1. Qualche giorno fa tento di pagare un "mancato pedaggio" sul sito di Autostrade per l'Italia. Perché "mancato pedaggio"? Perché per abitudine ero passato dalla porta del telepass con una macchina presa a nolo durante la maratona per la web-tv di telethon, ma ovviamente la macchina presa a nolo non aveva il telepass. Decido di pagare con la mia American Express, ma il sito di Autostrade non l'accetta, mannaggia. Allora ne provo un'altra, ma questa seconda, una Cartimpronta (circuito Mastercard) rilasciata da BPM, si rifiuta di transare: dopo aver compilato tutti i dati e dato invio mi viene chiesto di registrare la carta altrimenti ciccia. Non ricordo le parole esatte ma compare una schermata tipo "per la tua sicurezza da questo momento non ti permettiamo più di fare acquisti online se non registri la tua carta".
2. Sul sito di Cartimpronta scopro che per registrare la carta online occorre il "codice posizione" che ovviamente non so dov'è, ma dopo qualche giorno vado a farmelo dare in banca. Penso: "è fatta".
3. Oggi finalmente, conscio del mio "codice posizione", registro la mia carta di credito: scelgo utente, password, poi mi collego al sito e navigo tra le meraviglie della mia carta di credito, scelgo un ulteriore codice operativo (con il quale posso cambiare la email dove inviarmi le comunicazioni) e soprattutto scelgo una terza password sicurissima per "gli acquisti online". A questo punto posso passare trionfalmente a pagare il "mancato pedaggio" sul sito di Autostrade.
4. Sul sito di Autostrade immetto tutti i dati, mancato pedaggio, numero di carta di credito, ma la funzione "non è momentaneamente disponibile". Al sesto tentativo ci siamo: posso immettere finalmente la nuova sicurissima password per gli acquisti online, ma all'ultimo clic schermata analoga a quella di qualche giorno fa: la registrazione non è andata a buon fine.
5. Cerco su google il numero dell'assistenza Cartimpronta: 0432-744212. Chiamo e un gentile operatore mi spiega che la transazione è stata da loro autorizzata, e quindi è tutto ok. Lui non sa perché la schermata abbia detto picche, ma non devo preoccuparmi, dovrei aver pagato il pedaggio.
6. Metto giù tranquillo, però verifico sul sito le ultime operazioni della mia carta (la registrazione ti dà anche questo vantaggio) ma il pagamento non risulta, ahia!
7. Richiamo l'assistenza, una gentile operatrice precisa che sì loro hanno dato autorizzazione, ma non è detto che dall'altra parte (dalla parte Autostrade) sia tutto a posto e comunque non ho fatto il numero giusto: 0432-744212 è il numero per la Carta "World", la mia non lo è, e quindi devo chiamare lo 0432-744254.
8. Io nel dubbio, e con enorme sprezzo del pericolo, decido di aspettare a chiamare l'assistenza e riprovo a ripagare, confidando nel fatto che Autostrade non prenda due volte gli stessi soldi per lo stesso mancato pedaggio. E in effetti questa volta va un po' meglio: una volta immessa la password di sicurezza "per gli acquisti online" compare sì ancora la scritta della mancata registrazione, ma perlomeno ottengo dal sito di Autostrade una trionfante conferma che stavolta è tutto a posto, ho pagato e posso stampare la ricevuta del pagamento.
9. Tutto a posto? Sì e no. Perché mai continua a comparire il messaggio che "la registrazione non è andata a buon fine"? Decido di parlarne con gli amici di Cartimpronta... e qui si ride. Attenti, amici.
10. Al numero 0432-744254 non trovo i cortesi operatori dello 0432-744212, ma un risponditore automatico che con gelida voce femminile mi chiede in sequenza:
A. Di digitare o pronunciare il numero della mia carta. Eseguo.
B. Di immettere il mio codice d'accesso (Cosa? Che sia una delle tre password che ho impostato al punto 3 quando mi sono registrato? No, perché sono tutte fatte da lettere e numeri tranne il "codice operativo", ci penso...). Il risponditore viene in mio soccorso: se non si conosce il codice d'accesso si può dire "altro". Dico: "altro".
