martedì 23 settembre 2014

Al mio idraulico, al mio dentista e al mio elettrauto che aspettano di essere pagati.

Cerco di fare un po' di ordine sulla questione dei miei debiti per evitare che informazioni parziali contribuiscano soltanto a creare confusione. 

Il dato di partenza è il seguente, oggi io non sono in grado di avere una mappatura chiara, una fotografia certa dei debiti cui devo fare fronte. E' il motivo per il quale la fatturazione elettronica, che ho introdotto lo scorso giugno, è lo strumento chiave per determinare d'ora in avanti, il chi, il quanto e il quando dell'impegno preso da me nei confronti dei miei creditori. 

Primo punto: ho realizzato il sistema che mi permetterà di controllare se pago a 30 giorni. Adesso va esteso anche ai miei familiari e il sistema girerà definitivamente.
Secondo punto: tutti i soggetti che hanno un credito verso la mia famiglia sono oggi - grazie all'accordo tra me, la mia banca e altri miei finanziatori - in condizione di essere pagati. Purtroppo devono sottostare a una procedura che prevede la certificazione del credito sul mio sito. Ma se l'operazione è complicata dal punto di vista procedurale, il concetto è molto semplice. Entro il 21 settembre ho messo a disposizione i soldi per pagare tutti i debiti di parte corrente. Purtroppo non tutti sono stati pagati perché il procedimento richiede un comportamento attivo (registrazione) da parte vostra. In un mondo normale il pagamento dovrebbe essere automatico. Purtroppo l'assurdo meccanismo del passato e l'inefficienza di molti miei familiari impone di usare questa procedura. Ma - questo è il punto chiave - io mi sono messo nelle condizione di pagare tutti i debiti. E dunque è corretto sostenere che la sfida di liberare risorse per pagare tutti i debiti della mia famiglia è vinta. Rimane quella di semplificare e imporre efficienza a tutta la mia famiglia.

Rimangono fuori da questo computo - che comunque supera ampiamente i 500 euro - solo quella quota parte di debiti della famiglia su investimenti (stimati tra i 33 e i 50 euro) per i quali i soldi ci sono, ma il problema è il rispetto della promessa che ho fatto di non spendere troppo. In altri termini, le risorse ci sono, ma rimane il problema di rispettare il patto di non spendere troppo.

Gli unici debiti non pagabili al momento sono questi. Non 1000 euro, come si dice in giro, ma una cifra che oscilla tra i 33 e i 50 euro, che rischiano di farmi sforare la promessa; un vincolo che intendo onorare e rispettare.

lunedì 1 settembre 2014

Le ricette brutte - Capitolo 1: Pasticcio di sogliola alla lattaia


Chi non ha affrontato almeno una volta nella vita il confortante, ma estremamente scialbo, gusto della sogliola alla mugnaia o, meglio, della sole meunière, seguendo la dizione del paese d'origine? Piatto preferito, assieme alla paillard, da chi è costretto ad andare al ristorante pur essendo indisposto, la sogliola alla mugnaia rappresenta il grado zero dei secondi piatti, così come il riso in bianco (o riso scolato) lo è dei primi. A dire il vero, al ristorante, tolte le mense aziendali e i ristoranti cinesi, è abbastanza difficile farsi servire un riso in bianco e così di solito il menù di chi è indisposto prevede pasta in bianco o consommè (e siamo già alla terza definizione francese) e di secondo paillard o sogliola alla mugnaia. Poi si dovrebbe aprire un discorso sulla differenza tra il brodino che ti portano in questi casi nel novanta percento dei ristoranti italiani e il vero consommè, ma questo, per oggi, è decisamente off topic.

Oggi pomeriggio, verso le 15, quando ho iniziato a sentire i primi languorini, ho pensato che fosse ora di preparare il pranzo. Marta aveva già provveduto a ingurgitare venti grammi di cibi dietetici e Piera era ancora al lavoro. Nel frigo, tra le poche cose disponibili, facevano brutta mostra di sé sei filetti surgelati di sogliola del pacco famiglia del supermercato e ho pensato che poteva essere proprio una bella idea cucinarne una metà alla mugnaia. Ma, a una rapida ricognizione, risultava mancante uno dei tre ingredienti fondamentali della ricetta (per fare il figo linko qui quella in francese dello Chef Simon de le Monde) il burro, ostracizzato in casa a favore dell'olio extravergine d'oliva a causa del suo tenore calorico. Non mi metto nemmeno ad aprire il discorso su chi è più calorico tra olio e burro e sulla tecnica del burro chiarificato, pur citato in quest'altra ricetta della sogliola alla mugnaia. Però, pur essendo anche io un fan dell'olio, ho rimpianto che non fosse presente almeno l'abituale microavanzo del panetto da 100 grammi. Ma non mi sono perso d'animo. Quando faccio da mangiare, in questo sono come Benedetta Parodi, non mi perdo mai d'animo. Cosa riesca produrre, poi, è tutto da vedere, ma d'animo non mi perdo mai.

