giovedì 24 gennaio 2013

La crisi della Fiat (del 1921)

Oggi i media ricordano i 10 anni dalla morte di Gianni Agnelli. Anche noi, a Caterpillar AM, stamattina abbiamo chiamato il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, per commentare la ricorrenza, ricordando la figura dell'Avvocato.
Però, colto da curiosità, ieri sera ero andato a consultare uno dei miei siti preferiti: proprio quello dell'archivio de La Stampa. La domanda che mi ponevo era: come avrà commentato il quotidiano degli Agnelli il 21 marzo 1921 la nascita del nipotino Gianni ?
Prima però di aprire l'archivio de La Stampa ho verificato su Wikipedia per scoprire che, innanzitutto, il 21 marzo 1921 La Stampa non era ancora il quotidiano degli Agnelli. Il senatore Giovanni Agnelli, fondatore dell'azienda, nonno di Gianni, al momento della nascita del nipote ne deteneva solo una quota di minoranza, rilevata tra l'altro solo pochi mesi prima (il 1 dicembre 1920). Gli Agnelli diventeranno proprietari della Stampa solo nel 1926, con l'avallo delle autorità fasciste. Infatti su La Stampa del 22 marzo 1921 non si parla affatto della nascita di Gianni Agnelli.
Ma la vera notizia, ricavabile dall'archivio della Stampa, è che al tempo della nascita di Gianni Agnelli la Fiat era in grave crisi: una crisi che, per certi versi, ricorda quella dei nostri tempi.
Nell'ottobre 1920 il senatore Agnelli, visto l'alto livello di politicizzazione delle maestranze, propone addirittura la trasformazione dell'azienda in cooperativa, cedendone di fatto il controllo ai lavoratori, "per il bene dell'azienda". Chavez ne sarebbe stato entusiasta!
La FIOM, invece, pare colta alla sprovvista dall'insolita proposta che la Stampa del 2 ottobre 1920 riporta attingendo pari pari dal quotidiano socialista L'Avanti (qui l'articolo integrale) in un pezzo intitolato Sul progetto del Cav. Agnelli di trasformazione della Fiat
Eccone alcuni passi.
Il cav. Agnelli, amministratore delegato della Fiat (…) propose di iniziare trattative per trasformare l'azienda da lui amministrata in ente cooperativo (…) dato il diffondersi tra le masse delle idealità rivoluzionarie. Da alcuni mesi i dirigenti della Fiat si sentivano assillati dall'incubo di avere in officina alcune decine di migliaia non di collaboratori, ma di nemici (…). Tentando un esperimento di gestione collettiva, in forma cooperativa, la crisi sarebbe superata.
Qualche mese dopo (siamo all'inizio di aprile 1921, gli Agnelli hanno acquistato le quote della Stampa e il piccolo Gianni Agnelli è nato da qualche giorno) della proposta di cooperativa non si sa più nulla: Giovanni Agnelli è in controllo dell'azienda e decide di licenziare 1.500 operai (con la prospettiva di licenziarne a poco fino a 4-5mila dei 20.000 totali). Ma con quale criterio sceglie gli operai da licenziare? Tutti e solo quelli dei reparti in crisi indipendentemente dal credo politico, come vorrebbero i (tutto sommato docili) sindacati?
Macché! Decide di farlo scegliendoli tra le teste più calde. (La storia si ripete eccetera).
Ne rende conto ancora La Stampa in un articolo del 7 aprile 1921 (qui il testo integrale) intitolato Calmo atteggiamento delle Maestranze della "Fiat" dopo la chiusura delle officine
(...) Ciò che dicono gli operai
Uno dei nostri interlocutori, intelligente figura di operaio moderno e vivace parlatore ci disse: - Agnelli ha avuto torto di far questo colpo di testa. Egli avrebbe dovuto separare le due questioni: quella dei licenziamenti con quella della disciplina. Ieri mattina i nostri rappresentanti avevano accettato di massima i licenziamenti e chiedevano soltanto di discutere e possibilmente concordare i criteri coi quali essi sarebbero stati effettuati. Per esempio, i nostri delegati avrebbero voluto che nei reparti dove effettivamente non c'era da fare si fossero licenziati tutti gli operai socialisti, comunisti, popolari o qualunque altra diavoleria essi rappresentassero. Agnelli non accettò. Egli voleva fare una scelta, lasciando così trasparire la volontà di colpire determinati individui.
Non vi ricorda qualcosa?
(Nella foto la mia Fiat Multipla a Porto Rotondo nell'estate del 2011).

sabato 19 gennaio 2013

Se ricalcolando

Sarebbe un mondo migliore se ogni compagnia telefonica (o almeno UNA compagnia telefonica) analizzasse automaticamente il traffico effettuato da ogni cliente e prima di emettere la fattura e ne ricalcolasse il costo complessivo (traffico, promozioni e canone) applicando il piano e le promozioni più convenienti per cliente tra i molti previsti nell'ampio catalogo della compagnia. Non sarebbe una piccola rivoluzione?

