venerdì 23 ottobre 2009

Come mandare in vacca un dibattito televisivo - Lezione 2

Per chi si fosse perso la prima puntata.
Un altro metodo infallibile per creare una densa cortina di fumo (quando ci si trova in un momento di difficoltà nel corso di un dibattito politico in tv) consiste buttar lì una frase che sia al tempo stesso irritante per l'avversario, ma impossibile da verificare al volo per il conduttore. Perfetta allo scopo: "I media sono tutti di sinistra" o "I media sono tutti di destra". Per dirimere questa infinita diatriba si sono spese decine di ore in dibattiti (e zuffe) televisive. Teoricamente un bravo conduttore dovrebbe essere in grado di fermare ogni discussione basata su affermazioni e numeri non verificati, ma alla fine non lo fa quasi mai. Forse perché non è in grado di farlo o forse perché non gli interessa tanto appurare la verità quanto fare comunque ammuina o forse ancora perché non vuole deprimere il suo gentile ospite, ma intanto la mossa è andata a punto.

Ma la domanda "i media sono di sinistra o di destra?" presenta alcune effettive difficoltà specifiche. Come potremmo tentare di risolverle?

La prima, e più ovvia, soluzione sarebbe quella di istituire un ente riconosciuto da tutti che, su questo tema, emetta un report (che so, mensile), cosicché tutti debbano, al massimo, citarne i dati. Se esistesse un ente del genere in un dibatto televisivo sarebbero accettabili solo frasi come “nonostante la sinistra (o la destra) abbia una leggera prevalenza nei media, vedi relazione dell'ente, siamo riusciti a vincere le elezioni”. Se esistesse un ente del genere. Ma, toh, questo ente c'è già: è l'Osservatorio di Pavia. Ma, evidentemente, quelli che non concordano con i suoi responsi invece di sfidare scientificamente le sue valutazioni fino, eventualmente, a dimostrare che sono false e ottenerne la correzione, preferiscono fare finta di non conoscerle e buttare tutto in confusione come se il dato non esistesse. Perché i conduttori permettono questo? Perché la rissa paga.

Seconda proposta: non ci si vuole basare sull'Osservatorio di Pavia. No problem. Ogni conduttore di dibattito TV può buttare giù una tabella con una lista di media, dove per ogni media (massimo venti però!) vengano indicati due parametri: potere d'influenza e orientamento politico. Vediamo.
Partiamo dal potere d'influenza. TG1 e TG5 hanno insieme un potere d'influenza del 60%, (cito a memoria un dato - credo - ancora dell'osservatorio di Pavia): cioè l'opinione del 60% degli italiani si formerebbe su uno di questi due mezzi. Semplificando brutalmente, è solo un esempio, diciamo che il TG1 vale 30 e il TG5 altri 30 (quindi tutte le altre “righe” della tabella al massimo varranno 40). Poi calcoliamo l'orientamento (per convenzione facciamo che molto di sinistra = 0, equilibrato = 50, molto di destra = 100). A questo punto basta riempire la tabella (oh, è solo un esempio!)

















Media Influenza Orientamento
TG1 30 70 210
TG5 30 70 210

e così via.

Il totale di tutte le righe della colonna di destra darà un valore da 0 a 10000: se sta sotto i 5000 vuol dire che i media pendono a sinistra, se supera i 5000 pendono a destra. Se in un dibattito TV un ospite afferma che pendono dall'altra parte, gli si estrae la tabella, con la quale nel frattempo sarà diventato familiare, e gli si chiede: dov'è che è sbagliata? Lui, se è uomo vero, dirà ad esempio “Avete sovrastimato l'influenza sull'opinione pubblica del Messaggero!” o “Il TG1 non è così di destra!”. A quel punto si passerà, casomai, ad analizzare l'operato del TG1 o del Messaggero più nel dettaglio.