C. A questo punto mi viene chiesto se ho il Codice Posizione. Ce l'ho, urrà, me lo sono fatto dare qualche giorno fa, al punto 2), devo dire sì o no. Dico: "sì"!
D. Allora mi viene chiesto di dirlo, questo codice posizione: lo dico.
E. Non ancora pago il risponditore mi chiede di immettere il codice di sicurezza ovvero le ultime tre cifre sul retro della carta. Eseguo.
Penso: è finita, finalmente posso parlare con un gentile operatore e lamentarmi del fatto di ottenere il fastidioso messaggio che la registrazione non è andata a buon fine, invece no. La gelida voce del risponditore automatico mi dice: "coi dati che ci ha fornito non è stato possibile identificarla, se non dispone del codice d'accesso richiami il servizio clienti dicendo 'altro' dopo aver immesso il numero dalla sua carta di credito".
Ma è quello che ho fatto, stronza!
La stronza mi ricorda che il servizio è dedicato ai clienti Cartimpronta.
Ma io lo sono, doppiamente stronza.
Ripeto la procedura una prima volta provando, in alternativa, al punto B, di immettere il mio "codice operativo", ma ottengo lo stesso esito.
Poi riprovo una terza volta, dicendo ancora "altro" al punto B. Nada de nada.
Insomma: se non ho il codice devo dire "altro" per ottenerne uno, ma se dico "altro" non mi riconoscono.
11. Chiamo il numero verde della BPM, ma ovviamente le carte di credito non rientrano nella loro giurisdizione (anche se l'hanno rilasciata ora). La gentile operatrice mi rimanda al sito www.bpmcarte.it. dove l'unico modo per poter interagire con qualche altra forma di supporto che non sia quel loop infernale dello 0432-744254 consiste nel cliccare su un link e mandare una segnalazione, lasciando la mia "email".
12. Eseguo: nel messaggio descrivo il loop del punto 10 e attendo. Per oggi basta così, poi vedremo. Nel caso, al prossimo messaggio, gli mando il link di questo blog.
Aggiornamento del 24 dicembre: sono andato in banca e ho riprovato la procedura con una simpatica funzionaria. L'unica differenza: invece di leggere i numeri dei vari codici ad alta voce li abbiamo digitati dalla tastiera e così dopo aver immesso il codice di sicurezza della carta al posto di rimandarmi al punto di partenza il risponditore mi ha fatto impostare il mio numero di sicurezza. Brava la funzionaria del BPM, (tra l'altro la stessa che qualche giorno fa mi ha richiesto un duplicato della stessa carta di credito che oggi, tornando a casa, il postino mi ha consegnato: velocissimi).
Finalmente adesso potrò chiamare il supporto e spiegare il problemino del falso messaggio.
L'ipotesi è che io ieri non "recitassi" correttamente i numeri della carta e dei codici. Resta da capire però perché il risponditore automatico non faceva come milioni di altri risponditori analoghi, chiedendo: "Il numero da lei pronunciato è 5 4 4 1 ecc.?"
lunedì 22 dicembre 2008
sabato 15 novembre 2008
Ideona: e se ci iscrivessimo tutti alla CGIL?
Lo so, iscriversi a un sindacato è la cosa più lontana dalla mentalità di molte delle persone che io conosco, me compreso. Sarà per via di quell'alone di vetero-operaismo che persino la stessa parola "sindacato" porta con sé ("syndication" suona già più accattivante, ma vuol dire tutt'altro: in inglese sindacato si dice "union"). Eppure di per sé unirsi ad altri lavoratori per la difesa dei propri diritti (e di quelli dei lavoratori passati e futuri) dovrebbe essere un passo abbastanza naturale.
Lo so, i nostri sindacati hanno tutta l'aria di essere carrozzoni estremamente verticistici, burocratici e lenti. E ogni volta che prendono una qualsiasi decisione vengono sempre scavalcati a destra (da chi si considera moderno, liberista, democratico) a sinistra (dagli autonomi, dagli integralisti, dagli oltranzisti) e certamente superati anche da sopra e da sotto.
