martedì 9 dicembre 2014

Le parole che mancano

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Persa la password di Windows 7? Nema problema!


Nuovo episodio della fortunata serie dell'angolo dello smanettone.

Ieri, cercando un file del 2010-11, ho tirato su dalla cantina un vecchio Toshiba (il mio terzultimo hardware) che avevo accantonato per i soliti problemi di alimentazione (sembra una anomalia costante tra tutti i produttori di PC, con piccole varianti specifiche su quale sia di volta in volta, l'anello più debole tra le batterie, gli alimentatori, i connettori, i cavi e la componentistica). 

Ovviamente avevo dimenticato la password e anche il "suggerimento" che avevo scelto, era particolarmente da pirla: "come prima più Ramiro" che nel mio gergo significa che la nuova password era uguale alla password precedente con in più un numero 2, ad esempio: da Pippo a Pippo2. (Ramiro è Ivan Ramiro Cordoba il cui numero di maglia all'Inter era, appunto, il 2). Si, bravo Arde, ma qual era la precedente? Ho cercato in ogni modo di indovinarla, ma no way.

Come fare? Ovviamente non avevo creato il disco di reset della password e non avevo neanche a portata di mano il disco di ripristino del PC.

Allora ho cercato "Toshiba" nella posta (a volte per ricordarmi le password me le mando via posta, ovviamente nascoste sotto un oggetto tipo: Meeting ore 16, ma poi nel corpo della mail c'è scritto Pwd Toshiba seguito da un algoritmo, meno da pirla di prima che mi permette di ricostruirla). Ma in questo caso nada de nada.

Però - colpo di scena - trovo una email con un ordine di spedizione: scopro che in un momento di benefica follia nel settembre 2011 avevo ordinato alla Toshiba un disco di ripristino e che mi era anche stato recapitato a a casa!

Metto a soqquadro la mia immensa collezione di CD di ogni tipo e lo ritrovo! C'è scritto "Disc 1". Assieme a questo (o meglio: a poca distanza da quello) rinvengo un altro CD artigianale con una scritta autografa "RIPRISTINO TOSHIBA 2".  Non capisco come mai ho un Disc 1 originale e un Disc 2 artigianale, ma per il momento mi accontento.

Rinfrancato mi getto a capofitto in rete e trovo questo fondamentale articolo di "about technology", che linka un secondo articolo, ancora migliore, con le istruzioni "passo-passo".

A questo punto potrei dire di avere seguito le istruzioni  in 15 passi di Tim Fisher e morta lì. Potrei, ma non sarebbe giusto nei miei confronti (e neanche nei confronti di Tim) perché le istruzioni dell'amico americano andavano integrate con alcune mosse "del giaguaro", altrimenti non ne sarei mai venuto a capo. Solo per chi si trovasse nelle stesse canne ecco le istruzioni di Tim riviste alla luce della sapienza di Arde.

1. Quando Tim ti dice di inserire il disco 1 di ripristino nel DVD e di accendere il PC, occorre anche premere immediatamente F2, il che ti permette di accedere al menù di Setup (questo almeno nei Toshiba) e da qui andare nell'area BOOT per scegliere di impostare il DVD come BOOT primario. Poi F10 per salvare e uscire. Senza questa accortezza il PC può continuare ad accendersi dal disco fisso arrivando alla richiesta di password alla quale non sapremmo rispondere.

2. A questo punto il PC si accende dal DVD e arriva alla schermata di scelta della lingua e della tastiera, ma se si preme avanti, come vuole Tim, può comparire un messaggio che avverte che stanno per piallarci tutto il disco fisso. Questo Tim non ce lo dice e noi non lo vogliamo. Insomma non mi compariva mai la schermata in cui io potevo scegliere, come al punto 3 delle istruzioni di Tim, "Repair your computer". Allora cosa ho fatto? Ho riacceso tenendo premuto il tasto F8 che ti permette di scegliere le Boot Option (opzioni di avvio) e solo allora mi è comparsa questa schermata (vedi figura). Nel mio caso però non c'era l'opzione prescelta di Tim: "Repair your computer". Fortunatamente ho trovato qualcosa del genere anche sotto l'opzione "Directory Services Restore Mode".


