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venerdì 5 dicembre 2014

Papa Francesco: che dura la vita da twitstar!


Sorpresa: anche Papa Francesco deve barcamenarsi tra le difficoltà dei meandri della comunicazione in rete e sui social network dove sta facendo certamente bene, ma non benissimo.

Eletto il 13 marzo 2013, Papa Francesco si trova in dotazione le utenze twitter, inaugurate solo 3 mesi prima (primo tweet il 12 dicembre 2012) dal suo predecessore Benedetto XVI, e un discreto gruzzolo di follower, circa 3.300.000 segnati l'ultimo giorno di pontificato di Papa Ratzinger.

Oggi, 5 dicembre 2014, le nove utenze del Papa contano complessivamente 16.872.683 follower, quasi la metà dei quali raccolte dall'utenza in lingua spagnola. Qualche ora fa L'Avvenire celebrava il superamento dei 300.000 follower dell'utenza del Papa in latino (vedi riepilogo delle nove utenze in appendice). Ben fatto, Sua Santità.

Ma analizziamo la performance della sola utenza pontificia in lingua italiana nel corso dell'ultimo anno (5 dicembre 2013-5 dicembre 2014).

Il 5 dicembre 2013 @pontifex_it contava 1.350.226 follower. A distanza di un anno i follower sono diventati 2.187.885 con un incremento del 62,04%. Non male, si potrebbe pensare. Ma il dato non brilla di certo se messo a confronto con quello di altri personaggi celebri e che dispongono di una platea di follower dello stesso ordine di grandezza del Papa. 

Lo showman Fiorello, ad esempio, nello stesso periodo piazza un notevole +157,31% triplicando quasi i propri follower fino a toccare quota 812.893, mentre Mario Balotelli realizza un +108,16%. Per la precisione Supermario sovrasta persino in numeri assoluti l'utenza del Papa in italiano: 3.322.780 contro i già citati 2.187.885 (anche se per un confronto equo occorrerebbe tener conto quantomeno anche dell'utenza inglese del Papa, visto che nell'unica utenza a sua disposizione Balotelli twitta anche in inglese).

Meglio del Papa, come incremento annuo, fa anche il premier Matteo Renzi: +111,16 anno su anno, fino a toccare i 1.461.115 follower. Procedendo di questo ritmo Renzi supererebbe l'utenza italiana di Papa Francesco nel corso del 2016. 

Insomma con il suo +62,04% Papa Francesco si inserisce in un gruppo di classifica medio-alta, ma non altissima, poco sotto il Partito Democratico (+68,42) e con un piccolo vantaggio, ad esempio, su il Post (+60,56%) e Angelino Alfano (57,89%).

Follower Lingua %
7.356.806 spagnolo 43,60
4.789.341 inglese 28,39
2.187.939 italiano 12,97
1.215.886 portoghese 7,21
320.716 francese 1,90
309.807 polacco 1,84
300.324 latino 1,78
226.309 tedesco 1,34
165.555 arabo 0,98
16.872.683 TOTALE

venerdì 24 gennaio 2014

Silvio non esiste

Di Silvio Berlusconi è già stato detto praticamente tutto e il contrario di tutto, da parte dei suoi estimatori, dei suoi detrattori e dei suoi così-così. Però forse c'è ancora un aspetto che è rimasto escluso, o comunque piuttosto trascurato, dalle analisi. Mi riferisco al fatto che, a differenza degli altri uomini politici, Silvio Berlusconi resta fondamentalmente al riparo da ogni critica sulle proprie azioni politiche, da parte dei suoi potenziali elettori, almeno per tutto il periodo lontano dalle elezioni. I suoi potenziali elettori sembrano non pretendere mai nulla di particolare da lui per quattro anni e mezzo, come se non esistesse, tornando ad occuparsi di Berlusconi e del suo partito solo in prossimità del voto.
 
Prendiamo ad esempio la nuova proposta di legge elettorale, il cosiddetto Italicum. La proposta di legge depositata due giorni fa alla Camera, per il momento non prevede le preferenze. Ora, le preferenze piacciono a quasi tutti gli altri partiti e alla stragrande maggioranza dei cittadini, ma non a Silvio Berlusconi e a Forza Italia, che invece dalla trattativa con Renzi hanno ottenuto che l'Italicum si basasse su listini chiusi.

Cioè, in altri termini, Silvio Berlusconi sta facendo passare una scelta che non piace quasi a nessuno, tantomeno ai propri potenziali elettori, ma in questi giorni nessuno se la prende con lui, ma stanno mettendo in croce i suo interlocutori politici che di base non vogliono i listini.

Perché mai nessun commentatore o elettore chiede conto direttamente a Silvio di questa scelta?

