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mercoledì 7 febbraio 2018

SuperSanremo e le cinque parole chiave

Anche quest'anno ci cimentiamo nell'analisi dei testi sanremesi. Un'operazione che ci ha portato già ad individuare con largo anticipo la canzone vincitrice dell'edizione 2016: la chiave in quell'edizione era stato il tempo futuro largamente utilizzato nei testi di molte canzoni, ma presente solo in un titolo. quello della canzone vincitrice: Un giorno mi dirai degli Stadio. Avevamo visto, anche nelle edizioni precedenti che il futuro a Sanremo premia quasi sempre. E infatti l'unica canzone con il futuro nel titolo nel 2016 vinse, come previsto da noi.

L'anno scorso banali errori nell'impostazione di alcuni parametri mi hanno impedito di cogliere il risultato. Colpa mia.

E quest'anno? Abbiamo studiato i testi e abbiamo riscontrato la presenza costante di cinque (5) parole-chiave: Sole Casa Giorno Senza Tempo.

Ora, attenzione: tutte (e dico tutte) e venti (20) le canzoni in gara contengono almeno una di queste cinque parole. Le ripetiamo: sole, casa, giorno, senza, tempo. Non si scappa.

Ma, guarda caso, soltanto una canzone contiene tutte e cinque le parole-chiave. Potremmo pertanto chiamarla la "SUPERcanzone" di Sanremo.

Ma non è tutto, questa canzone non solo contiene tutte e cinque parole-chiave, ma cita tutte queste cinque parole proprio all'inizio del testo: entro le prime 33 parole. Leggiamole:

Un giorno capiremo chi siamo / Senza dire niente / E sembrerà normale / Immaginare che il mondo /
Scelga di girare / Attorno a un altro sole / È una casa senza le pareti / Da costruire nel tempo.

Si tratta di un'enormità, tolti articoli, preposizioni e pronomi (chi, che) restano 21 parole, 5 delle quali sono le parole-chiave, anzi 6 perché la parola "senza" è ripetuta due volte.

E guarda caso questa canzone, questa SUPERCANZONE è stata la prima ad essere eseguita, così che dopo le prime 33 parole cantate del Festival avevamo sentito almeno una parola di tutti i testi delle diciannove canzoni successive!

E non solo: questa canzone è in testa dopo la prima votazione della giuria demoscopica.

E questa supercanzone è Il mondo prima di te (di A. Scarrone - D. Simonetta - A. Raina) cantata da Annalisa. Che sia lei a prevalere? Non me ne stupirei!



martedì 7 febbraio 2017

Saranno Sanremo


Spiace sempre auto-incensarsi (anche perché dovrebbero pensarci gli altri a farmi la ola), ma stavolta ho le mie buone ragioni. L'anno scorso alla vigilia del Festival di Sanremo, in un articolo di questo blog, avevo analizzato i testi delle canzoni vincitrici, scoprendo che ben 48 delle 65 canzoni vincitrici delle passate edizioni del Festival (pari al 73.85%)  contenevano nel testo almeno un verbo al futuro indicativo (5 volte addirittura nel titolo). Su questa base avevo pronosticato la vittoria al LXVI Festival di una delle canzoni che contenevano il futuro nel testo: "Il vincitore sarà con ogni probabilità uno di questi ultimi (Stadio, Annalisa, Rocco Hunt, Clementino, Dear Jack, Elio e le Storie Tese)". Il fatto che gli Stadio (che non partivano favoriti) fossero citati al primo posto non era casuale: infatti la band bolognese era l'unica a proporre il futuro anche nel titolo: Un giorno mi dirai.

Guarda caso, gli Stadio vinsero, confermando le mie previsioni e innalzando ancora di più la media-futuro nei testi vincitori a un incredibile 74,24%. 

Segnalerei anche - incidentalmente - che mentre il futuro sembra in declino nel linguaggio quotidiano ("sabato vado a Varazze" invece di "sabato andrò a Varazze") questo tempo indicativo è sempre in auge presso i parolieri, anche perché permette loro l'utilizzo di molte parole tronche (andrò, farò, sarà...). 

Il post in cui raccontavo tutto questo si intitolava Sarà Sanremo, sia per l'assonanza con sarà-saremo, sia - soprattutto - per il fatto che tra tutti i verbi al futuro, è la terza persona singolare del verbo essere (sarà) la forma più presente nei testi e nei titoli delle canzoni vincitrici, con una fantastica doppietta in due anni consecutivi: Sarà quel che sarà, 1983 e Ci sarà, 1984.

Curiosamente, inoltre, il titolo del mio post "Sarà Sanremo" è stato anche - mesi dopo - utilizzato per la serata evento di lancio del prossimo Festival su Rai1, il 12 dicembre 2016.