Non volendomi rassegnare a utilizzare l'olio ho rinvenuto una serie di vasetti di yogurt Vitasnella Danone, gusto fiordilatte, e ho pensato che potevano benissimo fare al caso mio. Ma per evitare che lo yogurt si attaccasse sul fondo della padella, per quanto antiaderente, ho aggiunto comunque un poco di olio e ci ho adagiato le sogliole che avevo scongelato (un po' sul tavolo, un po' nel microonde) e poi asciugato e infarinato. Passate in padella, nell'emulsione olio-Vitasnella, le sogliole si sono un po' distrutte, per quanto utilizzassi l'apposito attrezzino. "Boh, poco male", mi sono detto (non mi perdo mai d'animo, appunto) ma sentivo che le sogliole reclamavano qualcosa ancora. Ma cosa?

La risposta l'ho trovata ravanando nella vetrinetta. Ma certo, una spolverata di cocco tritato! Io gliene ho buttate sopra due: la prima a metà cottura e una seconda alla fine (si tratta comunque di 4 minuti totali). Il sale l'ho messo all'ultimo, ma forse la prossima volta vale la pena di metterne un po' nella farina. Ma non sono sicuro. E forse ci potrebbe stare bene anche un'altra spezia dolciastra. Lì per lì avevo pensato alla cannella, ma mi sono trattenuto. Comunque slurp! Un piattino particolare, che risolve il problema dell'anonimato della sogliola alla mugnaia, forse creandone altri, ma che continua a piacere, proprio come la sogliola alla mugnaia, a chi non ama particolarmente il pesce. E forse solo a chi non lo ama.


In frigo c'erano anche delle semiprestigiose bottiglie di vino bianco della Savoia: un Jacquère Domaine Guisard del 2013 e un Chignin-Bergeron Domaine Pascal & Annick Quenard 2012, ma non mi sembrava il caso di stapparle per una ricetta così brutta. E poi una delle due devo regalarla a Bramati. Così ci ho bevuto sopra dell'acqua tonica. E se qualcuno vuole riprovarci... buon appetito!

Ingredienti (per una persona): 
3 filetti di sogliola surgelati dal pacco famiglia del supermercato; 
farina bianca 00; 
1 vasetto di yogurt Vitasnella Danone gusto fiordilatte; 
olio extravergine di oliva
noce di cocco tritata
sale.
Da berci sopra: acqua tonica Schweppes

domenica 20 luglio 2014

Got To Get Them Into My Life, ovvero: com'è andata tra me e i Beatles.

Diversamente da quello che ci succede con la letteratura o con il cinema, spesso entriamo in contatto con la musica in modo casuale, involontario e parziale, il che ne modifica la nostra percezione. Ci pensavo ieri rispetto al mio rapporto con le canzoni dei Beatles e di come nel corso degli anni le ho conosciute seguendo una progressione molto caotica.

Mi spiego meglio: quando prendiamo in mano un libro, oppure entriamo al cinema per vedere un film, otteniamo immediatamente accesso a tutta l'informazione rilevante di cui poi andiamo a fruire. Con la musica invece è più frequente che le informazioni ci arrivino in modo frammentario e disorganico.

Il cinema ha una sua regolarità: ci sono film che abbiamo visto ed altri che non abbiamo visto. Talvolta, difficile negarlo, ci saremo addormentati davanti a un film al cinema, oppure a casa, o magari avremo visto qualche film in modo incompleto alla TV perché dovevamo uscire o perché abbiamo acceso tardi. Ma insomma, l'accesso di ogni spettatore alle opere cinematografiche è tutto sommato più ordinato, anche se può non seguire cronologicamente la sequenza delle uscite in sala. 

