domenica 14 dicembre 2014

Sanremo 2015: la classifica di Twitter


E passiamo ad argomenti più ameni come il 65° Festival della Canzone Italiana, il Festival di Sanremo.

Quale dei 20 "big" in gara ha più follower su twitter?

Ecco la classifica: i componenti dei gruppi sono presenti sia come gruppo (laddove presente un account twitter collettivo), sia come singoli (se hanno un account twitter individuale).

Sorpresa: a parte Il Volo, ai primi sei posti sono tutte donne!


1. Anna Tatangelo 373995 @_AnnaTatangelo_
2. Irene Grandi 354953 @irene_grandi
3. Il Volo 243301 @ilvolo
4. Annalisa 221994 @NaliOfficial
5. Chiara 217344 @Chiara_Galiazzo
6. Malika Ayane 196180 @malikayane
7. Nek 191939 @NekOfficial
8. Nina Zilli 179678 @ninazilli
9. Moreno 144364 @realmoreno_mc
10. Alex Britti 134663 @alexbritti1
11. Gianluca Ginoble (Il volo) 129555 @GianGinoble
12. Mauro Coruzzi (Platinette – G. Di Michele e M.Coruzzi) 115777 @mauroplati
13. Piero Barone (Il volo) 88501 @piero_barone
14. Ignazio Boschetto (Il volo) 73005 @IBoschetto
15. Dear Jack 54988 @DearJackOf
16. Nesli 48458 @neslimusic
17. Alessio Bernabei (Dear Jack) 46526 @alessiobernabei
18. Lara Fabian 45909 @LFabianOfficial
19. Francesco Mandelli (Biggio e Mandelli) 38961 @FrancesNonJova
20. Lorenzo Fragola 31900 @fragolaofficial
21. Gianluca Grignani 31247 @grignanipage
22. Bianca Atzei 12934 @biancaatzei
23. Raf 12811 @RafRiefoli
24. Riccardo Ruiu (Dear Jack) 12524 @RiccardoRuiu
25. Alessandro Presti 12223 @AleApolloPresti
26. Marco Masini 8024 @marcomasini64
27. Grazia Di Michele (Grazia Di Michele e Maurizio Coruzzi) 5192 @dimichelegrazia
n.c. Fabrizio Biggio (Biggio e Mandelli)

n.c. Francesco Pierozzi (Dear Jack)

n.c. Lorenzo Cantarini (Dear Jack)


Nota: non risultano account ufficiali per Fabrizio Biggio (di Biggio e Mandelli, i Soliti Idioti, e per due dei cinque Dear Jack). Qualche dubbio sull'ufficialità dell'account di Francesco Mandelli.

venerdì 12 dicembre 2014

Quarantacinque anni


Quarantacinque anni dalla strage di Piazza Fontana.

Alcuni miei amici che vivevano più verso il centro di Milano ricordano di avere sentito l'esplosione. Ma da casa mia, in linea d'aria, erano quasi cinque chilometri. Io allora ero un bambino di sei anni e mezzo: abbastanza per capire e ricordare, non abbastanza per comprendere. Adesso di anni ne ho cinquantuno e non ho ancora compreso.  

C'è qualcosa di particolarmente odioso e perverso nel fare esplodere una bomba contro un target non militare sapendo che le vittime saranno esclusivamente civili innocenti e determinati dal caso allo scopo di provocare terrore. Un terrore che poi potrebbe indirizzare, almeno nel disegno dei criminali, le scelte dell'opinione pubblica o delle istituzioni. E storicamente non è facile determinare quando questa pratica terroristica sia stata utilizzata per la prima volta.

Già qualche tempo fa avevo provato a fare delle ricerche in rete, ma molti dei possibili atti terroristici indiziati come "primo episodio", per quanto orribili, si indirizzavano comunque verso un target considerato, magari anche solo in parte, "nemico". Forse devo studiare ancora e magari potranno aiutarmi i lettori.

In una voce di Wikipedia viene passata in rassegna la storia del terrorismo (che già di per sé è un concetto molto difficile da precisare per una serie di ovvi motivi). Gli anarchici, come si vede, sono spesso indiziati di essere stati i capostipiti di questa pratica, ma passando in rassegna le azioni criminose a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, possiamo verificare che erano tutte in ultima istanza indirizzate verso obiettivi da loro considerati nemici, alcuni dei quali particolarmente illustri, come esponenti delle famiglie regnanti, o capi di Stato o del Governo).