Veniamo a quest'anno e scorriamo i testi su Sorrisi e Canzoni e scopriamo che i parolieri hanno mangiato la foglia: le prime tre canzoni (in ordine alfabetico di interprete) hanno tutte il futuro! Insomma: vogliono tutti vincere. Al Bano: "E brucerà questo mio fuoco che nessuno spegnerà"; Bianca Atzei: "Sarò stupida e testarda" (uso concessivo del futuro); Alessio Bernabei: "Aspetterò che tu ti senta un po' più al sicuro". Per trovare una canzone senza futuro (nel doppio senso implicito) bisogna arrivare alla quarta canzone, quella di Michele Bravi: Il diario degli errori. E il primo errore è quello di aver scelto un testo tutto rivolto al passato. Ma dopo la pausa del pur bravissimo Bravi, si riparte col futuro. Bene Chiara: "Soffrirò nei primi giorni" e benissimo Clementino che il futuro se lo gioca già nel primo verso: "Resto fino a quando sorriderai", Chiara al terzo: "Soffrirò nei primi giorni / ma so che mi ci abituerò", così come Lodovica Comello: "Ci nasconderemo al buio per non farci prendere". Un'altra canzone senza futuro e rivolta tutta al passato è quella di Gigi D'Alessio: no future for you. Ma anche qui il futuro riprende già con Elodie "E poi passeremo la notte dicendo / Amore amore amore andiamo via". Giusy Ferreri ci fa temere a lungo per le sue sorti, ma nel finale piazza il futuro, proprio con la parola magica "sarà": "Vorrei sentirti dire / che a tutti ci sarà una soluzione". Testo immaginifico, ma senza un vero futuro indicativo per Francesco Gabbani, ahi! Così come Marco Masini, che immagina lo spostamento del tempo in avanti "di un secondo", ma poi non mi usa il futuro. Benissimo Fiorella Mannoia, un'altra astutissima artista che piazza il futuro proprio in apertura: "Ho sbagliato tante volte nella vita / Chissà quante volte ancora sbaglierò". Avrai sbagliato, Fiorella, ma non hai fatto l'errore di Michele Bravi! Sembra sbagliare anche Ermal Meta, con molto passato nei primi versi, ma poi il colpo d'ala: "Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai".  Ottimo Fabrizio Moro, anche per lui un futuro nell'incipit: "Tu portami via / Dalle ostilità dei giorni che verranno". Giocano a nascondino col futuro Raige e Giulia Luzi: chiaramente la canzone è proiettata nell'immediato futuro "Togliamoci la voglia stanotte", ma sembra mancare l'indicativo futuro, almeno fino a pochi versi dalla fine: "E se non ci pensi sarà più forte". Bingo! Con Nesli e Alice Paba invece torniamo (benissimo!) al futuro in apertura: "Do retta al tuo cuore, ti lascerò andare", e anche l'esperto Ron segue questa strada: "La mia vita è una candela / Brucerà lasciando cera". Passo falso per Sergio Sylvestre: quel "Così vai via" iniziale, oltre ad essere una chiara citazione di Baglioni, lascia presagire un gesto da compiere nell'immediato futuro, ma nel suo testo l'indicativo futuro non esce mai. Il colpo da maestro lo piazza Samuel: Vedrai (finalmente un futuro nel titolo! Con un chiaro omaggio a Luigi Tenco a Sanremo, 50 anni dopo). Molto futuro anche per Paola Turci: "Apri le braccia / Ti rivedrai dentro una foto / Perdonerai il tempo passato / E finalmente ammetterai / Che sei più bella". Grandissimo rispetto per il futuro per tutti, ma chiudiamo con una nota triste: manca il gol da pochi passi Michele Zarrillo: il futuro era lì a un dipresso "Domani, noi domani..., ma stanotte tu rimani" si tratta di un imperativo con chiaro riferimento al futuro, ma niente futuro indicativo. 

Riepilogando: quest'anno quasi tutti gli interpreti si sono saggiamente attrezzati con almeno un futuro nel testo, tranne gli improvvidi Bravi, D'Alessio, Gabbani, Masini, Sylvestre e Zarrillo che pagheranno tanta malaccortezza. I miei favoriti, stando così le cose, sono Samuel (unico col futuro nel titolo) e Fiorella Mannoia (sarà l'anno della celebrazione e non si è dimenticata del futuro).