Ad esempio molti elettori del PD, e diversi esponenti della minoranza PD, in questi giorni se la prendono con Renzi 1) per aver incontrato un pregiudicato, 2) per aver fatto passare un testo che non prevede le preferenze, 3) per non accettare modifiche alla proposta di legge, se non condivise con Berlusconi.

Alfano e il NCD, hanno firmato il testo alla fine, ma hanno fatto capire a più riprese di non essere d'accordo con l'assenza delle preferenze. Scelta Civica è stata ancora più radicale, non firmando il documento.
Insomma questo aspetto del testo, la mancanza delle preferenze, sembra piacere solo a Silvio Berlusconi. Eppure non c'è nessun potenziale elettore di Berlusconi che alzi il dito e chieda conto al Cavaliere di avere fatto approvare, praticamente da solo, un testo così poco "liberale" da permettere ai partiti di controllare quasi totalmente l'accesso dei candidati in Parlamento. Al punto che il prossimo Parlamento sarebbe composto da una percentuale ancora più alta di "nominati", che non il Parlamento eletto con il Porcellum, come è stato bene spiegato qui.

Perché mai gli elettori PD valutano l'operato dei propri segretari ad ogni piè sospinto, mentre gli elettori di Berlusconi lo ritengono sostanzialmente irresponsabile per quattro anni e mezzo, appassionandosi solo alle sue 2-3 mosse degli ultimi giorni, tipicamente l'abolizione di tasse che ha introdotto lui stesso?

Perché in questi giorni nessuno dei cosiddetti liberali incalza Berlusconi e gli chiede direttamente conto di una scelta tanto illiberale sulla legge elettorale?

Molti non lo incalzano perché lo danno per perso alla democrazia: Silvio è condannato, ha il conflitto d'interessi, eccetera. E invece lui, approfittando di questa carenza di critiche politiche puntuali, vive intoccato (fatti salvi i procedimenti giudiziari) in una sorta di limbo mitico per quattro anni e mezzo, poi tipicamente si inventa un paio di mosse a sorpresa nelle ultime settimane e alla fine ottiene sempre un risultato al di sopra delle aspettative. Vediamo se ci riuscirà anche questa volta in condizioni oggettivamente molto difficili.

domenica 8 dicembre 2013

Perché non vado (per la seconda volta) a votare alle primarie del PD.



1. La prima è facile: perché non sono del PD.
2. La seconda è un po' meno facile: perché non sono mai stato del PD, anche se, oggettivamente, il PD (e i suoi precursori) sono stati il partito per cui ho votato più spesso. Ma il massimo di attività che ho fatto per loro è stato di tirare fuori 20 euro, una volta, alle primarie, invece di uno solo. Ora rimpiango anche quella scelta.
3. La terza si ricollega alla prima: non essendo del PD non trovo corretto che io dica la mia su chi debba guidare una formazione che non supporto. Su questo sono abbastanza tradizionalista, fanculo la real politik.
4. La quarta si ricollega alla seconda e alla terza: da qualche tempo non lo voto nemmeno più, il PD.
5. La quinta è fondamentale: il PD, almeno finora, è stato parte della malattia di cui pretendeva di essere la cura. E non parlo del PD dei tempi di mio nonno, ma proprio quella cosa napolitanizzata di adesso.
6. Il fatto che non vada a votare alle primarie non significa che i tre candidati siano per me equivalenti. Trovo Gianni Cuperlo irritante e distante anni-luce dalle mie idee, al contrario sono spesso d'accordo con quello che dicono Matteo Renzi e Pippo Civati.
7. Di Matteo Renzi mi piace il fatto che di fronte a due o più opzioni ne scelga sempre una e lo faccia in modo chiaro. Questo lo rende molto distante dai politici-politicanti che giocano a nascondersi e fanno ogni tipo di inciuci pur di rimanere al potere. Per lui, scegliendo sempre così chiaramente, è più difficile nascondersi e infatti non l'ha fatto nemmeno nel momento della proprio sconfitta alle ultime primarie. Questo suo atteggiamento si avvicina molto al concetto di accountability di cui molti si riempiono la bocca. Insomma: sembra uno che sa quello che vuole, è deciso a farlo e a prendersi onori e oneri in modo piuttosto franco e diretto.
8. E, oltre a questo approccio, mi trovo spesso d'accordo con Renzi sulla impostazione economica che propone, sia pure un po' implicitamente. Diciamo così: anche se non in assoluto, la sua impostazione economica, ai miei occhi, è abbastanza chiaramente migliore di quella di qualsiasi altro esponente di punta dei partiti maggiori.
9. Solo negli ultimi tempi, forse per l'approssimarsi della linea d'arrivo, Renzi mi sembra un po' più indulgente nei confronti dell'establishment del partito che ha sempre detto di voler rottamare.
10. Così ha avuto vita facile Pippo Civati a rimbeccare il sindaco su questi temi. E a proporre una via d'uscita ancora più rapida e diretta dalla palude napolitan-lettian-alfaniana in cui ci troviamo. Bravo Pippo.
11. Civati mi è altrettanto simpatico di Renzi, anzi, essendo un cicinin meno furbo, mi è ancora più simpatico: il suo video con Fazio è stato geniale.
12. Su molti temi, e su tutta l'area dei diritti civili, sono molto più in sintonia con lui e non dimentico che Civati ha appoggiato la campagna di Fare per fermare il declino: "Non più alto del colle": nessun funzionario pubblico deve guadagnare più del Presidente della Repubblica
13. Se devo andare a fare una vacanza di una settimana con uno dei tre, probabilmente andrei con Civati (povero lui: in vacanza sono insopportabile). Ma se dovessi, con la pistola puntata, scegliere forzatamente uno dei tre per guidare il mio paese, sceglierei Renzi (che è decisamente un fuoriclasse della politica) a patto che ascoltasse Civati per diverse cose. Ma ovviamente spero che ci siano altre alternative, oltre a loro tre.
14. Comunque non vado a votare alle primarie del PD anche perché (oltre a tutte le altre ragioni), anche se c'è qualche indizio che "questa volta sia diverso", il rischio che il PD, nel suo insieme, continui anche dopo queste primarie a essere parte della malattia di cui pretende di essere la cura, è molto reale.

