domenica 14 dicembre 2014

Sanremo 2015: la classifica di Twitter


E passiamo ad argomenti più ameni come il 65° Festival della Canzone Italiana, il Festival di Sanremo.

Quale dei 20 "big" in gara ha più follower su twitter?

Ecco la classifica: i componenti dei gruppi sono presenti sia come gruppo (laddove presente un account twitter collettivo), sia come singoli (se hanno un account twitter individuale).

Sorpresa: a parte Il Volo, ai primi sei posti sono tutte donne!


1. Anna Tatangelo 373995 @_AnnaTatangelo_
2. Irene Grandi 354953 @irene_grandi
3. Il Volo 243301 @ilvolo
4. Annalisa 221994 @NaliOfficial
5. Chiara 217344 @Chiara_Galiazzo
6. Malika Ayane 196180 @malikayane
7. Nek 191939 @NekOfficial
8. Nina Zilli 179678 @ninazilli
9. Moreno 144364 @realmoreno_mc
10. Alex Britti 134663 @alexbritti1
11. Gianluca Ginoble (Il volo) 129555 @GianGinoble
12. Mauro Coruzzi (Platinette – G. Di Michele e M.Coruzzi) 115777 @mauroplati
13. Piero Barone (Il volo) 88501 @piero_barone
14. Ignazio Boschetto (Il volo) 73005 @IBoschetto
15. Dear Jack 54988 @DearJackOf
16. Nesli 48458 @neslimusic
17. Alessio Bernabei (Dear Jack) 46526 @alessiobernabei
18. Lara Fabian 45909 @LFabianOfficial
19. Francesco Mandelli (Biggio e Mandelli) 38961 @FrancesNonJova
20. Lorenzo Fragola 31900 @fragolaofficial
21. Gianluca Grignani 31247 @grignanipage
22. Bianca Atzei 12934 @biancaatzei
23. Raf 12811 @RafRiefoli
24. Riccardo Ruiu (Dear Jack) 12524 @RiccardoRuiu
25. Alessandro Presti 12223 @AleApolloPresti
26. Marco Masini 8024 @marcomasini64
27. Grazia Di Michele (Grazia Di Michele e Maurizio Coruzzi) 5192 @dimichelegrazia
n.c. Fabrizio Biggio (Biggio e Mandelli)

n.c. Francesco Pierozzi (Dear Jack)

n.c. Lorenzo Cantarini (Dear Jack)


Nota: non risultano account ufficiali per Fabrizio Biggio (di Biggio e Mandelli, i Soliti Idioti, e per due dei cinque Dear Jack). Qualche dubbio sull'ufficialità dell'account di Francesco Mandelli.

venerdì 12 dicembre 2014

Quarantacinque anni


Quarantacinque anni dalla strage di Piazza Fontana.

Alcuni miei amici che vivevano più verso il centro di Milano ricordano di avere sentito l'esplosione. Ma da casa mia, in linea d'aria, erano quasi cinque chilometri. Io allora ero un bambino di sei anni e mezzo: abbastanza per capire e ricordare, non abbastanza per comprendere. Adesso di anni ne ho cinquantuno e non ho ancora compreso.  

C'è qualcosa di particolarmente odioso e perverso nel fare esplodere una bomba contro un target non militare sapendo che le vittime saranno esclusivamente civili innocenti e determinati dal caso allo scopo di provocare terrore. Un terrore che poi potrebbe indirizzare, almeno nel disegno dei criminali, le scelte dell'opinione pubblica o delle istituzioni. E storicamente non è facile determinare quando questa pratica terroristica sia stata utilizzata per la prima volta.

Già qualche tempo fa avevo provato a fare delle ricerche in rete, ma molti dei possibili atti terroristici indiziati come "primo episodio", per quanto orribili, si indirizzavano comunque verso un target considerato, magari anche solo in parte, "nemico". Forse devo studiare ancora e magari potranno aiutarmi i lettori.

In una voce di Wikipedia viene passata in rassegna la storia del terrorismo (che già di per sé è un concetto molto difficile da precisare per una serie di ovvi motivi). Gli anarchici, come si vede, sono spesso indiziati di essere stati i capostipiti di questa pratica, ma passando in rassegna le azioni criminose a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, possiamo verificare che erano tutte in ultima istanza indirizzate verso obiettivi da loro considerati nemici, alcuni dei quali particolarmente illustri, come esponenti delle famiglie regnanti, o capi di Stato o del Governo).