Lo so, fare picchetti fuori da una fabbrica (ammesso e non concesso che se ne facciano ancora) è un gesto abbastanza illiberale. E sicuramente saranno state sponsorizzate dai sindacati decine di cause a favore di qualche fannullone contro qualche datore di lavoro particolarmente illuminato. E senza dubbio i sindacati saranno stati troppo morbidi in occasioni in cui dovevano essere più duri e troppo duri in occasioni in cui era ragionevole essere più morbidi.
Lo so, i sindacati confederali avranno senz'altro (non ne ho esperienza diretta) cercato di mettere fuori gioco altre sigle più battagliere, o meno battagliere, o semplicemente diverse. E nell'esercizio della democrazia interna non si saranno sempre distinti per trasparenza.
Però, però...
Cos'è che potrebbe dare più ai nervi in questo momento storico a un governo che sta tentando di... (ok ok, vi risparmio l'elenco, però è chiaro che stanno cercando per l'ennesima volta di mettere zizzania)?
C'è una buona porzione di dadaismo situazionista nella mia decisione, ma penso che in settimana mi iscriverò alla CGIL, così, tanto per vedere di nascosto l'effetto che fa. Non deve nemmeno costare tanto.
Lo so, i nostri sindacati hanno tutta l'aria di essere carrozzoni estremamente verticistici, burocratici e lenti. E ogni volta che prendono una qualsiasi decisione vengono sempre scavalcati a destra (da chi si considera moderno, liberista, democratico) a sinistra (dagli autonomi, dagli integralisti, dagli oltranzisti) e certamente superati anche da sopra e da sotto.
Lo so, fare picchetti fuori da una fabbrica (ammesso e non concesso che se ne facciano ancora) è un gesto abbastanza illiberale. E sicuramente saranno state sponsorizzate dai sindacati decine di cause a favore di qualche fannullone contro qualche datore di lavoro particolarmente illuminato. E senza dubbio i sindacati saranno stati troppo morbidi in occasioni in cui dovevano essere più duri e troppo duri in occasioni in cui era ragionevole essere più morbidi.
Lo so, i sindacati confederali avranno senz'altro (non ne ho esperienza diretta) cercato di mettere fuori gioco altre sigle più battagliere, o meno battagliere, o semplicemente diverse. E nell'esercizio della democrazia interna non si saranno sempre distinti per trasparenza.
Però, però...
Cos'è che potrebbe dare più ai nervi in questo momento storico a un governo che sta tentando di... (ok ok, vi risparmio l'elenco, però è chiaro che stanno cercando per l'ennesima volta di mettere zizzania)?
C'è una buona porzione di dadaismo situazionista nella mia decisione, ma penso che in settimana mi iscriverò alla CGIL, così, tanto per vedere di nascosto l'effetto che fa. Non deve nemmeno costare tanto.
mercoledì 12 novembre 2008
Zuava day

E così è arrivato lo Zuava Day. "Ma come, nessuno ci ha avvertiti" diranno subito i nostri piccoli lettori. Lo Zuava Day è così, imbastito di nulla, rifugge la pompa mediatica. Quest'anno siamo in pochi, l'anno prossimo lo faranno in molti, e noi potremo dire: "Siamo stati i primi". Ma anche questo, in fondo, è poco importante. Il fatto vero è che non saremo mai come ci volete voi.
lunedì 10 novembre 2008
Facebook si mangia i blog?
Ho importato il blog anything goes nel mio profilo facebook. Operazione tutto sommato semplice: basta cliccare sull'applicazione "Note" e "Le mie note" dalla pagina principale di facebook e si trova un bottone in fondo alla pagina dove ho inserito l'indirizzo di atom relativo al blog.
Ed ecco che, improvvisamente, in poche ore, l'ultimo mio post (su un problema tutto sommato marginale, quello del po' scritto erroneamente con l'accento) ottiene 13 commenti, su facebook (e solo 2 sul blog). Non sono un'enormità, ma 13 commenti (a un singolo post) direttamente sul blog io non credo di averli mai avuti. Sarà pur vero che non ho mai pubblicizzato molto questo blog e su facebook ho più di 500 amici, ma se la media è questa si può pensare tranquillamente pensare di traslocare su facebook.