Se non ricordo male però, anche in questo caso, arrivavo sempre alla mefitica schermata di scelta lingua e tastiera. Allora, al terzo tentativo, una volta giunto lì, ho preso una decisione forte: ho estratto brutalmente il CD Disc 1 e ho messo il CD Disc 2 (ma forse avrei potuto mettere anche un CD di Sergio Endrigo) per ricevere un messaggio in inglese che mi segnalava che non trovava i file che servivano (per forza, erano sul Disc 1) ma SOPRATTUTTO mi chiedeva se volevo interrompere la procedura batch. Al che ho risposto, trionfante, di sì (era proprio quello che volevo!) e mi sono trovato davanti al prompt dei comandi, di fatto già al punto 7 della procedura di Tim: BINGO!

Una volta chiarito che il CD veniva visto come unità X:, ma soprattutto che il Sistema operativo del mio PC era sul disco C: è stato un gioco da ragazzi lanciare i due comandi del passo 8:

copy c:\windows\system32\utilman.exe c:\ 

copy c:\windows\system32\cmd.exe c:\windows\system32\utilman.exe

poi rimuovere il CD e riavviare il PC (passo 9) quindi cliccare sull'iconcina a forma di torta in basso a sinistra (passo 10) e infine scrivere trionfalmente sul prompt dei comandi (passo 11):

net user Pippo Pappa

dove Pippo è il mio caro vecchio utente di cui avevo perso la password e Pappa la nuova password. E infine, ancora più trionfalmente, chiudere il prompt dei comandi (passo 12) e collegarmi con la nuova password (passo 13).

Ora mi restano da fare i due passi 14 e 15 (per la sicurezza futura), ma ci tenevo a comunicare ai miei lettori che ormai siamo dentro!

Qualcuno dirà: ma questo è hacking, seguendo queste istruzioni posso entrare anche nei PC altrui di cui non è che ho perso la password, bensì non l'ho mai avuta.

Mmmmm: questo però chiedetelo a Tim.

venerdì 5 dicembre 2014

Papa Francesco: che dura la vita da twitstar!


Sorpresa: anche Papa Francesco deve barcamenarsi tra le difficoltà dei meandri della comunicazione in rete e sui social network dove sta facendo certamente bene, ma non benissimo.

Eletto il 13 marzo 2013, Papa Francesco si trova in dotazione le utenze twitter, inaugurate solo 3 mesi prima (primo tweet il 12 dicembre 2012) dal suo predecessore Benedetto XVI, e un discreto gruzzolo di follower, circa 3.300.000 segnati l'ultimo giorno di pontificato di Papa Ratzinger.

Oggi, 5 dicembre 2014, le nove utenze del Papa contano complessivamente 16.872.683 follower, quasi la metà dei quali raccolte dall'utenza in lingua spagnola. Qualche ora fa L'Avvenire celebrava il superamento dei 300.000 follower dell'utenza del Papa in latino (vedi riepilogo delle nove utenze in appendice). Ben fatto, Sua Santità.

Ma analizziamo la performance della sola utenza pontificia in lingua italiana nel corso dell'ultimo anno (5 dicembre 2013-5 dicembre 2014).

Il 5 dicembre 2013 @pontifex_it contava 1.350.226 follower. A distanza di un anno i follower sono diventati 2.187.885 con un incremento del 62,04%. Non male, si potrebbe pensare. Ma il dato non brilla di certo se messo a confronto con quello di altri personaggi celebri e che dispongono di una platea di follower dello stesso ordine di grandezza del Papa. 

