lunedì 6 luglio 2015

Irrimediabilmente Rime - Poesie a pedalata assistita


Amo giocar coi versi / E attraversarne i gioghi / Son come l'Orso Yoghi / A spasso con Bubù.

Il 30 giugno è uscito Irrimediabilmente Rime - Poesie a pedalata assistita (Edizioni Eraclea) un agile libricino che raccoglie quasi tutte le mie poesie (escluse quelle già pubblicate a suo tempo in Rime Tempestose e quelle lette in onda a Radio2 a Caterpillar AM e prima ancora a Caterpillar). Il libro è stato presentato nel corso del CaterRaduno, sabato 4 alla Rotonda di Senigallia (vedi foto 2).

Oltre alle mie povere cose si troveranno delle rime bellissime: infatti a molti amici ho chiesto di indicarmi quale fosse la loro rima preferita (pescando nella storia della letteratura e della musica). Hanno risposto 131 persone: le loro scelte sono state poi inserite a piè di pagina. Dato che in molti casi si tratta di coppie di parole tratte da versi molto significativi, questa pagina serve soprattutto a facilitare la lettura dei testi da cui sono tratte: qui sotto ho infatti inserito dei pratici link (come promettevo nell'introduzione). Per la maggior parte dei testi erano disponibili numerosi link: ho cercato ogni volta di selezionare il migliore, ma si accettano suggerimenti.

Nonostante nel libro abbia tentato di raggiungere la massima precisione (per le canzoni mi sono attenuto all'archivio SIAE) qualcosa è comunque sfuggito e questa pagina serve anche a raccogliere le correzioni per una eventuale prossima edizione. Resta il fatto che ad, esempio, la canzone Cirano di Guccini (citata da un paio di amici), per la SIAE è Cyrano di Bigazzi-Dati. E anche altre canzoni si trovano su siti "ufficiali" con un diverso corredo di autori. Più stabile, ovviamente, la situazione per quanto riguarda i testi letterari, ma anche lì qualche insidia si nasconde sempre dietro l'angolo: ad esempio le poesie prive di un vero e proprio titolo sono state indicate con il nome della raccolta. Ma Vita Nova o Vita Nuova per l'opera di Dante? Eccetera.

Di alcune citazioni (indicate con asterisco) non è ancora disponibile un link con il testo completo. Altre ancora sono rime "sciolte", ovvero non comprese in alcun testo: anche questa possibilità era compresa nella richiesta che avevo fatto agli amici che intendevano contribuire.

Il libro costa 9 euro ed è per ora disponibile presso la casa editrice (Edizioni Eraclea) che lo spedisce in contrassegno oppure presso la libreria Ubik di Senigallia, ma l'editore mi dice che a giorni sarà disponibile nelle librerie fisiche ed elettroniche (Amazon, Ibs eccetera) come già avvenne per il precedente Ininterrottamente Inter. Update: ora anche in versione kindle a 3,99 euro: qui.

