rivolse prima verso target militari, ma poi, nel 1883, realizza anche attentati nella metropolitana inglese (ben 122 anni prima di quelli del 2005). Possiamo però ipotizzare che all'epoca gli indipendentisti irlandesi considerassero tutti gli inglesi come nemici, anche se la possibilità che venisse ferito “dal fuoco amico” anche qualche irlandese a Londra, era da prendere in considerazione.

E anche l'attentato all'Hotel King David di Gerusalemme, compiuto nel 1946 dai terroristi dell'Irgun, allora guidati dal futuro Primo Ministro israeliano Menachem Begin, spesso considerato il modello di molti successivi attentati terroristici, per quanto sanguinario (morirono oltre novanta persone, tra cui diversi ebrei palestinesi) aveva come target gli uffici del Mandato britannico della Palestina e, almeno stando alle ricostruzioni, i terroristi avevano avvisato la reception.

L'attentato di Piazza Fontana invece è diverso, perché certamente chi l'ha realizzato (per quanto potesse essere animato da un disprezzo fascista antipopolare e antiborghese) non poteva in alcun modo considerare propri nemici i clienti e gli impiegati della Banca dell'Agricoltura, ma li considerava probabilmente come perdite accettabili, anzi necessarie, perché funzionali al proprio disegno criminale.

Un disegno criminale che riuniva in parte tre tecniche terroristico-militari, simili ma non totalmente sovrapponibili: 1) quella strettamente terroristica di creare panico nella popolazione per orientarne le opinioni e le scelte; 2) quella similare di creare un casus belli contro i movimenti di protesta studenteschi ed operai di quel periodo e 3) la cosiddetta tecnica della false flag, ovvero quello di operazioni militari compiute da un soggetto sotto la falsa bandiera di un altro (basti vedere poi come le indagini, fin dal primo giorno vennero indirizzate verso gli anarchici) che possono comportare, (anzi, spesso esplicitamente prevedono per la realizzazione del perverso piano), la presenza di perdite nel proprio campo.

Ora resta aperta la domanda: qualcosa di così specifico come l'attentato di Piazza Fontana era già successo in passato? E se sì, quando? E se invece si tratta di una prima volta assoluta, cosa poteva giustificare agli occhi degli assassini, una simile enormità? Finora tutti i possibili precedenti storici che ho trovato non erano così perversamente odiosi, per la presenza di alcuni elementi che abbiamo appena analizzato. Ma aspetto contributi da parte di persone più ferrate in storia. Io, comunque, continuo a non comprendere e, pertanto, non posso ancora perdonare.

mercoledì 22 ottobre 2014

Pensioni il 10 del mese: bufala, disinformatia, retromarcia o astuta manovra?


Oggi sono molto stanco e molto pigro: così questo post non ha l'obiettivo di esprimere una posizione articolata, frutto di qualche quarto d'ora di ricerca, ma quello di richiedere direttamente la soluzione di un quiz a chi la conosce. Voglio fare come chi va a sbirciare l'ultima pagina della Settimana Enigmistica.

La premessa del quiz è questa: da ieri fino alle prime ore di stamattina tutti i mezzi di informazione erano gonfi di dettagli sulla notizia che secondo la prossima legge di stabilità le pensioni sarebbero state pagate il 10 di ogni mese anziché il primo, a partire da gennaio 2014. Alla notizia faceva eco il prevedibile corredo di proteste dei sindacati ed associazioni consumatori. Un esempio è questo lancio dell'ANSA, ma se ne possono trovare a bizzeffe.

Oggi a Caterpillar AM (vedi podcast), io ho ipotizzato in versi che si trattasse di una astutissima manovra per far contenti anche i pensionati, tra i pochi esclusi dalla pioggia degli 80 euro. Prima li spaventi con questa notizia, poi dici che non è vero, e loro provano un grande sollievo. Non è come riceve 80 euro, ma sono comunque piccole soddisfazioni. E soprattutto a te, Governo, costa zero. Come si faceva nelle famiglie poverissime: poco prima di Natale si sequestravano tutti i giocattoli che poi riapparivano il 25 dicembre sotto l'albero.

Ed ecco, guarda un po', che poche veniamo a sapere dall'INPS  (vedi La Stampa qui) che in effetti il grosso dei pensionati è salvo: "Solo chi ha la doppia pensione Inps-Inpdap (circa 800.000 persone) la riceverà, dall’anno prossimo, il 10 del mese. Gli altri 15 milioni la riceveranno come ora, il 1 se la pensione è Inps, il 16 se hanno un assegno Inpdap. Lo fa sapere l’Inps".

Ora la domanda del quiz: Ieri chi ha diffuso la notizia per primo? Su quale pezzo di carta si basava? Un documento ufficiale del governo? E lo ha letto bene o lo ha letto male, magari operando inferenze indebite? Oppure erano solo indiscrezioni? E se sì perché suscitare allarme? Magari per lanciare al meglio la protesta sindacale del 25? Oppure ancora era l'astuta manfrina del Governo, pianificata fin dall'inizio per fornire sollievo a costo zero? O semplicemente una marcia indietro a fronte dell'alzata di scudi? Chi mi aiuta?


Foto amatoriale (mia): Venezia, ponte dell'Accademia, lunedì 29 settembre, la flottiglia di George Clooney e signora vola verso il matrimonio.


Pensioni il 10 del mese. Cosa era?

sabato 25 maggio 2013

Un caso che fa scuola

Marco Ardemagni
Berlino, marzo 2013: un papà porta a scuola il suo bambino.
Vorrei provare a svolgere un ragionamento non banale riguardo al referendum consultivo sui finanziamenti comunali alle scuole d'infanzia che si terrà domani a Bologna. Premetto subito che non ho risposte definitive e mando mia figlia alla scuola pubblica (tranne gli ultimi due anni di materna perché alla materna comunale, il primo anno, la obbligavano a dormire dopo il pranzo e lei non ce la faceva proprio).