Lo showman Fiorello, ad esempio, nello stesso periodo piazza un notevole +157,31% triplicando quasi i propri follower fino a toccare quota 812.893, mentre Mario Balotelli realizza un +108,16%. Per la precisione Supermario sovrasta persino in numeri assoluti l'utenza del Papa in italiano: 3.322.780 contro i già citati 2.187.885 (anche se per un confronto equo occorrerebbe tener conto quantomeno anche dell'utenza inglese del Papa, visto che nell'unica utenza a sua disposizione Balotelli twitta anche in inglese).

Meglio del Papa, come incremento annuo, fa anche il premier Matteo Renzi: +111,16 anno su anno, fino a toccare i 1.461.115 follower. Procedendo di questo ritmo Renzi supererebbe l'utenza italiana di Papa Francesco nel corso del 2016. 

Insomma con il suo +62,04% Papa Francesco si inserisce in un gruppo di classifica medio-alta, ma non altissima, poco sotto il Partito Democratico (+68,42) e con un piccolo vantaggio, ad esempio, su il Post (+60,56%) e Angelino Alfano (57,89%).

Follower Lingua %
7.356.806 spagnolo 43,60
4.789.341 inglese 28,39
2.187.939 italiano 12,97
1.215.886 portoghese 7,21
320.716 francese 1,90
309.807 polacco 1,84
300.324 latino 1,78
226.309 tedesco 1,34
165.555 arabo 0,98
16.872.683 TOTALE

martedì 2 dicembre 2014

Mamma mia, che smanettone!

Poche cose mi fanno piacere al mondo quanto recuperare i dati smarriti dentro dispositivi elettronici guasti. Qualche anno fa riuscii a recuperare tutti i contatti telefonici sepolti in un telefono Motorola morente, mandandone in dump la memoria con comandi trovati su un sito olandese e poi frugando con altri tool tra le macerie. L'operazione mi costò diversi giorni di lavoro ma fu coronata da un trionfo seguito da abbondanti libagioni.

Anche il successo di oggi, mi ha fatto godere: certo è stato più semplice, ma ha coinvolto uno degli oggetti che mi sono più cari: un iPod Nano regalatomi nel 2010: è una serie speciale perché oltre ad avere la radio FM (utilissima) e a dare la possibilità di fare dei video, dispone anche di un piccolo altoparlante. Così non li fanno più. Pensavo di aver perso anche lui nella recente spedizione di Caterpillar AM a Berlino lo scorso 8 novembre, assieme al cellulare. Poi il cellulare è stato ritrovato il 9 novembre, ma l'iPod non saltava fuori. Poi il 21 novembre sono andato a Campobasso, in albergo ho aperto il necessaire da viaggio ed eccolo là tra il dentifricio e i cotton fioc.


Stamattina però lo accendo e puff! non c'era più la musica. Una trentina tra foto e video, ma niente musica. Poco male, diranno i più avveduti, basta ricollegarlo al Mac o al PC (nel mio caso un PC) da cui gli era stata scaricata la musica con iTunes e ripristinare il tutto. Eh sì, ma QUEL PC oramai è stato dismesso e sull'iPod c'era una serie molto mista di: 1) canzoni comprate su iTunes (che si possono recuperare); 2) canzoni importate da CD che ho ancora, (che si possono pure recuperare); 3) canzoni importate da CD che non ho più;  4) MP3 vari che chissà che fine hanno fatto, compresi quelli del corso di cinese. Insomma un bel casino, specie per 3) e 4).

Warning: da qui in poi si va un filo sul tecnico, chi vuole saltare i dettagli sappia che ho recuperato tutta la musica grazie a una serie di mosse di rara maestria. Chi invece vuole sapere come, o magari ha lo stesso problema, può utilmente proseguire con la lettura.

Nelle "INFO" dell'iPOD mi accorgo subito che il disco è pieno con meno di 50MB lasciati liberi, solo che il grosso dell'occupazione del disco invece di essere "Audio" è  catalogata come "Altro". Segno che i miei brani sono ancora sul disco, solo che l'iPod non li riconosce. Segno che la TOC, cioè la table of contents, ovvero l'indice del file system (nel caso specifico un FAT-32) è perso o danneggiato, ma come ricostruirlo?