Con la letteratura l'accesso è, potenzialmente, ancora più ordinato. Nella maggior parte dei casi - mi riferisco soprattutto alla narrativa - ogni libro viene letto da copertina a copertina. Certo anche qui possiamo invertire l'ordine di lettura dei romanzi rispetto alle date di pubblicazione, aprire i libri a metà, interrompere la lettura e riprenderla quanto ci pare, ma è comunque una nostra scelta. La cosa fondamentale è che in ogni caso, come per i film (e forse ancora più che per i film) molto difficilmente entriamo in contatto "casualmente" con pezzi di libro capaci, ad esempio, da "bruciarci" la trama (se escludiamo, forse, la visione imprevista di un film tratto da un certo romanzo).

Insomma, se escludiamo i trailer di lancio, qualche spezzone utilizzato in servizi giornalistici, molto difficilmente gli amici, i media o la rete ti propongono pezzi di film di Antonioni o dei fratelli Coen. Ancora più raro è l'accesso casuale a un pezzo libro di Jonathan Franzen o di Jonathan Coe. Per la musica il discorso è diverso. 

Se si pensa a quanto ha influenzato la cultura occidentale, l'opera omnia dei Beatles è incredibilmente "piccola". Se ci riferiamo al corpus principale (i dodici album, più il Magical Mystery Tour e i singoli raccolti nei due Past Masters) possiamo ascoltare tutte le canzoni dei Beatles in dieci ore esatte (addirittura nove se escludiamo le cover). Si può arrivare magari a quindici (qui non ho fatto il calcolo preciso) includendo diverse versioni dei brani già compresi nelle dieci ore, oppure brani presenti solo in dischi live, compilation e bootleg (ma spessissimo si tratta di cover) oppure brani scritti da qualcuno dei Fab Four, ma mai incisi dai Beatles. Però il cuore dell'opera dei quattro sta tutto in quelle dieci ore. Che non sono nulla se si pensa che l'audiolibro integrale di Infinite Jest (543.709 parole) dura quasi sei volte tanto: cinquantasei ore e quattordici minuti. L'opera omnia dei Beatles dura un'ora meno dell'audiolibro integrale di Lolita (112.473 parole).

Ma io come ho conosciuto quelle dieci ore?

Quando uscirono i dischi dei Beatles, sono nato nel 1963, ero troppo giovane per accorgermene: Let It Be, il loro ultimo brano è del maggio 1970, e io allora avevo solo sette anni e due mesi. Vero è che mi ricordo dell'uscita di canzoni di Celentano, Mina o Battisti ancora più vecchie, ma ovviamente la RAI (unica fonte mediatica a me accessibile) dava maggiore risalto (in radio e TV) a questi cantanti. I miei genitori, che pure erano con me negli USA dal novembre 1963 al settembre 1964, ovvero ai tempi del primo trionfale sbarco americano dei Beatles, non si erano accorti del fenomeno e tra i molti dischi che avevano riportato in patria non ce n'era neanche uno dei ragazzi di Liverpool. E nessuno dei miei amici di quando ero bambino aveva in casa dischi dei Beatles. Ricordo invece Imagine, del solo John Lennon, alla radio, ma eravamo già a fine 1971: la sfortunata tempistica anagrafica, insomma, mi fece prendere la coda del fenomeno, quando la band si era già sciolta.

Tanto basti per dire che io, per un pelo, ho conosciuto i Beatles come un gruppo del passato. Quando mi sono accorto della loro esistenza si erano già divisi. E ho ascoltato tutte le loro canzoni, "ripescandole", tranne forse She Came in Through the Bathroom Window che era la sigla del programma Avventura (nella versione di Joe Cocker, però!) e forse - dico forse - Yellow Submarine di cui si parlava su un testo delle medie (ma eravamo già attorno al 1973-74).

Lentamente e sporadicamente nel corso degli anni '70 mi capitò di sentire altre canzoni dei Beatles (anche se alla radio si sentivano davvero raramente: le radio commerciali mandavano solo novità e quelle militanti mandavano solo cantautori italiani, spingendosi fino a Dylan e Neil Young, oppure Pink Floyd e Rolling Stones. Cose così. I Beatles erano considerati troppo leggeri. Ma, un po' sotterraneamente, anche tra i miei amici, i quattro della riviera del Mersey, continuavano ad avere molti fan. Soprattutto tra le ragazze, almeno nella mia esperienza personale: ricordo in particolare Valeria una mia compagna di prima liceo (eravamo nel 1976-77) che li difendeva a spada tratta contro Alberto, fan dei Pink Floyd (io, per conformismo tenevo per questi ultimi e il primo LP che comprai con i miei soldi fu un deludente Animals). C'era poi Elena (1978-79), la cui canzone preferita era For No One che era compagna di classe di mia sorella Liliana (che invece preferiva Revolution) e infine Silvia e Valeria due sorelle milanesi, che facevano parte della mia compagnia in montagna (1979-80): la loro canzone preferita era The Long and Winding Road. Qualche anno dopo mi prestarono degli spartiti dei Beatles che, purtroppo, non trovai mai il coraggio di restituire. Eppure, nonostante i loro buoni uffici, il mio ascolto delle canzoni dei ragazzi rimaneva molto occasionale.