Parte la sfida al mondo delle telecomunicazioni: c'è qualcuno che lo farà? Lanciamo una seria campagna finché almeno una di loro non adotterà questa politica?

Obiezioni sparse:
1) Sì ma poi la compagnia cosa ci guadagna?
Ci guadagna soprattutto un botto di clienti (a spese dei concorrenti) a quali viene risparmiato non solo il faticosissimo processo di scelta del piano più idoneo, ma soprattutto il costo dell'eventuale scelta del piano non ideale per il traffico effettuato. Ci guadagna anche un sacco di ore-uomo (a chi è capitato di chiamare i call center di supporto o di frequentare i negozi delle compagnie telefoniche sa quanto tempo viene speso a illustrare ai vari clienti i vantaggi dell'uno e dell'altro piano).
Inoltre renderebbe più chiara la comunicazione pubblicitaria: quante volte di fronte a offerte complessissime noi clienti non siamo assolutamente in grado di capire se l'offerta ci permetterebbe davvero di risparmiare.
2) Ma è possibile tecnicamente farlo?
Siamo nel 2013 e l'informatica qualche passo avanti l'ha fatto. In qualche caso le compagnie già offrono al cliente il ricalcolo del traffico. Ricordo che quando sono stato in Cina per le Olimpiadi attivai una promozione per l'estero a metà della mia permanenza. Al momento di emettere la fattura la compagnia si accorse che per i primi giorni non coperti dalla promozione avevo speso uno sproposito e pur di fidelizzare il cliente, mi offrì di sua iniziativa il ricalcolo dei costi come se avessi attivato la promozione dal primo giorno. Insomma: se lo vogliono sono in grado di farlo.
3) Se fosse possibile l'avrebbero già fatto: questa mossa metterebbe sotto scacco tutti i loro concorrenti. Se non l'hanno fatto evidentemente c'è qualche aspetto tecnico o legale che noi non conosciameo che gli impedisce di farlo.
O magari, sotto sotto, c'è qualcosa di simile a un accordo di cartello? Non dico proprio cartello-cartello (e qui mi rivolgo agli avvocati delle compagnie). Come quando due squadre a fine stagione non si mettono d'accordo esplicitamente a pareggiare. Basta che si guardino negli occhi. Insomma non un cartello, un cartellino. Rosso.