giovedì 11 febbraio 2016

Sarà Sanremo

Oggi a Caterpillar AM (Radio2) ho presentato un importante studio con cui punto direttamente al Premio Ig Nobel. Ben 48 delle 65 canzoni vincitrici delle passate edizioni del Festival della Canzone Italiana di Sanremo (pari al 73.85%) contengono almeno un verbo al futuro indicativo (5 volte addirittura nel titolo). Particolarmente alta è l'incidenza della parola "sarà" presente in ben 9 testi e in 2 titoli (Sarà quel che sarà e Ci sarà). E in generale il verbo essere al futuro indicativo nelle varie persone è presente in 19 testi su 65 (29%). E considerando le ultime 23 edizioni, solo in 3 casi ha vinto il Festival ha vinto una canzone priva di futuro. E quest'anno?  Difficilmente vinceranno Noemi, Enrico Ruggeri, Fornaciari, Zero Assoluto, Patty Pravo, Valerio Scanu, Bluvertigo e Francesca Michielin che non hanno verbi al futuro nel testo. Maggiori probabilità per Giovanni Caccamo e Deborah Iurato, Alessio Bernabei, Arisa, Lorenzo Fragola, Neffa, Dolcenera che hanno utilizzato il futuro. Molto bene gli Stadio che hanno messo il futuro addirittura nel titolo "Un giorno mi dirai". Ottima anche la scelta di Annalisa, Rocco Hunt e Clementino che oltre a utilizzare il futuro indicativo, hanno inserito la parola "futuro". Perfetti Dear Jack e Elio e le Storie Tese, che hanno utilizzato la parola talismano "sarà" (Elio con l'uso concessivo del futuro: "sarà pure brutta però a me mi piace"). Il vincitore sarà con ogni probabilità uno di questi ultimi (Stadio, Annalisa, Rocco Hunt, Clementino, Dear Jack, Elio e le Storie Tese). Ma qual è la ragione di questa prevalenza dell'utilizzo del futuro? Partiamo dalla considerazione che nell'italiano parlato il futuro ha perso gran parte della propria forza, tanto che - come notava, lamentandosene, Leonardo Sciascia, con riferimento al siciliano - spesso si utilizza il tempo presente anche per indicare un'azione futura: "domani vado a Torino", "a settembre mi iscrivo a un corso d'inglese". E in effetti la presenza dell'avverbio di tempo rende assolutamente equivalenti "domani io vado" e "domani io andrò" (pur essendo la seconda più corretta). Ma se nella lingua parlata il futuro perde spazio, nelle canzoni, e soprattutto nelle canzoni di Sanremo, il futuro trova una propria ragion d'essere. Sicuramente il primo motivo va ricercato nell'atavica fame di parole tronche dei parolieri italiani. Il futuro ne offre a piene mani: andrò, farai, sarà... Il vocabolario italiano con la sua prevalenza di parole piane e sdrucciole e una scarsa presenza di parole tronche e monosillabiche mal si presta ai ritmi moderni. Il futuro costituisce un ottimo soccorso metrico. (C'è sempre il trucco della "doppia accentazione" delle parole sdrucciole, ma ne parliamo un'altra volta). Ma forse c'è di più: il futuro offre una profondità di prospettiva temporale alla narrazione canora. Se diventa pleonastico in presenza di un avverbio di tempo, resta indispensabile laddove l'azione si colloca in un futuro indefinito.(Se "domani io vado" equivale quasi a "domani io andrò". "io vado" non basta a significare "io andrò). Quindi, per assurdo, il futuro è tanto più necessario, quanto più il momento futuro è indeterminato nel tempo. E l'indeterminato - Leopardi docet - è direttamente poetico. O poetico quanto basta a vincere un Sanremo.

domenica 14 dicembre 2014

Sanremo 2015: la classifica di Twitter


E passiamo ad argomenti più ameni come il 65° Festival della Canzone Italiana, il Festival di Sanremo.

Quale dei 20 "big" in gara ha più follower su twitter?

Ecco la classifica: i componenti dei gruppi sono presenti sia come gruppo (laddove presente un account twitter collettivo), sia come singoli (se hanno un account twitter individuale).

Sorpresa: a parte Il Volo, ai primi sei posti sono tutte donne!


1. Anna Tatangelo 373995 @_AnnaTatangelo_
2. Irene Grandi 354953 @irene_grandi
3. Il Volo 243301 @ilvolo
4. Annalisa 221994 @NaliOfficial
5. Chiara 217344 @Chiara_Galiazzo
6. Malika Ayane 196180 @malikayane
7. Nek 191939 @NekOfficial
8. Nina Zilli 179678 @ninazilli
9. Moreno 144364 @realmoreno_mc
10. Alex Britti 134663 @alexbritti1
11. Gianluca Ginoble (Il volo) 129555 @GianGinoble
12. Mauro Coruzzi (Platinette – G. Di Michele e M.Coruzzi) 115777 @mauroplati
13. Piero Barone (Il volo) 88501 @piero_barone
14. Ignazio Boschetto (Il volo) 73005 @IBoschetto
15. Dear Jack 54988 @DearJackOf
16. Nesli 48458 @neslimusic
17. Alessio Bernabei (Dear Jack) 46526 @alessiobernabei
18. Lara Fabian 45909 @LFabianOfficial
19. Francesco Mandelli (Biggio e Mandelli) 38961 @FrancesNonJova
20. Lorenzo Fragola 31900 @fragolaofficial
21. Gianluca Grignani 31247 @grignanipage
22. Bianca Atzei 12934 @biancaatzei
23. Raf 12811 @RafRiefoli
24. Riccardo Ruiu (Dear Jack) 12524 @RiccardoRuiu
25. Alessandro Presti 12223 @AleApolloPresti
26. Marco Masini 8024 @marcomasini64
27. Grazia Di Michele (Grazia Di Michele e Maurizio Coruzzi) 5192 @dimichelegrazia
n.c. Fabrizio Biggio (Biggio e Mandelli)