Finalmente, sempre in quegli anni, riuscii finalmente ad avere in mano, copiate illegalmente su due C90 della BASF, le due doppie raccolte con tutto "il meglio di". La raccolta rossa (1962-66) e quella azzurra (1967-70) costituirono per molti della mia generazione l'entry point all'opera dei Fab Four. Si tratta di 54 delle circa 220 canzoni che formano l'opera omnia dei Beatles: esattamente un quarto del totale e - davvero - quasi tutto il meglio.

Utilissime le due raccolte.  Ma i veri album dei Beatles? Colpevolmente, inspiegabilmente, rimasero fuori dalla mia portata. Sempre nel 1978 uscì il film Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. E io che conoscevo poco l'album originale (se non le poche canzoni contenute nelle due raccolte rossa e azzurra), entrai in contatto con una serie di canzoni contenute nella colonna sonora, di cui mia sorella comprò il doppio album, reinterpretate da star dell'epoca come i Bee Gees (allora popolarissimi), Peter Frampton e gli Earth, Wind & Fire. Oltre a brani tratti da Sgt. Pepper, il doppio conteneva anche canzoni da Revolver e Abbey Road. Purtroppo le canzoni che conobbi tramite quel disco, oggettivamente brutto, ricevettero per me una sorta di stigma. Per anni non sono riuscito ad ascoltare Got to Get You into My Life o Golden Slumber senza provare una sorta di lontano disgusto dolciastro.

Fortunatamente la vita mi ha poi permesso di conoscere anche le altre canzoni dei Beatles: il primo disco che comprai (il mio primo acquisto in assoluto su Amazon) fu il doppio bianco, che piaceva anche a mia figlia Marta (Martha My Dear) la quale però poi decise che il suo disco preferito era Help!, album che rallegrò le nostre vacanze di Natale del 2012. Io invece decretai che il più bel disco dei Beatles era Revolver e, tra i singoli brani, Tomorrow Never Knows superò nella mia classifica Happiness Is a Warm Gun. Nel frattempo la mia conoscenza del gruppo, grazie anche alla rete e all'acquisto di quattro o cinque libri, era salita a livelli impensabili solo poco tempo prima.

Quando, il 5 ottobre 2012, a Caterpillar AM celebrammo i cinquant'anni dall'uscita del primo singolo dei Beatles, Love Me Do, facendo votare agli ascoltatori quale fosse la loro più bella canzone (vinse A Day In the Life) molti pensarono che io, fomentatissimo quella mattina, conoscessi tutte le canzoni dei Beatles. Ma non era così. Le conoscevo quasi tutte: non tutte.

Qualche giorno fa decisi che era arrivato il momento di conoscerle tutte-tutte quelle 220 canzoni e ho deciso di investire qualche decina di euro per procurarmi i pochi album ancora mancanti che sono arrivati a casa mia via corriere, mentre, guarda caso, ero a Londra. E ieri, ascoltando Abbey Road, mi sono sorpreso di scoprire che c'erano ancora due o tre brani che, almeno a una prima analisi, non avevo ancora sentito!

venerdì 27 giugno 2014

Che Pippa sarei stato!


È passato un anno, meno due giorni, dalla pubblicazione di questa splendida pagina di diario di Pippa Middleton che rappresenta, esattamente, quello che sarei voluto essere in una delle mie cento vite, quella più egoista. 

Certo la prima scelta sarebbe quella di incarnarsi direttamente in Roger Federer che gioca, e spesso vince(va), a Wimbledon. Magari, una volta nei suoi panni, avrei corteggiato Ana Ivanovic invece di Mirka Vavrinec.

Ma tutto sommato, penso che avrei rinunciato senza troppo sforzo all'ammirazione di DFW e di tanta gente come me e mi sarei facilmente accontentato anche solo di essere Pippa che supporta Roger bevendo Pimm's e degustando fragole con panna, dalla tribuna del Centre Court di Wimbledon. E che poi ne scrive sullo Spectator. Tutto sommato, molta meno fatica.