giovedì 17 gennaio 2013

Milano brum brum

La viabilità milanese anni fa è stata disegnata, con ogni probabilità, da un manipolo di criminali pasticcioni e incompetenti.
Molti dei principali viali non sono ufficialmente divisi in corsie (probabilmente perché manca la larghezza della sede per farlo) ma vengono di fatto utilizzati “a due o tre corsie per ogni senso di marcia” dagli automobilisti che si autoregolano viaggiando “a piacere”, confidando che raramente quattro (o sei) auto passino sulla stessa linea nello stesso momento. Questo succede, ad esempio, in Viale Certosa. C'è chi tiene rigorosamente la destra (e viene volentieri sorpassato), chi tiene la sinistra procedendo verso la mezzeria (e viene talvolta superato a destra), chi, più incerto, al centro dell'unica ampia corsia (rendendosi praticamente“insuperabile”). Quando si arriva al semaforo rosso (e in Viale Certosa ce ne sono parecchi) le colonne si devono necessariamente serrare: i più temerari restano disposti su due file per ogni senso di marcia mettendo seriamente a repentaglio gli specchietti al momento della ripartenza. I meno coraggiosi restano incolonnati in fila indiana nei pressi del semaforo.
Le istituzioni ignorano il dramma continuamente sfiorato e confidano ipocritamente nella capacità di autoregolazione degli automobilisti. Lo stesso problema si presenta anche in Corso Sempione dove le corsie “informali” sono addirittura tre e non due per senso di marcia.
Ma tutto sommato i casi di Viale Certosa e Corso Sempione non sono i più gravi della scena milanese in quanto lungo il loro tracciato è vietata la svolta a sinistra. La maggior parte dei viali milanesi invece, oltre a questo problema delle “corsie informali”, presenta quello della “svolta a sinistra a tradimento”.
Come funziona?
Si prenda il caso ad esempio di Via Galvani procedendo verso la Stazione Centrale. Le auto si spalmano sulla strada con quel misto di anarchia e sapienza sopra descritto. Ovviamente i veicoli più rapidi si disporranno verso sinistra, per superare quelli più lenti che scorreranno tenendo più la destra. Quand'ecco che, senza alcun preavviso, in prossimità dell'incrocio semaforico con via Fabio Filzi, sulla pavimentazione stradale compare l'indicazione della divisione in corsie della carreggiata.
E, sorpresa delle sorprese, per chi non conosce questa simpatica caratteristica delle strade milanesi, la zona sinistra della carreggiata, si trasforma dalla corsia a scorrimento più rapido in una corsia con obbligo di svolta a sinistra, costringendo i veicoli “più rapidi” a riconvergere pericolosamente verso destra tagliando la strada ai più lenti (o anche semplicemente agli habitué di via Galvani che conoscono il fenomeno).
La maggior parte dei conducenti che deve proseguire verso la Stazione Centrale, se la corsia è libera, si limita a farlo, ignorando l'obbligo di svolta, causando comunque un po' di sconcerto tra i chi procede nella corsia di destra che non si aspetta di essere affiancato nell'attraversamento dell'incrocio. La cosa diventa però particolarmente pericolosa quando i conduttori dei veicoli “rapidi”, che sono stati sorpresi dall'obbligo di svolta, si trovano la corsia ostruita da altri veicoli bloccati in attesa di girare correttamente a sinistra, non appena il semaforo mostrerà la freccina verde a sinistra. Nove automobilisti su dieci, in questi casi, tentano di reinserirsi a destra nel flusso del traffico causando rallentamenti, frenate, quando non tamponamenti e urti.
A volte il rosso scatta proprio quando il conducente del veicolo incolonnato a sinistra, sta per impegnare l'incrocio. Dovendo andare diritto e rendendosi conto di essersi incolonnato male, il conducente spera di poter sgommare alla ricomparsa del verde tagliando davanti ai veicoli correttamente incolonnati a destra. Ma ecco che quei geni della viabilità fanno scattare prima la freccina verde per la svolta a sinistra. Ovviamente le auto che seguono il malcapitato, e che davvero devono svoltare a sinistra, inizieranno a dare sfogo a ogni sorta di segnalazione acustica, al che al malcapitato non resta che “appoggiarsi” mestamente e lentamente davanti alla colonna di destra, in una zona di nessuno dalla quale non riesce neanche a vedere il colore del semaforo prendendosi gli insulti degli automobilisti di entrambe le corsie.
Ho preso l'esempio di Viale Certosa e di Via Galvani, ma fenomeni di questo tipo sono riscontrabili ovunque sulla rete viaria milanese, specialmente nei viali principali (nella foto, ad esempio, Corso Buenos Aires), rendendo la circolazione sempre malagevole, specialmente se paragonata con quella di città limitrofe e dimensioni analoghe, come Torino. Ma perché nessuno fa nulla? Perché i cittadini sopportano da secoli tutto questo con rassegnazione? E le istituzioni che fanno, dormono?

mercoledì 14 novembre 2012

Primarie del centrosinistra: l'appello a pezzi.