Forse non tutti sanno che i file sull'iPod sono strutturati come in un PC e i file musicali stanno (almeno negli iPod di quella generazione) nella cartella \iPod_control\music. Si potrebbe quindi collegare l'iPod al mio PC e poi cercare di accedervi da Start/Computer/Dispositivi con archivi rimovibili e vedere che succede.

Ma le operazioni di recupero sono complicate dal fatto che stamattina disponevo solo di un PC a 64bit mentre il file system dell'IPOD è a 32 bit. Fatto sta che provando a collegare l'iPod mi partiva in automatico iTunes con il messaggio ""È stato rilevato un iPod, ma non è stato identificato correttamente." Sotto Computer l'iPod a volte si vedeva, come disco F:, a volte spariva (credo che le sparizioni fossero a causa dell'avvio di iTunes). Ma poi navigando si incontravano solo cartelle vuote, esclusa quella con i video.

Cercando in rete ho trovato diverse segnalazioni su come resettare l'iPod (accenderlo tenendo premuto il tasto centrale e quello superiore, del menu) e su come accenderlo in modalità diagnostica (accenderlo tenendo premuto il tasto centrale e quello di sinistra del rewind).

Alla fine mi si accende una lampadina: schiaccio il tasto Start e scrivo cmd per aprire una sessione comandi (il buon vecchio DOS) e lancio un comando che dovrebbe ricostruire la TOC del disco f: quello dell'iPod:

chkdsk f: /r 
tecnicamente sarebbe: controlla il disco f: e tenta di ripararlo.

Con mia somma sorpresa il comando inizia a macinare e va avanti per circa 15 minuti, ma alla fine sul mio iPod la musica ancora non c'è. Allora lancio un:
dir f:\*.* /s
e qui mi si apre il cuore: vedo che nelle cartelle sottostanti la musica compare. Ma poi cercando di scendere di livello le directory sembrano ancora vuote. Stessa cosa dal lato interfaccia Windows e soprattutto sul povero iPod.

Mi si accende un'altra lampadina: che i file siano "nascosti"? O di sistema? Lancio
attrib -h -r -s  f:\*.* /s /d
che sembra funzionare.

E a quel punto tutto il disco f: è bellamente ispezionabile all'interno della sessione comandi, ma ogni volta che cerco di poi di visionarlo da Windows parte il malefico iTunes, con il suo messaggio di errore e le directory sembrano vuote.

Allora mi si accende l'ultima lampadina: lanciare di nuovo:
attrib -h -r -s  f:\*.* /s /d
e staccare l'iPod secco dal PC prima che parta iTunes con i suoi malefici reset!

Proprio quello che ti suggeriscono sempre di non fare. E invece BINGO! E così ha funzionato e stasera ho di nuovo tutte le mie canzoncine su iPod. Mamma, ma che smanettone sono!

venerdì 28 novembre 2014

Sylvia Plath, come no.


Come molti ricorderanno, giovedì 24 gennaio 2008 il povero Clemente Mastella, nell'atto di togliere la fiducia al secondo Governo Prodi, lesse in Senato una poesia, Lentamente muore, attribuendola a Pablo Neruda. Di fatto quella poesia, il cui titolo originale è A Morte Devagar, è stata scritta nel 2000 dalla poetessa brasiliana Martha Medeiros, come molti fecero notare allo stesso sprovveduto Mastella già qualche minuto più tardi.


Nello stesso errore sono cadute legioni di redattori e lettori della rete. Ancora adesso se si cerca con Google "Lentamente muore testo", il primo sito restituito dal motore di ricerca è poesieracconti.it che continua a catalogare l'opera come "di Pablo Neruda", nonostante i numerosi commenti dei lettori più avveduti.
In ogni caso, il fatto che un passaggio così importante della recente storia italiana, un ribaltone epocale, sia stato contrassegnato da una citazione farlocca letta con tanto trasporto, a mio avviso ha, ancora adesso, del meraviglioso.