Volendo fare una tabella supersemplificata si potrebbero accorpare tutti i media, toh, il famoso sistema integrato dell'informazione! in una dozzina di righe. Ecco la mia proposta di tabella. Provate a riempirla con i vostri valori. Io i miei li pubblico la prossima volta.

































































Media Influenza Orientamento
1. Grandi TG popolari (TG1 TG2 TG5) + Porta a porta e Matrix


2. Programmi di approfondimento e satira + Rai 3 (con TG3)


3. Resto dei palinsesti TV Rai e Mediaset (compresi TG4 e Studio Aperto)


4. Stampa di sinistra (galassia L'Espresso + altri tipo l'Unità, il Fatto, il Manifesto ecc.)


5. Stampa di destra (il Giornale, Panorama, Libero, il Tempo + altri)


6. Galassia RCS (con il Corriere della Sera)


7. Area Confindustria (il Sole 24 ore, Radio 24)


8. La Stampa


9. Altra stampa a diffusione nazionale (il Messaggero, il Secolo XIX, il Mattino, QN, ecc.)


10. Stampa locale (escluse testate l'Espresso)


11. Stampa cattolica (Famiglia cristiana, Avvenire+altri)


12. Altro (SKY, radio, altre testate, free press, ecc.)


domenica 11 ottobre 2009

Prima pagina

Intendiamoci subito: quando ho per le mani un romanzo di cui mi hanno parlato bene persone fidate sono quasi sempre disposto a capire poco o nulla di quello che sto leggendo, anche per diverse pagine, se la scarsa chiarezza sembra deliberatamente perseguita dall'autore per suscitare nel lettore suspence, spaesamento o quant'altro.
Altre volte però la scarsa comprensibilità non sembra supportata da alcuna precisa intenzione da parte dell'autore, se non una forma di sadismo o di incuria e allora l'irritazione sembra essere l'unica reazione ammissibile.
Non so a voi, ma a me capita soprattutto quanto l'autore fa, o decide di fare, confusione con i nomi o con le descrizioni topologiche. Le classiche situazioni che una fotografia o una mappa con didascalie risolverebbero in un istante.
Sarebbe semplice portare esempi tratti da novelle o romanzi di scarsa qualità e allora citiamo da un vero capolavoro: Infinite Jest di David Foster Wallace, nella traduzione italiana di Edoardo Nesi. In questo caso vincere l'irritazione e andare avanti nella lettura mi è costato parecchio, perché l'incresciosa opacità è comparsa già nella prima pagina, sconcertandomi a freddo.

Il romanzo inizia così:

«Siedo in un ufficio, circondato da teste e corpi. (...) Sono in una stanza fredda nel reparto Amministrazione dell'Università (…) i doppi vetri (…) ci isolano dai rumori (…) che vengono dall'area reception, dove poco fa siamo stati accolti lo zio Charles, il Sig. deLint e io.»

Tre persone all'università, ok. Andiamo avanti:

«All'altro lato di un grande tavolo (…) tre Decani – Ammissione, Affari accademici e Affari Atletici. Non so attribuire le facce.»

Altre tre persone, ti sto seguendo David. Incidentalmente vi assicuro che i puntini delle omissioni non nascondono informazioni che possano aiutarci a dirimere le questioni che porrò in seguito. Insomma l'io narrante siede davanti a un tavolo dietro al quale stanno i tre Decani. Non sappiamo ancora di preciso se zio Charles e il sig. deLint lo abbiano seguito nella stanza o siano rimasti alla reception (ma per uno dei processi attivi del lettore tanto cari a Umberto Eco saremmo propensi a pensare di sì, perlomeno come ipotesi inconscia e provvisoria ). Nemmeno sappiamo ancora perché gli Affari Atletici abbiano entrambe le A maiuscole e quelli accademici no, ma questo mi sembra marginale, per ora. Andiamo avanti (ma vi prometto che rimarremo solo a pagina 1):

«Il resto delle persone presenti nella sala include: il Direttore di Composizione dell'Università, l'allenatore di tennis e il prorettore dell'Accademia, il Sig. A. deLint.»