Oggi ho voluto perdere un'oretta ad analizzare da un punto di vista strutturale l'appello degli elettori dell'Italia Bene Comune la sottoscrizione del quale (unitamente all'iscrizione all'Albo degli elettori e al contributo minimo di due euro), consente di ottenere il certificato di “Elettore del centrosinistra” il che, a sua volta, dà la possibilità di votare il 25 novembre per le primarie della coalizione del centrosinistra (spero di aver riassunto bene dalle istruzioni del sito ufficiale). A parte la aleatorietà di definizione di “Elettore del centrosinistra” (io lo sono stato in passato e, chissà, forse lo sarò nuovamente in futuro, ora come ora tendenzialmente non lo sono, ma potenzialmente potrei esserlo in aprile, specie se le primarie saranno vinte da Matteo Renzi, insomma: non è così semplice... e poi: chi ottiene il “Certificato di elettore del centrosinistra” deve restituirlo il giorno, magari nel 2013 o 2014, in cui si rendesse conto di non volere più votare per il centrosinistra o può conservarlo per futuri utilizzi? Tralascio per carità di patria l'osservazione che anche la stessa definizione di “centrosinistra” è tutt'altro che univoca...) ma insomma, a parte tutte queste incertezze, l'appello ha senz'altro il pregio della sintesi: sono solo 175 parole e 1204 caratteri. Niente male. In base al contenuto possiamo scomporre il testo in frasi (quasi delle unità semantiche?) e poi ricomporlo logicamente in cinque parti. Una prima parte dell'appello (ovvero l'inizio e un passaggio successivo verso la metà del testo) è dedicata all'auto-definizione degli elettori del centrosinistra: chi sono, in cosa si riconoscono e in cosa credono. Una seconda parte (siamo già verso il finale del testo) consiste nella dichiarazione di ciò che veramente fanno questi elettori del centrosinistra (che poi è una sola cosa: partecipano alle elezioni primarie). Una terza parte (anche se questa parte nel testo viene prima) è dedicata a cosa vogliono fare (alcune cose hanno intenzione farle direttamente, in prima persona, altre cose fornendo un contributo parziale). Una quarta parte è dedicata a ciò che invece chiedono ad altri di fare (specificatamente agli altri elettori, ai candidati e a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione). Una quinta parte è destinata a spiegare sommariamente perché fanno le cose di cui ai punti 2-4. C'è solo una piccola frase, verso metà, che, apparentemente, esce da questo schema piuttosto lineare. È diversa dalle altre perché non parla di loro, degli elettori del centrosinistra. La frase è questa: “la politica non è tutta uguale”, frase che può essere, per contenuto, ricondotta vagamente a questa quinta parte, quella delle motivazioni. In altre parole: 1) siamo elettori del centrosinistra con le cose in cui crediamo e ci riconosciamo 2) di fatto per ora ci limitiamo a votare alle primarie 3) vogliamo fare una serie di cose (da soli o in compagnia) 4) chiediamo anche ad altri di fare una serie di cose 5) e tutto questo per una serie motivazioni. Veniamo ad analizzare questi cinque punti. 1) Chi sono? In cosa si riconoscono? In cosa credono? Noi, cittadine e cittadini democratici e progressisti. Oggi siamo noi i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità. Una prima sommaria identificazione chiede al sottoscrittore di A) essere un cittadino o una cittadina (possono votare alle primarie i cittadini europei residenti in Italia o di altri paesi se in possesso di permessi di soggiorno) e poi B) di essere democratico e progressista. Mentre questa prima frase sembra indicare i prerequisiti alla sottoscrizione (se non sei un cittadino democratico e progressista, non firmare e non votare alle primarie), la seconda frase: Oggi siamo noi i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità consiste in una specie di promemoria da parte degli estensori ai sottoscrittori dell'appello: “guardate cittadini che i cittadini democratici e progressisti, OGGI, volenti o nolenti, C) sono protagonisti del cambiamento e D) ne sentono la responsabilità. Non so se tutti gli elettori del centrosinistra hanno questa sensazione di protagonismo. In ogni caso se qualcuno firma l'appello garantisce al resto del mondo di sentire al responsabilità di essere un protagonista del cambiamento (e non uno che lo aspetta dall'alto). Ci riconosciamo nella Costituzione repubblicana, in un progetto di società di pace, di libertà, di eguaglianza, di laicità, di giustizia, di progresso e di solidarietà. Questi cittadini si riconoscono in due cose: A) nella Costituzione e poi B) nel progetto di una società basata su sette elementi: pace, libertà, eguaglianza, laicità, giustizia, progresso e solidarietà. Crediamo nel valore del lavoro, nello spirito solidaristico e nel riconoscimento del merito. E poi credono in tre cose: A) valore del lavoro B) spirito solidaristico (leggermente ridondante con il settimo degli elementi di cui sopra, ma repetita juvant) C) riconoscimento del merito. Ovviamente il riconoscimento del merito instaura un rapporto dialettico con l'eguaglianza, cioè il terzo dei sette elementi del progetto di società di cui sopra. Il problema, in altri termini, può essere definito così: secondo il centrosinistra la persona che merita davvero molto deve poi ottenere davvero molto di più di chi merita poco, per un principio di meritocrazia? Oppure appena appena un po' di più, in base a un principio di uguaglianza? Oppure bisogna garantire a entrambi il minimo sindacale, per un principio di eguaglianza, e poi per il resto, l'eccedenza, ce la si gioca in base al merito? Oppure ancora a entrambi va garantito un equo punto di partenza e poi chi più merita, più otterrà fosse anche 100 a 1? Lo spettro è ampio e non si può certamente definire meglio in 175 parole, ma ci basti sapere che il principio del merito e quello dell'uguaglianza sono entrambi tenuti in considerazione dal centrosinistra. 