ps: per correttezza: questa è la seconda volta che non vado a votare alle primarie, ma la prima volta erano primarie non del PD, ma di coalizione: quelle che hanno espresso Bersani come candidato premier.

sabato 2 marzo 2013

Per il resto, tutto bene.


La misura del disastro in cui ci siamo cacciati è che ogni qualvolta uno dei rappresentanti dei partiti/movimenti presenti nel prossimo parlamento insulta un suo avversario politico (cosa che peraltro avviene ogni due minuti) io mi trovo sempre, immancabilmente, d'accordo con lui/lei.

Sono veri tutti i difetti del PD rinfacciati dagli altri, quelli del M5S sottolineati dagli altri, quelli di Monti e Berlusconi indicati dagli altri.

Ma poi quando ognuno di loro (quelli nuovi e quelli vecchi) racconta cosa ha intenzione di fare, oppure quando mi soffermo a vedere cosa ognuno di loro (quelli vecchi) ha fatto in passato, beh, allora mi cadono le braccia.

Magari mi sbaglio e forse, chissà, troverò qualcuno dei 630+315=945 capace di smentirmi, ma ora come ora non mi sento rappresentato da nessuno degli onorevoli membri del prossimo parlamento della Repubblica Italiana.

venerdì 10 dicembre 2010

Grassano vuol dire fiducia?


Poche cose mi avvincono di più del cosiddetto "pallottoliere della sfiducia": la corsa ad accaparrarsi i deputati per la votazione alla camera del 14 dicembre. Il conteggio cambia quasi minuto per minuto e in rete si trovano le ipotesi più disparate. Salvo errori od omissioni - sempre possibili vista la situazione in rapida evoluzione - in questo momento (ore 11:30 del 10 dicembre) la situazione dovrebbe essere la seguente.

Contro la sfiducia al governo Berlusconi voteranno 235 deputati della PDL + 59 della Lega + 7 di Noi Sud (al gruppo originario si sono aggiunti Porfidia e, da pochissimo, Razzi: entrambi erano stati eletti nell'IDV; Razzi, tra l'altro, in settembre aveva riportato di aver ricevuto offerte in denaro per cambiare orientamento, ora invece sarà passato "a gratis") + 5 Popolari dell'Italia di Domani (il gruppo di ex-UDC di Mannino) + 1 ADC (Pionati) + 1 repubblicano (Nucara, mentre l'altro repubblicano - La Malfa - vota la sfiducia) + 1 liberaldemocratico (Grassano che è l'unico degli 85 firmatari della mozione di sfiducia ad avere ufficialmente cambiato idea; mentre gli altri due liberaldemocratici votano la sfiducia). Il conto fa 309.
A questi 309 dovrebbe sommarsi 1 dei tre deputati che ieri si sono presentati alla stampa come "Movimento di Responsabilità Nazionale", cioè Bruno Cesario (ex Margherita, ex Pd, ex Api). Secondo le dichiarazioni di uno dei tre, Massimo Calearo, Cesario infatti voterà contro la sfiducia, mentre lo stesso Calearo (ex Pd) si asterrà e Domenico Scilipoti (ex Idv), voterà la sfiducia. L'aggiunta di Cesario porta il totale così a raggiungere i 310. E questi sono i voti praticamente "sicuri".
Ma i 310 potrebbero diventare 311 con l'aggiunta di Catone, del FLI, il quale ha dichiarato che certamente non voterà la sfiducia (è l'unico del FLI a non avere nemmeno firmato la mozione), ma non è ancora chiarissimo se voterà contro la sfiducia, si asterrà o non parteciperà al voto. Inoltre ci sono sempre i tre del Movimento di Responsabilità Nazionale che per il momento, come si diceva, sono divisi, ma si sono impegnati a trovare una posizione comune per il 14. Dovessero convergere sulla non-sfiducia, il conto arriverebbe a 313 (sommiamo solo 2, perché Cesario era già incluso nei 311). Ma attenzione a Paolo Guzzanti (vedi sotto). Quota 314 è in vista.