Altre tre persone, e con queste siamo a nove. Anche se ci chiediamo subito se questo Sig. A. deLint e il Sig. deLint dell'inizio non siano per caso la stessa persona. Anche perché, ricordo, non sappiamo di sicuro se lo zio Charles e il Sig. deLint alla fine siano entrati nella stanza o no. Magari il signor deLint è entrato e lo zio no e qui viene enumerato tra i presenti della stanza. Ma anche qua io prediligerei l'ipotesi che questo A. deLint (nella stanza) sia un altro rispetto al semplice deLint (che non sappiamo di sicuro dove stia). Riepilogando: lui (1) sta davanti al tavolo, zio Charles e Sig. deLint (2 e 3) probabilmente da qualche parte nella stanza, i tre Decani (4-6) dietro al tavolo. E poi ci sono questi tre nuovi personaggi (7-9). Ma vediamo come prosegue il discorso precedente:

«Il resto delle persone presenti nella sala include: il Direttore di Composizione dell'Università, l'allenatore di tennis e il prorettore dell'Accademia, il Sig. A. deLint. C.T. è accanto a me; gli altri sono rispettivamente: seduto, in piedi, in piedi, alla periferia del mio campo visivo.»

Demonio di un David! Qui ci spiega dove stanno - rispetto all'io narrante - ben quattro persone, ma chi minchia sono? Finora ne abbiamo conosciute nove, entrate in scena a gruppi di tre. Anche qui ne hai appena elencate tre, perché subito dopo ci spieghi invece dove stanno quattro (e non tre) persone? Chi è questo C.T. che sta accanto all'io narrante? Un decimo personaggio? No, non può essere, perché un attimo prima avevi finito di fare l'elenco totale dei personaggi che stanno nella sala. Allora deve essere un altro modo di chiamare uno dei nove personaggi già introdotti. Togliamo l'io narrante e i tre decani che gli stanno di fronte, e non accanto, forse anche i deLint, che non dovrebbero poter avere C.T. come iniziali, restano lo zio Charles, (la C. di C.T. potrebbe ben essere quella di Charles) il direttore di Composizione e l'allenatore di tennis. Del resto l'allenatore delle nazionali viene anche definito il C.T. (il commissario tecnico).
Ammettiamo però che sia lo zio. A questo punto sappiamo dove stiano tutti quanti. Tutti, tranne il primo deLint. È andato al bar?
Ma porca zozza, siamo a pagina 1, mi hai già introdotto nove personaggi di cui due probabilmente quasi omonimi, e ora mi tiri fuori un secondo modo di riferirsi a uno dei nove, senza nemmeno dirmi esattamente a quale? C.T. è lo zio? È uno di questi nuovi? E che fine ha fatto il primo deLint? E iniziando così tu vuoi che arrivi a pagina 1177? Ma per favore! (Eppure poi...)

mercoledì 7 ottobre 2009

Punto e a calcio

Nel calcio, è cosa nota, non è prevista l'assegnazione della vittoria "ai punti", come succede, ad esempio, nel pugilato. Sicché un pareggio maturato sul campo provoca la cosiddetta "spartizione della posta" tra la due squadre, come accade nei gironi all'italiana, oppure, negli scontri a eliminazione diretta, richiede la disputa dei tempi supplementari con l'eventuale seguito della celebre "lotteria dei rigori".
Niente da obiettare, l'assegnazione della vittoria "ai punti" non piace a nessuno.
Spesso però, nelle discussioni del dopopartita, ci si accapiglia per stabilire se una vittoria (o una sconfitta) sia stata ottenuta da una squadra con pieno merito o non sia stata piuttosto il frutto della fortuna (o della sfortuna), oppure ci si scontra per determinare quale, tra due squadre che hanno pareggiato, si sia avvicinata di più alla vittoria.
Per dirimere questioni di questo tipo si possono adottare alcuni atteggiamenti:
- si accetta sempre per buono il risultato del campo;
- si accetta per buono il risultato del campo, previo emendamento degli errori arbitrali;
- si valutano parametri oggettivi, da qualche anno disponibili nelle statistiche della partita, ad esempio si confrontano il "numero di tiri" effettuati dalle due squadre, o il "numero di tiri nello specchio", o la "percentuale di possesso palla" eccetera;
- si elabora un metodo di calcolo sulla base degli elementi oggettivi di cui sopra: es. 10 punti per un gol, 5 per un palo o traversa, 2 per un tiro nello specchio, e così via (ipotizzando anche tarature diverse: per un palo o traversa si possono assegnare solo 3 punti, invece dei 5).