Il fatto che il pezzo dello Spectator possa non essere un suo articolo, ma una parodia apocrifa, tanto è ben scritto, nulla toglie al fascino della situazione che si sta peraltro riproducendo anche quest'anno, come i fotoreporter testimoniano.

Provo una nostalgia atroce per non essere mai stato a Wimbledon, un posto di cui mi piace tutto, almeno credo, a partire dall'accoppiata verde e viola del simbolo.

La pagina di diario di Pippa, tra l'altro, chiarisce come sia poi andata a finire la storia della sua sfida a ping-pong con Boris Johnson. Come al solito la rete riempie pagine e pagine al momento dell'annuncio, ma poi non ci racconta mai come le cose vanno a finire, specie se poi le cose non vanno a finire da nessuna parte.


sabato 14 giugno 2014

Ciuf, ciuf: la sfida della modernità.


La modernità è bella, ma ci pone spesso davanti a sfide bizzarre, che richiedono tempismo, flessibilità e apertura mentale. Ciononostante non ha senso cullarsi nella nostalgia di un tempo che non è più.

Poniamo, ad esempio, che nell'anno del Signore 2014, dobbiate partire in treno da Senigallia alla volta di Milano nel tardo pomeriggio di venerdì 27 giugno per una questione indifferibile per poi tornare la mattina successiva per il gran finale del CaterRaduno 2014.

Oltre allo scorno di perdervi i magici Perturbazione sarete costretti a prendere un biglietto e se siete moderni come me, lo farete online. Se vi piace la comodità, rispetto alla velocità vorrete salire a Senigallia e arrivare a Milano senza cambiare treno c'è il Frecciabianca 9826 di Trenitalia che parte alle 17:39 e che vi porta a Milano in 3:46 per 51,50 euro. Volendo sbattersi un po' salire e scendere dal treno, cambiare a Bologna il tempo si abbatte a 3:01, con un piccolo costo supplementare di 6,50 euro per un totale di 58 euro.



Ma se avete qualcuno o qualcosa che vi porta ad Ancona o Pesaro, oppure non siete esattamente a Senigallia, ma nei pressi, c'è Italo. Ora prendendo il treno 9996 alle 18:13 da Ancona (2:56) trovate la soluzione SMART a 32 euro. Eccola qui sotto:




Se invece, udite, udite, salite sullo stesso treno a Pesaro (ovvero un po' più avanti sul tragitto verso Milano) la soluzione SMART non c'è più e spendete minimo 40 euro. Facendo meno strada sullo stesso treno!


Soluzione: se vi trovate a Pesaro e volete andare a Milano con Italo comprate il biglietto da Ancona e salite dopo.

Avvertenza: da ora in poi controllate sempre se sullo stesso treno potete acquistare biglietti da stazioni più lontane, i prezzi potrebbero essere inferiori.

Domanda, leggermente OT: perché sul sito di Trenitalia ti mostrano sempre per prima l'opzione Frecce, ma se poi devi verificare anche "Tutti i treni", devi reimmettere tutti i dati.

Ancora Finlandia - (Bagnai reloaded quarta parte).


Finlandia. Anche se non si è qualificata per i Mondiali di calcio, la Finlandia occupa ancora i miei pensieri. Visto che questo è già il quarto post sul tema Euro, chiedo agli appassionati di andarsi a vedere i tre (1, 2, 3) precedenti e in particolare l'ultimo in cui si apriva il discorso sulla Finlandia.

Comparazioni. Considerato che io di economia capisco veramente poco, ho preso in simpatia la Finlandia (anche se Bagnai la chiama, non del tutto ingiustificatamente, "il paese delle zanzare") soprattutto per un motivo: perché tra le nazioni dell'Eurozona è quella che ha nei propri paraggi alcuni altri Paesi (i Paesi scandinavi) con geografie, dimensioni e culture (tranne la lingua) abbastanza simili, ma che o 1) sono rimasti fuori dalla UE (Norvegia, Islanda); o 2) sono nella UE, ma non nell'Eurozona (Svezia, Danimarca). Mentre la stessa Finlandia è sia nella UE sia nell'Eurozona. Il che ci dovrebbe permettere, almeno teoricamente, di fare delle comparazioni decenti.