Che facebook abbia davvero intenzione di mangiarsi tutti i blog?
Alcune controindicazioni (da approfondire):
1. Tutti i commenti vertono sull'ultimo post, che quelli precedenti siano meno visibili agli utenti di facebook?
2. I commenti su facebook restano su facebook e non si mischiano con quelli sul blog
3. Il blog è accessibile a tutto il mondo, le note di facebook solo agli utenti di facebook
4. Non sono ancora sicuro che adesso questo post sul blog venga direttamente visto in facebook o se occorra nuovamente importare il blog. Teoricamente avendo immesso l'indirizzo dell'atom dovrebbe funzionare come un feed, ma non ne sono affatto sicuro. Facciamo la prova! (Aggiornamento: mi sono reso conto che su facebook dice che l'aggiornamento è automatico, ma dopo 5 minuti non si è ancora visto niente).
Ed ecco che, improvvisamente, in poche ore, l'ultimo mio post (su un problema tutto sommato marginale, quello del po' scritto erroneamente con l'accento) ottiene 13 commenti, su facebook (e solo 2 sul blog). Non sono un'enormità, ma 13 commenti (a un singolo post) direttamente sul blog io non credo di averli mai avuti. Sarà pur vero che non ho mai pubblicizzato molto questo blog e su facebook ho più di 500 amici, ma se la media è questa si può pensare tranquillamente pensare di traslocare su facebook.
Che facebook abbia davvero intenzione di mangiarsi tutti i blog?
Alcune controindicazioni (da approfondire):
1. Tutti i commenti vertono sull'ultimo post, che quelli precedenti siano meno visibili agli utenti di facebook?
2. I commenti su facebook restano su facebook e non si mischiano con quelli sul blog
3. Il blog è accessibile a tutto il mondo, le note di facebook solo agli utenti di facebook
4. Non sono ancora sicuro che adesso questo post sul blog venga direttamente visto in facebook o se occorra nuovamente importare il blog. Teoricamente avendo immesso l'indirizzo dell'atom dovrebbe funzionare come un feed, ma non ne sono affatto sicuro. Facciamo la prova! (Aggiornamento: mi sono reso conto che su facebook dice che l'aggiornamento è automatico, ma dopo 5 minuti non si è ancora visto niente).
sabato 8 novembre 2008
Un'altra battaglia persa
Del congiuntivo si è discusso. Ma dell'esondazione del pò vogliamo dire qualcosa?
Po', ottenuto per elisione di "co" da poco, va scritto con l'apostrofo e non con l'accento. Ditelo ai parenti, agli amici, ai semplici conoscenti. Ditelo, ad esempio, agli amici della gazzetta.it.
Po', ottenuto per elisione di "co" da poco, va scritto con l'apostrofo e non con l'accento. Ditelo ai parenti, agli amici, ai semplici conoscenti. Ditelo, ad esempio, agli amici della gazzetta.it.
Piiiiccolo!