Un'idea innovativa potrebbe consistere in questo metodo:
1. tutta la partita viene registrata;
2. alla fine della partita (con i moderni marchingegni si può fare anche con un piccolo delay a partita ancora in corso) si mostra la registrazione a una giuria di - poniamo - 100 persone che non l'hanno vista in diretta (e che non sono emotivamente coinvolte dalle vicende delle due squadre in campo);
3. ogni qualvolta, visionando la registrazione, l'azione di gioco si sviluppa in modo tale che una delle due squadre sembri avere la possibilità di segnare, la regia ferma la registrazione nel momento più vivace dell'azione e ai 100 giurati viene domandato se, secondo loro, l'azione si è poi conclusa con un gol o no.
4. ovviamente più ogni occasione da rete è stata plausibilmente pericolosa, più grande il sarà in numero di risposte positive che otterrà. Poniamo che 70 giurati su 100 ipotizzino che una certa azione si sia conclusa con un gol: in quel caso la squadra che attacca maturerà 70 punti.
5. Le azioni che poi effettivamente si sono concluse con un gol anche nella realtà porteranno sempre 100 punti alla squadra che ha segnato, indipendentemente dal voto dei giurati, ma andranno comunque mostrate alla giuria assieme alle altre, altrimenti alla lunga i giurati capiranno che solo le azioni che non si sono concluse positivamente vengono proposte.

Una volta concluse queste valutazioni si potrà assegnare la "vittoria ai punti".

Se la squadra A ha realizzato un gol e avuto un'occasione in cui il 50% dei giurati ha ipotizzato che si sarebbe potuto segnare un gol, maturerà 150 punti. Mentre la squadra B senza gol, ma con tre occasioni da 90%, matura 270 punti e vince "ai punti" la partita. In altri termini si potrà dire con una certa razionalità che "per il gioco espresso", la squadra B avrebbe meritato di vincere, o che la squadra A ha vinto con una certa fortuna.
Anche se poi, a ben vedere, ci sarà sempre un commentatore che ci farà notare che anche gli attaccanti che hanno sbagliato ben tre occasioni da 90% fanno parte della squadra B, e che quindi B ha perso con merito, o che le tre parate strepitose del portiere della squadra A sono state effettuate pur sempre da un giocatore della squadra A (il portiere, appunto) e che pertanto A ha vinto con merito e si ritorna daccapo. Però un'indicazione di massima sul grado di pericolosità offensiva relativa di A e B questo metodo dovrebbe fornirla. Il problema è quello di trovare 100 sfortunati che vogliano vedersi in differita una partita di cui gli importa poco, ma non si può avere tutto!