QED. Un paio di frequentatori del blog di Alberto Bagnai mi hanno segnalato, via twitter, un articolo (della serie QED) del professore che, espandendo alcune pagine del suo Il tramonto dell'Euro, lo scorso gennaio analizzava più in dettaglio, guarda un po', proprio il caso finlandese. Mi hanno detto, grosso modo: "Ardemagni prima di parlare a vanvera di Finlandia, vatti a vedere quell'articolo". (Nella foto a destra l'autore del post poco dopo il rinvenimento di un Boletus Edulis, volgarmente detto Porcino).

Fuori discussione. Prima di tuffarci nella analisi del post, visto che mi arrivano critiche di vario tipo dai frequentatori del blog di cui sopra, (tra cui quella di amante dell'aneddotica da cui cercherò di difendermi con questo post) ecco alcune cose che accetto tranquillamente e che vorrei pertanto "togliere" dal dibattito in quanto non più oggetto di disputa: 1) concordo che l'Unione Europea, e la moneta unica in particolare, non sono tutte rose e fiori come una certa stampa e una certa politica ci hanno fatto credere per anni; 2) il fatto di poter svalutare quando serve, o più in generale avere una propria sovranità monetaria, rispetto a sottostare alla BCE, comporta anche (e sottolineo anche) dei vantaggi (qui non ci interessa valutare quanto profondi e permanenti) che noi abbiamo perso adottando l'Euro; 3) anche la Finlandia non è il paradiso in terra, e fondamentalmente la Finlandia non m'interessa più di tanto se non per farci dei ragionamenti sopra e per vedere se e quali danni ha fatto l'Euro in quella nazione; 4) io non sono pregiudizialmente contrario all'intervento pubblico, anzi in certi ambiti è assolutamente indispensabile (tipo infrastrutture molto costose, difesa, istruzione, eccetera). Ho voluto aggiungere anche questo quarto e ultimo punto anche se non è strettamente correlato all'Euro perché mi arrivavano osservazioni anche in questo senso. Ovviamente sono contro l'eccesso di spesa pubblica (e nel nostro paese siamo ben oltre il limite) e sono contro lo spreco di risorse pubbliche. Quindi per favore non torniamo a dibattere su questi quattro punti.

Permanenti perplessità. Ovviamente sullo sfondo ci sono sempre le mie perplessità di base. Se è ormai attestato che l'Euro non è tutto "rose e fiori", sarà anche così vero che l'Euro è precisamente Belzebù? O, per dirla un po' più lineare, non è che Bagnai (e Giordano e Borghi ecc). stiano sovrappesando il fattore-Euro rispetto a una ventina di altri fattori (rimando agli altri post) che possono spiegare meglio la nascita e lo sviluppo della crisi in Italia e/o nell'Eurozona e che andrebbero fronteggiati con priorità più alta rispetto al prendere in considerazione l'uscita dall'Euro? E ancora: non è che, anche psicologicamente, alcuni stiano ricadendo nell'antico errore di trovare un facile capro espiatorio "esterno"?  Questi dubbi irrisolti (anche se una risposta provvisoria me la sono data) restano per me fondamentali e sono quelli che mi spingono a riflettere (e a cercare) oltre.

Il debito estero. Veniamo ora alla Finlandia e al testo di Bagnai che mi è stato suggerito come risposta implicita al mio precedente post. Dico subito che per ora non tratterò tutti gli aspetti, ma partirò dal punto fondamentale: il debito estero.

Andiamo alle ultime righe del post di Bagnai. Qui ci viene ricordato molto chiaramente che già dal 2010 il Professore ci aveva segnalato, sul Centro di Pescara, che "la variabile più importante per monitorare lo stato di salute di un paese è il suo indebitamento estero" (il grassetto è mio).

Tornando su alle prime righe dell'articolo troviamo un estratto de Il tramonto dell'Euro (a partire da pagina 29 nella versione cartacea in mio possesso) in cui viene espresso lo stesso concetto. Per essere ancora più chiaro, e ribadire ancora meglio il punto, Bagnai avrebbe potuto estrarre la citazione dal proprio libro partendo da un paio di pagine prima. Anche lì sul libro, infatti, Bagnai ci invita a non concentrarci troppo sul debito pubblico e a focalizzarci su quello estero. Ad esempio a pagina 27, cercando di smontare alcuni luoghi comuni come "La crisi è causata dal debito pubblico", egli scrive: "I dati non dicono questo. Certo il debito pubblico italiano è relativamente elevato in rapporto al PIL, ed è chiaro che ciò vincola l'azione della politica fiscale. Ma prima dell'Italia sono stati colpiti dalla crisi Paesi con debito pubblico molto piccolo (come la Spagna e l'Irlanda)...".

