martedì 10 marzo 2009

I've Seen the Old Trafford in My Dreams

Si dice che sia inelegante raccontare i propri sogni (se non al proprio analista). Ricordo in proposito, ad esempio, una battuta in un film di Wim Wenders, "Falso movimento", tratto dal Wilhelm Meister di Goethe (chissà la battuta se c'è anche nel libro). Ma questo sogno devo raccontarlo.
Non è stato un sogno notturno però: stamattina, erano quasi le otto, sono stato svegliato dal cane, ma pochi minuti dopo sono tornato a letto e ho dormito fino a dopo le nove, arrivando dieci minuti in ritardo alla lezione di cinese su skype.
In quella mezzora abbondante ho sognato Manchester vs. Inter, il ritorno di Champions League che si gioca domani sera, ma che fino a pochi minuti fa pensavo fosse oggi (cioè pensavo che oggi fosse già l'11). Però ho sognato di vederla da bordo campo, come mi sarebbe tanto piaciuto (poi i casi della vita e gli impegni quotidiani hanno deciso diversamente).
Era un Old Trafford molto più sgarrupato e spartano di quello che si vede in TV, quasi uno stadio di campagna, pur sempre molto inglese.
Sì, ma la partita come è andata? Nel primo tempo attaccano di più i Red Devils senza segnare. Poi nel secondo tempo l'Inter ha due occasioni per passare, la prima su un erroraccio della difesa, poi una specie di rigore in movimento in bello stile di Balotelli, fuori di qualche centimetro. Poco dopo, palla lunga nell'area dell'Inter, difesa colta quasi in contropiede, fallo di mano, rigore di Cristiano Ronaldo e gol, siamo circa al ventesimo della ripresa. L'Inter cerca di ribaltare il risultato, con l'1-1 ci qualifichiamo, ma non c'è niente da fare. Quando mancano pochi minuti alla fine mi allontano per la tensione, e cammino con un signore che poi scopro essere il mio povero babbo, il quale mi dice che non si riconosce più in questo calcio che lascia fuori i talentuosi per mettere gente tosta, ma senza abilità e mi cita il caso di Acquafresca lasciato fuori nel Cagliari (e io aggiungo anche Matri e Jeda) per un giocatore straniero che non esiste in natura (qualcosa non esiste, tipo Tomas... no, no, non era Larrivey). Strana questa citazione per Acquafresca.
Quando torniamo a bordocampo la partita è finita ma ci sono i giocatori del Manchester che stanno firmando autografi verso un po' dei propri tifosi. Uno dei giocatori, che mi sembra abbastanza giovane (forse Carrick) mi dice in italiano: " "Complimenti Inter!" (in fondo abbiamo perso solo 1-0 su rigore). Gli chiedo come sa l'italiano, mi racconta qualcosa che non ricordo. Gli chiedo come ha visto la partita. Interviene anche un altro giocatore più anziano, uno grosso biondastro che non esiste nel Manchester e dice: "Bene se non fosse per i troppi falli stupidi, specie di Martins". Gli faccio notare che Martins non gioca più nell'Inter e allora si mettono d'accordo che forse era Muntari. Una tifosa del Manchester mi chiede il cambio della felpa: ho una felpa blu della Rai, niente di che, anche perché usata, lei ha una giubbotto sportivo non male, ma anche questo usato e forse un po' femminile. Con un po' di titubanza, accetto lo scambio. C'è un bel clima tutto sommato, ma porca pupazza siamo fuori.

martedì 3 marzo 2009

Ci vediamo domani!

Anche se girava una bottiglia di spumante, questo pomeriggio alle quattro erano ancora tese le addette del Benetton di Corso Vercelli a Milano.
Dovevo fare un servizio per Caterpillar e raccontare di come, da sabato scorso, avessero occupato il negozio, dopo che la società che aveva il negozio in franchising aveva avviato per tutte loro la procedura di licenziamento, come raccontava oggi il Giornale.
Dico "dovevo" fare un servizio perché nella mattinata il problema si è risolto: la nuova proprietà ha acquisito il ramo d'azienda e, come si deve fare in questi casi, ha confermato tutte nel proprio posto di lavoro. Il negozio, mi dicono, riaprirà lunedì.
Scendevano le scale dopo quattro giorni di occupazione, coi visi ancora tirati, come di chi ha saputo da un medico del pronto soccorso che il proprio amico ha rischiato ma ce la farà. Ma certamente nessuna di loro crederà più all'illusione del "posto sicuro".
Portavano giù dalle scale borsoni pesanti, monitor, forni a microonde: si erano portate di tutto per sostenere una lunga occupazione.
Raggiunto il marciapiede davanti al negozio una di loro ha proposto di andare a bere qualcosa, ma la maggior parte aveva forse solo voglia di andare a casa.
Improvvisamente dall'altra parte della strada (una via piuttosto larga, dove passano anche i tram) una commessa del negozio di fronte si sono messe a chiamarle: "Ce l'avete fatta?" "Sì, è fatta, abbiamo vinto".
Altre tre o quattro commesse si sono unite alle prima e si sono messe ad applaudire le ragazze della Benetton, come quando una squadra vincente applaude un avversario valoroso. "Brave!"
Quando dalla parte della strada dove mi trovavo, dalla parte di Benetton, una ha gridato: "Ci vediamo domani!", non sono riuscito a trattenermi e sono scoppiato a piangere.

