mercoledì 29 aprile 2015

Anche Italo però (30001 - PayPalPaymentValidationError)


Tempo fa me l'ero presa con un codice di errore di prenotazione di Trenitalia, inneggiando a Italo e alla concorrenza (avendo sempre nel cuore anche il signor Arena di Arenaways). Quanta imprudenza da parte mia!

Oggi però, avendo preso per la prima volta la conseguente decisione di viaggiare con Italo su Roma per il Primo Maggio, avendo trovato anche prezzi migliori, ho effettuato il mio primo acquisto online sul sito di NTV (italotreno.it per intenderci).

Ma, una volta scelti tratte, date e posti a sedere, quando è stato il momento di pagare con Paypal, dopo essere stato reindirizzato sull'apposito sito, dopo aver inserito la password e dato conferma del pagamento ecco che gli amici di Italo mi hanno esposto un bel cartello di errore (vedi immagine). Si trattava dell'affascinante errore 30001 - PayPalPaymentValidationError (mica paglia).

Guarda caso il pagamento con carta di credito (che notoriamente ha commissioni più basse) è andato a buon fine. Qui non è questione di Trenitalia o di NTV, il problema è proprio l'Italia.

martedì 28 aprile 2015

Italicum: calcoli all'italiana


Non sono così ingenuo da non vedere che dentro al tormentato iter, parlamentare e non, dell'Italicum si concentrano, sia in ambito istituzionale che politico, anche all'interno degli stessi partiti, una serie di battaglie che non possono essere ridotte a meri calcoli matematici.

Certo è che in una legge elettorale, girala come vuoi, alla fine la matematica è molto importante. 

Quali saranno le percentuali di "deputati nominati" e di "deputati scelti con le preferenze" se l'Italicum dovesse entrare in vigore così com'è, è stata materia di grandi contese. Sono girate simulazioni e cifre molto diverse l'una dall'altra. C'è chi prospetta (temendo questa eventualità) un parlamento composto in larga parte da "nominati" e chi invece porta percentuali di nominati molto più basse. 

Ovviamente il tema politico sottostante è il controllo dei vertici dei partiti sul singolo deputato e, in ultima istanza, dell'esecutivo sul parlamento. Ma tralasciamo un attimo questi aspetti fondamentali e concentriamoci sulla matematica.

Un politico razionale e intellettualmente onesto su questo specifico punto avrebbe dovuto stabilire la propria posizione attenendosi a questa sequenza logica:

1. Per prima cosa avrebbe dovuto attribuire un valore (positivo o negativo) all'opportunità di avere una presenza di politici "nominati" alla Camera. Idealmente un bravo politico si sarebbe potuto spingere addirittura all'individuazione di una propria percentuale ideale di politici nominati (molti avrebbero detto: "lo zero percento, meglio averli tutti eletti con le preferenze", altri avrebbero scelto una diversa percentuale: 20%, 50% e così via);

2. In seconda battuta  avrebbe dovuto calcolare, in maniera il più possibilmente scientifica, (e indipendente dalle proprie preferenze di cui al punto 1) la potenziale percentuale di eletti "nominati" che l'Italicum genera;

3. Infine avrebbe dovuto prendere una decisione sull'Italicum (o meglio: su questo specifico aspetto dell'Italicum) in base al rapporto tra i due valori dei due punti precedenti. (Ad esempio se per me il numero ideale di deputati nominati è 30% e l'Italicum genera grosso modo il 30% di deputati nominati, i capilista, allora - almeno da questo punto di vista - io dovrei essere un fautore dell'Italicum),

Ora, appare del tutto evidente che ogni politico può determinare il primo valore (la percentuale ideale di deputati nominati)  in modo assolutamente autonomo, in base alle proprie propensioni politiche in tema di preferenze elettorali, mentre il secondo valore (la percentuale prevista di nominati eletti) è meramente scientifico, derivante da simulazioni matematiche e non ha senso che ogni politico lo calcoli per proprio conto: innanzitutto perché non ha quasi mai le competenze specifiche per farlo (spesso non ha nemmeno quelle di validare calcoli fatti da specialisti) e in secondo luogo perché, inevitabilmente, finirebbe per farsi influenzare eccessivamente dai propri timori e dalle proprie speranze. E infatti...