Butto lì subito la mia ipotesi, a partire proprio dall'esempio bolognese, che è questa. 

Per i sostenitori della scuola pubblica i problemi non sono a) le sovvenzioni alla scuola privata ma b) i tagli alla scuola pubblica (cercherò di dimostrare che a e b non sono direttamente in rapporto di causa-effetto) e c) il fatto che le scuole private, in Italia, siano in larga parte confessionali.

Partiamo dal caso di Bologna: il cuore del discorso sono i famosi 1.736 bambini che vanno alle materne paritarie bolognesi (pari al 21% o 23% - secondo le fonti - del totale dei bambini che frequentano le scuole d'infanzia a Bologna), per cui si riceve dal Comune poco più di un milione di euro (esattamente 1,055 cioè 607,72 euro/anno per bambino). Queste scuole paritarie (private) sono in tutto 27 di cui 25 confessionali, 1 laica, 1 steineriana (vedi Repubblica.it). Le rette, che sono pagate dalle famiglie, vanno da poco più di 100 euro a un massimo attorno ai 1000 euro al mese (a seconda della scuola).

Gli altri bambini, grosso modo, vanno al 60% alle materne comunali, gli altri (circa il 17%) alle statali. Il costo bambino/annuo per le comunali è stato calcolato in 6900-7000 euro annuo a carico del Comune. (Va detto che non tutti i bambini di cui stiamo parlando sono residenti nel Comune di Bologna, ma questo cambia di poco i termini della questione).

Qualcuno ha calcolato che il Comune con gli eventuali 607,72 euro x 1736 bambini= 1,055 milioni di euro risparmiati (qualora decidesse non di sovvenzionare più le materne paritarie) potrebbe dare posti a scuola per non più di 145 bambini. Non so se questo sia vero, comunque difficilmente arriverebbe a 1736. Ma vediamo meglio.

Ora, io genitore di un bambino che va alle Scuole d'infanzia comunali, e che voglio continuare a fare così, in cosa devo legittimamente sperare? 
1) Che il comune stanzi i 7000 euro per l'educazione di ogni bambino bolognese A PRESCINDERE da dove i genitori lo mandano! Poi, alle famiglie che, in cambio di soli 607 euro (passati alle scuole, poi verosimilmente convertiti in rette più basse), decidono di mandarli alle private, farei ponti d'oro. Purché i restanti 6400 euro risparmiati per ogni bambino che non va alle comunali, vengano spalmati sulle scuole comunali e vadano a migliorare la qualità dell'insegnamento e delle strutture destinati a quelli che restano alle scuole comunali.
2) Oppure potrei sperare che il comune decida di spalmare i 6400 euro risparmiati anche su altre cose (es. 2000 per ridurre le tasse ai cittadini (tra cui io), 1000 per riparare le buche stradali (tra cui quelle in cui viaggio io) e 3400 per gli asili comunali eccetera. 
3) Potrebbe venirmi addirittura voglia di sperare che il comune incentivi ancora di più la quota, ad esempio a 1200 euro, invogliando ancora un numero maggiore di cittadini a "fare da sé", lasciando nelle casse degli asili comunali sempre più soldi (in questo terzo esempio: 7000-1200=5800 euro risparmiati per ogni bambino che va in un'altra scuola, ma moltiplicati per un numero ancora più alto rispetto ai 1736 bambini attuali) per migliorare la qualità di quelli che rimangono.

Capisco le obiezioni all'ipotesi 3)
Obiezione 1: Faremmo una scuola per i ricchi e una per i poveri.
Risposta: A parte che già adesso è così. Senza finanziamenti, i bambini alle private forse scenderebbero un po', ma i più ricchi, per cui i 607 euro/anno di retta in più non fanno la differenza, continuerebbero a mandarli alle private. Se invece si aumentassero i finanziamenti alle private invogliando sempre più genitori a mandarli alle private (SENZA PERO' stornare fondi alle pubbliche!) alle fine, con i risparmi accumulati avremmo delle comunali di lusso!

Obiezione 2 (più sensata): Questa scelta innescherebbe un meccanismo di impoverimento complessivo della scuola pubblica: Bologna non potrebbe mantenere a lungo i 7000 euro/bambino su tutta la popolazione se poi alla scuola pubblica vanno in quattro gatti (bambini) a godersi questo enorme patrimonio. Rispsta: Però, pensateci: scatterebbe anche un meccanismo opposto. L'avere fondi a disposizione con pochi bambini porterebbe anche molti genitori a tornare alla scuola pubblica proprio perché poche teste (bambini) si spartirebbero un grande finanziamento.
Obiezione 3) perché finanziare noi, stato laico, un'educazione prevalentemente orientata in senso religioso?
Risposta: Ma qui il problema è: perché è così poco redditizia l'educazione materna che QUASI solo istituzioni con un immenso patrimonio (come la Chiesa Cattolica) e animati da secondi fini (la diffusione della cultura cattolica) più che non da criteri imprenditoriali e di efficienza, possono permettersi di fondare scuole materne private?


La mia posizione, ovviamente, è che il costo dell'educazione materna e dell'obbligo deve essere totalmente (o in larghissima parte) a carico dello stato, ma l'educazione non deve essere necessariamente fornita direttamente dallo stato (o dai comuni) e che dobbiamo fare di tutto perché una pluralità di attori, siano messi in grado di competere ad armi pari e attirare quanto più possibile il favore di famiglie e studenti, anche con proposte educative differenti (nell'ambito di linee guida condivise) e con la possibilità di selezionare puntualmente il corpo insegnante aldilà dei punteggi e delle graduatorie (e chi intende invece mantenere questo "stile di selezione", poi ne ottenga il giusto feedback in termini di disaffezione dell'utenza/clientela).