giovedì 3 settembre 2009

Gazpacho à la Ardemagni

Accogliamo volentieri l'invito (Vaticano, Fini, il Sole) a smorzare i toni, abbandoniamo la sterile polemica calcistica e politica e parliamo di zuppe fredde.
Nelle lontani estati dei primi anni '70 mia madre, di origine toscana, era usa ammannirci, di tanto in tanto, il cosiddetto "pammòlle" ovvero un pappone di pane secco, sbriciolato e ammollato nell'acqua quindi arricchito con pomodori, cipolla e cetrioli, quindi condito con olio, sale e aceto, poi impreziosito da qualche foglia di basilico e infine servito freddo.
All'epoca lo schifavo senza ritegno, ma con l'età della ragione ho capito che il pammolle (o panmolle, ma ancora più conosciuto come "panzanella") è buonissimo e si inserisce in quello splendido filone toscano di zuppe povere di cui le più celebri sono la ribollita e la pappa al pomodoro (da lacrime quella della Antica Locanda di Sesto, a Ponte a Moriano, vicino a Lucca). Ma visto che queste ultime sono calde, d'estate meglio ributtarsi sul pammolle della mamma.
Ultimamente io lo preparo così (per due persone)
Ingredienti: 2 ciabattine, 4 pomodori piccoli, mezza cipolla di Tropea, olio extravergine di oliva (ultimamente lo prendo a Canino in provincia di Viterbo), 4 foglie di basilico, sale e pepe.Dispongo due ciabattine spezzate sul fondo di un'insalatiera, le inzuppo con acqua fredda (o con un misto di acqua e brodo vegetale), le frantumo con il retro di una forchetta fino a sbriciolarle. Aggiungo la cipolla tagliata fine, il pomodoro fatto a tocchettini minimi, le foglie spezzate di basilico, l'aceto, il sale e il pepe. Mescolo ben bene, alla fine, quando è tutto davvero un pappone, aggiungo l'olio extravergine, sempre mescolando, poi metto in frigorifero per una ventina di minuti e servo freddo.
È una versione un po' apocrifa, senza cetrioli e con le ciabattine al posto del pane sciocco tipico toscano, ma a me piace così.
E qui inizia la fase due. Perché in fondo cos'altro non è il gazpacho se non un pammolle tritato molto di più e con in più l'aggiunta del peperone?
E allora, per provare qualcosa di diverso, proviamo a prendere il pammolle (o panzanella che dir si voglia) precedentemente preparato e lo usiamo come base per realizzare una variante del gazpacho, però sempre senza peperone. D'altra parte Wikipedia dice che di gazpacho ne esistono sessanta versioni, questa può ben essere considerata una sessantunesima: il gazpacho à la Ardemagni.
Ingredienti (oltre a quelli precedentemente indicati)
Due acciughe, un peperoncino rosso piccolo, due cubetti di ghiaccio. La preparazione è estremamente semplice: si prende il pammolle precedentemente preparato e, invece di schiaffarlo nel frigo, lo si butta nel frullatore assieme a due acciughe sciolte in poco olio d'oliva extravergine (scaldare l'olio alla temperatura minima per sciogliere le acciughe, piuttosto che scaldare troppo l'olio è meglio finire di sciogliere le acciughe con la forchetta). Aggiungere un peperoncino (sì lo so che c'è già il pepe nel pammolle, ma il peperoncino ci vuole!) e due cubetti di ghiaccio.
Frullare il tutto, versare in un bicchierone già raffreddato et voilà.
Guarnire a piacere (foglie di basilico? Boh, le guarnizioni non sono il mio forte) e buon appetito!

martedì 1 settembre 2009

Attenzionato a chi?

Delusione Feltri. E sarebbe lui il Mourinho dei giornalisti? Ma per favore! Confrontate il gol di Thiago Motta di sabato sera con l'editoriale di stamani e poi giudicate un po' da che parte pende la bilancia.
Dopo il travolgente attacco a Boffo oggi Vittorio aveva due missioni: la prima era una bella campagna ad alzo zero contro Mourinho, quello vero, reo di avere steso la squadra del presidente. Niente. E poi soprattutto doveva spiegarci da dove è tratta la frase "noto omosessuale attenzionato dalla Polizia di Stato". Volevamo conoscerne l'autore, complimentarci con lui, ci abbiamo anche investito un euro e venti dal giornalaio.
Macché, tre pagine per ribadire il fatto che Boffo ha patteggiato. (update 4.9.2009: O forse, più precisamente, come mi segnala Raffaele su Facebook, Boffo non si è opposto a un decreto del Tribunale).
Ci crediamo, Vittorio, ci crediamo, ma la domanda era un'altra. Volevamo sapere se c'è chi attenziona gli omosessuali e poi ne scrive in questi termini. E se c'è, vogliamo sapere chi è. Non si può fare sempre finta di non capire la domanda!

domenica 30 agosto 2009

L'Inter non perdonanza!