Quindi il debito pubblico non è il problema dei problemi. E allora qual è un indicatore significativo? Ce lo ribadisce ulteriormente poco più sotto: "I Paesi più fragili, cioè, non erano quelli con maggior debito pubblico, ma con maggior debito estero (pubblico e soprattutto privato)". Il fattore chiave è il debito estero.

E arrivando a pagina 29, Figura 2, ci mostra una tabella del FMI 2010 (ma i dati si riferiscono al 2007) con la Posizione finanziaria netta/PIL di undici nazioni. Si tratta della stessa tabella riprodotta in testa all'articolo, in cui si evidenzia che solo Belgio e Germania sono "creditori netti", mentre "la Finlandia viene a trovarsi in mezzo al gregge delle pecore nere"". Insomma: occhio al debito pubblico e soprattutto privato verso l'estero. Solo Belgio e Germania sono messi bene da quel punto di vista.

Da quella tabella Bagnai parte per dire: ragazzi noi non siamo affatto sorpresi della crisi attuale della Finlandia. "La crisi non è arrivata in Finlandia. La Finlandia era già in crisi."

In altri termini: la Finlandia ha appena avuto due anni negativi (-1.0% e -1.4% nel PIL reale del 2012 e 2013, dati Eurostat) e cede i suoi gioielli, come la telefonia della Nokia a Microsoft (ricordiamo che la Nokia nel 2009 rappresentava ben il 1,6% del PIL finlandese) per colpa del suo debito estero. Un bel disastro, ma Bagnai dice che lo sapeva, che potevamo arrivarci a partire dai dati del 2007.

Riflettendoci meglio però mi salta all'occhio una cosa strana che non avevo notato leggendo il libro. Perché mai ci vengono mostrati i dati del 2007? Passi nel libro che è del 2012, e usa i dati FMI del 2010 riferiti al 2007. Ma l'articolo è del 2014. Perché troviamo ancora i dati di sette anni fa?

In che misura è possibile stabilire un nesso causale tra una posizione finanziaria netta piuttosto negativa nel 2007 (perché, come vedremo, è tale solo nel 2007) e una crisi di crescita nel 2012-13?

E allora sono andato a cercare i dati attuali e, già che c'ero, quelli storici. La "Posizione finanziaria netta" in inglese si chiama "Net International Investment Position" (NIIP). Non sono riuscito a trovarla né sul sito del FMI o dell'OECD (dove ci sono valanghe di altri dati analoghi o "linitrofi", ma non ho trovato questo) e nemmeno, in quanto tale, negli Stability Report semestrali del FMI (che pure contengono altri dati interessanti che potremmo discutere più avanti). Ho però trovato un riepilogo recente su Wikipedia (con moltissime fonti incluse), ma soprattutto ho trovato il migliore report in merito per l'Europa che è questa tabella dell'Eurostat che contiene non solo i dati del 2007 (quelli correttamente estrapolati da Bagnai), ma anche quelli a partire dal 1971 (ove disponibili) fino al 2013. Che pubblico qui sotto. Oltre agli undici paesi scelti da Bagnai ho aggiunto UK e Svezia (questa per contiguità geografica). Nella figura ho messo i dati solo dal 2002, perché i dati di alcune di nazioni non sono presenti dall'inizio. La Finlandia è la riga arancione che ho evidenziato rendendola più spessa. La colonna del 2007 rappresenta esattamente, con diversa grafica, la Figura 2 del libro di Bagnai, ma qui ci sono anche gli altri anni.



Sorpresa. Se accettiamo la posizione di Bagnai (vedi citazione a pag. 28 sopra riportata) che questo specifico parametro del NIIP sia così importante per valutare la "fragilità" di un'economia, beh, allora l'economia finlandese, oggi, dovrebbe essere una delle meno fragili d'Europa: la Posizione finanziaria netta finlandese è invidiabile. Si tratta della sesta (su un totale di 28) in Europa dietro Lussemburgo, Olanda, Germania, Belgio e Danimarca, ma davanti alla vicina Svezia. (Vicina ma fuori dall'Euro: e allora come mai fa peggio della Finlandia sia nel NIIP che nello spread sui bund tedeschi?). Per essere ancora più precisi la posizione della Finlandia è invidiabile non da oggi, ma dal 2008, ovvero, con Lapalisse, dall'anno seguente a quello mostrato nella tabella del 2007.