E oggi le cose non vanno meglio di sette anni fa, visto che anche l'alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini ha recentemente commesso lo stesso errore, come ci ricorda Franco Bechis.

Ma il caso del finto Pablo Neruda non è l'unico e qualche giorno fa ne ho scoperto un altro. Possiamo chiamarlo il caso della finta Sylvia Plath. 
Com'è noto la poetessa americana si suicidò col gas a soli trent'anni l'11 febbraio 1963, poco tempo dopo essersi separata dal poeta inglese Ted Hughes.

Le vicende umane e letterarie dei due sono troppo complesse per essere riassunte qui, compresa la terribile coincidenza dell'analogo suicidio, sempre col gas, di Assia Wevill, la donna per cui Hughes aveva lasciato Sylvia Plath, solo sei anni dopo.

Ma da qualche tempo gira in rete ed è ripresa da diversi siti una poesia "di Sylvia Plath" dal titolo Marionette che semplicemente NON è di Sylvia Plath. Non è difficile capirlo leggendone anche solo poche righe. Si tratta di un testo poetico, stracarico di eventi reali della vita stesso Ted Hughes, narrato in prima persona e indirizzato alla madre di lei, come se il poeta inglese parlasse alla madre della Plath, giustificando la propria condotta di quegli anni.

"Vede, Signora,

io sua figlia l’ho sempre amata."

Difficile che Sylvia Plath parli della propria morte in questi termini, ma evidentemente a qualche lettore disattento questo indizio non basta. 
Il testo quindi, messo così, potrebbe, casomai, essere al massimo di Ted Hughes. Ma non è nemmeno suo, come vedremo tra poco.
La poesia fa bella mostra di sé in una serie di siti, certamente non professionali, ma molto "appassionati" che rischiano di fungere da moltiplicatori dell'errore, seguendo il noto metaforico meccanismo della defecazione sul ventilatore.

Il primo di questi siti porta addirittura il titolo Sylvia Plath Poetry - vita e opere della grande poetessa di Boston. La cosa curiosa è che questa Marionette viene, dallo stesso sito, pubblicata sia tra le poesie di Plath, sia nella sezione Ted Hughes - Birthday letters (che è la raccolta in cui Hughes, nel 1998, finalmente tratta l'argomento). Come se la stessa poesia fosse al tempo stesso di Plath e di Hughes!

L'attribuzione di Marionette a Plath si può trovare sul battagliero blog Poesia Ribelle - Blog dedicato a Bruno d'Iorio che mi ha ispirato l'idea per crearlo ed è volato via i cui redattori, non contenti, hanno riprodotto lo stesso errore sulla loro pagina facebook. 

Altro blog "letterario", altro regalo: qui siamo a Le parole di Grace - Spazio letterario di Giovanni Ibello.

Non si salva nemmeno la tenera lilletta, che sotto l'implorante titolo "Facciamo parlare silvia" pubblica ancora Marionette che di Sylvia non è, ed il blog "Al femminile".


L'errore approda, ancora pochi giorni fa, addirittura sul sito di Noi Donne, che lanciando l'appuntamento del 25 novembre a Teramo, Quando il 'mostro' è il branco, incontro presso l'università con il regista Marco Risi e lo scrittore Andrea Carraro sul film 'Il branco' ci segnala che:

Il regista e lo scrittore dell’omonimo romanzo dialogheranno con i giovani, risponderanno alle loro domande, esprimeranno il loro punto di vista sulla violenza degli uomini e sulla cultura misogina “un uomo ha in bocca la fame mai sazia dei lupi” dice un verso di Sylvia Plath in “Marionette”, Marion è il nome di una delle due vittime del branco nel film, è colei che non avrà scampo, morirà per le violenze subite
. 

Certo, partecipare alla giornata contro la violenza sulle donne è importante. Con le citazioni giuste però!

Ora, da quanto sono riuscito a ricostruire, Marionette, che reca in esergo una citazione dello stesso Hughes, dovrebbe in realtà essere una poesia - non al livello di quelle di Plath o di Hughes - tratta da Mitologie private, la terza raccolta poetica di Daniela Raimondi, poetessa mantovana emigrata in Inghilterra, edita nel 2007 da Edizioni clandestine.