La Fratellanza repubblicana irlandese, con la sua campagna di attentati terroristici in Gran Bretagna tra il 1881 e il 1885, si rivolse prima verso target militari, ma poi, nel 1883, realizza anche attentati nella metropolitana inglese (ben 122 anni prima di quelli del 2005). Possiamo però ipotizzare che all'epoca gli indipendentisti irlandesi considerassero tutti gli inglesi come nemici, anche se la possibilità che venisse ferito “dal fuoco amico” anche qualche irlandese a Londra, era da prendere in considerazione.

E anche l'attentato all'Hotel King David di Gerusalemme, compiuto nel 1946 dai terroristi dell'Irgun, allora guidati dal futuro Primo Ministro israeliano Menachem Begin, spesso considerato il modello di molti successivi attentati terroristici, per quanto sanguinario (morirono oltre novanta persone, tra cui diversi ebrei palestinesi) aveva come target gli uffici del Mandato britannico della Palestina e, almeno stando alle ricostruzioni, i terroristi avevano avvisato la reception.

L'attentato di Piazza Fontana invece è diverso, perché certamente chi l'ha realizzato (per quanto potesse essere animato da un disprezzo fascista antipopolare e antiborghese) non poteva in alcun modo considerare propri nemici i clienti e gli impiegati della Banca dell'Agricoltura, ma li considerava probabilmente come perdite accettabili, anzi necessarie, perché funzionali al proprio disegno criminale.

Un disegno criminale che riuniva in parte tre tecniche terroristico-militari, simili ma non totalmente sovrapponibili: 1) quella strettamente terroristica di creare panico nella popolazione per orientarne le opinioni e le scelte; 2) quella similare di creare un casus belli contro i movimenti di protesta studenteschi ed operai di quel periodo e 3) la cosiddetta tecnica della false flag, ovvero quello di operazioni militari compiute da un soggetto sotto la falsa bandiera di un altro (basti vedere poi come le indagini, fin dal primo giorno vennero indirizzate verso gli anarchici) che possono comportare, (anzi, spesso esplicitamente prevedono per la realizzazione del perverso piano), la presenza di perdite nel proprio campo.

Ora resta aperta la domanda: qualcosa di così specifico come l'attentato di Piazza Fontana era già successo in passato? E se sì, quando? E se invece si tratta di una prima volta assoluta, cosa poteva giustificare agli occhi degli assassini, una simile enormità? Finora tutti i possibili precedenti storici che ho trovato non erano così perversamente odiosi, per la presenza di alcuni elementi che abbiamo appena analizzato. Ma aspetto contributi da parte di persone più ferrate in storia. Io, comunque, continuo a non comprendere e, pertanto, non posso ancora perdonare.

martedì 9 dicembre 2014

Le parole che mancano


Dobbiamo rassegnarci: noi italofoni probabilmente non avremo mai la stessa abilità degli americani nel coniare vocaboli, spesso addirittura acronimi, che in pochi fonemi riescono a racchiudere concetti la cui spiegazione richiede talvolta complessi giri di parole.

Penso a termini come yuppie, wasp, wags
 (questo di origine più britannica), dink, nimby, solo per citare i primi che mi vengono in mente. E, ovviamente, a milf, (aiv). Aiv vorrebbe stare per absit iniuria verbis, ma nessuno si è ancora mai azzardato ad adottare questa formula. Noi di matrice romanza non eccelliamo nel marketing delle nostre produzioni, forse ci vergogniamo un po' di questa mania degli acronimi: eppure i romani, da S.P.Q.R. in giù, ne facevano abbondante uso specie nella iscrizioni (anche perché risparmiare anche solo una lettera quanto scolpisci il marmo è un bel vantaggio): bastava insistere un po' e trasportare queste forme alla lingua parlata.

La verità è che gli acronimi britannici funzionano molto bene come scorciatoie: prendiamo proprio nimby. In una riunione, qualche anno fa, un caro collega che ne disconosceva l'esistenza, tentò di elencarci con dovizia di particolari tutte le attività umane di cui avrebbe permesso la pratica purché a debita distanza dalla propria abitazione, pensando di essere molto originale. Solo dopo qualche minuto di monologo un altro partecipante alla riunione riuscì a buttar lì la parolina magica, che a quel punto girava in testa già a molti, ponendo di fatto fine allo show. La prossima volta l'amico andrà subito al punto. 