La Fratellanza repubblicana irlandese, con la sua campagna di attentati terroristici in Gran Bretagna tra il 1881 e il 1885, si rivolse prima verso target militari, ma poi, nel 1883, realizza anche attentati nella metropolitana inglese (ben 122 anni prima di quelli del 2005). Possiamo però ipotizzare che all'epoca gli indipendentisti irlandesi considerassero tutti gli inglesi come nemici, anche se la possibilità che venisse ferito “dal fuoco amico” anche qualche irlandese a Londra, era da prendere in considerazione.

E anche l'attentato all'Hotel King David di Gerusalemme, compiuto nel 1946 dai terroristi dell'Irgun, allora guidati dal futuro Primo Ministro israeliano Menachem Begin, spesso considerato il modello di molti successivi attentati terroristici, per quanto sanguinario (morirono oltre novanta persone, tra cui diversi ebrei palestinesi) aveva come target gli uffici del Mandato britannico della Palestina e, almeno stando alle ricostruzioni, i terroristi avevano avvisato la reception.

L'attentato di Piazza Fontana invece è diverso, perché certamente chi l'ha realizzato (per quanto potesse essere animato da un disprezzo fascista antipopolare e antiborghese) non poteva in alcun modo considerare propri nemici i clienti e gli impiegati della Banca dell'Agricoltura, ma li considerava probabilmente come perdite accettabili, anzi necessarie, perché funzionali al proprio disegno criminale.

Un disegno criminale che riuniva in parte tre tecniche terroristico-militari, simili ma non totalmente sovrapponibili: 1) quella strettamente terroristica di creare panico nella popolazione per orientarne le opinioni e le scelte; 2) quella similare di creare un casus belli contro i movimenti di protesta studenteschi ed operai di quel periodo e 3) la cosiddetta tecnica della false flag, ovvero quello di operazioni militari compiute da un soggetto sotto la falsa bandiera di un altro (basti vedere poi come le indagini, fin dal primo giorno vennero indirizzate verso gli anarchici) che possono comportare, (anzi, spesso esplicitamente prevedono per la realizzazione del perverso piano), la presenza di perdite nel proprio campo.

Ora resta aperta la domanda: qualcosa di così specifico come l'attentato di Piazza Fontana era già successo in passato? E se sì, quando? E se invece si tratta di una prima volta assoluta, cosa poteva giustificare agli occhi degli assassini, una simile enormità? Finora tutti i possibili precedenti storici che ho trovato non erano così perversamente odiosi, per la presenza di alcuni elementi che abbiamo appena analizzato. Ma aspetto contributi da parte di persone più ferrate in storia. Io, comunque, continuo a non comprendere e, pertanto, non posso ancora perdonare.

martedì 9 dicembre 2014

Le parole che mancano


Dobbiamo rassegnarci: noi italofoni probabilmente non avremo mai la stessa abilità degli americani nel coniare vocaboli, spesso addirittura acronimi, che in pochi fonemi riescono a racchiudere concetti la cui spiegazione richiede talvolta complessi giri di parole.

Penso a termini come yuppie, wasp, wags
 (questo di origine più britannica), dink, nimby, solo per citare i primi che mi vengono in mente. E, ovviamente, a milf, (aiv). Aiv vorrebbe stare per absit iniuria verbis, ma nessuno si è ancora mai azzardato ad adottare questa formula. Noi di matrice romanza non eccelliamo nel marketing delle nostre produzioni, forse ci vergogniamo un po' di questa mania degli acronimi: eppure i romani, da S.P.Q.R. in giù, ne facevano abbondante uso specie nella iscrizioni (anche perché risparmiare anche solo una lettera quanto scolpisci il marmo è un bel vantaggio): bastava insistere un po' e trasportare queste forme alla lingua parlata.

La verità è che gli acronimi britannici funzionano molto bene come scorciatoie: prendiamo proprio nimby. In una riunione, qualche anno fa, un caro collega che ne disconosceva l'esistenza, tentò di elencarci con dovizia di particolari tutte le attività umane di cui avrebbe permesso la pratica purché a debita distanza dalla propria abitazione, pensando di essere molto originale. Solo dopo qualche minuto di monologo un altro partecipante alla riunione riuscì a buttar lì la parolina magica, che a quel punto girava in testa già a molti, ponendo di fatto fine allo show. La prossima volta l'amico andrà subito al punto. 