PS: ho già postato questo intervento sulla mia pagina facebook, ma con alcuni refusi che sono stati qui emendati.

Alcuni utili contributi alla discussione. Un intervento molto orientato al no (scelta A del referendum): su Internazionale (si vedano anche i due articoli precedenti linkati nel testo). Il riepilogo di Repubblica.it. La posizione dei sostenitori della mozione B, l'Amaca di Michele Serra di oggi e qui la posizione di un blogger de Il Fatto Quotidiano.

mercoledì 14 novembre 2012

Primarie del centrosinistra: l'appello a pezzi.

Oggi ho voluto perdere un'oretta ad analizzare da un punto di vista strutturale l'appello degli elettori dell'Italia Bene Comune la sottoscrizione del quale (unitamente all'iscrizione all'Albo degli elettori e al contributo minimo di due euro), consente di ottenere il certificato di “Elettore del centrosinistra” il che, a sua volta, dà la possibilità di votare il 25 novembre per le primarie della coalizione del centrosinistra (spero di aver riassunto bene dalle istruzioni del sito ufficiale). A parte la aleatorietà di definizione di “Elettore del centrosinistra” (io lo sono stato in passato e, chissà, forse lo sarò nuovamente in futuro, ora come ora tendenzialmente non lo sono, ma potenzialmente potrei esserlo in aprile, specie se le primarie saranno vinte da Matteo Renzi, insomma: non è così semplice... e poi: chi ottiene il “Certificato di elettore del centrosinistra” deve restituirlo il giorno, magari nel 2013 o 2014, in cui si rendesse conto di non volere più votare per il centrosinistra o può conservarlo per futuri utilizzi? Tralascio per carità di patria l'osservazione che anche la stessa definizione di “centrosinistra” è tutt'altro che univoca...) ma insomma, a parte tutte queste incertezze, l'appello ha senz'altro il pregio della sintesi: sono solo 175 parole e 1204 caratteri. Niente male. In base al contenuto possiamo scomporre il testo in frasi (quasi delle unità semantiche?) e poi ricomporlo logicamente in cinque parti. Una prima parte dell'appello (ovvero l'inizio e un passaggio successivo verso la metà del testo) è dedicata all'auto-definizione degli elettori del centrosinistra: chi sono, in cosa si riconoscono e in cosa credono. Una seconda parte (siamo già verso il finale del testo) consiste nella dichiarazione di ciò che veramente fanno questi elettori del centrosinistra (che poi è una sola cosa: partecipano alle elezioni primarie). Una terza parte (anche se questa parte nel testo viene prima) è dedicata a cosa vogliono fare (alcune cose hanno intenzione farle direttamente, in prima persona, altre cose fornendo un contributo parziale). Una quarta parte è dedicata a ciò che invece chiedono ad altri di fare (specificatamente agli altri elettori, ai candidati e a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione). Una quinta parte è destinata a spiegare sommariamente perché fanno le cose di cui ai punti 2-4. C'è solo una piccola frase, verso metà, che, apparentemente, esce da questo schema piuttosto lineare. È diversa dalle altre perché non parla di loro, degli elettori del centrosinistra. La frase è questa: “la politica non è tutta uguale”, frase che può essere, per contenuto, ricondotta vagamente a questa quinta parte, quella delle motivazioni. In altre parole: 1) siamo elettori del centrosinistra con le cose in cui crediamo e ci riconosciamo 2) di fatto per ora ci limitiamo a votare alle primarie 3) vogliamo fare una serie di cose (da soli o in compagnia) 4) chiediamo anche ad altri di fare una serie di cose 5) e tutto questo per una serie motivazioni. Veniamo ad analizzare questi cinque punti. 1) Chi sono? In cosa si riconoscono? In cosa credono? Noi, cittadine e cittadini democratici e progressisti. Oggi siamo noi i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità. Una prima sommaria identificazione chiede al sottoscrittore di A) essere un cittadino o una cittadina (possono votare alle primarie i cittadini europei residenti in Italia o di altri paesi se in possesso di permessi di soggiorno) e poi B) di essere democratico e progressista. Mentre questa prima frase sembra indicare i prerequisiti alla sottoscrizione (se non sei un cittadino democratico e progressista, non firmare e non votare alle primarie), la seconda frase: Oggi siamo noi i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità consiste in una specie di promemoria da parte degli estensori ai sottoscrittori dell'appello: “guardate cittadini che i cittadini democratici e progressisti, OGGI, volenti o nolenti, C) sono protagonisti del cambiamento e D) ne sentono la responsabilità. Non so se tutti gli elettori del centrosinistra hanno questa sensazione di protagonismo. In ogni caso se qualcuno firma l'appello garantisce al resto del mondo di sentire al responsabilità di essere un protagonista del cambiamento (e non uno che lo aspetta dall'alto). Ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà. Questi cittadini si riconoscono in due cose: A) nella Costituzione e poi B) nel progetto di una società basata su sette elementi: pace, libertà, eguaglianza, laicità, giustizia, progresso e solidarietà. Crediamo nel valore del lavoro, nello spirito solidaristico e nel riconoscimento del merito. E poi credono in tre cose: A) valore del lavoro B) spirito solidaristico (leggermente ridondante con il settimo degli elementi di cui sopra, ma repetita juvant) C) riconoscimento del merito. Ovviamente il riconoscimento del merito instaura un rapporto dialettico con l'eguaglianza, cioè il terzo dei sette elementi del progetto di società di cui sopra. Il problema, in altri termini, può essere definito così: secondo il centrosinistra la persona che merita davvero molto deve poi ottenere davvero molto di più di chi merita poco, per un principio di meritocrazia? Oppure appena appena un po' di più, in base a un principio di uguaglianza? Oppure bisogna garantire a entrambi il minimo sindacale, per un principio di eguaglianza, e poi per il resto, l'eccedenza, ce la si gioca in base al merito? Oppure ancora a entrambi va garantito un equo punto di partenza e poi chi più merita, più otterrà fosse anche 100 a 1? Lo spettro è ampio e non si può certamente definire meglio in 175 parole, ma ci basti sapere che il principio del merito e quello dell'uguaglianza sono entrambi tenuti in considerazione dal centrosinistra. 