In questo articolo del 2007 di Giovanni Nuscis, che ha scritto la prefazione della raccolta, si possono trovare altre poesie tratte dallo stesso volume, una breve biografia di Daniela Raimondi e una recensione del volumetto. Se sia poi appropriato che l'autore della prefazione di un libro ne scriva anche una recensione può essere per ora tralasciato. Altre informazioni, che ben spiegano come molti elementi delle biografie di Plath e Hughes, siano poi confluiti in modo abbastanza pedissequo, nel testo di Daniela Raimondi si possono trovare in quest'altro articolo firmato da Raimondi, ma pubblicato da Nuscis sullo stesso blog.

Un po' spiace che molti appassionati di Neruda e di Plath si accontentino di molto meno per infiammarsi. Ma, in fondo, provare passioni è sempre una cosa bella, indipendentemente dall'oggetto del nostro amore, perché lentamente muore (...) chi evita una passione, come ben ci ricordano Clemente Mastella e Federica Mogherini.

mercoledì 19 novembre 2014

Disumano, troppo disumano, ovvero: otto anni di inconsapevolezza



Quando otto anni fa aprii questo blog feci tutto abbastanza in fretta: anche il titolo e il sottotitolo vennero scelti in pochi minuti.

Il titolo anything goes mi piacque da subito: si riferiva a Contro il metodo, il saggio di epistemologia di Paul Feyerabend che Giulio Giorello, dopo averne scritto la prefazione all'edizione italiana,  ci aveva insegnato ad apprezzare nel suo corso di Filosofia della Scienza alla Statale di Milano nei primi anni Ottanta. La frase in cui Feyerabend riassume il suo approccio: Anything goes (tutto può andar bene) nega un reale valore euristico alla rigidità del metodo scientifico e identifica un approccio eclettico, anzi decisamente anarchico all'epistemologia.

Probabilmente Feyerabend si era ispirato all'omonima canzone di Cole Porter del 1934 da cui era stato tratto un musical nello stesso anno (e un film un paio di anni dopo), ma io questo l'ho scoperto solo tempo dopo.



Invece il sottotitolo nulla di umano è umano, pure scelto in pochi minuti, non mi ha mai convinto del tutto. Si riferiva, come punto di partenza, al motto latino "nulla di umano mi è estraneo", la quale mi sembra un'ottima affermazione, ma, nella mia versione modificata, tentava di sottolineare anche il fatto che pochi esseri viventi come gli uomini sono in grado di compiere atti disumani, il che potrebbe apparentemente suonare come una contraddizione in termini: nulla di umano è umano. E poi, certo, sullo sfondo c'era anche l'assonanza con il nietzschiano umano, troppo umano. Sì, però continuava a sembrarmi una soluzione in tono minore, non molto brillante.

Ci doveva pensare il passaggio di una canzone di Morrissey, Earth Is The Loneliest Planet, a dare, qualche mese fa, un senso a quelle mie stentate cinque parole di otto anni fa: humans are not really very humane, vedi a 0:35.


martedì 18 novembre 2014

Gianni Morandi - Storia di una candidatura al Quirinale



Da quando abbiamo lanciato la candidatura di Gianni Morandi al Quirinale, prima con un tweet da Berlino, la mattina di domenica 9 novembre, e poi con una poesia a Caterpillar AM, a Radio2 RAI, all'alba della mattina successiva (con un bis stamani), è tutto un fiorire di tweet e pagine facebook che, sotto sotto, vogliono accaparrarsi il merito di essere stati i primi a fare il nome di Gianni.