Giovedì mattina sto per uscire per andare a registrare l'audio degli Sky Toons ma vedo che Napo, il cagnetto di famiglia per il quale non ringrazierò mai abbastanza gli amici de l'Allevamento del Bekis, è in giardino che si sta accanendo (mi sembra legittimo accanirsi, per un cane, sia pure di piccola taglia) su di un oggettino immobile. Penso: sarà la solita pigna, il solito osso di gomma. Mi avvicino: è un uccellino. Piccoliiiissimo. Immobile. Penso: è andato, l'ha fatto secco. Lo prendo. Napo abbaia ancora di più, si mette su due zampe puntando alle mie mani: il suo istinto di cacciatore lo guida. L'uccellino sembra spacciato, ma improvvisamente prende il volo, entra in casa e si rifugia su di una mensola. Un volo perfetto. Penso: bene non è né troppo giovane, né troppo ferito, forse ha solo usato la nota tattica di fingersi morto per non farsi sbranare da Napo. Lo riprendo in mano, prendo in considerazione l'ipotesi di curarlo: è comunque lontano dal nido e quei trenta secondi tra le grinfie di Napo non devono essere stati una passeggiata. Ma ancora mi sfugge immediatamente di mano, esce dalla finestra con uno splendido volo a frullino e va a rincantucciarsi sulla siepe di fotinie. Nel frattempo Napo, impazzito, corre in casa a saltare cercando di annusare frenetico la mensola pensando che l'uccellino sia ancora lì. Però anche lui... quando cattura la papera di gomma la prende alla gola e la sbatte di qua e di là, uccidendola ogni volta, mentre con l'uccellino vero, in fondo, c'è andato leggero: non vedo nemmeno il segno di una piccola ferita. Mi dirigo verso la siepe di fotinie e fotografo l'esserino al volo (mi sembra legittimo fotografare al volo un uccellino, sia pure un uccellino immobile su di una foglia). Dopo qualche istante l'uccellino spicca l'ultimo volo, almeno l'ultimo di cui abbia conoscenza, e sparisce dietro ad un ciliegio. Resta il dubbio sulla sua specie. Ornitologi di tutto il mondo, guardate la foto: ma che diavolo di uccellino era?
Schede, schede, schede
E così il mio computer ha iniziato a riempirsi di schede.
Cos'è successo? Mi hanno regalato un computer usato pochissimo con Vista e il suo bravo browser MS Internet Explorer (grazie D.!)
Ed ecco che nella pagina di Internet Explorer aperta, ad esempio, sul sito della gazzetta.it, si aprono - magicamente, senza far nulla! - a distanza di qualche minuto una dall'altra, decine di ulteriori schede (sono quelle "sotto-pagine" all'interno della pagina che normalmente si ottengono selezionando un link e scegliendo "apri in una nuova scheda"). Il problema colpisce solo la prima pagina in ordine di tempo ad essere aperta. Se ad esempio apro nell'ordine tre pagine, una su gazzetta.it, una su repubblica.it e una su corriere.it, soltanto sulla pagina aperta su gazzetta.it si verifica la proliferazione di schede. Se chiudo la pagina della gazzetta.it il problema colpisce la più "vecchia" delle due pagine rimaste, quella di repubblica.it.
Guarda caso, quelle aperte a tradimento sono tutte schede pubblicitarie, schede che ti invitano ad acquistare qualcosa, più spesso a fare abbonamenti online a qualche sito o servizio.
Espongo la iattura sul forum del mio gioco di calcio manageriale preferito hattrick.org e qui mi suggeriscono (grazie M.!) di installare Spybot-S&D©®: un miracoloso programma gratuito che dopo installazione, aggiornamento e lancio, trova installato sul mio PC una specie di virus, tale Win32.Agent.fbx, rimosso il quale il problema si risolve.
Facendo un po' di indagini scopro che si trattava di una particolare categoria di malware (concetto vicino ma non uguale a quello di virus) e più precisamente di un adware: cioè di un programmino malizioso, di un tipo particolare di trojan, che ti tormenta con della pubblicità indesiderata. Se ho capito bene (e non è detto) quella dell'adware è una categoria vasta. Questa categoria va, nel caso più innocente, da una sequela di "spot pubblicitari" lanciati da programmi software gratuito che tu scarichi e installi nel tuo computer. Cioè chi fa il software te lo fa scaricare senza farti pagare niente, ma tu ogni tanto ti becchi gli "spot" dei vari sponsor. Nei casi più pericolosi però, questi adware sconfinano quasi nello spyware, cioè raccolgono dati dal tuo computer, magari dalla tua lista dei preferiti, proprio per scegliere di lanciare "pubblicità ad hoc" o peggio.
Il mio doveva essere una via di mezzo, ma noioso era ben noioso.
Ora la domanda da un milione di dollari: tra le schede lanciate dal mio semi-virus c'erano, non solo, ma anche, le pagine anche di molte major quotate in borsa ai primi posti: mondadori, vodafone, sky tv, better ('o sistemone), che è della lottomatica. Come è possibile?