2) Cosa fanno effettivamente? partecipiamo alle elezioni primarie per la scelta del candidato comune alla Presidenza del Consiglio Scorrendo il testo questa è l'unica AZIONE effettiva che viene posta in atto (aldilà delle cose in cui credono, che vogliono fare, che chiedono ad altri di fare, eccetera). Tutto sommato ha senso: se io firmo l'appello, pur condividendo l'orizzonte culturale, gli auspici, le richieste, le intenzioni, non è detto che abbia fisicamente voglia di fare molto altro, seduta stante. 3) Cosa vogliono fare? Vogliamo archiviare la lunga stagione berlusconiana e sconfiggere ogni forma di populismo. Vogliamo contribuire al cambiamento dell’Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, a un forte impegno del nostro Paese per un’Europa federale e democratica. Vogliamo che i nostri rappresentanti siano scelti per le loro capacità e per la loro onestà. Hanno intenzione di fare seic cose. E dicono, apparentemente, di volere fare da soli le prime due: A) archiviare la lunga stagione berlusconiana B) sconfiggere ogni forma di populismo. Immagino che lo vogliano fare magari anche con un cambiamento culturale, ma soprattutto con un voto al centrosinistra (quindi di fatto pur sempre tramite una delega). Per le seconde tre si limitano a “voler contribuire”: C) cambiamento dell'Italia D) ricostruzione delle istituzioni E) impegno dell'Italia per un Europa federale e democratica. Ricordiamoci che loro si sono autodefiniti: democratici e progressisti. L'Europa invece la vogliono democratica e federale. Allora perché non si sono definiti federalisti? La sesta cosa che vogliono fare è F) scegliere i rappresentanti in base a capacità e onestà. Qui non è chiarissimo se ci si riferisce alle primarie o anche alle successive elezioni. Sarei propenso a pensare che sia la seconda ipotesi. In ogni caso, oltre all'impegno personale del sottoscrittore a scegliere candidati capaci e onesti, qui viene espresso un appello che si rivolge (non è esplicito, ma deve essere necessariamente così) in prima battuta ai vertici stessi dei partiti del centrosinistra perché scelgano candidati capaci e onesti (specialmente, immagino, se si andrà a votare con i listini chiusi), ma in ultima istanza, anche agli altri elettori delle primarie e delle successive elezioni (specialmente se si voterà con le preferenze) perché sappiano eleggere candidati capaci onesti. A una lettura ancora più approfondita l'appello pare anche rivolgersi a tutti gli italiani, anche quelli del centrodestra. Ovvero loro del centrosinistra vogliono che TUTTI i nostri rappresentanti (in parlamento, anche quelli di altri partiti) siano scelti in base a competenza e onestà. 4) Cosa chiedono agli altri di fare Chiediamo che i candidati dell’Italia Bene Comune rispettino gli impegni contenuti nella Carta d'Intenti. Rivolgiamo un appello a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione a sostenere il centrosinistra e il candidato scelto dalle primarie alle prossime elezioni politiche. Sono due le cose che chiedono agli altri di fare A) la seconda richiesta è quella di chiedere il rispetto della carta d'Intenti (e ci mancherebbe) da parte dei candidati; B) segue un appello a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione a sostenere il centrosinistra e il candidato scelto dalle primarie alle prossime elezioni politiche. Questo non è chiarissimo, io ci leggo un appello agli altri partiti di area (sinistra, centrosinistra e centro) che non hanno partecipato alle primarie di sostenere il candidato che emerge dalle primarie (ammesso e non concesso che si vada a votare con un metodo che prevede l'indicazione del presidente del consiglio). 5) Perché lo fanno? La politica non è tutta uguale. Per questi motivi partecipiamo alle elezioni primarie per la scelta del candidato comune alla Presidenza del Consiglio. Per l'Italia. Bene Comune. Abbiamo visto sopra che l'unica cosa che viene effettivamente fatta dai sottoscrittori è partecipare alle primarie. Perché lo fanno emerge soprattutto dal proprio profilo (punto 1) e dalle proprie aspirazioni (punti 3 e 4) alcune delle quali sono auto-evidenti (ad esempio non c'è bisogno di spiegare perché si aspira ad avere rappresentanti capaci e onesti). Nello spiegarci questo ci ricordano (ecco la frase anomala!) che la politica non è tutta uguale: che il centrosinistra comunque ha qualcosa in più degli altri. E infine fanno tutto questo perché hanno una visione dell'Italia come un bene comune, un condominio. E adesso, se avete ancora la forza di leggere, ecco il testo ricomposto. I) Noi, cittadine e cittadini democratici e progressisti, oggi siamo i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità. Ci riconosciamo in A) Costituzione repubblicana, B) un progetto di società di 1) pace 2) libertà 3) eguaglianza 4) laicità, 5) giustizia 6) progresso 7) solidarietà. Crediamo in A) valore del lavoro B) spirito solidaristico C) riconoscimento del merito. II) Partecipiamo alle elezioni primarie per la scelta del candidato comune alla Presidenza del Consiglio III) Vogliamo 1) archiviare la lunga stagione berlusconiana 2) sconfiggere ogni forma di populismo; 3) contribuire al cambiamento dell’Italia, 4) alla ricostruzione delle sue istituzioni, 5) a un forte impegno del nostro Paese per un’Europa federale e democratica 6) che i nostri rappresentanti siano scelti per le loro capacità e per la loro onestà. IV) 1) Chiediamo che i candidati dell’Italia Bene Comune rispettino gli impegni contenuti nella Carta d'Intenti 2) Rivolgiamo un appello a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione a sostenere il centrosinistra e il candidato scelto dalle primarie alle prossime elezioni politiche. V) 1) Per questi motivi 2) La politica non è tutta uguale. 3) Per l'Italia. Bene Comune.

venerdì 11 maggio 2012

Suicidi economici: dove sta la verità?