2) Cosa fanno effettivamente? partecipiamo alle elezioni primarie per la scelta del candidato comune alla Presidenza del Consiglio Scorrendo il testo questa è l'unica AZIONE effettiva che viene posta in atto (aldilà delle cose in cui credono, che vogliono fare, che chiedono ad altri di fare, eccetera). Tutto sommato ha senso: se io firmo l'appello, pur condividendo l'orizzonte culturale, gli auspici, le richieste, le intenzioni, non è detto che abbia fisicamente voglia di fare molto altro, seduta stante. 3) Cosa vogliono fare? Vogliamo archiviare la lunga stagione berlusconiana e sconfiggere ogni forma di populismo. Vogliamo contribuire al cambiamento dell’Italia, alla ricostruzione delle sue istituzioni, a un forte impegno del nostro Paese per un’Europa federale e democratica. Vogliamo che i nostri rappresentanti siano scelti per le loro capacità e per la loro onestà. Hanno intenzione di fare seic cose. E dicono, apparentemente, di volere fare da soli le prime due: A) archiviare la lunga stagione berlusconiana B) sconfiggere ogni forma di populismo. Immagino che lo vogliano fare magari anche con un cambiamento culturale, ma soprattutto con un voto al centrosinistra (quindi di fatto pur sempre tramite una delega). Per le seconde tre si limitano a “voler contribuire”: C) cambiamento dell'Italia D) ricostruzione delle istituzioni E) impegno dell'Italia per un Europa federale e democratica. Ricordiamoci che loro si sono autodefiniti: democratici e progressisti. L'Europa invece la vogliono democratica e federale. Allora perché non si sono definiti federalisti? La sesta cosa che vogliono fare è F) scegliere i rappresentanti in base a capacità e onestà. Qui non è chiarissimo se ci si riferisce alle primarie o anche alle successive elezioni. Sarei propenso a pensare che sia la seconda ipotesi. In ogni caso, oltre all'impegno personale del sottoscrittore a scegliere candidati capaci e onesti, qui viene espresso un appello che si rivolge (non è esplicito, ma deve essere necessariamente così) in prima battuta ai vertici stessi dei partiti del centrosinistra perché scelgano candidati capaci e onesti (specialmente, immagino, se si andrà a votare con i listini chiusi), ma in ultima istanza, anche agli altri elettori delle primarie e delle successive elezioni (specialmente se si voterà con le preferenze) perché sappiano eleggere candidati capaci onesti. A una lettura ancora più approfondita l'appello pare anche rivolgersi a tutti gli italiani, anche quelli del centrodestra. Ovvero loro del centrosinistra vogliono che TUTTI i nostri rappresentanti (in parlamento, anche quelli di altri partiti) siano scelti in base a competenza e onestà. 4) Cosa chiedono agli altri di fare Chiediamo che i candidati dell’Italia Bene Comune rispettino gli impegni contenuti nella Carta d'Intenti. Rivolgiamo un appello a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione a sostenere il centrosinistra e il candidato scelto dalle primarie alle prossime elezioni politiche. Sono due le cose che chiedono agli altri di fare A) la seconda richiesta è quella di chiedere il rispetto della carta d'Intenti (e ci mancherebbe) da parte dei candidati; B) segue un appello a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione a sostenere il centrosinistra e il candidato scelto dalle primarie alle prossime elezioni politiche. Questo non è chiarissimo, io ci leggo un appello agli altri partiti di area (sinistra, centrosinistra e centro) che non hanno partecipato alle primarie di sostenere il candidato che emerge dalle primarie (ammesso e non concesso che si vada a votare con un metodo che prevede l'indicazione del presidente del consiglio). 5) Perché lo fanno? La politica non è tutta uguale. Per questi motivi partecipiamo alle elezioni primarie per la scelta del candidato comune alla Presidenza del Consiglio. Per l'Italia. Bene Comune. Abbiamo visto sopra che l'unica cosa che viene effettivamente fatta dai sottoscrittori è partecipare alle primarie. Perché lo fanno emerge soprattutto dal proprio profilo (punto 1) e dalle proprie aspirazioni (punti 3 e 4) alcune delle quali sono auto-evidenti (ad esempio non c'è bisogno di spiegare perché si aspira ad avere rappresentanti capaci e onesti). Nello spiegarci questo ci ricordano (ecco la frase anomala!) che la politica non è tutta uguale: che il centrosinistra comunque ha qualcosa in più degli altri. E infine fanno tutto questo perché hanno una visione dell'Italia come un bene comune, un condominio. E adesso, se avete ancora la forza di leggere, ecco il testo ricomposto. I) Noi, cittadine e cittadini democratici e progressisti, oggi siamo i protagonisti del cambiamento e ne sentiamo la responsabilità. Ci riconosciamo in A) Costituzione repubblicana, B) un progetto di società di 1) pace 2) libertà 3) eguaglianza 4) laicità, 5) giustizia 6) progresso 7) solidarietà. Crediamo in A) valore del lavoro B) spirito solidaristico C) riconoscimento del merito. II) Partecipiamo alle elezioni primarie per la scelta del candidato comune alla Presidenza del Consiglio III) Vogliamo 1) archiviare la lunga stagione berlusconiana 2) sconfiggere ogni forma di populismo; 3) contribuire al cambiamento dell’Italia, 4) alla ricostruzione delle sue istituzioni, 5) a un forte impegno del nostro Paese per un’Europa federale e democratica 6) che i nostri rappresentanti siano scelti per le loro capacità e per la loro onestà. IV) 1) Chiediamo che i candidati dell’Italia Bene Comune rispettino gli impegni contenuti nella Carta d'Intenti 2) Rivolgiamo un appello a tutte le forze del cambiamento e della ricostruzione a sostenere il centrosinistra e il candidato scelto dalle primarie alle prossime elezioni politiche. V) 1) Per questi motivi 2) La politica non è tutta uguale. 3) Per l'Italia. Bene Comune.