Paolo Gentiluomo: Hanna Schygulla-nulla (Sonare su un violino in fiamme, Angelo Maria Ripellino);
Piera Teatini: biada-Torquemada (Proprio come piace a te, Ninuz-Cattivelli); *
Stefano Bartezzaghi: bovindo-tamarindo (Blue tangos, Paolo Conte); **
Lisa Tropea: brokenhearted-parted (Mamma mia, Anderson-Andersson-Ulvaeus-Bjornov-Stromstaedt);
Chiara Michelon: perdutamente-niente (La ballata dell'amore cieco (o della vanità), Fabrizio De André)
Filippo Solibello: sedendo-mirando (L'infinito, Giacomo Leopardi)
Alberto Bisin: tough-epitaph (To a Fellow Poet, Joseph Brodsky)
Roberto Vicaretti: abbocco-tocco (Cyrano, Bigazzi-Dati)
Alice Gioia: sweet-feet (A Case of You, Joni Mitchell)
Fausto Panunzi: schifo-tifo (Anna e Marco, Lucio Dalla)
Vittoria Mussini: bisbetiche poetiche (Lasciatemi divertire, Aldo Palazzeschi)
Carlo Gabardini: bello-martello (L'Armando, Jannacci-Fo)
Alessandro Mannucci: Bari-calamari (All you can Hitler, Il culo di Mario)
Sabrina Tinelli: ardite-risalite (Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi..., Mogol-Battisti)
Giorgio Gobbi: shopper-hopper  (Cat Food, Fripp-Sinfield-McDonald)
Antonio Di Bella: scorsa-orsa (La piccozza, Giovanni Pascoli)
Anna Landriscina: bianco-stanco (da una filastrocca infantile) *
Federica Barella: done-won (O Captain! My Captain!, Walt Whitman)
Piera Rigamonti: pollaio-Febbraio (Upupa, ilare uccello calunniato, Eugenio Montale)
Danilo Liberace: muri-canguri (Amori in corso, Claudio Baglioni)
Lorenzo Ardemagni: intoppo-rintocco (Poesia per Luciano, Lorenzo Ardemagni) *
Marco Li Pira: neri-pensieri (San Martino, Giosuè Carducci)
Giorgia Colombo: pane-salame
Giada Messetti: pare-mare (L'amore migliore, Maurizio Mattiuzza) ***
Claudia de Lillo alias Elasti: partiti-finiti (L'isola dell'amore, Stefano Benni)
Sergio Mandelli: pena-serena (Ti penso, Sergio Mandelli) *
Silvia Fabri: pì-perì (da una conta di derivazione francese)
Stefania Garibaldi: porco cane-metropolitane (Serenata Rap, Jovanotti-Centonze)
Gianni Gandini: extrème-poème (L'instant fatale, Raymond Queneau)
Cinzia Fransci: fear-here (I'll Be Your Baby Tonight, Bob Dylan)
Alberto Bramati: queux-queues (La non-demande en mariage, Georges Brassens)
Gianni Torri: Blatter-splatter
Dario Ronzulli radio-stadio (E la vita, la vita, Pozzetto-Jannacci)
Antonio Pezzinga: orecchie-parecchie (Rime Tempestose, Antonio Pezzinga)
Stefano Vegliani: realtà-omertà (Luglio agosto settembre nero, Albergoni-Fariselli)
Caterina Rossi: breeding-reading (The sluggard, Isaac Watts)
Giorgio Lauro: Rimas Kurtinaitis (ex cestista, allenatore di pallacanestro e politico lituano)
Andrea e Michele: nove-dove (Maracaibo, Maria Luisa Colombo)
Alberto Losciale: Boccaccio-faccio (venditore di cocco lungo la spiaggia di Diano Marina) *
Fabrizio Marchionne: c'era-primavera (Maledetta primavera, Cassella-Savio)
Gianluca Cannarozzo: ringhia-avvinghia (Inferno V, Dante Alighieri)
Gianluigi Celentani: luna-una (La mela di Amleto, Toti Scialoja)
Mauro Tedeschini: aumento-contento (Ma il cielo è sempre più blu, Salvatore Gaetano)
Filippo Rossi: canna-nanna (È stato il vento a buttare giù la canna, ninna-nanna paterna)
Fabrizia Brunati: salame-verde rame (Eppur mi son scordato di te, Mogol-Battisti)
Cinzia Poli: notturni-viburni (Il gelsomino notturno, Giovanni Pascoli)
Fabio Scacciavillani: semenza-canoscenza (Inferno XXVI, Dante Alighieri)
Nicoletta Fabrizio: cioccolatte-superliquefatte (Le golose, Guido Gozzano)
Daniele Tombolini: città-ansietà (Il turbine, Clemente Rebora)
Dario Turri: Dubai-goodbye (Buona pensione, Carlo, Dario Turri) *
Elisa Del Mese: tremante-avante (Inferno V, Dante Alighieri)
Stefano Melegari: giusto-gusto (A muso duro, Bertoli-Urzino)
Paolo Maggioni: sole-cuore-amore (Tre parole, Cabras-Rossi-Richter)
Paolo Marchi: subito-pera (Mensa popolare, Gino Patroni)
Liliana Ardemagni: Maghella-stella (Maga Maghella, Moccia-Castellano-Pisano)
Marco Del Corno: drive-arrive (Prime Mover, Peart-Lifeson-Lee)
Marco Montagni: sfiorare-mare
Carlo Porta (1963): mammina-passarina (Dormiven dò tosann tutt dò attaccaa, Carlo Porta (1775-1821))
Laura Piazzi: sterpi-serpi (Meriggiare pallido e assorto, Eugenio Montale)
Danai Dasopolou: seem-dream (A Dream Within a Dream, Edgar Allan Poe)
Andrea Rossotti: friend-again (The Sound of Silence, Paul Simon)