L'argomento è tristissimo, ma la polemica è vera e non è giusto accontentarsi della prima spiegazione. Riepiloghiamo:

I SUICIDI PER MOTIVI ECONOMICI SONO AUMENTATI.
Da alcune settimane viene segnalato da più parti un preoccupante incremento dei suicidi per ragioni economiche (alcuni commentatori sottolineano la diffusione del fenomeno in particolare tra gli imprenditori in crisi).
Tra chi denuncia questo fenomeno, va ricordata prima di tutti la CGIA di Mestre e in secondo luogo quello che considero uno dei miei punti di riferimento: Oscar Giannino sul suo blog e a Radio24, che sulla base di questa grave emergenza sociale ha lanciato la campagna "Disperati mai".
Non solo: sull'onda di questo allarme, abbiamo assistito a un vero fiorire di meritevoli iniziative di sostegno, anche psicologico, nei confronti degli imprenditori in difficoltà da parte dei sindacati, delle associazioni industriali, delle camere di commercio, fino a manifestazioni più criticabili
come questa da parte de La Destra.
Questi link risalgono agli ultimi giorni, ma la polemica era stata sollevata già a metà aprile e aveva provocato questo scivolone da parte di Mario Monti che già il 18 aprile aveva sottolineato che in Grecia si stava peggio che da noi, perché là i suicidi per la crisi sono stati ben 1725. Un'uscita davvero opinabile.
Successivamente, il 4 maggio, a Bologna c'è stata la marcia dei parenti delle vittime dei suicidi dovuti alla crisi, evento che non ha avuto sufficiente copertura mediatica, come sottolineato dagli stessi osservatori di cui sopra. Ovviamente queste morti vengono imputate, pur se non direttamente, al governo sia per la pressione fiscale impressionante che mette in ginocchio gli imprenditori sia per "una totale incapacità di comprendere il paese reale" (testuale di Nicola Porro, oggi intervistato da Oscar Giannino a Nove in punto). Di certo uscite come quella di Monti sui suicidi in Grecia NON aiutano.

NO, I SUICIDI PER MOTIVI ECONOMICI NON SONO AUMENTATI. Dopo l'esposizione di alcuni dubbi sollevati da Filippo Facci in un primo e in un secondo commento sul Post, due giorni fa è uscito un articolo di Wired, poi ripreso da molti (tra cui la Repubblica che ha approfondito l'argomento con il sociologo Marzio Barbagli e anche il mio amico blogger Matteo Bordone), che ha sottolineato come, da dati Istat e Eures dal 1 gennaio all'8 maggio 2012, i suicidi "per ragioni economiche" fossero "soltanto" 38. Così ho calcolato che, proiettato su tutto l'anno, questo dato parziale ci porterebbe a un totale di 108 al 31 dicembre 2012. Mentre nel 2010 (ultimo dato Istat disponibile) questi morti erano stati 187 e nel 2009 addirittura 198. Quindi non ci sarebbe alcuna "emergenza suicidi economici". A ulteriore supporto di questa posizione l'articolo di Wired segnala che non c'è nessuna correlazione diretta tra la situazione economica e l'incidenza dei suicidi sulla popolazione di un paese: per dire Finlandia e Germania, con economie più floride, hanno quattro volte e due volte più suicidi di noi, mentre la Grecia, dove la crisi è al top, ne ha molti meno di noi: anzi risulta essere il paese con meno suicidi d'Europa!

Queste le due posizioni. Ma chi ha ragione, o meglio: quali sono i punti ancora da chiarire per stabilire chi ha ragione? Volutamente, per ora, non tratto del cosiddetto "Effetto Werther" (l'effetto di emulazione) perché esula in parte dal problema in senso stretto.

1. Il primo dato è che l'articolo di Wired non precisa da dove esca questo 38 come numero dei suicidi (fino all'8 maggio 2012) legati alle difficoltà economiche. Più avanti nell'articolo linka correttamente l'analisi Istat del 2010 e quella Eures, ma non si capisce la fonte di quel numero. Inoltre nell'articolo manca anche il totale dei suicidi in senso assoluto (di cui quelli economici sono un sottoinsieme).

2. Se fosse confermato come dato comparabile con quelli Istat del 2010 avremmo però davvero una diminuzione e non aumento di questi suicidi per ragioni economiche (che nel 2010 erano 187 su 3048 totali e nel 2009 addirittura 198 su 2986) mentre quest'anno la proiezione ci porterebbe a 108. Va detto però che le classificazioni vengono fatte dalle forze dell'ordine ed è spesso difficile trovare un singolo movente a un atto così complesso (si parla, correttamente, di fenomeno multifattoriale). Però verosimilmente i criteri dovrebbero essere rimasti invariati attraverso gli anni e quindi non si capisce perché (escludendo nuovi criteri o direttive dall'alto che nessuno segnala) quest'anno meno suicidi dovrebbero essere stati catalogati come "economici". Per maggiore precisione, come si vede a pagina 3 di questo documento i dati "anomali" si riscontrano proprio tra il 2008 e il 2010 gli unici anni in cui si toccano i 150-198 suicidi economici, mentre negli anni precedenti si stava sempre non lontano dai 100. Se la tendenza del 2012 fosse confermata si tratterebbe quasi di un "ritorno alla normalità". Ma i dubbi su quel 38 restano!