martedì 7 agosto 2012

Le due petizioni di Caterpillar AM Olimpico.

1. Squadra unica europea alle Olimpadi di Rio 2016: firma qui.
2. Daniele Molmenti portabandiera della cerimonia di chiusura. Firma qui.

mercoledì 6 giugno 2012

Organizza e vinci (che combinazioni!)

Anche se il mio amico Luca Gattuso contesta questa ipotesi, bisogna ammettere che le coincidenze iniziano a essere molte.
La mia tesi è questa: l'organizzazione di grandi eventi, sportivi, economici e sociali, attira inesorabilmente i successi nel calcio. Il fatto era già noto, ma l'ultima conferma è stata particolarmente roboante e allora partiamo proprio da questa.

Londra. Partiamo cioè dal fatto che - finora - nessuna squadra di calcio della città di Londra aveva mai vinto la Coppa dei Campioni (da qualche anno il torneo si chiama Champions League, ma quella che alza la squadra campione d'Europa si chiama ancora Coppa dei Campioni). Si trattava di una vera anomalia, anche perché il calcio moderno nasce nel Regno Unito, Londra del Regno Unito è la capitale e molte importanti squadre inglesi vengono proprio dalla capitale: a partire dall'Arsenal e dal Chelsea, che avevano raggiunto in passato la finale della Coppa dei Campioni, fino allo stesso Tottenham Hotspur, vincitore di altri tornei europei, per finire con il West Ham, il Crystal Palace, il Fulham, il Queens Park Rangers, il Millwall. Senza considerare che altre squadre inglesi, come il Liverpool e il Manchester United, ma perfino il Nottingham Forest e l'Aston Villa, si erano tolte la grande soddisfazione di laurearsi campioni d'Europa. Guardando poi fuori dall'Inghilterra ci sono città come Milano che, tra Milan e Inter, è stata per ben dieci volte campionessa europea, Madrid nove, Monaco e Amsterdam quattro, Lisbona e Porto due, Bucarest, Belgrado, Glasgow, Amburgo, Dortmund, Eindhoven, Marsiglia o Rotterdam una. Insomma che Londra non avesse mai avuto questo privilegio, con tanta tradizione e tante squadre a disposizione, era un paradosso della storia. Perché il tabù venisse infranto dal fato (e chi ha seguito le vicende dell'ultima edizione del torneo sa quanto il fato abbia giocato un ruolo importante dal principio fino all'ultimo atto, cioè fino ai calci di rigore tra Bayern Monaco, che giocava nel suo stadio, e Chelsea) si è dovuta organizzare un'Olimpiade a Londra. La prima da quando esiste un campionato europeo di calcio per club. Olimpiadi di Londra 2012, Chelsea campione d'Europa del 2012. Una coincidenza, si dirà.
Grecia. Ma torniamo indietro di qualche anno. Parliamo di campionati europei di calcio per nazioni. Era il 2004 e il torneo si svolgeva in Portogallo. Alla partita inaugurale il Portogallo, padrone di casa, viene battuto dalla Grecia. Un caso anomalo, si pensò, ma la palla è rotonda, si sa. Il palmarès della Grecia era risibile e non autorizzava a sogni: fino a quel momento la squadra ellenica si era qualificata solo una volta alla fase finale degli europei e una sola volta alla fase finale dei mondiali. In entrambi casi uscendo subito al primo turno. La vittoria della Grecia era data da 80 fino 150 contro 1. Ma i bookmaker e gli esperti non avevano tenuto conto dell'effetto Olimpiadi. Sì, perché quell'anno ad Atene, poche settimane dopo gli europei, si sarebbero svolte le Olimpiadi di Atene. Così, dopo un torneo a dir poco incredibile, Portogallo (sottolineiamo ancora una volta: padrone di casa) e Grecia si trovarono una seconda volta faccia a faccia nella finale. Già questo fatto che partita inaugurale e finale siano coincise è molto bizzarro, ancora più bizzarro è che la strafavorita squadra di casa venga battuta, e per la seconda volta con lo stesso punteggio (0-1)!, da una delle squadra meno considerate del torneo: la Grecia che, grazie all'effetto Olimpiadi, si laurea campione d'Europa. A sorpresa è dire poco.