Fabrizio Cosi: disfare-lavorare (Fabbricare fabbricare fabbricare, Dino Campana)
Massimo Cirri: cosa-secca (La luce dorata del tramonto, anonimo) *
Sandro Pellò: bue-sue (scritto da qualcuno sul suo diario al liceo nel 1975) *
Daniela Collu alias Stazzitta: oscenità-dignità (Nessuno, Bianconi-Bastreghi-Bianconi)
Luciano Sartirana: covami-spaventami (Medicamenta, Patrizia Valduga)
Andrea Moro: already-spaghetti (Lose Yourself, Eminem-Resto-Bass)
Daniele Monarca: tempesta-festa (La quiete dopo la tempesta, Giacomo Leopardi)
Chiara Rossi: mani-meridiani (Girotondo di tutto il mondo, Gianni Rodari)
Zelia Pastore: Terontola-Cenerontola (Le storie nuove, Gianni Rodari)
Andrea Gola: qua-là (C'è da spostare una macchina, Francesco Salvi)
Elena Casiraghi: tini-vini (San Martino, Giosuè Carducci)
Tiziano Bonini: radio-diario
Emanuela Banfi: penta-menta (Inferno oggi, Giordana Bruna) *
Eugenio Canton: piuma-schiuma (Amato topino caro, Toti Scialoja)
Nicoletta Marangoni: scoppio-oppio (SMS con Emanuele) *
Fabio Morici: Alexander Platz-Snaporaz (In Orbita, Celani, Cherubini, Onori)
Milena Troiano: volere-potere (da proverbio)
Guido Catalano: imponente-ente (Hei sole Bigazzi-Tozzi)
Luca Lissoni: panic-satanic-mechanic (Sweet Transvestite, Richard O'Brien)
Laura Carcano: remulass-spinass (La bella la va al fosso, canzone popolare)
Andrea Rossi: pelle-ribelle (Musica ribelle, Eugenio Finardi)
Laura Troja: grigio-dentifrigio (Ma la notte no, Arbore-Mattone)
Tiziana Massara: pianeta-queta (Inferno I, Dante Alighieri)
Stefano Agosteo: lasca-lisca (La mela di Amleto, Toti Scialoja)
Daniela Antonini e Alberto Tufano: saluta-muta (Vita nuova, Dante Alighieri)
Sanja Lucic: plavi-glavi (Plavi čuperak, Miroslav Antic)
Angelo Spagnolo: costruzione-pallone (La leva calcistica della classe '68, Francesco De Gregori)
Antonio Dipollina: accelera-eccetera (La metro eccetera, Panella-Battisti-Veronese)
Alessandra Berardi: sera-ciminiera (potrebbe essere Raboni o una poesia ancora da scrivere)
Matteo Dore: juke-box-Fox (Autogrill, Francesco Guccini)
Valeria Bellettato: loud-cloud (The Fool on the Hill, Lennon-McCartney)
Marta Ardemagni: quïete-liete (Alla sera, Ugo Foscolo)
Ettore Menguzzo: vedrò-dirò-avrò  (La sconosciuta, Ivano Fossati)
Giorgio Ambrogi: Guascogna-sogna (Cyrano, Dati-Bigazzi)
Cristiano Militello: Baracca-cacca (Sotto il ponte di Baracca, filastrocca popolare)
Pamela Carelli: dovere-potere (Chissà, Luporini-Gaberscik)
Andrea, Anna e Carlo Alberto Ferrero: giorno-dintorno (Il passero solitario, Giacomo Leopardi)
Nilgün Ener:  çiçek-gerçek (Dostlar beni hatırlasın, Aşık Veysel)
Luca Micheli: foco-loco (Inferno X, Dante Alighieri)
Ilaria Liprandi: lusinghiero-straniero (La leggenda del Piave, Giovanni Ermete Gaeta)
Michele Spagnolo: fretta-bicicletta (Il bandito e il campione, Luigi De Gregori)
Michele Boldrin: Rondinella-flanella (La Passeggiata, Aldo Palazzeschi)
Matteo Caccia: grana-nana (Sulla pasta, anonimo) *
Lorenzo, Matteo e Andrea Fanzago: infinita-vita (Pazza Inter, Bernarda-Barillari-Orlandi)
Carlo Piana: luna-fortuna (Luna fortuna, Guccini-Biondini)
Gaia Manco: valve-salve (L'amica di Nonna Speranza, Guido Gozzano)
Alberto Fraticelli: sveglio-sbaglio (Ogni Volta,Vasco Rossi)
Gianluca Neri: comodino-bambino (Venezia, Guccini-Alloisio)
Roberto Pasino: promesse-malmesse
Gabriella Greison: calcio-abitabile (citazione di Jorge Valdano)
Roberto Perrone: sole-viole (Il sabato del villaggio, Giacomo Leopardi)
Alberto Sanna: fregio-pregio (AutobuS, Alberto Sanna) *
Maurizio Sangalli: velluto-saluto (Tutta la vita, Lucio Dalla)
Benedetta Tobagi e Carlo Lottieri: Nietzsche-camicie (La signorina Felicita ovvero la felicità, Guido Gozzano) ****
Marco Rossari: albaparietti-E.T. (Ecce Video, Valerio Magrelli) *****
Lorena Villa: scragn-dagn (antico adagio milanese)
Simona Nazzaro: mancare-male (Le donne lo sanno, Luciano Ligabue)
Lorenzo Negri: stress-sess-cess-ress (Nuntereggae Più, Salvatore Gaetano)
Federico De Paolis: montagna-cicogna (Pillole bucoliche, Gaspare Stilton) *
Sabina Cortese: compagni-grifagni (Inferno IV, Dante Alighieri)
Silvana Monti: forza-scorza (50 anni, Silvana Monti) *
Alvaro Moretti: diverso-sesso (Gianna, Salvatore Gaetano)
Roberto Piazza: Amsterdam-chewingum (Il Nulla, Bianconi-Massara).