Smaltita la sbronza di aranciata calda (ho festeggiato così la goleada nel derby) e in attesa di un editoriale di ritorsione di Feltri in cui si dimostra che Mourinho ha preso una multa per divieto di sosta davanti a un locale gay, passerei ad analizzare dettagliatamente quello che è successo ieri sera tra il 27:05 e il 28:19 del primo tempo di Milan-Inter.
Siamo dunque al ventisettesimo del primo tempo, sullo 0-0... anzi no, prima di gettarci sul minuto fatale, vediamo cosa è successo fin qui.
I commentatori di Sky (Caressa e Bergomi in diretta, ma poi anche gli altri nel dopopartita) affermeranno che il Milan ha giocato meglio i primi 20 minuti. Di fatto, e basta vedere la registrazione, i primi 7 minuti sono tutti dell'Inter: il Milan tenta il pressing, ma l'Inter ottiene un tiro alto di Milito da fuori (1:43), un altro splendido tiro di Sneijder (5:16) con super-parata di Storari e infine l'ammonizione a Flamini (6:46) che entra in ritardo su Lucio.
Poi, effettivamente, si è svegliato il Milan: prima con una travolgente incursione di Flamini (7:15) chiusa debolmente e poi con un tiro di Pato respinto da Samuel (a 9:33, era una discreta occasione, Pato perde un po' il tempo).
Siamo a 10:42 e Caressa dice: "11 minuti di gioco, meglio il Milan", ma di fatto il Milan ha iniziato a giocare solo da tre minuti e mezzo e come occasioni le due squadre sono pari.
A 10:51 Ronaldinho passa col petto in area, ma Lucio chiude. Da 11:20 a 12:23 l'Inter tiene la palla praticamente per oltre un minuto, poi il cross di Maicon dal limite dell'area è controllato da Storari. A 12:40 nuova occasione per il Milan: Pato si beve Lucio sulla fascia sinistra, entra in area e scarica per Ronaldinho che con uno strano tuffo colpisce e manda alto, poi se la prende con Stankovic (forse per non farsi ammonire per simulazione). Ma l'azione è stata bella ed effettivamente, ora come ora, ai punti vincerebbe il Milan. A 13:56 diagonale di Ronaldinho controllato così così da Julio Cesar, al 14:33 colpo di testa impreciso di Ronaldinho da 7 metri. A 16:00 il Milan conquista il primo calcio d'angolo della partita: qui sullo scatto Gattuso si infortuna (evento che si rivelerà in seguito decisivo) e sta giù per un minuto. A 18:00 Ronaldinho lancia un po' lungo per Borriello. A 20:05 colpo di testa fuori da 7 metri di Borriello.
La netta supremazia del Milan finisce qui: è durata 13 minuti cioè dal settimo al ventesimo (e tenendo conto di un minuto tutto Inter e di un minuto di infortunio a Gattuso, si tratta giusto undici minuti).
Poi l'Inter si rimette in carreggiata: tra il 20:58 e il 27:00 domina, sia pure un po' sterilmente, conquistando due punizioni dal limite (che Sneijder si fa ribattere) e tre calci d'angolo, anche se sul ribaltamento del secondo (24:20) Julio Cesar deve uscire fin quasi sull'out a precedere Pato con un grande dribbling.
E così arriviamo al 27:05 quando il Milan, ripartendo dopo il terzo calcio d'angolo dell'Inter, conquista un calcio di punizione dalla propria tre quarti.
Ora attenzione: nel giro di 50 secondi Milan e Inter batteranno due calci di punizione più o meno dalla stessa posizione. Il Milan impiegherà 38 secondi solo per battere il proprio, lo farà con un lancio lungo e impreciso su Borriello (sì, uno di famosi lanci lunghi per cui tutti accusavano l'Inter di scarso gioco) e perderà palla in 3 secondi. L'Inter batterà il proprio dopo solo 5 secondi (contro i 38 del Milan) e con un'azione palla a terra, della durata di 26 secondi, con undici passaggi tra sei giocatori (di cui tre appena acquistati) va in porta e, di fatto, chiude la partita. In tutto 31 secondi: nello stesso tempo il Milan non ha ancora battuto la propria punizione! Ma vediamo le azioni passo-passo.
27:05 Sneijder commette fallo su Pirlo nella metà campo del Milan sulla fascia destra (del Milan);
27:34 A gioco ancora fermo la telecamera inquadra Ronaldinho che fa segno ai compagni di salire. Caressa commenta: "Ronaldinho sempre più leader dà indicazioni alla squadra";
27:43 Finalmente la punizione viene battuta (38 secondi dopo!): lancio lungo (probabilmente di Pirlo, non si vede bene) per Borriello appostato poco fuori dall'area;