Tralasciando i maldipancia politici dei sei radicali eletti nel PD, e quelli molto più reali delle tre onorevoli in gravidanza (due FLI e una PD), le uniche astensioni sicure (2) sono quelle della SVP, mentre Fini, come da prassi, non voterà.

Per la sfiducia invece lo schieramento prevede 84 degli 85 deputati che hanno firmato la mozione (Grassano, come abbiamo visto, voterà per il governo) e cioè 35 UDC (tutti), 34 FLI (cioè tutti meno Fini e Grassano), 6 API, 5 MPA, 1 liberale (Guzzanti), 1 dei due repubblicani (La Malfa), 2 dei 3 liberaldemocratici (Melchiorre e Tanoni) poi 1 rappresentante delle minoranze linguistiche, il valdostano Nicco, e 1 non iscritto a gruppi parlamentari, l'ex-IDV Giulietti. A questi si aggiungano, i 206 PD, salvo problemi fisici o nuovi tentativi di compravendita, e i 22 IDV residui (va sottolineato che Di Pietro ha perso 1/4 dei suoi deputati nel corso della legislatura: 7 su 29, e considerato che 1 è lui stesso, sono 7 su 28, esattamente 1/4, o, in altri termini, il 25%: ha fatto peggio del PDL che, pur con la diaspora di FLI e qualche altra defezione ha perso "solo" il 15% dei deputati). In totale sono 315, ma c'è sempre il dubbio che Scilipoti poi trovi la quadra coi suoi due nuovi colleghi su altre posizioni, quindi i voti potrebbero scendere a 314.
Il Fatto quotidiano ipotizza anche un ripensamento di Paolo Guzzanti, che non era fisicamente presente alla riunione in cui si è decisa la sfiducia,ma secondo La Malfa e secondo lo stesso segretario del suo partito, Stefano De Luca, sentito da me per Caterpillar, Guzzanti voterà la sfiducia. Sul proprio blog però, l'8 dicembre, Guzzanti si dice pronto a riconsiderare il voto di sfiducia ad alcune condizioni. Il che porterebbe la conta a 313. (Grazie a Diego A. per la segnalazione).

Resta da capire perché se da destra si tenta di tutto (secondo Di Pietro anche oltre il lecito) per guadagnare deputati alla causa, da sinistra si aspetta solo di farsi scippare qualche altro voto: non sono segnalati infatti casi di altri leghisti o pidiellini (dopo l'esodo di Toto e Rosso, che però risale al 3 novembre) in bilico, mentre sono diversi i deputati di centrosinistra considerati a rischio.

Riepilogando, ora come ora, ipotizziamo tre scenari:
1. quello più favorevole alla maggioranza (tutti e tre quelli del Movimento di Responsabilità Nazionale, l'ex-FLI Catone e il liberale Guzzanti votano contro la sfiducia). In questo caso la sfiducia non passa per un voto: 314 contro la sfiducia e 313 a favore della sfiducia, con 2 astenuti (SVP) e 1 non votante (Fini);
2. lo scenario "intermedio", quello accreditato ad esempio da La repubblica prevede che la sfiducia passi per un voto: 312 contro la sfiducia, 313 a favore della sfiducia, con 3 astenuti (dovrebbero essere i 2 SVP e Calearo) e 1 indeciso (dovrebbe essere Guzzanti);
3. lo scenario più sfavorevole alla maggioranza prevede 310 contro la sfiducia (compreso Cesario), 4 astenuti (Catone, Calearo e i 2 SVP), 1 non votante (Fini) e 315 pro sfiducia (inclusi Scilipoti e Guzzanti).

Ma nuove sorprese, è ovvio, sono in agguato. Davvero un bel match.

Aggiornamento del 12 dicembre: Scilipoti dichiara di votare contro la sfiducia. La conta arriva a 312 pro governo, 3 astenuti (2 SVP e Calearo) e 314 pro sfiducia. Siamo tutti appesi al voto di Calearo e alla condizione delle tre deputate in stato interessante.