* Testo completo non (ancora) disponibile
** Sul libro la canzone è indicata erroneamente come Blue tango
*** Il testo originale (vedi link) è in lingua friulana: la rima originale è pâr-mâr
**** Sul libro è stata aggiunta una virgola dopo Felicita che non è presente nel testo gozzaniano
***** Sul libro la poesia è indicata erroneamente con il generico titolo Poesia





giovedì 2 luglio 2015

La squillo, il magnate, l'orologio e la roulette russa

La storia più bella di oggi ce l'ha senza dubbio il Corriere Adriatico con l'orologio Ulysse Nardin da centomila dollari sottratto da una prostituta sudamericana a un "magnate" americano dopo una serata al Casinò di Montecarlo (in cui con enorme sprezzo del pericolo lui avrebbe giocato anche alla "roulette russa"! - [sic]) seguita da un "incontro hot in una suite da favola" e infine ritrovato (l'orologio) "nella penombra di un negozio dell'usato di Senigallia".
La donna viene definita in sequenza: 1. squillo; 2. squillo di alto bordo; 3. squillo brasiliana; 4. squillo carioca mozzafiato e senza scrupoli; 5. prostituta di alto bordo, di origini sudamericane; 6. avvenente ragazza; 7. squillo; 8. escort spietata; 9. giovane brasiliana; 10. squillo senza cuore; 11. donna; 12. una 38enne naturalizzata italiana perché già sposata ad un anziano residente nell'Anconetano; 13. splendida ineffabile escort e 14. angelo diventato demonio dopo una notte hard.
Le mie definizioni preferite sono le seguenti:

4, 10, 13 e 14.
Ps: grazie a Simone Luchetti per la segnalazione sulla roulette russa.

Recensioni: Un altro altrove è possibile

Sinossi. Luglio 2015. Unico esemplare superstite di una categoria professionale in via d'estinzione, Diego (Mario Cani), 82 anni, è l'ultimo dattilografa.