Talvolta però anche noi italiani centriamo qualche neologismo efficace: benaltrismo, ad esempio, pur senza essere un acronimo, incornicia una categoria dello spirito e, soprattutto, della retorica politica che si incontra spesso e che, in assenza della specifica definizione, richiederebbe ogni volta un po' di tempo per essere inquadrata.

Sulla stessa falsariga io avevo proposto penultimismo, che è la tendenza, altrettanto frequente, seguita da molti politici i quali di fronte a risultati deludenti, riescono sempre a trovare ALMENO UNO (un paese, un partito) che ha fatto peggio, in modo da evitare il cucchiaio di legno e piazzarsi quantomeno al penultimo posto, per l'appunto. Funziona alle elezioni, ma soprattutto quando escono i dati macroeconomici. In questo campo la Grecia gioca spesso il ruolo di parafulmine. Spesso però occorre andare a trovare molto lontano il paese che ci permette di gongolare del penultimo posto. Pur essendo prerogativa dei politici il penultimismo funziona benissimo anche con gli studenti "sì mamma è un 3 in matematica, ma Giulio ha preso 2" o con gli allenatori di calcio "beh, si abbiamo perso 3-1 col Cagliari, ma l'Inter da loro ne ha beccate 4"). E così via, questione di penultimismo.

C'è un'altra situazione molto tipica per cui manca invece una definizione secca. Mi riferisco alla posizione di un professionista, di un artista, di uno sportivo, che riesce molto bene a evitare l'errore prevalente, quello che commettono tutti, pur senza però raggiungere la sufficienza.

Mi spiego meglio: in una città in cui tutti i cuochi mettono la rucola in ogni piatto, e sempre a sproposito, come potremmo definire un cuoco che evita quell'errore, ma fa comunque da mangiare male? O in un paese dove la stampa è tutta troppo ossequiosa col regime, come potremmo definire, con una sola parola, un giornalista molto indipendente, che non teme le ritorsioni dei potenti, ma che non azzecca una singola notizia e sbaglia tutto a partire dal racconto dei fatti, fino all'uso del congiuntivo? Spesso si è portati a sopravvalutare queste figure, perché - finalmente! - non incappano nell'errore più frequente, e si finisce col perdonar loro tutto il resto. Ma qui non è questione di fare della filosofia o parlare dei loro meriti e demeriti: quello che ci serve è un vocabolo, una definizione che li inchiodi alle proprie responsabilità.

Persa la password di Windows 7? Nema problema!


Nuovo episodio della fortunata serie dell'angolo dello smanettone.

Ieri, cercando un file del 2010-11, ho tirato su dalla cantina un vecchio Toshiba (il mio terzultimo hardware) che avevo accantonato per i soliti problemi di alimentazione (sembra una anomalia costante tra tutti i produttori di PC, con piccole varianti specifiche su quale sia di volta in volta, l'anello più debole tra le batterie, gli alimentatori, i connettori, i cavi e la componentistica). 

Ovviamente avevo dimenticato la password e anche il "suggerimento" che avevo scelto, era particolarmente da pirla: "come prima più Ramiro" che nel mio gergo significa che la nuova password era uguale alla password precedente con in più un numero 2, ad esempio: da Pippo a Pippo2. (Ramiro è Ivan Ramiro Cordoba il cui numero di maglia all'Inter era, appunto, il 2). Si, bravo Arde, ma qual era la precedente? Ho cercato in ogni modo di indovinarla, ma no way.

Come fare? Ovviamente non avevo creato il disco di reset della password e non avevo neanche a portata di mano il disco di ripristino del PC.

Allora ho cercato "Toshiba" nella posta (a volte per ricordarmi le password me le mando via posta, ovviamente nascoste sotto un oggetto tipo: Meeting ore 16, ma poi nel corpo della mail c'è scritto Pwd Toshiba seguito da un algoritmo, meno da pirla di prima che mi permette di ricostruirla). Ma in questo caso nada de nada.

Però - colpo di scena - trovo una email con un ordine di spedizione: scopro che in un momento di benefica follia nel settembre 2011 avevo ordinato alla Toshiba un disco di ripristino e che mi era anche stato recapitato a a casa!

Metto a soqquadro la mia immensa collezione di CD di ogni tipo e lo ritrovo! C'è scritto "Disc 1". Assieme a questo (o meglio: a poca distanza da quello) rinvengo un altro CD artigianale con una scritta autografa "RIPRISTINO TOSHIBA 2".  Non capisco come mai ho un Disc 1 originale e un Disc 2 artigianale, ma per il momento mi accontento.