Talvolta però anche noi italiani centriamo qualche neologismo efficace: benaltrismo, ad esempio, pur senza essere un acronimo, incornicia una categoria dello spirito e, soprattutto, della retorica politica che si incontra spesso e che, in assenza della specifica definizione, richiederebbe ogni volta un po' di tempo per essere inquadrata.

Sulla stessa falsariga io avevo proposto penultimismo, che è la tendenza, altrettanto frequente, seguita da molti politici i quali di fronte a risultati deludenti, riescono sempre a trovare ALMENO UNO (un paese, un partito) che ha fatto peggio, in modo da evitare il cucchiaio di legno e piazzarsi quantomeno al penultimo posto, per l'appunto. Funziona alle elezioni, ma soprattutto quando escono i dati macroeconomici. In questo campo la Grecia gioca spesso il ruolo di parafulmine. Spesso però occorre andare a trovare molto lontano il paese che ci permette di gongolare del penultimo posto. Pur essendo prerogativa dei politici il penultimismo funziona benissimo anche con gli studenti "sì mamma è un 3 in matematica, ma Giulio ha preso 2" o con gli allenatori di calcio "beh, si abbiamo perso 3-1 col Cagliari, ma l'Inter da loro ne ha beccate 4"). E così via, questione di penultimismo.

C'è un'altra situazione molto tipica per cui manca invece una definizione secca. Mi riferisco alla posizione di un professionista, di un artista, di uno sportivo, che riesce molto bene a evitare l'errore prevalente, quello che commettono tutti, pur senza però raggiungere la sufficienza.

Mi spiego meglio: in una città in cui tutti i cuochi mettono la rucola in ogni piatto, e sempre a sproposito, come potremmo definire un cuoco che evita quell'errore, ma fa comunque da mangiare male? O in un paese dove la stampa è tutta troppo ossequiosa col regime, come potremmo definire, con una sola parola, un giornalista molto indipendente, che non teme le ritorsioni dei potenti, ma che non azzecca una singola notizia e sbaglia tutto a partire dal racconto dei fatti, fino all'uso del congiuntivo? Spesso si è portati a sopravvalutare queste figure, perché - finalmente! - non incappano nell'errore più frequente, e si finisce col perdonar loro tutto il resto. Ma qui non è questione di fare della filosofia o parlare dei loro meriti e demeriti: quello che ci serve è un vocabolo, una definizione che li inchiodi alle proprie responsabilità.

Persa la password di Windows 7? Nema problema!


Nuovo episodio della fortunata serie dell'angolo dello smanettone.

Ieri, cercando un file del 2010-11, ho tirato su dalla cantina un vecchio Toshiba (il mio terzultimo hardware) che avevo accantonato per i soliti problemi di alimentazione (sembra una anomalia costante tra tutti i produttori di PC, con piccole varianti specifiche su quale sia di volta in volta, l'anello più debole tra le batterie, gli alimentatori, i connettori, i cavi e la componentistica). 

Ovviamente avevo dimenticato la password e anche il "suggerimento" che avevo scelto, era particolarmente da pirla: "come prima più Ramiro" che nel mio gergo significa che la nuova password era uguale alla password precedente con in più un numero 2, ad esempio: da Pippo a Pippo2. (Ramiro è Ivan Ramiro Cordoba il cui numero di maglia all'Inter era, appunto, il 2). Si, bravo Arde, ma qual era la precedente? Ho cercato in ogni modo di indovinarla, ma no way.

Come fare? Ovviamente non avevo creato il disco di reset della password e non avevo neanche a portata di mano il disco di ripristino del PC.

Allora ho cercato "Toshiba" nella posta (a volte per ricordarmi le password me le mando via posta, ovviamente nascoste sotto un oggetto tipo: Meeting ore 16, ma poi nel corpo della mail c'è scritto Pwd Toshiba seguito da un algoritmo, meno da pirla di prima che mi permette di ricostruirla). Ma in questo caso nada de nada.

Però - colpo di scena - trovo una email con un ordine di spedizione: scopro che in un momento di benefica follia nel settembre 2011 avevo ordinato alla Toshiba un disco di ripristino e che mi era anche stato recapitato a a casa!