Ancora affetto dai postumi di una lieve forma di ludopatia in via di remissione, ma tuttavia impossibilitato a viaggiare a causa di una fastidiosa cistite, Diego rimane solo in una città torrida e quasi deserta.  All'uscita di un negozio di protesi acustiche, Diego fa la conoscenza di Maria (Daria Mari), una gelataia sorda disoccupata che l'anziano circuisce grazie alle proprie discrete doti narrative. Tra i due nasce presto un legame con forti ambivalenze, ma la diciannovenne ipoacusica non tarderà a rendersi conto che le affascinanti trame sciorinate da Diego non sono altro che delle rozze rielaborazioni di "Itinerari enogastronomici del Canton Ticino",  l'unico volume rifiutato dal rigattiere in occasione dell'ultima crisi di ludopatia di Diego.

Giudizio. Opera seconda di Armando Navarro, la pellicola stenta a confermare la buona prova offerta in occasione del debutto (Portami a Oporto) rifiutato per un pelo al Sundance Film Festival del 2011. La mano di Navarro è sempre sicura, ma il tentativo di alternare temi di critica sociale a qualche buona scena d'azione (riuscitissimo l'inseguimento della gatta Felicia nell'appartamento di Diego) resta fondamentalmente incompiuto. Ottima la prova di Daria Maria, ancora acerba la prestazione di Mario Cani - probabilmente maldiretto da Navarro - che tende a sovrarecitare le scene di nudo. Nonostante gli evidenti difetti Un altro altrove è possibile si inserisce tra le poche opere capaci di illustrare con adeguata potenza narrativa il declino di un paese allo sbando: il Guatemala. Nella foto Mario Cani (sulla bicicletta) in una pausa della lavorazione.

Critica: 2,7/5 - Pubblico: 1,8/5

sabato 27 giugno 2015

Come complicare la vita agli utenti


Come molti sanno, la funzione "trova nella pagina" su Safari in iOS 7 e iOS 8 è cambiata rispetto alle versioni precedenti e fin qui niente di male, teoricamente.

Fino alla versione iOS 6 la missione di cercare una singola parola (o una stringa) all'interno della pagina web caricata sul nostro iPhone o iPad era assolutamente facile e intuitiva, perché sulla destra del box con l'indirizzo, c'era un secondo boxino fatto apposta per la ricerca.



Dalla versione iOS 7 il boxino sulla destra è scomparso e chi deve cercare nella pagina una parola, deve ingegnarsi non poco. Perché la funzione di ricerca è stata portata dentro l'altro box (quello un tempo stava sulla destra e che ora è diventato l'unico).

In rete, ovviamente, si trovano tutti i suggerimenti, specialmente se ci si destreggia discretamente con l'inglese. Resta da capire perché se mio nonno, che sta cercando "succo" all'interno delle offerte sulla pagina della Coop, debba aprire un'altra pagina Safari, cercare "search in page in Safari iOS 8", e seguire le istruzioni dei tutorial (almeno la prima volta dopo aver fatto l'aggiornamento a iOS 7 o iOS 8).

Ma non è tutto qui. Perché anche seguire le istruzioni dei tutorial in inglese, in questo caso non è semplicissimo. Vediamo cosa succede. Poniamo di avere caricato la homepage di questo blog sul vostro dispositivo iOS 8. Apparirà qualcosa del genere.




A questo punto, attenzione, la cosa da fare per cercare all'interno della pagina è "toccare" l'indirizzo URL nel boxino in alto e digitare la stringa di ricerca, come suggeriscono i tutorial.  Facile, si penserà. 

Ma ecco che appena lo si fa, la pagina su cui stiamo facendo la ricerca SCOMPARE inducendo nell'utente la sensazione di avere sbagliato qualcosa (almeno la prima volta).  Ecco cosa compare:



La si sarà riconosciuta: è la pagina con i preferiti, se qualcuno ne ha salvati, altrimenti compare una pagina bianca, comunque NON quella su cui eravamo e su cui vogliamo fare la ricerca (cosa che non succede MAI, ad esempio, su un PC: se sto cercando su una pagina web, la pagina web è sempre - giustamente - perfettamente visibile).