Rinfrancato mi getto a capofitto in rete e trovo questo fondamentale articolo di "about technology", che linka un secondo articolo, ancora migliore, con le istruzioni "passo-passo".

A questo punto potrei dire di avere seguito le istruzioni  in 15 passi di Tim Fisher e morta lì. Potrei, ma non sarebbe giusto nei miei confronti (e neanche nei confronti di Tim) perché le istruzioni dell'amico americano andavano integrate con alcune mosse "del giaguaro", altrimenti non ne sarei mai venuto a capo. Solo per chi si trovasse nelle stesse canne ecco le istruzioni di Tim riviste alla luce della sapienza di Arde.

1. Quando Tim ti dice di inserire il disco 1 di ripristino nel DVD e di accendere il PC, occorre anche premere immediatamente F2, il che ti permette di accedere al menù di Setup (questo almeno nei Toshiba) e da qui andare nell'area BOOT per scegliere di impostare il DVD come BOOT primario. Poi F10 per salvare e uscire. Senza questa accortezza il PC può continuare ad accendersi dal disco fisso arrivando alla richiesta di password alla quale non sapremmo rispondere.

2. A questo punto il PC si accende dal DVD e arriva alla schermata di scelta della lingua e della tastiera, ma se si preme avanti, come vuole Tim, può comparire un messaggio che avverte che stanno per piallarci tutto il disco fisso. Questo Tim non ce lo dice e noi non lo vogliamo. Insomma non mi compariva mai la schermata in cui io potevo scegliere, come al punto 3 delle istruzioni di Tim, "Repair your computer". Allora cosa ho fatto? Ho riacceso tenendo premuto il tasto F8 che ti permette di scegliere le Boot Option (opzioni di avvio) e solo allora mi è comparsa questa schermata (vedi figura). Nel mio caso però non c'era l'opzione prescelta di Tim: "Repair your computer". Fortunatamente ho trovato qualcosa del genere anche sotto l'opzione "Directory Services Restore Mode".


Se non ricordo male però, anche in questo caso, arrivavo sempre alla mefitica schermata di scelta lingua e tastiera. Allora, al terzo tentativo, una volta giunto lì, ho preso una decisione forte: ho estratto brutalmente il CD Disc 1 e ho messo il CD Disc 2 (ma forse avrei potuto mettere anche un CD di Sergio Endrigo) per ricevere un messaggio in inglese che mi segnalava che non trovava i file che servivano (per forza, erano sul Disc 1) ma SOPRATTUTTO mi chiedeva se volevo interrompere la procedura batch. Al che ho risposto, trionfante, di sì (era proprio quello che volevo!) e mi sono trovato davanti al prompt dei comandi, di fatto già al punto 7 della procedura di Tim: BINGO!

Una volta chiarito che il CD veniva visto come unità X:, ma soprattutto che il Sistema operativo del mio PC era sul disco C: è stato un gioco da ragazzi lanciare i due comandi del passo 8:

copy c:\windows\system32\utilman.exe c:\ 

copy c:\windows\system32\cmd.exe c:\windows\system32\utilman.exe

poi rimuovere il CD e riavviare il PC (passo 9) quindi cliccare sull'iconcina a forma di torta in basso a sinistra (passo 10) e infine scrivere trionfalmente sul prompt dei comandi (passo 11):

net user Pippo Pappa

dove Pippo è il mio caro vecchio utente di cui avevo perso la password e Pappa la nuova password. E infine, ancora più trionfalmente, chiudere il prompt dei comandi (passo 12) e collegarmi con la nuova password (passo 13).

Ora mi restano da fare i due passi 14 e 15 (per la sicurezza futura), ma ci tenevo a comunicare ai miei lettori che ormai siamo dentro!

Qualcuno dirà: ma questo è hacking, seguendo queste istruzioni posso entrare anche nei PC altrui di cui non è che ho perso la password, bensì non l'ho mai avuta.

Mmmmm: questo però chiedetelo a Tim.

venerdì 5 dicembre 2014

Papa Francesco: che dura la vita da twitstar!


Sorpresa: anche Papa Francesco deve barcamenarsi tra le difficoltà dei meandri della comunicazione in rete e sui social network dove sta facendo certamente bene, ma non benissimo.

Eletto il 13 marzo 2013, Papa Francesco si trova in dotazione le utenze twitter, inaugurate solo 3 mesi prima (primo tweet il 12 dicembre 2012) dal suo predecessore Benedetto XVI, e un discreto gruzzolo di follower, circa 3.300.000 segnati l'ultimo giorno di pontificato di Papa Ratzinger.