Metto a soqquadro la mia immensa collezione di CD di ogni tipo e lo ritrovo! C'è scritto "Disc 1". Assieme a questo (o meglio: a poca distanza da quello) rinvengo un altro CD artigianale con una scritta autografa "RIPRISTINO TOSHIBA 2".  Non capisco come mai ho un Disc 1 originale e un Disc 2 artigianale, ma per il momento mi accontento.

Rinfrancato mi getto a capofitto in rete e trovo questo fondamentale articolo di "about technology", che linka un secondo articolo, ancora migliore, con le istruzioni "passo-passo".

A questo punto potrei dire di avere seguito le istruzioni  in 15 passi di Tim Fisher e morta lì. Potrei, ma non sarebbe giusto nei miei confronti (e neanche nei confronti di Tim) perché le istruzioni dell'amico americano andavano integrate con alcune mosse "del giaguaro", altrimenti non ne sarei mai venuto a capo. Solo per chi si trovasse nelle stesse canne ecco le istruzioni di Tim riviste alla luce della sapienza di Arde.

1. Quando Tim ti dice di inserire il disco 1 di ripristino nel DVD e di accendere il PC, occorre anche premere immediatamente F2, il che ti permette di accedere al menù di Setup (questo almeno nei Toshiba) e da qui andare nell'area BOOT per scegliere di impostare il DVD come BOOT primario. Poi F10 per salvare e uscire. Senza questa accortezza il PC può continuare ad accendersi dal disco fisso arrivando alla richiesta di password alla quale non sapremmo rispondere.

2. A questo punto il PC si accende dal DVD e arriva alla schermata di scelta della lingua e della tastiera, ma se si preme avanti, come vuole Tim, può comparire un messaggio che avverte che stanno per piallarci tutto il disco fisso. Questo Tim non ce lo dice e noi non lo vogliamo. Insomma non mi compariva mai la schermata in cui io potevo scegliere, come al punto 3 delle istruzioni di Tim, "Repair your computer". Allora cosa ho fatto? Ho riacceso tenendo premuto il tasto F8 che ti permette di scegliere le Boot Option (opzioni di avvio) e solo allora mi è comparsa questa schermata (vedi figura). Nel mio caso però non c'era l'opzione prescelta di Tim: "Repair your computer". Fortunatamente ho trovato qualcosa del genere anche sotto l'opzione "Directory Services Restore Mode".


Se non ricordo male però, anche in questo caso, arrivavo sempre alla mefitica schermata di scelta lingua e tastiera. Allora, al terzo tentativo, una volta giunto lì, ho preso una decisione forte: ho estratto brutalmente il CD Disc 1 e ho messo il CD Disc 2 (ma forse avrei potuto mettere anche un CD di Sergio Endrigo) per ricevere un messaggio in inglese che mi segnalava che non trovava i file che servivano (per forza, erano sul Disc 1) ma SOPRATTUTTO mi chiedeva se volevo interrompere la procedura batch. Al che ho risposto, trionfante, di sì (era proprio quello che volevo!) e mi sono trovato davanti al prompt dei comandi, di fatto già al punto 7 della procedura di Tim: BINGO!

Una volta chiarito che il CD veniva visto come unità X:, ma soprattutto che il Sistema operativo del mio PC era sul disco C: è stato un gioco da ragazzi lanciare i due comandi del passo 8:

copy c:\windows\system32\utilman.exe c:\ 

copy c:\windows\system32\cmd.exe c:\windows\system32\utilman.exe

poi rimuovere il CD e riavviare il PC (passo 9) quindi cliccare sull'iconcina a forma di torta in basso a sinistra (passo 10) e infine scrivere trionfalmente sul prompt dei comandi (passo 11):

net user Pippo Pappa

dove Pippo è il mio caro vecchio utente di cui avevo perso la password e Pappa la nuova password. E infine, ancora più trionfalmente, chiudere il prompt dei comandi (passo 12) e collegarmi con la nuova password (passo 13).

Ora mi restano da fare i due passi 14 e 15 (per la sicurezza futura), ma ci tenevo a comunicare ai miei lettori che ormai siamo dentro!

Qualcuno dirà: ma questo è hacking, seguendo queste istruzioni posso entrare anche nei PC altrui di cui non è che ho perso la password, bensì non l'ho mai avuta.