3. Ribadisco qualche dubbio su quel 38, non vorrei che fosse in qualche modo in relazione con il 32 segnalato dalla CGIA qualche giorno prima come numero degli imprenditori suicidati dall'inizio dell'anno, che è tutt'altra cosa: un imprenditore si può suicidare per motivi NON economici e viceversa un suicidio per motivi economici può essere commesso da un NON imprenditore. Se fosse così sarebbe un bell'equivoco. A non fare chiarezza contribuiscono agenzie come questa dove si cita 138 e non 38 e si mischiano le due categorie.

4. Se fosse confermato quel 38 però, non potremmo non segnalare (e con dolore, visto l'affetto e la stima che ho nei confronti di Giannino) lo sfruttamento di una non-notizia per ragioni di polemica politico-economica che non avrebbe affatto bisogno di questi mezzi per avere facilmente ragione, visto che gli imprenditori in crisi sono DAVVERO TANTI, che la pressione fiscale è DAVVERO DISUMANA e i tagli alla spesa pubblica sono DAVVERO INDIFFERIBILI e che il governo a più riprese ha mostrato una distanza siderale con la pancia del paese, da cui, ad esempio, deriva parte del successo del M5S alle amministrative. Ma se questa storia dell'aumento dei suicidi fosse falsa, sarebbe una bolla mediatica imperdonabile, proprio per la delicatezza della materia trattata, una mancanza di rispetto innanzitutto per quelle persone e poi per chi legge. Sarebbe interessante capire come si riesce da un punto di vista mediatico a illuminare metodicamente un fenomeno che magari, da un punto di vista numerico è assolutamente nella media. Tanto per dire, su una cosa così, l'aumento della criminalità a Roma Alemanno ci ha vinto prima un'elezione e poi una grossa gatta da pelare. Io però ancora non credo del tutto che ci sia stata un'operazione del genere.

Insomma non sono ancora riuscito a farmi un'opinione precisa, intanto per quel dubbio sul numero 38 e poi per la mancanza del numero totale di suicidi nel 2012. Se qualcuno ha dati più precisi per cortesia li posti per cercare di rimettere le caselle a posto.

5. Resta un'ultima e non banale curiosità: se dai dati riportati da Wired (che li riprendeva da Eures) la Grecia è il paese con il più basso numero di suicidi in Europa, cosa diavolo ha detto Monti il 18 aprile? Quel 1725 a cosa si riferisce esattamente e con quale dato italiano va comparato?

Update del 14 maggio: Oggi abbiamo avuto ospite a Caterpillar AM Daniela Cipolloni, l'autrice dell'articolo di Wired. Nel corso dell'intervista (podcast scaricabile qui) la Cipolloni ci ha spiegato che i 38 suicidi economici presi da lei in considerazione dal 1 gennaio all'8 maggio 2012, non sono un anticipazione dei dati Istat del 2012, ma sono semplicemente quelli riportati dalla CGIA di Mestre, come suicidi riguardanti imprenditori o professionisti e non sono pertanto TUTTI i suicidi economici del 2012. Restano fuori ad esempio lavoratori dipendenti, pensionati e soprattutto disoccupati (teoricamente potrebbe esserci anche qualche caso di falso positivo: imprenditori suicidati per ragioni non economiche). Il dato quindi non è comparabile con i dati Istat relativi al 2009 o al 2010 (rispettivamente 198 e 187). Per essere sicuri di essere di fronte a un aumento o a una diminuzione dovremo pertanto aspettare il report Istat relativo al 2012 che, se il ritmo di pubblicazione è quello attuale, uscirà nel marzo 2014. Resta da capire perché nessuno dei media ha parlato di picco di suicidi nel corso del 2009 o perlomeno l'anno scorso quando sono usciti i dati Istat relativi al 2009 con un numero di suicidi economici quasi raddoppiato rispetto al 2007 (118) e più che raddoppiato rispetto al 2004 (98) come sottolinea anche Mario Calabresi Insomma ho percepito prima un po' di voglia di montare il caso da una parte e ora di smontarlo dall'altra, per fortuna c'è anche, da parte di tutti, la consapevolezza che si tratta di un fenomeno complesso e che le semplificazioni, anche numeriche, devono lasciare il posto ad analisi e soluzioni più articolate e rispettose. Almeno fino a che non usciranno i numeri "veri".

Update del 29 aprile 2016:
L'articolo risale al maggio 2012 (oggi è stato fatto un minimo editing per renderlo più leggibile), ma questo fenomeno della segnalazione dell'aumento dei "suicidi economici" è tornato alla ribalta recentemente. Nel frattempo, infatti, sono successe alcune cose:
a) L'Istat ha smesso di calcolare i suicidi economici (l'ultimo dato quindi resta quello del 2010 e il consuntivo 2012 che attendevamo nell'articolo non arriverà mai). Inoltre Istat ha cambiato i criteri di rilevazione dei suicidi in generale, anche per renderli comparabili con quelle delle altre nazioni, utilizzando solo la fonte sanitaria (e non più quella giudiziaria che tendeva a sottostimare il fenomeno). Si legga qui
b) In mancanza della fonte Istat, altri istituti, in particolare l'Osservatorio sui suicidi del sociologo Ferrigni, continua a raccogliere i dati sui suicidi economici, come ci riportano il Fatto quotidiano (qui) e Linkiesta (qui). Ma, in particolare questo secondo articolo, a firma di Riccardo Puglisi, solleva forti dubbi e mancanza di documentazione e supporto scientifico sui dati raccolti da Ferrigni. Insomma: a distanza di 3-4 si sospetta nuovamente qualcuno di creare allarmismo sui suicidi economici. Certo l'interruzione della raccolta dei dati da parte Istat non aiuta a dirimere la questione.

venerdì 23 settembre 2011

Franchi tiratori?