mercoledì 11 febbraio 2009

Butta giù un asso!

La mia ipotesi sulla rumba presa ieri dal Brasile è brutalmente questa: i nostri assi sono finiti. Non abbiamo più campioni.
Gli undici titolari della nazionale italiana campione del mondo 2006 erano tutti signori sulla trentina: il più anziano, Marco Materazzi, non aveva ancora compiuto 33 anni, il più giovane, Andrea Pirlo, ne aveva già compiuti 27. Tutta gente nata tra la seconda metà del 1973 e la prima del 1979. Un periodo d'oro per gli azzurri: Buffon, Cannavaro, Totti, Del Piero, Pirlo, Nesta, Inzaghi, Materazzi, Gattuso, Toni, Zambrotta sono nati tutti in quegli anni.
La vena si va asciugando fino al 1982, anno comunque di Cassano, Gilardino, Borriello, con un ultimo guizzo nel 1983 (Daniele De Rossi). Dopodiché iniziano gli anni bui (o semibui) dove forse l'unico giocatore per cui una grandissima squadra potrebbe fare un'offerta è Giuseppe Rossi (1987). Anni tanto bui che anche moltissimi dei nomi successivamente inseriti da Donadoni e poi di nuovo da Lippi dopo il mondiale sono ancora frutti della leva precedente (1973-1983): Di Natale (1977), Quagliarella (1983), Dossena (1981), Legrottaglie (1976), Pepe (1983), Bonera (1981), Gamberini (1981).
Possibile che i cinque anni dal 1984 al 1988, tolto Giuseppe Rossi, ci abbiano dato solo Chiellini (1984) Aquilani (1984) e Montolivo (1985)? Sì del 1987 abbiamo in prospettiva, forse, Giovinco (che però ancora fa la riserva nella Juventus) e Acquafresca (ancora in prestito al Cagliari) che sono altri due 1987. Vogliamo metterci anche Criscito (1984)? Comunque poca roba.
Ci aspetteranno cinque-sei anni bui, salvo raccordare gli elementi più giovani della generazione precedente con i nuovi che stanno emergendo: tipo Ariaudo 1989, Balotelli 1990, Santon 1991 (forse ancora giovani ma, per dire, Bergomi ha vinto un mondiale a 18 anni e mezzo).
Insomma per fare anche solo benino ai mondiali del 2010, ci sarà da Sudafrica.