I casi sono due: 1. chi ha scritto l'adware ha fatto in modo che io fossi indirizzato verso siti innocenti, inconsapevoli, che però traggono un beneficio, nel senso che io poi magari mi abbono al loro servizio, ecco ad esempio una scheda caricata automaticamente: "http://www.mondadorimobile. it/lp13/welcome.asp?class=105" (non lo linko correttamente per non lanciarlo da qui, per vederlo dovete fare copia&incolla rimuovendo lo spazio).
2. L'ipotesi due non la prendo neanche in considerazione: le major utilizzano questi mezzucci. Ma siamo sicuri che sia legale?
Opinioni? Ulteriori indicazioni? Qualcuno ha già affontato l'argomento?
Cos'è successo? Mi hanno regalato un computer usato pochissimo con Vista e il suo bravo browser MS Internet Explorer (grazie D.!)
Ed ecco che nella pagina di Internet Explorer aperta, ad esempio, sul sito della gazzetta.it, si aprono - magicamente, senza far nulla! - a distanza di qualche minuto una dall'altra, decine di ulteriori schede (sono quelle "sotto-pagine" all'interno della pagina che normalmente si ottengono selezionando un link e scegliendo "apri in una nuova scheda"). Il problema colpisce solo la prima pagina in ordine di tempo ad essere aperta. Se ad esempio apro nell'ordine tre pagine, una su gazzetta.it, una su repubblica.it e una su corriere.it, soltanto sulla pagina aperta su gazzetta.it si verifica la proliferazione di schede. Se chiudo la pagina della gazzetta.it il problema colpisce la più "vecchia" delle due pagine rimaste, quella di repubblica.it.
Guarda caso, quelle aperte a tradimento sono tutte schede pubblicitarie, schede che ti invitano ad acquistare qualcosa, più spesso a fare abbonamenti online a qualche sito o servizio.
Espongo la iattura sul forum del mio gioco di calcio manageriale preferito hattrick.org e qui mi suggeriscono (grazie M.!) di installare Spybot-S&D©®: un miracoloso programma gratuito che dopo installazione, aggiornamento e lancio, trova installato sul mio PC una specie di virus, tale Win32.Agent.fbx, rimosso il quale il problema si risolve.
Facendo un po' di indagini scopro che si trattava di una particolare categoria di malware (concetto vicino ma non uguale a quello di virus) e più precisamente di un adware: cioè di un programmino malizioso, di un tipo particolare di trojan, che ti tormenta con della pubblicità indesiderata. Se ho capito bene (e non è detto) quella dell'adware è una categoria vasta. Questa categoria va, nel caso più innocente, da una sequela di "spot pubblicitari" lanciati da programmi software gratuito che tu scarichi e installi nel tuo computer. Cioè chi fa il software te lo fa scaricare senza farti pagare niente, ma tu ogni tanto ti becchi gli "spot" dei vari sponsor. Nei casi più pericolosi però, questi adware sconfinano quasi nello spyware, cioè raccolgono dati dal tuo computer, magari dalla tua lista dei preferiti, proprio per scegliere di lanciare "pubblicità ad hoc" o peggio.
Il mio doveva essere una via di mezzo, ma noioso era ben noioso.
Ora la domanda da un milione di dollari: tra le schede lanciate dal mio semi-virus c'erano, non solo, ma anche, le pagine anche di molte major quotate in borsa ai primi posti: mondadori, vodafone, sky tv, better ('o sistemone), che è della lottomatica. Come è possibile?
I casi sono due: 1. chi ha scritto l'adware ha fatto in modo che io fossi indirizzato verso siti innocenti, inconsapevoli, che però traggono un beneficio, nel senso che io poi magari mi abbono al loro servizio, ecco ad esempio una scheda caricata automaticamente: "http://www.mondadorimobile. it/lp13/welcome.asp?class=105" (non lo linko correttamente per non lanciarlo da qui, per vederlo dovete fare copia&incolla rimuovendo lo spazio).
2. L'ipotesi due non la prendo neanche in considerazione: le major utilizzano questi mezzucci. Ma siamo sicuri che sia legale?
Opinioni? Ulteriori indicazioni? Qualcuno ha già affontato l'argomento?
Iscriviti a:
Post (Atom)