Ma non è ancora finita: anche se l'utente sgamato non dovesse avere dubbi e continuasse a digitare la stringa di ricerca (in questo caso cerco la parola "radio"), quello che viene visualizzato è un elenco di ALTRI siti (apparentemente quelli nella cache che contengono la stringa che si sta digitando). E dov'è la funzione "cerca nella pagina"? Sotto, in fondo, MA NON SI VEDE perché è l'ultima in fondo!


Continuando a digitare la stringa di ricerca, l'elenco di siti esterni si restringe e probabilmente la scelta "In questa pagina" finalmente compare all'ultimo posto. Altrimenti occorre "scrollare", scendere nell'elenco fino a trovarla. Ma che fatica! Ma perché?




Una volta scelta e cliccato (meglio toccato) questa opzione "In questa pagina" accediamo finalmente al punto della pagina originaria in cui compare la prima occorrenza della stringa cercata, con la possibilità di cercare le successive o le precedenti utilizzando le scelte < > che si trovano in basso. Certo, una volta che ci siamo abituati, è relativamente facile, ma amici della mela, perché complicare inutilmente una cosa che funzionava così bene e così facilmente? Perché farci perdere mezzora la prima volta che ci troviamo a usare la funzione dopo l'aggiornamento?



Grazie a Luca Camisasca per il supporto

lunedì 15 giugno 2015

Finché l'imbarco va


Aeroporto di Catania, 15 giugno 2015, ore 11:50. Il mio volo Alitalia AZ1714 per Milano parte alle 12;40, l'imbarco è previsto alle 12:15. Ragusa sei stata splendida, ciao ciao.
Ai banchi dell'atrio principale c'è molta coda, ma io ho fatto il check-in online; la carta d'imbarco elettronica mi è stata inviata e salvata nel passbook del mio iPhone. Cavolo, come siamo moderni! Sono un po' in trepidazione perché la batteria è, come al solito, sotto il 20%, ma dovrebbe comunque bastare a mostrare il QR code quelle 2-3 volte necessarie prima di imbarcarmi.
All'ingresso dell'area dei controlli di sicurezza, infatti, il primo addetto legge il QR Code senza problemi con la sua pistola laser. Mi inoltro tra le serpentine e arrivo rapidamente al controllo del bagaglio a mano. Sono le 11:55.
Qui una seconda addetta mi chiede di mettere anche la giacca nei vassoi, ma mi dice di tenere la carta d'imbarco in mano. "Ce l'ho sul telefonino" le rispondo. "Beh, allora me la farà vedere dopo". Passo il controllo senza fare suonare la macchina. Anche i miei bagagli passano tranquillamente. Resta solo la formalità di fare vedere la carta d'imbarco prima di raggiungere il gate.
La seconda addetta però capisce che sta arrivando un problema e mi lascia nelle mani di una sua collega, peraltro più carina, ma bando ai commenti sessisti. Il QR Code sul mio telefonino non piace alla terza addetta. Non hanno, a quanto pare, una pistola simile a quella in dotazione al primo addetto (quello che sta all'accesso principale). Chiama un responsabile: arriva il quarto addetto (il responsabile). Guarda con una sorta di disprezzo lo scarabocchio QR "Sa qui non siamo così moderni e poi, sinceramente, la sua carta d'imbarco elettronica non ha nemmeno la data". Sono le 12:00.
In effetti guardando la figura, diversamente dalla carta d'imbarco elettronica rilasciatami tre settimane fa da Austrian, la carta d'imbarco dell'Alitalia ha, come l'altra, il QR, ma non riporta una data leggibile in chiaro (si confrontino le due foto).
Immagino che il problema si possa risolvere facilmente leggendo il QR Code con l'apposita pistola, ma lì non sembrano esserne in grado. Mi invitano ad uscire, a tornare nell'atrio principale, e a stampare la carta d'imbarco in formato cartaceo. Protesto flebilmente: "Ho il check-in già fatto, vi mostro il mio documento d'identità, dovrebbe bastare", ma sono inflessibili. Il quarto addetto (responsabile) mi accompagna per 20 metri e mi fan uscire da una porta laterale. Io chiedo che mi attenda, in modo da evitare di rifare la coda al controllo bagagli. Lo vedo fare "Sì, sì" distrattamente. Sono le 12:03.
Nell'atrio c'è molta coda ai check-in, ma per fortuna ci sono anche le macchinette per stampare la carta d'imbarco. Immetto il mio cognome e le sei cifre del mio codice Millemiglia, e vengo riconosciuto come titolare del posto 20D del volo AZ1714 . "Stampa in corso". Fatta, mi dico. Ma dopo un secondo sullo schermo appare il messaggio "Impossibile stampare la carta d'imbarco, la preghiamo di recarsi al banco di Fast Check-in". Sono le 12:06.
Mi guardo intorno, forse c'è un banco di Fast Check-in da qualche parte. A me sembrano tutti affollatissimi, tranne un banco totalmente vuoto, destinato a qualche sorta di Top Traveller Platinum Program. Mi ci fiondo, l'addetta, siamo ormai alla quinta, inizia ad ascoltare la mia storia, ma viene interrotta da un altro cliente, che sembra aver avuto una storia simile alla mia e inizia a inveire contro non so chi (Alitalia, il gestore dell'aeroporto). Fortunatamente lo sfogo è relativamente breve, ma sono comunque le 12:09, lei riprende ad ascoltarmi, mi capisce al volo (una brava, finalmente!) e mi stampa la carta d'imbarco in formato cartaceo.
Mi fiondo nuovamente verso l'area controllo bagagli dove spero di trovare come d'accordo, l'addetto quattro ad aspettarmi per farmi saltare il controllo, Ma prima devo passare nuovamente davanti all'addetto uno. Lui passa la sua pistola sulla carta d'imbarco cartacea. Credo che gli risulti che io sono già passato da lì, glielo confermo anche io, lui cerca di rispondere qualcosa, che forse non potrei passare due volte da lì, come nel fiume di Eraclito, ma procedo speditamente. Anche perché sono le 12:11.
Ovviamente l'addetto quattro non è stato ad aspettarmi, in compenso l'addetto sei, mi invita a ripetere ex novo il controllo bagagli. "Ma come?" "Certo lei è uscito, dobbiamo rifare il controllo, la sicurezza innanzitutto". Alle 12:14 tutto è fatto e raggiungo il Gate 11 che fortunatamente è il più vicino e comunque l'imbarco è leggermente posticipato (peraltro).
Alla fine scopro che l'aver stampato la carta d'imbarco è stato una mano santa, perché nel frattempo, ridendo e scherzando, anche la batteria del cellulare ha deciso di dare forfait.
Ora le domande:
1) Perché l'Alitalia, diversamente da altre compagnie, invia carte d'imbarco elettroniche senza data?
2) Perché l'addetto all'ingresso della zona dei controlli è dotato di una pistola che legge le carte d'imbarco elettroniche e quelli che stanno vicino alle macchine "a raggi x" invece no?