martedì 27 gennaio 2009

Se ragione misteriosa a gioir ciascuno appella

In questi giorni cupi una delle poche cose che riesco a guardare in tv senza irritarmi all'istante è la pubblicità del Campari Soda. Per fortuna lo spot viene proposto molto di frequente, con vari tagli, sia sui canali pubblici, sia su quelli privati e persino dalla tv del magnate australiano. Se fosse per me, lo manderei ancora più spesso. Per sedare la scimmia ogni tanto me lo riguardo anche su youtube.
Perché è bello? Intanto per la canzone, che io credevo fosse una falsa canzone degli Anni Trenta scritta ai giorni nostri e che invece, come Sergio Ferrentino mi ha fatto notare, non solo è una canzone originale dell'epoca (L'ora del Campari di Crivel, che si può trovare qui in versione integrale, comprensiva di testo), ma è un pezzo che addirittura avevamo mandato più volte in onda in un programma di Radio Popolare tanti anni fa.
Oltre alla canzone ci sono altre due fotogrammi che mi piacciono molto, due immagini illuminate da due mezzi sorrisi: quello sornione della ragazza che solleva il bicchiere (a 00:48 su youtube) e quello rassegnato del ragazzo sconfitto che entra nel bar (a 00:53 su youtube).
Riassumiamo brevemente la trama sollevando alcuni interrogativi.
Il concept è che un gruppo di amici si danno appuntamento verso le sette al bar per prendere l'aperitivo e... "l'ultimo che arriva paga da bere".
1. Il primo a scattare alle sette meno due minuti è A, il ragazzo con la tracolla, che chiude il negozio (prima domanda: che negozio è? sembra un negozio di articoli regalo o una cartoleria...) e si precipita in un taxi. (00:00-00:07)
2. Il taxi è guidato da un altro amico, B, riccio con la camicia a quadri, che riconosce al volo il trasportato come un possibile competitor, lo chiude dentro al taxi e si mette a correre verso il bar. (00:07-00:13)
3. Il ragazzo con la tracolla A riesce a uscire dal taxi passando dal tetto e insegue il tassista B. (00:13-00:17)
4. Nel frattempo l'impiegata C con la camicetta bianca e lo chignon nero, ostentando indifferenza, ma con frenesia crescente, passa tra i tavoli dell'open space, lancia la cartelletta alla segretaria e lascia l'ufficio, nervosa per il ritardo dell'ascensore. (00:17-00:22)
5. Un altro amico, D, anche lui vestito da "impiegatino" (camicia mezzemaniche beige e cravatta scura) e verosimilmente - ma non necessariamente - proveniente dallo stesso ufficio, scende vorticosamente una scala anti-incendio esterna a chiocciola. (00:22-00:23)
6. Sotto la scala, per la via, E, una bella ragazza con la camicia e i capelli scuri sciolti, corre a perdifiato verso il bar. (00:23-00:24)
7. Anche l'impiegata C, col suo chignon corre. (00:24-00:25)
8. Corre anche B il tassista (siamo sicuri che sia ancora lui?), che vediamo prima di fronte, e poi anche dall'alto questa volta assieme con il "trasportato" A il quale corre con la tracolla ormai alle calcagna (ma sono davvero loro? Sembra proprio di sì). (00:25-00:27)
9. Nel frattempo il barista coi baffi Z prepara un certo numero (un numero decisamente troppo alto per l'esigua quantità di corridori che stanno arrivando) di Campari Soda sul bancone: sembrano una quindicina sul lato lungo e cinque sul lato corto. Poi controlla l'orologio. (00:27-00:30)
10. Una ragazza F (siamo sicuri che non sia ancora E? Non del tutto, ma questa F sembra avere i capelli raccolti e quelli di E sembrano sciolti) e G, un ragazzo con i capelli molto corti che porta la giacca verde militare, corrono su una scala mobile. G con la giacca militare sembra attardato dalla folla, la ragazza F si volta verso di lui e fa un'espressione come a dire "non è colpa mia". Lui in bella acrobazia supera la gente sulla scala mobile. (00:30-00:35)
11.Piccola sequenza a montaggio incrociato: l'impiegatino D corre tra la folla (00:35) (ma è proprio lui?) mentre il tassista B corre tra la folla (00:35-00:36) (siamo sicuri che sia proprio lui?).
12. In campo lungo, in controluce, si intravvede correre quello che sembra essere ancora il tassista B. (00:37-00:38)
13. A, il ragazzo del negozio con la tracolla, arriva al bar trafelato, pare timoroso di essersi fatto superare, ma di fatto sembra essere arrivato proprio primo. (00:38-00:41)
14. L'impiegatino D viene attardato, su una piazza, da uno stormo di piccioni che si leva davanti a lui, mentre colei che lui inseguiva all'inizio, cioè la bella ragazza E (siamo sicuri che sia lei?) pochi metri più avanti corre senza problemi, si volta verso di lui, poi riprende a correre sorridente per la consapevolezza di averlo distanziato, mentre D è ancora alle prese coi piccioni. (00:41-00:45)
15. Al bar c'è, come sappiamo già, il ragazzo del negozio A, ma ora si intravvedono anche quelli che sembrano essere G (il ragazzo con i capelli corti e la giacca militare) e forse anche F (la ragazza che lo precedeva sulla scale mobili). Nell'inquadratura si nota anche un braccio con camicetta che potrebbe essere anche quello dell'impiegata C. (00:46-00:47)
16. Sempre al bar, il ragazzo del negozio A brinda con la bella ragazza E (la quale ci regala una splendida espressione sollevando il bicchiere) come a dire "eh, non sono affatto male come atleta!". (00:47-00:48)
17. Finalmente arriva al bar l'impiegatino D: è lui l'ultimo, è lui che paga da bere! Non si capisce come la bella ragazza E gli abbia preso tanti secondi di vantaggio solo per un volo di piccioni, ma tant'è... Ad accoglierlo trova il gruppo degli amici diviso in due: da un parte vediamo da sinistra l'impiegata C, il tassista B, la ragazza E (qui, diversamente da prima fa un'espressione che risulta un po' antipatica quasi piegando la schiena all'indietro) e un misterioso uomo che si intravvede alle spalle di E che non abbiamo ancora visto. (00:48-00:51)
18. Dall'altra parte troviamo il ragazzo del negozio A (è proprio lui?) e i due delle scale mobili, F e G. (00:51-00:52) Tutti ridono dell'impiegatino D.
19. Mentre il barista stappa il suo Campari D fa un bellissimo mezzo sorriso ciondolando un po' le braccia, come ad ammettere la sconfitta, procedendo dall'ingresso verso gli amici. (00:52-00:55)
20. La bella ragazza E gli toglie una piuma di piccione dalla testa e poi la soffia via tra i sorrisi degli altri. (00:55-00:57)
21. Mentre la speaker prende a dire: "Campari, l'ultimo che arriva paga da bere" il barista coi baffi Z porge finalmente il Campari Soda all'impiegatino D (si intravvedono anche A, F, G e C). (00:57-00:58)
22. Alla fine compaiono in chiave la bottiglia del Campari Soda, il logo e il sito internet, proprio sulle immagini dell'ultimo brindisi con ancora due bei sorrisi dell'impiegatino D che sembra persino pronunciare una mezza parola (Cheers? Cin Cin? Prosit?) e della bella E. Non si riesce a contare quante siano le mani del brindisi finale, ma sono verosimilmente sette (da A a G).
Detto questo, il Campari Soda a me non piace.