A me sta storia dei 7 franchi (vedi a sinistra) tiratori (vedi a destra) venuti fuori durante il voto alla Camera sull'arresto di Marco Milanese non convinceva. E infatti...


E infatti facendo per bene i conti non è solo questione di franchi tiratori: è che la maggioranza ha proprio numeri teorici più bassi. I franchi tiratori sono stati al massimo 4 o magari anche di più, ma un po' di qua e un po' di là con un saldo finale di 4 (es. 6 della maggioranza hanno votato per l'arresto e 2 dell'opposizione contro).

Vediamo il dettaglio, tenendo conto che i deputati sono 630 (troppi, of course, e scelti peggio).

La maggioranza in senso stretto dispone di 310 voti (219 PDL - 59 Lega - 29 Popolo e territorio - 3 Repubblicani-Azionisti).
Al voto di ieri ne mancavano 7 (6 del PDL Frattini e Tremonti in missione, Papa agli arresti, Angeli, Cristaldi e Franzoso per altri motivi, alcuni di sicuro per malattia, e Montagnoli della Lega). Quindi ne ha portati in aula 303 che teoricamente avrebbero dovuto votare contro l'arresto.

Vanno però sommati altri 14 deputati del gruppo misto che sono di fatto fiancheggiatori abituali del governo: i 7 di Forza del Sud di Micchiché, i 3 ex-FLI di Fare Italia per la costituente popolare (Ronchi, Urso e Scalia). Poi c'è Mannino, mentre Gaglione che teoricamente dovrebbe votare con la maggioranza, era assente anche ieri come quasi sempre. Poi c'è anche Pittelli. Infine dovrebbe esserci anche Barbareschi anche se non ho trovato notizie recenti sul suo posizionamento. Per un totale, su 14 totali, di 13 presenti effettivamente in aula.

Siamo quindi a un totale di filo-maggioranza di 324 deputati, di cui 316 presenti in aula e votanti 316.

Veniamo all'opposizione. Loro dispongono di un totale di 302 voti tra le componenti maggiori (206 PD - 36 UDC - 26 FLI - 22 IDV - 4 MPA - 3 Liberaldemocratici (oltre a Melchiorri e Tanoni c'è La Malfa). Inoltre si arriva a 303 con l'abituale supporto di Giulietti del misto. Ieri al voto non hanno partecipato in 4: Merlo dell'UDC, Tremaglia del FLI, Lombardo del MPA, in missione, e, come da prassi, il presidente Fini che non vota.

Il totale anti-maggioranza è di 303 deputati, dei quali ne erano presenti in aula e votanti 299.

A questi però potremmo, sia pure cautamente, aggiungere i 3 deputati delle minoranze linguistiche (2 SVP e il valdostano Nicco) che già in sede di manovra economica, ma anche in precedenza, ultimamente hanno votato contro il governo.

Rifacendo tutti i conti quindi i "franchi tiratori" sono stati solo 4 o comunque "a saldo 4".

La maggioranza attualmente pare quindi potere contare su 324 voti teorici a favore (ma uno è Gaglione che non c'è quasi mai) e di 306 contro (ma uno è Fini che non vota quasi mai).

Basterebbero 9-10 illuminati della maggioranza a fare "saltare il banco".

Ovviamente sono gradite conferme e correzioni.

sabato 5 marzo 2011

Questi Presidenti del Consiglio!


QUIZZONE DA 100 PUNTI: TROVA IL PERSONAGGIO!
ULTIME NOTIZIE -
Xxxx sarà processato anche per peculato.
Ci telegrafano da Bologna, 16, ore 1:
La decisa domanda di autorizzazione a procedere contro l'on. Xxxx per peculato sarà certamente mandata alla presidenza della Camera dalla nostra Magistratura non appena terminerà l'istruttoria del processo iniziato per sottrazione di documenti in cui sono imputati Contadino, Perrone e forse altri...
L'istruttoria di detto processo procede con molta alacrità e lodevole zelo dei magistrati: ma, tenuto conto delle presenti feste o del lavoro che questa ancora richiede, non potrà essere chiusa prima della fine del corrente mese: cosicché è da presumersi che solo verso i primi di maggio la domanda sarà presentata e discussa alla Camera.
Mi consta che lo scopo di questo indugio nell'invio della domanda a procedere sia che la Magistratura crede riscontrare nell'istruttoria, ormai finita, del processo per sottrazione, fatti tali da cui emergeranno maggiori prove della colpabilità del Xxxx, cosi da rendere vieppiù giustificate la domanda del magistrato e la necessità di essere autorizzato a procedere.
Ho motivo poi di credere che sia riuscito sfavorevole al Xxxx, ed abbia perciò non poco impressionato la Magistratura il fatto che Xxxx a Bologna abbia prodotta la nota ricevuta di L. 105,000 del Favilla, mentre negli interrogatorii di Napoli avrebbe detto che mai aveva avuti rapporti col Favilla. È vero che nel produrre il documento lo volle giustificare dicendo che aveva preso quel denaro per necessità di governo!
Mi risulta positivo che è stato spiccato contro Perrone e Contadino ed altri mandato di comparizione pel noto processo di sottrazione di documenti.
A. Quale noto Presidente del Consiglio italiano si nasconde dietro la sigla on. Xxxx?
B. In quali giorno mese ed anno, e su quale noto quotidiano, è stato pubblicato questo sferzante pezzullo?

martedì 30 marzo 2010

Partito Dispersi (capitolo 1)