27:47 Samuel di testa anticipa Borriello, la palla arriva a Chivu;
27:50 Ronaldinho commette fallo su Chivu, sulla trequarti difensiva dell'Inter, verso sinistra;
27:55 Thiago Motta batte velocemente la punizione, passa corto a Stankovic, che passeggia poco prima del cerchio di centrocampo;
27:57 Passaggio corto di Stankovic per Zanetti;
28:00 Zanetti fa qualche passo in orizzontale verso destra poco prima del cerchio di centrocampo, poi passa in diagonale a Maicon, sempre con palla a terra;
28:02 Maicon riceve palla sulla destra poco oltre la metà campo, fa qualche metro in avanti poi, per evitare Flamini, punta verso il centro;
28:05 Maicon, sempre seguito da Flamini, dopo essersi portato sul centrodestra a circa 10 metri dall'area, passa a Eto'o, che si trova 5-6 metri davanti a sé, spalle alla porta ed è venuto incontro al pallone staccandosi leggermente da Jankulovski, quarto di sinistra della difesa schierata del Milan;
28:06 Eto'o, che ha appunto dietro di sé Jankulovski, passa di prima a Zanetti, che nel frattempo si è infilato nel buco sulla trequarti di destra lasciata da Maicon e Flamini che si sono accentrati;
28:07 Zanetti ripassa di prima in orizzontale a Eto'o che ha fatto qualche metro all'indietro, staccandosi ulteriormente da Jankulovski;
28:08 Nel frattempo, lontano dall'azione, Milito cammina senza palla sul limite dall'area, da sinistra verso destra: lascia Zambrotta (primo da destra della difesa del Milan). Accentrandosi viene preso in consegna da Nesta, secondo (da destra);
28:09 Eto'o invece, palla al piede, viene preso in consegna da Pirlo, che precede Flamini nell'andare a chiudere, mentre Jankulovski riscala a sinistra, ma più verso la linea di fondo rispetto a Zanetti che resta relativamente libero a destra. Eto'o fa qualche metro in avanti, Maicon si smarca passando alle spalle di Flamini e si inserisce nello spazio tra Jankulovski e Thiago Silva (terzo e quarto da destra della difesa del Milan) ma Eto'o non lo vede (o decide di non passargli la palla);
28:10 In questo momento la difesa del Milan è schierata: nell'inquadratura si vedono 7 milanisti e 5 interisti, ma ci sono Zanetti, Maicon e Thiago Motta, che sta arrivando centralmente, piuttosto liberi, mentre Milito è in area marcato da Nesta ed Eto'o è fuori area, con la palla tra Pirlo e Flamini;
28:11 Eto'o fa qualche metro verso l'area tornando nella sua posizione precedente, ma è chiuso da Pirlo e riscarica verso Zanetti, che è rimasto dov'era, largo a destra;
28:13 Zanetti fa qualche metro verso il centro, poi passa in orizzontale a Thiago Motta che si trova in posizione centrale, a circa 10 metri dall'area;
28:14 Thiago Motta di prima passa davanti a sé verso Eto'o che, nel frattempo, è scivolato in orizzontale "tra le linee", cioè davanti ai difensori, da destra verso il centro a 4-5 metri dall'area, seguito da Thiago Silva;
28:15 Eto'o passa di prima in orizzontale verso sinistra (sempre a 3-4 metri dall'area) a Milito, (che nel frattempo ha fatto qualche metro indietro e verso sinistra per staccarsi da Nesta e anche un po' da Zambrotta);
28:16 Eto'o, dopo il passaggio continua a scivolare verso sinistra e in avanti, seguito da Thiago Silva, il quale ha lasciato un buco tra Jankulovski e Nesta (cioè nella posizione del terzo da destra della difesa del Milan);
28:17 Milito si aggiusta la palla, poco fuori dalla lunetta e poi la mette velocemente in diagonale in avanti verso il centrodestra dell'area;
28:18 Thiago Motta, che dopo il passaggio di 28:14 è scivolato dietro a Flamini, (il quale dopo aver inseguito Maicon a 28:06 non ha più saputo cosa fare e chi seguire come una trottola impazzita) si infila nell'area, dove sta arrivando il pallone di Milito;
28:19 Thiago Motta, agli 11-12 metri, sul centrodestra dell'area, colpisce di prima con il piatto sinistro a giro sul secondo palo, alle spalle di Storari. Gol.
Ventisei secondi di grande calcio, tutto palla a terra.
Poi ci sarà il rigore con il contropiede di Eto'o, il regalo della mancata espulsione di Gattuso, lo splendido cambio della maglia ritardato di Seedorf, la vera espulsione di Gattuso che se la prende con la panchina (goduria maxima!), le meraviglie di Maicon e di Dejan, insomma le solite cose...