n.c. Francesco Pierozzi (Dear Jack)

n.c. Lorenzo Cantarini (Dear Jack)


Nota: non risultano account ufficiali per Fabrizio Biggio (di Biggio e Mandelli, i Soliti Idioti, e per due dei cinque Dear Jack). Qualche dubbio sull'ufficialità dell'account di Francesco Mandelli.

venerdì 28 febbraio 2014

Quello che Sanremo non mostra

Domenica scorsa, tornando dal Dopofestival con Filippo Solibello, ho raccontato su facebook di un momento magico in coda al Festival di Sanremo: una performance notturna che due degli otto giovani in gara all'Ariston (Diodato e Filippo Graziani), Roy Paci e un manipolo di musicisti ci hanno regalato sabato notte, attorno alle quattro di mattina, in un locale sanremese dal fascino molto particolare chiamato La Cave. Ne scrivevo così:
Finalmente ho capito perché sono venuto a Sanremo. Alle 3.30 a La Cave, stasera, una performance incredibile, davanti a meno di 100 persone, organizzata da Roy Paci, con Diodato alla voce e Filippo Graziani alla batteria (che non sarebbe il suo strumento) entrambi appena usciti dall'Ariston, e con diversi altri musicisti molto bravi: il dio della musica era presente nel locale e non certo a causa dei due vodka lemon consumati. Hanno suonato pezzi dei Queens of the Stone Age e dei Radiohead. Siamo venuti via alle 5.15 che ancora suonavano. Raramente ricordo di essermi emozionato così tanto ascoltando qualcuno suonare. E alcuni di loro non avevano mai provato assieme. Mi sono reso conto che sul palco dell'Ariston danno il 10% di quello che potrebbero dare. E noi a impazzire. Ma c'è dell'altro. "Siamo musicisti", mi ha detto Filippo Graziani. Vorrei davvero ringraziare tutti loro.
Roy Paci (sopra) Filippo Graziani (qui sotto)
Diodato (sotto a sinistra)
Penso di essere riuscito a rendere grosso modo l'idea visto che quasi 250 persone hanno messo un like, anche se molti hanno ritenuto di precisare qualcosa: Giorgio ha scritto che tecnicamente si trattava di una after hours jam session (e questo lo sapevo), Daniela mi ha scritto che al posto dei due vodka lemon avrebbe bevuto del gin tonic (che è poi quello che faccio di solito) mentre Massimo avrebbe preferito del whisky liscio (quello preferisco prenderlo a casa, mai nei locali) e infine Paolo mi ha spiegato che il mio stupore per la ottima batteria di Filippo Graziani era malriposto visto che quello è di fatto il suo strumento principale (e questo NON lo sapevo).

Ma la cosa principale per me era sottolineare che gli artisti sanremesi della gara se ne fregano abbastanza: Diodato e Filippo Graziani erano addirittura nello stesso "girone": il primo si era qualificato per la finale e il secondo no, ma quando c'è da suonare sul serio eccoli lì. E l'altra cosa è che i pezzi per la gara mostrano solo una minima frazione di quello che sanno fare: come se chiedessi a un grande romanziere di scrivere un racconto per il giornalino del quartiere. Te lo fa, e anche bene, ma poi ama fare e fa altro.

Perché ne riparlo oggi? Perché sono usciti su youtube due filmati di quella serata. Li ho guardati con il timore di scoprire di avere sopravvalutato il momento. Magari senza i due vodka lemon, la qualità sarebbe scomparsa. E invece direi di no. Certo, non c'è più la magia notturna di quel momento, ma forse qualcuno, gustandosi questi due video, riuscirà a catturarla nuovamente. Nel primo il protagonista è Roy Paci, nel secondo Diodato canta e Filippo Graziani alla batteria interpretano Make It Wit Chu dei Queens of the Stone Age. Avrei voluto citare anche tutti gli altri musicisti, ma non ne conosco i nomi. Grazie ancora a tutti, compreso Belisario della Cave che mi ha mandato le foto.