A dire il vero, facendo una rapida ricerca in rete, ho trovato che tutte le proposte in tal senso sono successive ai nostri interventi (facile fare gli originali quando ne ha già parlato la RAI), tranne un elegante post su facebook da parte di un certo Alegalli, che risale addirittura a mercoledì 22 ottobre, di cui peraltro non conoscevo l'esistenza. Rinuncio quindi volentieri alla primazia sul tema, a favore di Alegalli. Anche se, a dire il vero, quando Alegalli ha lanciato la sua proposta non era ancora uscito l'articolo di Stefano Folli su Repubblica (è di sabato 8 novembre) che ha, in qualche modo, "ufficializzato" l'imminenza dell'uscita di scena di Re Giorgio.


Ora però dobbiamo tutti abbandonare le dispute sulla primogenitura e concentrarci sull'obiettivo: vogliamo Gianni al Quirinale!

Cos'abbiamo? Abbiamo tanti e influenti sostenitori, abbiamo una pagina facebook che, aperta lo stesso 10 novembre, non so da chi, ha già oltre 1300 aderenti e una seconda, aperta l'11 novembre, che supera i 400. (Certo, sarebbe stata doverosa una citazione, ma tant'è).



E su twitter abbiamo tanti lanci con individuazione di hashtag (#GiannialQuirinale, #GiannialColle, #MorandiPresidente) che ci aiuteranno a sostenere la candidatura.




E poi abbiamo (e ci sarà scusata l'autocitazione, vista la rilevanza del tema) due componimenti poetici, già letti a Radio2 che potranno aiutare i comitati pro-Gianni, configurandosi come veri e propri "inni". 



In Italia il presidente
resta in sella sette anni
è per questo che la gente
vuole solamente Gianni.

Lui che andava a cento all'ora
questa Italia cambierà
lui che sempre si innamora
lui tra mille ce la fa.

Lui che può dare di più
lui che sei forte papà
lui Belinda, lui Mariù
la Befana trullallà.

Lui che 1) non tradisce
lui che 2) non ci delude
il paese ripulisce
le polemiche le chiude.

Se Re Giorgio se ne va
non ci resta che Morandi
ma pagar ci toccherà
delle royalty a Ballandi.

Marco Ardemagni per Caterpillar AM - Radio2 RAI, 10/11/2014


È da un po' che non parliamo
del ragazzo che appoggiamo
noi che primi tra la gente
lo volemmo presidente.

Ora è tutto un brulicare
come all'alba le lampare
di club piccolini e grandi
che sostengono Morandi.

Troppo facile, copioni:
dite Ligabue o Baglioni,
o aderite al comitato
di chi Gianni l'ha lanciato.

Napo è stanco, vuol mollare,
Renzi chiede di restare
fino al lancio dell'Expo
ma Morandi, perché no?

Tra gli stand delle nazioni
canterà le sue canzoni
e sarà invidia crescente
per il nostro Presidente.

Hanno Dilma i brasiliani
e Barack gli americani:
non sfigurerà tra i grandi
la figura di un Morandi.

Marco Ardemagni per Caterpillar AM - Radio2 RAI, 18/11/2014

Infine, e questa è forse la cosa più importante, sta fiorendo con estrema naturalezza un grande interesse giornalistico "spontaneo" attorno a Gianni, aldilà della sua ovvia candidatura a naturale Presidente di tutti gli Italiani. Si vedano ad esempio questi articoli de ilfattoquotidiano.it, di Repubblica, del Tgcom24, del Corriere, sul superamento del milione di "like" su Facebook da parte della pagina ufficiale di Gianni (che è già oltre il milione e centomila). Ma la vera investitura alla carriera politica di Gianni arriva da questo splendido articolo di Internazionale.

Insomma: uniamo le forze, sono maturi i tempi per Gianni Morandi sul colle più alto di Roma. Forza Gianni ¡hasta el Quirinal!


flash update: mi ha scritto Simone, admin della seconda pagina facebook che nulla sapeva della nostra iniziativa (come noi non sapevamo di Alegalli). Perfetto: un ulteriore blessing alla portata politica di Gianni, condivisa spontaneamente da tanti italiani. E il fatto che sia stato così a lungo capitano di una delle istituzioni portanti del nostro Paese, la Nazionale Cantanti, lo dimostra ulteriormente.