sabato 24 gennaio 2009

Analisi di processo

Il processo per insider trading agli ex-vertici di Unipol Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti (condannati nell'ottobre 2006 a sei mesi di reclusione e circa 100mila euro come pena pecuniaria) andrà rifatto.
Da La Repubblica di ieri: "La Cassazione ha giudicato incompetente la procura di Milano e ha spedito a Bologna gli atti del processo". La Cassazione avrebbe accolto la tesi della difesa per la quale "l'acquisto delle obbligazioni (oggi dematerializzate) è avvenuto a Bologna, quando i titoli sono stati depositati sul dossier titoli di Unipol, nella filiale di Unipol banca".
Premetto che ho la cultura giuridica di un criceto, ma i conflitti di competenza non potrebbero essero risolti, magari con un pizzico di arbitrarietà, prima dei processi e non dopo? Anche perché, in fondo, tutto questo marchingegno poi lo pago anche io.
Amici che lavorate nella giustizia, avete buttato tempo (e già siete lenti) e denaro (e già ne avete poco).
Decidete prima. Che ci vuole?
Il caso di specie, per quanto di lana caprina (la Borsa dove è avvenuta la transazione è milanese, ma il deposito dei titoli bolognese) l'ho capito persino io: la Cassazione lo può dirimere in un'ora, applicandovi un unico uomo. Se poi sbaglia, amen: il caso andrà pur sempre in mano a dei giudici. I giudici di Milano, anche se magari non i più indicati, sono pur sempre dei giudici, non dei mobilieri o degli astrofisici. Se per una partita è più indicato l'arbitro Rizzoli, ma poi la dirige Rocchi, chi se ne frega, è pur sempre un arbitro. E comunque decidete prima. Non voglio pagarvi due volte perché il secondo giudice era leggermente più adatto.
Non vorrei scivolare nel populismo, ma il sospetto ovviamente è che questi conflitti di competenza territoriale vengano, statisticamente, sollevati solo da studi legali di un certo livello, per clienti di un certo livello, che, tipicamente, hanno maggiori margini di manovra.
E manovrando, manovrando finisce che... (cito sempre da La Repubblica) "Difficilmente il processo ora potrà arrivare alla conclusione, la prescrizione subentrerà nel 2010". Bingo!
Tre considerazioni finali:
1. Riforma della giustizia: questi gioiellini qui non potrebbero essere messi al primo posto tra le cose che non devono più succedere?
2. A proposito di analisi di processo: se anche l'informatica lavorasse così efficientemente probabilmente non avrei potuto nemmeno pubblicare questo post (non una gran perdita, lo so, ma per dire...).
3. Però forse sono un po' ingenuo io, forse ho semplificato troppo la materia. Qualche addetto ai lavori mi spiega dove sto sbagliando?

venerdì 16 gennaio 2009

Citizen K.

E comunque, nel caso, i 115 milioni di euro non devono andare a Berlusconi. Perché Ricardo belongs to Jesus.

mercoledì 7 gennaio 2009

77 giorni

Ma per un paese che rules the world non sono un po' troppi settantasette giorni tra un'elezione e un insediamento? Magari qualcuno pensa di sfuttare la vacanza. Magari qualcuno ne approfitta per fare le pulizie di Gaza.