Nella frenesia del momento storico sarebbe imperdonabile farsi sfuggire un dato inequivocabile: in queste elezioni regionali 2010 il PD è andato molto peggio di quanto possa sembrare a una prima osservazione. Peggio ancora delle già non esaltanti politiche del 2008.
Per non essere impietosi prendiamo tre regioni tra quelle dove la coalizione di centrosinistra ha vinto. Anzi, in questo primo capitolo partiamo proprio dalla "bella affermazione" in una delle regioni che fino a ieri erano date in bilico: la Liguria.
Per i dati si veda qui: regionali 2010 e qui: politiche 2008: il conto è presto fatto.
Partiamo dall'osservazione che il candidato presidente Burlando (un vero PD, non un esterno alla Bonino o, peggio, alla Vendola) raccoglie (sia pur di poco) meno voti della coalizione che lo appoggia (il 52,14% rispetto al 52,72% delle somma delle liste).
Ma questa, tutto sommato, non è gran cosa.
Un po' più significativo è il fatto che tra Ventimiglia e Lerici il Partito Democratico scenda dal 37,58% delle politiche al 28,34% delle regionali. A casa mia fa -9,24%!
Anche volendo sommare (non è correttissimo, ma ci può stare) tutti i voti della lista "Noi con Burlando" (3,7%) si arriva al 32,04% che è pur sempre un bel -5,54%.
La coalizione di Burlando riesce comunque a ottenere il 52,72%. Come?
Innanzitutto grazie all'ottimo risultato dell'IDV che sale all'8,44% realizzando un notevole incremento di +3,51% rispetto alle politiche.
E poi avvalendosi dell'appoggio di ben quattro liste che alle politiche correvano contro i democratici: tre a sinistra (Fed. della Sinistra, SEL e i Verdi che in totale fanno 7,53%, ben +3,84 rispetto ai 3,69% della Sinistra Arcobaleno alle politiche) e una di centro: l'UDC (che sale di poco: 3,91% contro 3,75%).
A queste va infine sommato lo 0,76% di una lista Bertone-Pensionati-AD.
Tutto questo in assenza assoluta di liste ipercomuniste o grilline che in altre regioni sono state decisive, vedi Piemonte, o comunque molto votate, vedi Emilia-Romagna.
Insomma: capitalizzando tutta, ma proprio tutta, la galassia di centro, a partire dall'UDC, e di sinistra, fino a Ferrando (ovvero un'area che alle politiche, correndo divisa, valeva il 53,05%) Burlando si porta sì a casa il 52,72% di lista e il 52,14% personale, ma riduce incredibilmente il peso specifico del PD sia all'interno della coalizione in senso stretto, sia all'interno dell'area di centrosinistra.
Sì perché alle politiche il PD si presentava con l'IDV, e di quella coalizione in Liguria il PD costituiva il 91,53%.
Ma se allarghiamo lo sguardo a tutta la platea che potenzialmente poteva preferire Burlando a Biasotti, la situazione si fa ancora più grigia: alle politiche del 2008 il PD costituiva l'86,2% di tutta l'area che va dal Partito Comunista dei lavoratori - o da Grillo se si preferisce - fino all'UDC, ora ne rappresenta solo il 60,76%.
E questo vorrà pur dire qualcosa.

mercoledì 7 gennaio 2009

77 giorni

Ma per un paese che rules the world non sono un po' troppi settantasette giorni tra un'elezione e un insediamento? Magari qualcuno pensa di sfuttare la vacanza. Magari qualcuno ne approfitta per fare le pulizie di Gaza.

sabato 15 novembre 2008

Ideona: e se ci iscrivessimo tutti alla CGIL?

Lo so, iscriversi a un sindacato è la cosa più lontana dalla mentalità di molte delle persone che io conosco, me compreso. Sarà per via di quell'alone di vetero-operaismo che persino la stessa parola "sindacato" porta con sé ("syndication" suona già più accattivante, ma vuol dire tutt'altro: in inglese sindacato si dice "union"). Eppure di per sé unirsi ad altri lavoratori per la difesa dei propri diritti (e di quelli dei lavoratori passati e futuri) dovrebbe essere un passo abbastanza naturale.
Lo so, i nostri sindacati hanno tutta l'aria di essere carrozzoni estremamente verticistici, burocratici e lenti. E ogni volta che prendono una qualsiasi decisione vengono sempre scavalcati a destra (da chi si considera moderno, liberista, democratico) a sinistra (dagli autonomi, dagli integralisti, dagli oltranzisti) e certamente superati anche da sopra e da sotto.
Lo so, fare picchetti fuori da una fabbrica (ammesso e non concesso che se ne facciano ancora) è un gesto abbastanza illiberale. E sicuramente saranno state sponsorizzate dai sindacati decine di cause a favore di qualche fannullone contro qualche datore di lavoro particolarmente illuminato. E senza dubbio i sindacati saranno stati troppo morbidi in occasioni in cui dovevano essere più duri e troppo duri in occasioni in cui era ragionevole essere più morbidi.
Lo so, i sindacati confederali avranno senz'altro (non ne ho esperienza diretta) cercato di mettere fuori gioco altre sigle più battagliere, o meno battagliere, o semplicemente diverse. E nell'esercizio della democrazia interna non si saranno sempre distinti per trasparenza.
Però, però...
Cos'è che potrebbe dare più ai nervi in questo momento storico a un governo che sta tentando di... (ok ok, vi risparmio l'elenco, però è chiaro che stanno cercando per l'ennesima volta di mettere zizzania)?
C'è una buona porzione di dadaismo situazionista nella mia decisione, ma penso che in settimana mi iscriverò alla CGIL, così, tanto per vedere di nascosto l'effetto che fa. Non deve nemmeno costare tanto.