3) Perché la macchinetta non è riuscita a stampare la mia carta d'imbarco?





giovedì 4 giugno 2015

Irrimediabilmente rime

Su questa pagina l'avanzamento dei lavori di Irrimediabilmente rime l'antologia delle poesie di Caterpillar AM che uscirà per Eraclea nel 2015.

mercoledì 29 aprile 2015

Anche Italo però (30001 - PayPalPaymentValidationError)


Tempo fa me l'ero presa con un codice di errore di prenotazione di Trenitalia, inneggiando a Italo e alla concorrenza (avendo sempre nel cuore anche il signor Arena di Arenaways). Quanta imprudenza da parte mia!

Oggi però, avendo preso per la prima volta la conseguente decisione di viaggiare con Italo su Roma per il Primo Maggio, avendo trovato anche prezzi migliori, ho effettuato il mio primo acquisto online sul sito di NTV (italotreno.it per intenderci).

Ma, una volta scelti tratte, date e posti a sedere, quando è stato il momento di pagare con Paypal, dopo essere stato reindirizzato sull'apposito sito, dopo aver inserito la password e dato conferma del pagamento ecco che gli amici di Italo mi hanno esposto un bel cartello di errore (vedi immagine). Si trattava dell'affascinante errore 30001 - PayPalPaymentValidationError (mica paglia).

Guarda caso il pagamento con carta di credito (che notoriamente ha commissioni più basse) è andato a buon fine. Qui non è questione di Trenitalia o di NTV, il problema è proprio l'Italia.