E infatti cosa è successo? Tutti i detrattori dell'Italicum (grillini in testa) hanno - guarda caso - calcolato che la Camera sarebbe stata ricolma di nominati, mentre gli alfieri dell'Italicum (renziani e affini) hanno proposto - guarda caso - calcoli al ribasso. (Ad esempio oggi, 29 aprile 2015, a Radio anch'io Emanuele Fiano, responsabile nazionale del PD con delega alle Riforme, ha detto che dei 340 eletti della lista di maggioranza relativa "io penso dì più, ma come minimo 240" saranno eletti tramite preferenze).

Su punti così specifici sarebbe stato di gran lunga meglio affidare i calcoli a istituti terzi (ma terzi veramente), che so, alle tre migliori facoltà di matematica del paese (perché non europee?), e poi, una volta ottenuta la percentuale più probabile (28% o 40% o 55% che fosse), considerarla come un dato di fatto condiviso da tutti, su cui ogni politico avrebbe potuto eventualmente combattere la propria battaglia. Ad esempio: "Un 40% per me è troppo, voglio una Camera con al massimo un 10% di nominati".  E così via. 

Ora però, dato che molti politici si sono travestiti da matematici e si sono spinti su un terreno ignoto, spinti dalla voglia di voler dire la propria in merito ai calcoli, io penso che un domani, quando l'Italicum sarà in vigore (ammesso e non concesso che lo sarà mai), questi signori dovranno essere chiamati a rispondere delle loro previsioni. E quelli che avranno sbagliato maggiormente dovranno avere l'onestà di dimettersi per una triplice colpa: 1) essersi per l'appunto travestiti da matematici; 2) avere perdipiù sbagliato i calcoli; 3) avere infine intrapreso una battaglia politica a partire da calcoli erronei, fatti da un matematico scadente di loro fiducia (spesso loro stessi).

Sono proprio curioso, un domani, di vedere chi avrà sbagliato di più (intanto conservo in una busta le varie previsioni). Ma chissà se quel domani arriverà mai.

domenica 26 aprile 2015

Quel motivetto che non se ne vuole andare

In diversi post precedenti e recentemente anche in onda come ospite a Share, mi è capitato di elogiare la capacità del mondo anglosassone di riuscire a sintetizzare in una sola parola (spesso un acronimo, ma non sempre) concetti che, messi per esteso, in italiano richiedono lunghe e tormentate perifrasi. Mi riferisco a parole come serendipity, milf, nimby. Per citare un raro caso italiano: una parola ben riuscita in questo senso è benaltrismo. Ma gli anglosassoni sono sempre un passo avanti.

Apro una parentesi: c'è forse una parola su cui gli stessi anglosassoni devono ancora lavorare. Stamattina in onda a Caterpillar AM abbiamo lanciato la proposta di cercare una definizione lampo (es. XWYZ) che indicasse una persona celebre che ci attrae dal punto di vista erotico alla quale, pur non facendo nulla di attivo perché questo avvenga, non potremmo dire di no qualora egli/ella si offrisse a noi (e in questo concetto è compreso anche il fatto che il nostro partner ufficiale non potrebbe opporsi: non sarebbe tradimento, ma la semplice concessione al proprio/alla propria XWYZ).

Ma a parte questi "lavori in corso" alla ricerca di queste nuove parole, non c'è quasi nessun concetto un po' complesso che non abbia un acronimo o un neologismo in inglese a copertura. Da diversi giorni ho in testa un giro di note, non esattamente una canzone, che non accenna ad andarsene. Mi sono detto: sicuramente esiste una parola inglese che descrive questo fenomeno. Ho cercato in rete: c'è. Si chiama earworm (verme uditivo).

Non solo: sono riuscito anche a trovare un sito che dice di riuscire a rimuoverti la canzone indesiderata dalla testa: unhearit.com (letteralmente: dis-sentila o smetti di sentirla) e questo bell'articolo del Telegraph che ci rende edotti sulle ultime acquisizioni scientifiche in materia di earworm.


venerdì 17 aprile 2015

Quanti e quali sono i paesi partecipanti a Expo 2015?


Quanti e quali sono i paesi partecipanti a Expo 2015? 

A pochi giorni dall'inizio dell'Esposizione internazionale il maniaco ossessivo che è in me ancora non sa darsi pace. Per provare a scoprirlo, mi collego sul sito di Expo 2015.

Parto, ovviamente, dalla homepage: (chiamiamola pagina 1).