Prego infatti tutti di dare un'ulteriore occhiata: degli ultimi dieci anni, il 2007 (l'anno preso in considerazione da Bagnai) è l'anno peggiore per la Finlandia: è l'unico in cui scende sotto l'undicesimo posto tra i 28 Paesi dell'Eurozona (quell'anno fu addirittura quindicesima). Ma già a partire dal 2008 il debito estero finlandese quasi si azzera (ricordo che i dati sono di stock di debito/credito, ovvero quello accumulato negli anni, non il flusso specifico dell'anno in oggetto) per poi passare in positivo stabilmente a partire dal 2009. Ed in positivo è ancora oggi (dati 2013). Recentemente infatti (2009-2013) la Finlandia, per questo specifico parametro, è stata stabilmente tra il quinto e il settimo posto dei 28 paesi dell'Eurozona e tra i pochi Paesi sempre in positivo negli ultimi cinque rilevamenti. Cosa che - fra l'altro - non le era riuscita mai nella propria storia: era stata un paese sempre moderatamente debitore fin da quando i dati sono disponibili - 1975 - con numeri fondamentalmente stabili. I dati storici sono pubblicati nella tabella qui sotto.



Dopo una tradizione di moderato debito estero, si osserva una parentesi particolarmente negativa a partire dal 1990 in cui si verifica un aumento del debito verso l'estero/PIL, con un picco particolarmente negativo nel 1999. Ma da quel momento risale e nel 2003 torna ai valori tradizionali, per poi migliorare ulteriormente in maniera costante, tranne la caduta (quel piccolo avvallamento) del 2007 (in cui peraltro, all'interno di un trend positivo, si limitava a ricadere sui suoi tradizionali valori moderatamente negativi 1975-1990).

Quindi delle due l'una: o non è vero che quel parametro, di per sé, sia così importante in termini predittivi oppure dispiega i suoi effetti in tempi molto lunghi. E in ogni caso prendere il debito estero particolarmente negativo proprio del 2007 come base per considerazioni sulla crisi attuale Finlandia mi sembra particolarmente fuorviante, perché tutti gli altri anni di quel periodo storico sono messi meglio. Strano che nessuno dei suoi amici l'abbia fatto notare a Bagnai.

C'è anche un'altra possibile spiegazione: la Finlandia, poco dopo il 2007, ha avuto un altro anno molto negativo ovvero il terribile, un po' per tutti: l'anno 2009. In quell'anno il PIL reale finlandese ha fatto -8.5%. Allora, magari è lì, in quella occasione, che è stato "pagato" il tributo in termini di crescita al dato relativamente negativo della Posizione finanziaria netta del 2007. Sembra più ragionevole, anche per i tempi più ravvicinati. Se però poi andiamo a vedere il 2009, la Germania che è stata sempre positiva nella Posizione finanziaria netta ha comunque fatto un disastroso -5.1% e l'Olanda, che avrebbe dovuto fare peggio della Germania, in quanto nel 2007 aveva una Posizione finanziaria netta negativa, ha fatto relativamente meglio: -3,7%.

Ovviamente, non c'è bisogno di dirlo, è abbastanza limitativo prendere quella variabile da sola (ma non sono stato io ad additarla come fondamentale): occorre, volendo seguire i ragionamenti a livello più globale, considerare quanto meno le dinamiche di PIL e inflazione, e soffermarci anche sui saldi settoriali e magari studiare anche le tappe di avvicinamento all'Eurozona dei vari paesi. Dato che però questa, per me profano, è materia particolarmente ostica, ci andrò con i piedi di piombo nei prossimi giorni. Ma sarà un bagno di sangue.

Raccomandazione per tutti: se ho cannato qualcosa, fatemelo notare con calma, non crocifiggetemi: sono un ragazzo sensibile. E qualsiasi spiegazione che possa aiutarmi a capire meglio è benvenuta.

Sfida. (Anzi no: gentile richiesta). Poi però, visto che sono anche un ragazzo frizzantino, lancio una piccola sfida. Anzi no, è una gentile richiesta. Chi si sente in grado di ricostruire la terza tabella del QED di Bagnai (quella sui saldi settoriali finlandesi) a partire dai dati grezzi che si possono trovare sul sito del FMI ovvero qui? Io l'ho fatto e posso garantire che si tratta di un'esperienza istruttiva e che potrà tornarci utile in seguito. Dai, chi se la sente? Non vorrete passare solo per abili polemisti, vero?