Mmmmm: questo però chiedetelo a Tim.

venerdì 5 dicembre 2014

Papa Francesco: che dura la vita da twitstar!


Sorpresa: anche Papa Francesco deve barcamenarsi tra le difficoltà dei meandri della comunicazione in rete e sui social network dove sta facendo certamente bene, ma non benissimo.

Eletto il 13 marzo 2013, Papa Francesco si trova in dotazione le utenze twitter, inaugurate solo 3 mesi prima (primo tweet il 12 dicembre 2012) dal suo predecessore Benedetto XVI, e un discreto gruzzolo di follower, circa 3.300.000 segnati l'ultimo giorno di pontificato di Papa Ratzinger.

Oggi, 5 dicembre 2014, le nove utenze del Papa contano complessivamente 16.872.683 follower, quasi la metà dei quali raccolte dall'utenza in lingua spagnola. Qualche ora fa L'Avvenire celebrava il superamento dei 300.000 follower dell'utenza del Papa in latino (vedi riepilogo delle nove utenze in appendice). Ben fatto, Sua Santità.

Ma analizziamo la performance della sola utenza pontificia in lingua italiana nel corso dell'ultimo anno (5 dicembre 2013-5 dicembre 2014).

Il 5 dicembre 2013 @pontifex_it contava 1.350.226 follower. A distanza di un anno i follower sono diventati 2.187.885 con un incremento del 62,04%. Non male, si potrebbe pensare. Ma il dato non brilla di certo se messo a confronto con quello di altri personaggi celebri e che dispongono di una platea di follower dello stesso ordine di grandezza del Papa. 

Lo showman Fiorello, ad esempio, nello stesso periodo piazza un notevole +157,31% triplicando quasi i propri follower fino a toccare quota 812.893, mentre Mario Balotelli realizza un +108,16%. Per la precisione Supermario sovrasta persino in numeri assoluti l'utenza del Papa in italiano: 3.322.780 contro i già citati 2.187.885 (anche se per un confronto equo occorrerebbe tener conto quantomeno anche dell'utenza inglese del Papa, visto che nell'unica utenza a sua disposizione Balotelli twitta anche in inglese).

Meglio del Papa, come incremento annuo, fa anche il premier Matteo Renzi: +111,16 anno su anno, fino a toccare i 1.461.115 follower. Procedendo di questo ritmo Renzi supererebbe l'utenza italiana di Papa Francesco nel corso del 2016. 

Insomma con il suo +62,04% Papa Francesco si inserisce in un gruppo di classifica medio-alta, ma non altissima, poco sotto il Partito Democratico (+68,42) e con un piccolo vantaggio, ad esempio, su il Post (+60,56%) e Angelino Alfano (57,89%).

Follower Lingua %
7.356.806 spagnolo 43,60
4.789.341 inglese 28,39
2.187.939 italiano 12,97
1.215.886 portoghese 7,21
320.716 francese 1,90
309.807 polacco 1,84
300.324 latino 1,78
226.309 tedesco 1,34
165.555 arabo 0,98
16.872.683 TOTALE

martedì 2 dicembre 2014

Mamma mia, che smanettone!

Poche cose mi fanno piacere al mondo quanto recuperare i dati smarriti dentro dispositivi elettronici guasti. Qualche anno fa riuscii a recuperare tutti i contatti telefonici sepolti in un telefono Motorola morente, mandandone in dump la memoria con comandi trovati su un sito olandese e poi frugando con altri tool tra le macerie. L'operazione mi costò diversi giorni di lavoro ma fu coronata da un trionfo seguito da abbondanti libagioni.

Anche il successo di oggi, mi ha fatto godere: certo è stato più semplice, ma ha coinvolto uno degli oggetti che mi sono più cari: un iPod Nano regalatomi nel 2010: è una serie speciale perché oltre ad avere la radio FM (utilissima) e a dare la possibilità di fare dei video, dispone anche di un piccolo altoparlante. Così non li fanno più. Pensavo di aver perso anche lui nella recente spedizione di Caterpillar AM a Berlino lo scorso 8 novembre, assieme al cellulare. Poi il cellulare è stato ritrovato il 9 novembre, ma l'iPod non saltava fuori. Poi il 21 novembre sono andato a Campobasso, in albergo ho aperto il necessaire da viaggio ed eccolo là tra il dentifricio e i cotton fioc.