Cliccando su "Partecipanti" dalla barra della homepage vengo portato qui, ovvero alla pagina dei "partecipanti" (chiamiamola pagina 2) dove in una bella immagine (vedi) si riporta il numero dei paesi partecipanti: e il numero è 145. Problema risolto?

No: io voglio conoscere l'elenco dettagliato dei paesi. 

Nessun problema: scendendo più sotto (scroll-down) e cliccando su "Scopri tutti i paesi partecipanti" vengo portato su una pagina (eccola qui: chiamiamola pagina 3) dove si trovano i thumbnail (le figurine) per andare a leggere i dettagli dei padiglioni di 103 paesi. Ma ne mancano alcuni.


Evidentemente, se i paesi partecipanti sono 145, ma qui trovo il dettaglio dei padiglioni di soltanto 103 paesi, vuol dire che sul sito non sono ancora disponibili i dettagli sui padiglioni di 42 paesi. Resta da capire quali sono i 42 paesi mancanti.

Sempre sulla pagina con i thumbnail trovo allora un altro link "Scopri tutti i Paesi Partecipanti a Expo Milano 2015" che assomiglia moltissimo al testo del precedente link (quello che ti portava da pagina 2 a pagina 3), ma che invece mi porta a una nuova pagina (chiamiamola pagina 4) dove l'elenco dei paesi è soltanto proposto in forma testo, vedi qui. 

Potrebbe essere la soluzione al mio problema, ma qui ne trovo solo 143. 


Mancano in particolare Somalia e Corea del Nord: sono loro i principali indiziati a essere i due paesi mancanti per arrivare al fatidico 145. Va detto peraltro che la Somalia era presente anche nella pagina precedente, quella con tutti i dettagli, ma manca qua tra i partecipanti complessivi. Strano.

Quindi riepiloghiamo: abbiamo 102 paesi che sono presenti sia nella pagina con i dettagli che nella pagina con l'elenco di testo, + 1, la Somalia presente solo nei dettagli e 41 paesi presenti solo nell'elenco testuale. Il totale fa 144.

Se aggiungiamo la Corea del Nord abbiamo riconciliato i conti. Però...

Come molti sanno alcuni paesi, quelli che non potevano permettersi un grande padiglione in proprio, sono state aggregate in 9 cluster tematici (ottima idea, peraltro!). 

L'elenco dei cluster si trova in una pagina (chiamiamola pagina 5) che trovo qui. E qui, sorpresa delle sorprese, trovo ben 7 paesi che sono elencati come partecipanti ai cluster, ma non nell'elenco dei paesi partecipanti a Expo (né quello a pagina 3, né quello a pagina 4, e in particolare sono 5 paesi del cluster Isole: Guyana, Suriname, Barbados, Comunità Caraibica (CARICOM) e Belize e due paesi del cluster Zone Aride: Gibuti e ancora la Somalia.

Lasciando perdere la comunità Caraibica, che sarà un'organizzazione sovranazionale, se dovessimo aggiungere Guyana, Suriname, Barbados, Belize e Gibuti (la Somalia l'abbiamo già contata prima, assieme alla Corea del Nord) ecco che arriviamo tranquillamente a 150.

Ma allora: quante e quali sono le nazioni partecipanti a Expo?
E poi: siamo sicuri che tutte le nazioni elencate da qualsiasi parte (ovvero 150) alla fine parteciperanno visto che di alcune di loro non sono noti i dettagli dei padiglioni?

martedì 31 marzo 2015

Il periscopio sbuca e vince

Periscope entra e vince: due giorni fa non sapevamo della sua esistenza, oggi non riusciamo già più farne a meno. A partire da noi stessi di Caterpillar AM (che stamattina, grazie all'insistenza di Filippo Solibello ci abbiamo dato dentro già dalle 7:45), ho visto alcune delle migliori menti della mia generazione (Fiorello Rosario, Fiorello Beppe, Nicola Savino, Andrea Delogu, Elisa D'Ospina, Matteo Caccia, Zoro e tanti altri) divertirsi a mandare in rete (in broadcast) i loro streaming. Tra l'una e l'altra delle performance di questi amici/colleghi ho visto affascinanti reportage di mura di carceri turche e di giovanotti americani che si allenavano. Niente male per il primo giorno di utilizzo. 

Ora già domattina noi di Caterpillar AM proveremo a dare una svolta creativa al mezzo, stay tuned come si dice. Ma sarà solo l'inizio.