Genova. Veniamo in Italia. La città di Genova è stata la prima a vincere, grazie al glorioso Genoa Cricket and Football Club, il primo campionato italiano di calcio e, dopo Milano e Torino è quella che ha raccolto più vittorie. Ma l'ultima, fino a qualche anno fa, era lo scudetto del 1924 portato a casa dal Genoa. La Sampdoria non aveva mai vinto il campionato. Mai fino all'Expo di Genova del 1992. Qui i puristi delle date possono storcere un po' il naso, perché la Sampdoria vince il suo primo scudetto l'anno prima rispetto all'Expo, nella stagione 1990-91, ma c'era un disegno anche per questo. Intanto quando l'Expo di Genova apre i battenti, il 15 maggio 1992, la Sampdoria ha, ancora per pochi giorni, lo scudetto sulle maglie, ma soprattutto, sta per toccare il vertice della sua parabola calcistica di tutti i tempi: la finale della Coppa dei Campioni contro il Barcellona, nel tempio del calcio di Wembley. Una finale che si disputa solo cinque giorni dopo l'inaugurazione dell'Expo e che i blucerchiati perdono, solo ai supplementari grazie a una bomba su punizione di Rambo Koeman e solo perché... l'effetto Olimpiade batte l'effetto Expo!
Barcellona. Infatti l'avversaria della Sampdoria è il Barcellona, la fortissima squadra spagnola. Fortissima, ma non abbastanza forte da vincere una Coppa dei Campioni. Tanti trofei nazionali, Coppe delle Fiere, Coppa delle Coppe, anche una finale di Coppa Campioni, nel 1961 persa contro il Benfica di Eusebio, ma mai una vittoria. Mai fino all'arrivo a Barcellona delle Olimpiadi, che prendono il via nella città catalana, il 25 luglio 1992, due mesi dopo la prima vittoria della Coppa Campioni. Insomma: anche il fortissimo club blaugrana (che attualmente, nonostante la sfortunata eliminazione in semifinale di quest'anno, è pur sempre la squadra più forte del mondo), ha avuto bisogno di un'Olimpiade per aprire la serie dei suoi successi europei.
Italia. Tornando in Italia, va certamente segnalato il fatto che Juventus, Inter, Milan e Lazio hanno vinto un campionato in occasione del proprio centesimo anniversario di fondazione (che combinazione!), anzi a essere più precisi: la Juventus e l'Inter hanno passato il giorno del proprio centesimo compleanno, rispettivamente nel novembre 1997 e nel marzo 2008, già con lo scudetto sulle maglie e poi hanno vinto anche il campionato che era in corso in quel momento, il Milan ha passato il compleanno con lo scudetto, nel dicembre 1999, ma poi non è riuscito a vincere il campionato in corso, quello del 1999-2000, che è stato vinto dalla Lazio, che non ha spento le candeline con lo scudetto sulla maglia, il 9 gennaio 2000, ma se l'è cucito poco dopo, il 14 maggio 2000.
Roma. Sulla vittoria della Lazio, e su quella della Roma, l'anno successivo, si potrebbe poi fare un discorso particolare, perché in oltre cento anni di storia del calcio italiano non era mai accaduto che lo scudetto rimanesse a Roma per più di un anno. Perché questo accadesse fu necessario celebrare a Roma il grande Giubileo del 2000, il grande evento della Chiesa Cattolica che ha aperto il terzo millennio e che ha fruttato uno di seguito all'altro lo scudetto della Lazio nel 1999-2000 e quello della Roma del 2000-2001.
Milano. Con tante coincidenze favorevoli i cugini rossoneri faranno sicuramente bottino pieno per l'Expo di Milano del 2015. A questo punto sarebbe per loro una vera beffa non vincere nulla. Ma non accadrà.