Stamattina però lo accendo e puff! non c'era più la musica. Una trentina tra foto e video, ma niente musica. Poco male, diranno i più avveduti, basta ricollegarlo al Mac o al PC (nel mio caso un PC) da cui gli era stata scaricata la musica con iTunes e ripristinare il tutto. Eh sì, ma QUEL PC oramai è stato dismesso e sull'iPod c'era una serie molto mista di: 1) canzoni comprate su iTunes (che si possono recuperare); 2) canzoni importate da CD che ho ancora, (che si possono pure recuperare); 3) canzoni importate da CD che non ho più;  4) MP3 vari che chissà che fine hanno fatto, compresi quelli del corso di cinese. Insomma un bel casino, specie per 3) e 4).

Warning: da qui in poi si va un filo sul tecnico, chi vuole saltare i dettagli sappia che ho recuperato tutta la musica grazie a una serie di mosse di rara maestria. Chi invece vuole sapere come, o magari ha lo stesso problema, può utilmente proseguire con la lettura.

Nelle "INFO" dell'iPOD mi accorgo subito che il disco è pieno con meno di 50MB lasciati liberi, solo che il grosso dell'occupazione del disco invece di essere "Audio" è  catalogata come "Altro". Segno che i miei brani sono ancora sul disco, solo che l'iPod non li riconosce. Segno che la TOC, cioè la table of contents, ovvero l'indice del file system (nel caso specifico un FAT-32) è perso o danneggiato, ma come ricostruirlo?

Forse non tutti sanno che i file sull'iPod sono strutturati come in un PC e i file musicali stanno (almeno negli iPod di quella generazione) nella cartella \iPod_control\music. Si potrebbe quindi collegare l'iPod al mio PC e poi cercare di accedervi da Start/Computer/Dispositivi con archivi rimovibili e vedere che succede.

Ma le operazioni di recupero sono complicate dal fatto che stamattina disponevo solo di un PC a 64bit mentre il file system dell'IPOD è a 32 bit. Fatto sta che provando a collegare l'iPod mi partiva in automatico iTunes con il messaggio ""È stato rilevato un iPod, ma non è stato identificato correttamente." Sotto Computer l'iPod a volte si vedeva, come disco F:, a volte spariva (credo che le sparizioni fossero a causa dell'avvio di iTunes). Ma poi navigando si incontravano solo cartelle vuote, esclusa quella con i video.

Cercando in rete ho trovato diverse segnalazioni su come resettare l'iPod (accenderlo tenendo premuto il tasto centrale e quello superiore, del menu) e su come accenderlo in modalità diagnostica (accenderlo tenendo premuto il tasto centrale e quello di sinistra del rewind).

Alla fine mi si accende una lampadina: schiaccio il tasto Start e scrivo cmd per aprire una sessione comandi (il buon vecchio DOS) e lancio un comando che dovrebbe ricostruire la TOC del disco f: quello dell'iPod:

chkdsk f: /r 
tecnicamente sarebbe: controlla il disco f: e tenta di ripararlo.

Con mia somma sorpresa il comando inizia a macinare e va avanti per circa 15 minuti, ma alla fine sul mio iPod la musica ancora non c'è. Allora lancio un:
dir f:\*.* /s
e qui mi si apre il cuore: vedo che nelle cartelle sottostanti la musica compare. Ma poi cercando di scendere di livello le directory sembrano ancora vuote. Stessa cosa dal lato interfaccia Windows e soprattutto sul povero iPod.

Mi si accende un'altra lampadina: che i file siano "nascosti"? O di sistema? Lancio
attrib -h -r -s  f:\*.* /s /d
che sembra funzionare.

E a quel punto tutto il disco f: è bellamente ispezionabile all'interno della sessione comandi, ma ogni volta che cerco di poi di visionarlo da Windows parte il malefico iTunes, con il suo messaggio di errore e le directory sembrano vuote.

Allora mi si accende l'ultima lampadina: lanciare di nuovo:
attrib -h -r -s  f:\*.* /s /d
e staccare l'iPod secco dal PC prima che parta iTunes con i suoi malefici reset!

Proprio quello che ti suggeriscono sempre di non fare. E invece BINGO! E così ha funzionato e stasera ho di nuovo tutte le mie canzoncine su iPod. Mamma, ma che smanettone sono!