Ora io non ho provato a usare Meerkat, l'antesignano, a cui Periscope pare proprio avere fatto le scarpe nella culla. Ero (e sono) però un discreto fan di Google Hangout On Air, un'applicazione per certi versi analoga, dalle infinite potenzialità, che avrebbe potuto avere lo stesso successo fulminante se solo fosse stata più semplice da usare.

Nelle due foto a fianco Rosario Fiorello si aggiudica il derby con il fratello Beppe. Stamattina verso le 9:30 erano su Periscope entrambi, ma mentre Rosario (qui a sinistra) faceva sfracelli passeggiando a Vicenza, Beppe era ancora alle prese con test senza immagini (a destra),

Cosa fa, in breve (qui e qui la spiega lunga), Periscope? Da quello che sono riuscito a capire (e a fare vedi qui sotto il mio quinto test con Napo):  
Periscope manda in rete le immagini in movimento e la voce che tu riprendi, tipicamente con uno smarthpone o un tablet. E chi le vede? Fondamentalmente, in prima battuta, i tuoi follower di twitter che hanno deciso di seguirti anche su Periscope (che a Twitter è strettamente collegato, cosa che Meerkat non aveva). Ma poi anche tanti "sconosciuti" che ti trovano direttamente su Periscope. E chi li avverte? O un tweet su Twitter (che, quando le cose vanno bene parte in contemporanea con la tua trasmissione o broadcast), oppure uno specifico cinguettio di Periscope, ma molti ti trovano senza che tu li avverta. Cosa possono fare gli spettatori? Possono mandarti dei messaggi (che vedi tu, ma anche gli altri spettatori) e dei cuoricini a mo' di mi piace.

Dimenticavo: Le tue quattro trasmissioni più recenti restano online per visioni "in differita".

Come riassunto di base penso che possa bastare.

Google Hangout On Air, nella sua funzione di base, non è molto differente: anche lui trasmette in rete le immagini  in movimento e la voce che tu riprendi, tipicamente con uno smarthpone o un tablet. Inoltre, diversamente da Periscope, è in grado di collegare fino a 9 persone in contemporanea dentro il tuo streaming e sta a te decidere chi mandare in primo piano e chi tenere nei riquadri sotto. Quindi, riepilogando, ci sei tu, il regista, altre 8 persone dentro lo streaming, e tutto il mondo fuori che può vedervi quando vai in broadcast. Come ti vedono? Collegandosi a Youtube. Sulla carta assomiglia più a una conference call in cui ci sono fino a 9 persone a parlare e alla cui conversazione assiste tutto il mondo. Nulla vieta però alle 9 persone di non rimanere sedute al tavolo, ma di muoversi nel mondo (come tipicamente fanno quelli di Periscope) e, magari fare delle performance musicali ognuno nella propria location. Anche qui per chi vede dall'esterno, è possibile mandare messaggi e fare domande ai 9 partecipanti. Ripeto: le potenzialità sono enormi. Si pensi alla combinazione: Giornalista musicale a Milano, intervista rock star a Londra, altri 7 fortunati fan sono dentro la conference call. Tutto il resto del mondo vede la cosa su YouTube e pone domande. Eppure questa applicazione che è attiva già da qualche anno, non ha avuto il successo immediato di Periscope. Perché? Perché è molto farraginosa da usare, almeno in prima battuta, tra utenze di Google+ e collegamento con YouTube, qualche problemino nell'invio degli avvisi e un'interfaccia generale ammazza marketing (già di per sé non eccelso).

Insomma Periscope fa meglio e in modo estremamente semplice alcune delle cose che Google Hangout On Air non è riuscito a convincere molti utenti a fare. Un'occasione mezza persa (ma non definitivamente) da una parte, una cascata travolgente dall'altra.

giovedì 26 marzo 2015

Bufale e antibufale (il Ghana, lo Zambia e Gesù).


Ormai è chiaro anche ai sassi che la notizia del turista italiano Antonio Boretti che portando i sandali, una sciarpa e la barba lunga, sarebbe stato scambiato per Gesù, adorato come tale e ricoperto di doni dalla gente di Chipata (Zambia) è una vera bufala.

Ciononostante ilgiornale.it (complimenti vivissimi), l'huffington post (che se non altro, diversamente da il Giornale, riporta in fondo al pezzo che la notizia potrebbe essere una bufala) e altri media online italiani, come blitz quotidiano, continuano a mantenere la storia sui propri siti. 