mercoledì 8 luglio 2009

Le dodici strofe più travolgenti della canzone italiana.

Le recenti performance canore di Matteo Salvini ci restituiscono l'immagine di una nuova generazione di politici in preoccupante calo di creatività. Niente da dire sulla musica, ma sulle parole c'è, a detta di tutti, ampio margine di miglioramento.
Forse è proprio questo il momento giusto per andare a selezionare le dodici strofe più travolgenti della canzone italiana.

Ecco le mie proposte, con l'unico limite di non selezionare più di un pezzo per cantante o gruppo.

E canto "Please don't let me be misunderstood"
mentre parcheggio nel parcheggio l'Alfasud.
1. Elio e le Storie Tese "Discomusic"

M’hai guardato. Hai taciuto.
Ho pensato: "Beh, son piaciuto".
2. Fred Buscaglione "Eri piccola così" (parole: Leo Chiosso)

Tu non perderti quest'ultima occasione di fuggire dalla noia quotidiana
insieme a me a Copacabana, a Copacabana, a Copacabana
tatta tata tata tata tata ta taita ta ta ta
ah papu pabu pabu
papua paba pabu
te te te, ta ta ta, ta te, ta te tatata tata.
3. Stefano Bollani ("Copacabana")

Fate attenzione alla differenza tra camminare e nuotare.
4. Claudio Cecchetto "Gioca Jouer"

No non mi va preferisco restare qui
ho la vacca ed il maiale non li posso abbandonar così
pompar l'acqua del canale poco fieno nel fienile troppo da fare...
5. Lucio Battisti - Le allettanti promesse (parole: Mogol)

Tra le stelle sprinta e va.
6. Actarus "Ufo Robot Ufo Robot" (parole: L. Albertelli)

Usciamo a Nottingam sud, e andiamo a casa di mia nonna.
Lei ti capirà, ha dei parenti in città.
Ad Ankara. Ankara uno Lazio zero.
Scusa Ameri, per me è molto duro.
7. Squallor "Nottingam"

L'altra sera al ristorante
ho mangiato molti cibi.
8. Riz Samaritano "Cadavere spaziale"

Cammina avanti vai
che adesso vengo anch'io
amore dai spingi sul gas.
9. Nada "Ti stringerò" (autori: Mauro Lusini, Gerry Manzoli)

E invece sto sdraiato
Senza fiato
Scotto come il tagliolino al pesto che ho mangiato.
10. Daniele Silvestri "Salirò"

Non voglio esser solo
che fondamentalmente poi m'annoio
il fuoco è bello sì ma brucia.
11. Afterhours "Baby Fiducia"

Oba-ba-lu-ba ti può dare quello che vuoi tu
Ad occhi chiusi puoi trovare l'isola del sud.
12. Daniela Goggi "Oba-ba-lu-ba" (parole: Franco Castellano, Giuseppe "Pipolo" Moccia)

Votate la vostra preferita o proponetene altre!

Nota: Gli autori sono indicati solo se diversi dall'interprete o, nel caso di gruppi, dai componenti della band.