Riepilogando:
1) Coppa dei Campioni a una squadra di Londra (mai successo prima) in coincidenza con la prima Olimpiade organizzata a Londra (2012) da quando esiste la Coppa Campioni;
2) Coppa Europa alla Grecia (mai successo prima, Grecia risultati sempre scadenti in precedenza) in coincidenza con l'Olimpiade di Atene (2004);
3) Scudetto e poi finale di Coppa Campioni per la Sampdoria (mai successo prima, e lontanissimo dall'accadere sia prima che dopo) in corrispondenza con l'Expo di Genova del 1992;
4) Coppa Campioni del Barcellona (mai successo prima) in coincidenza con le Olimpiadi di Barcellona del 1992;
5) Scudetti a Juventus, Inter, Milan e Lazio in corrispondenza con i centesimi anniversari delle squadre;
6) Scudetto per due volte nella città di Roma (mai successo prima) in occasione del Giubileo 2000.

martedì 15 maggio 2012

Travaglio, Riotta, Grillo: ma allora vale tutto!

In questo simpatico belpaesello riusciamo a creare dibattito anche su fatti facilmente verificabili (o sui numeri!). Riusciamo a dividerci anche su fatti come decidere se l'immagine che ho pubblicato è la copertina di un numero di Tex o di Rin Tin Tin. Se c'è dibattito anche su questo allora vale tutto!

Capisco dividersi su fenomeni complessi come le misure da intraprendere per la crescita (tagli alla spesa pubblica o politiche keynesiane?) o terribilmente drammatici come l'analisi dei suicidi economici (anche se lì qualche numero lo abbiamo messo a posto).  Ma, per la miseria, non serve il dibattito (o un tribunale!) per capire se la ricostruzione di Marco Travaglio nell'ultima puntata di Servizio Pubblico sul trattamento riservato dal TG1 delle ore 20 al primo V-Day dell'8 settembre 2007 era corretta del tutto, in parte o per nulla.

Ricapitoliamo.

1.  Il 10 maggio, a Servizio Pubblico, Marco Travaglio racconta come l'8 settembre 2007 il V-Day sia stato trascurato dai principali TG italiani e espone dettagliatamente cosa è andato in onda quella sera al TG1 (Qui il video di Servizio Pubblico: chi non ha tempo di vederselo tutto può limitarsi ai 72 secondi da 1:08 a 2:30 e qui l'edizione integrale del TG1 delle 20 di quella sera con il pezzo sul Vaffa-Day da 14:52 a 15:23).

2. La ricostruzione di Travaglio è giudicata non corretta da Gianni Riotta, (allora direttore del TG1) che nel corso della stessa serata lancia alcuni tweet di precisazione, tra cui i seguenti: "Basta guardare il Tg. Notizia edizione 20, un editoriale alle 20 edizione principale e uno speciale di un'ora di Luverà a TV7" "TG1 da me diretto diede notizie V day ore 20 con commento. Approfondì con un'ora di Tv7 speciale. Grillo rifiutò intervista a Luverà" "Per chi insiste con bugie su Tg 1 e Grillo ho fede nei tribunali della Repubblica. Andiamo e vediamo Tg 1, servizio, commento e speciale TV7" "Li portiamo in tribunale e così si rinfrescano memoria". 

3. Il giorno dopo Riotta pubblica sul Corriere una sua ricostruzione dettagliata, alla quale controrisponde Marco Travaglio (entrambi reperibili qui).

4. Infine, sabato 12 maggio Il Fatto Quotidiano pubblica un articolo di Marco Travaglio intitolato Riottamazione in cui vengono ricostruiti tutti i punti di cui sopra soffermandosi in particolare su altri noti commentatori che, nella serata del 10 maggio, spalleggiavano le smentite di Riotta a Travaglio stesso.

Fare il giro dei cinque link è un'operazione che richiede 10 minuti: chiunque può farsi un'idea e decidere se abbia ragione uno o l'altro. Mi sembra assurdo che si siano invocati i tribunali (invocati, a dire il vero, prima da una parte e solo poi dall'altra) per una questione che chiunque (specie ora che abbiamo i filmati disponibili) può facilmente verificare. Ci sono già tanti problemi complessi su cui dividersi, almeno sulle cose oggettive non dovrebbe essere difficile stabilire chi ha ragione.

PS: Secondo me adesso la palla è finita decisamente in uno dei due campi (non dico quale). Chi sta in quel campo deve sfoderare un nuovo colpo o concedere cavallerescamente il punto all'avversario ammettendo di avere sbagliato. Ma mi sa che il preannuncio di querela con cui si chiude il pezzo di Travaglio non dà spazio a questa soluzione.

PPS: Nei vari altri giornali e blog dove si dà conto di questa polemica la maggior parte dei commenti dei lettori vertono sulla simpatia o l'antipatia o l'arroganza o la supponenza di Travaglio, di Riotta o persino di Beppe Grillo. Cari lettori degli altri blog, chi se ne frega se uno o più di questi vi stanno antipatici? Per una volta non potete limitarvi a dire chi è, qui, che ha preso un granchio? Magari è stato quello che vi sta più simpatico dei tre!