Ma perché? Con ogni probabilità sarà giunta anche a loro la voce che molti altri siti come il Messaggero, bufale.net, Viaggi News li hanno additati come estensori di notizie false. Però io credo che abbiano comunque una certa convenienza lasciare le pagine online. Anche se la notizia è falsa, le pagine sono così tanto linkate dai siti che lo segnalano (vedi questo mio stesso post) che avranno un bel numero di click "gratis" da parte di utenti che vanno a vedere di persona quanto sono stati tonti al Giornale o all'Huffington a pubblicare una notizia falsa. E visto che il loro unico scopo è quello di portare a casa dei click, ogni accesso alla pagina si trasforma in piccolo premio all'incompetenza. 

Ma mi pare che nemmeno i numerosi siti che hanno denunciato la bufala abbiano dato il meglio di sé al 100%. 

Tutti hanno scoperto che la notizia originale risale al marzo 2014 e secondo loro era stata lanciata da una serie di siti nigeriani come il Nigerian Watch o Nigeria Films (segnalo subito che in tutti questi passaggi la foto rimane la stessa ed è quella che riporto qua sopra). Secondo questa versione "originale" del marzo 2014 i fatti si svolgevano non nello Zambia, ma in Ghana (a Taifa o a Dansoman) e l'uomo scambiato per Gesù era, di fatto, non un turista italiano, ma un attore che stava girando un film proprio su Gesù Cristo. 

Poi, sempre secondo i siti bene informati, inspiegabilmente la notizia, dopo un anno di silenzio, era stata "rilanciata" in inglese dal Malawi Voice il 18 marzo 2015, spostandola però dal Ghana allo Zambia, (e dall'attore al turista italiano), ma mantenendo la stessa foto (il nome Antonio Boretti, per dire, sembra proprio un'invenzione del Malawi Voice datata 18 marzo 2015). E poi dal Malawi, forse attraverso qualche passaggio intermedio, il contagio della notizia aveva raggiunto Giornale, Huffington Post e altri siti italiani il 25 marzo. Fin qui la spiegazione dei siti che avevano fatto debunking, sgamando la bufala iniziale.
Cercando però più a fondo con la foto (Google da qualche anno ti permette di cercare tramite immagini), ho scoperto che la più vecchia fonte delle notizie è costituita da un altro sito, non nigeriano, ma ghanese. Cioè non è un lancio dei primi di marzo 2014  (come riportano i nostri siti antibufala) ma del 27 febbraio 2014 e il primo sito a raccontare la storia appare essere Ghana Nation con un pezzo a firma di una donna: Maureen Abotsi, cliccando sul nome della quale appare però, stranamente, il profilo di un uomo, tale Dan Soko che sembra essere il pusher primario della notizia, nella sua versione originaria, quella del febbraio 2014.

Ora tutti gli antibufala, oltre a non centrare il nome del "paziente zero", nella loro lodevole azione, gettano sì un meritato fango sul rilancio (con spostamento nello Zambia) effettuato nel 2015 (Malawi-il Giornale- Huffington Post), ma nessuno mette in dubbio la veridicità della notizia "originale" del 2014 (quella ambientata in Ghana).

Nessuno di loro, ad esempio, si è messo a cercare se effettivamente si stesse girando un film su Gesù in Ghana l'anno scorso 
(e se sì, quale) e se sia completamente vero che l'attore sia stato adorato e ricoperto di doni, in Ghana, nel febbraio 2014. O se qualcuno ha fatto questo controllo io non l'ho trovato. Tra l'altro: come si chiamerà questa star del cinema? Si tratta di un bianco: possibile che nessuno dei siti italiani lo abbia riconosciuto? Gli indizi ci portano a pensare che anche nella versione del 2014 la notizia sia una vera bufala. Ma, una volta puntato il dito contro i siti che avevano creduto alla bufala del 2015 ("turista italiano nello Zambia"), anche questi siti sembrano abboccare alla bufala del 2014 ("attore in Ghana").

PS: il Malawi Voice, nella sua sfrontatezza, non solo ha falsificato la notizia spostandola nel tempo avanti di un anno e nello spazio dal Ghana (ammesso che fosse vera anche lì) allo Zambia, ma si è appropriato anche della foto, ponendo la URL del proprio sito stampigliata in rosso sulla foto, come si può notare allargando l'immagine qui sopra (di solito non pubblico foto coperte da copyright, ma questa volta occorre proprio farlo, visto quanto è farlocco quel copyright).

Si dirà: beh, ma lì è l'Africa. Beh, amici, questa pratica è in voga anche in Italia. Il 9 febbraio 2013 ho scattato una foto a Oscar Giannino nel corso di un flash mob di FARE, poi l'ho twittata
e me la sono ritrovata qualche ora dopo in questa fotogallery del Corriere.it (e vabbè...), senza che me lo chiedessero (e vabbè...), CON IL LORO COPYRIGHT (ennò!)

martedì 24 marzo 2015

Non ho avuto un attimo


Come a quasi tutte le persone che conosco, capita anche a me di non riuscire a tener fede alla promessa di fare una certa cosa. La pigrizia, la dimenticanza, la mancanza di tempo mi portano talvolta a dare buca.

Spesso sono proprio i migliori amici, che presuppongo essere più comprensivi nei miei confronti, a farne le spese. Con un tempo limitato a disposizione, forse sbagliando, preferisco tener fede agli obblighi verso gli estranei, per non fare brutta figura con loro, trascurando le richieste degli amici, confidando nel perdono di chi mi vuole bene. "Mandami l'indirizzo di quell'albergo a Sanremo", "Ti ho spedito una copia del mio ultimo libro di racconti per bambini di tre anni, mi dici cosa ne pensi?" "Tutte le mattine mi alleno al Parco di Trenno vieni con me una volta?". La mia risposta, lì per lì positiva, si tramuta, nel corso dei giorni, delle settimane, dei mesi, in una plateale inadempienza.

Quando poi mi capita di rincontrare l'amico o l'amica, la giustificazione standard è: "mi spiace, ma non ho avuto un attimo". Ma riflettendoci bene, questo è vero fino a un certo punto. Lo so io, ma lo comprende anche l'amico e l'amica che, specialmente in tempi di social network, ha avuto modo di apprezzare quanto del mio tempo recente è stato speso, ad esempio, nella stesura di 
tweet, aggiornamenti di status e post di scarsa utilità sociale, proprio come questo. 

La verità è che NON è vero che "non ho avuto un attimo", ma è vero che quando ho avuto l'attimo non mi è venuto in mente di fare quella cosa lì.  Questa è la vera verità, il più delle volte (opzione 1).

Oppure (opzione 2, caso più raro), mi è venuto sì in mente, ma mi risultava troppo scomodo o stancante fare esattamente quella cosa lì in quel momento.

Nessun amico vero è così stronzo da risponderti: "Ah Marco, tu non hai avuto un attimo? E allora perché da quel giorno in cui te l'ho chiesto hai già scritto dodici post sul tuo blog?".

Ma qualora l'amico fosse così urticante da chiedermelo io potrei quindi rispondere senza sentirmi particolarmente in colpa: "quelle poche volte in cui ero libero non mi è venuto in mente" (opzione 1) oppure "quando avevo del tempo libero ero troppo stanco per leggere i tuoi racconti per bambini di tre anni, ma non abbastanza stanco da non riuscire scrivere i miei post" (opzione 2). E se questa seconda spiegazione sembra strana, chiunque ammetterà che anche dopo una cena in cui si è riempito a dismisura, magicamente un posto per il dolce, chi ama i dolci, lo trova sempre.

Poi ci sono anche (ma personalmente sono piuttosto rare), le volte in cui ho dato scientemente bassa priorità a quella promessa (opzione 3). In questi casi faccio fatica ad ammettere la mia inadempienza, però spero sempre che gli amici veri possano capire.

Per descrivere questa condizione dello spirito, ovvero il falso non-ho-avuto-un-attimismo, manca una parola. Share, il programma di Gianluca Neri e Daniela Collu (Stazzitta) a Radio2, censisce nella rubrica Come non detto proposte di parole che colmano questi buchi lessicali. Sabato 14 ne ho proposte due che avevo nel cassetto da tempo (ci avevo scritto anche dei post): il penultimismo (la soddisfazione di avere almeno uno che sta peggio di te, tipica dei media italiani quando escono le statistiche sul PIL o sulla libertà di stampa) e il correlato scansapalismo (l'opinabile virtù di chi evita l'errore più diffuso e se ne bulla, ma ne commette altri, come il ristoratore milanese che non eccede con la rucola, però cucina male).

Ora però dobbiamo trovare il termine che descrive la condizione di chi, come me, non fa qualcosa, ma non esattamente perché "non ha avuto un attimo". Proposte?