Oggi, 5 dicembre 2014, le nove utenze del Papa contano complessivamente 16.872.683 follower, quasi la metà dei quali raccolte dall'utenza in lingua spagnola. Qualche ora fa L'Avvenire celebrava il superamento dei 300.000 follower dell'utenza del Papa in latino (vedi riepilogo delle nove utenze in appendice). Ben fatto, Sua Santità.

Ma analizziamo la performance della sola utenza pontificia in lingua italiana nel corso dell'ultimo anno (5 dicembre 2013-5 dicembre 2014).

Il 5 dicembre 2013 @pontifex_it contava 1.350.226 follower. A distanza di un anno i follower sono diventati 2.187.885 con un incremento del 62,04%. Non male, si potrebbe pensare. Ma il dato non brilla di certo se messo a confronto con quello di altri personaggi celebri e che dispongono di una platea di follower dello stesso ordine di grandezza del Papa. 

Lo showman Fiorello, ad esempio, nello stesso periodo piazza un notevole +157,31% triplicando quasi i propri follower fino a toccare quota 812.893, mentre Mario Balotelli realizza un +108,16%. Per la precisione Supermario sovrasta persino in numeri assoluti l'utenza del Papa in italiano: 3.322.780 contro i già citati 2.187.885 (anche se per un confronto equo occorrerebbe tener conto quantomeno anche dell'utenza inglese del Papa, visto che nell'unica utenza a sua disposizione Balotelli twitta anche in inglese).

Meglio del Papa, come incremento annuo, fa anche il premier Matteo Renzi: +111,16 anno su anno, fino a toccare i 1.461.115 follower. Procedendo di questo ritmo Renzi supererebbe l'utenza italiana di Papa Francesco nel corso del 2016. 

Insomma con il suo +62,04% Papa Francesco si inserisce in un gruppo di classifica medio-alta, ma non altissima, poco sotto il Partito Democratico (+68,42) e con un piccolo vantaggio, ad esempio, su il Post (+60,56%) e Angelino Alfano (57,89%).

Follower Lingua %
7.356.806 spagnolo 43,60
4.789.341 inglese 28,39
2.187.939 italiano 12,97
1.215.886 portoghese 7,21
320.716 francese 1,90
309.807 polacco 1,84
300.324 latino 1,78
226.309 tedesco 1,34
165.555 arabo 0,98
16.872.683 TOTALE

martedì 2 dicembre 2014

Mamma mia, che smanettone!

Poche cose mi fanno piacere al mondo quanto recuperare i dati smarriti dentro dispositivi elettronici guasti. Qualche anno fa riuscii a recuperare tutti i contatti telefonici sepolti in un telefono Motorola morente, mandandone in dump la memoria con comandi trovati su un sito olandese e poi frugando con altri tool tra le macerie. L'operazione mi costò diversi giorni di lavoro ma fu coronata da un trionfo seguito da abbondanti libagioni.

Anche il successo di oggi, mi ha fatto godere: certo è stato più semplice, ma ha coinvolto uno degli oggetti che mi sono più cari: un iPod Nano regalatomi nel 2010: è una serie speciale perché oltre ad avere la radio FM (utilissima) e a dare la possibilità di fare dei video, dispone anche di un piccolo altoparlante. Così non li fanno più. Pensavo di aver perso anche lui nella recente spedizione di Caterpillar AM a Berlino lo scorso 8 novembre, assieme al cellulare. Poi il cellulare è stato ritrovato il 9 novembre, ma l'iPod non saltava fuori. Poi il 21 novembre sono andato a Campobasso, in albergo ho aperto il necessaire da viaggio ed eccolo là tra il dentifricio e i cotton fioc.


Stamattina però lo accendo e puff! non c'era più la musica. Una trentina tra foto e video, ma niente musica. Poco male, diranno i più avveduti, basta ricollegarlo al Mac o al PC (nel mio caso un PC) da cui gli era stata scaricata la musica con iTunes e ripristinare il tutto. Eh sì, ma QUEL PC oramai è stato dismesso e sull'iPod c'era una serie molto mista di: 1) canzoni comprate su iTunes (che si possono recuperare); 2) canzoni importate da CD che ho ancora, (che si possono pure recuperare); 3) canzoni importate da CD che non ho più;  4) MP3 vari che chissà che fine hanno fatto, compresi quelli del corso di cinese. Insomma un bel casino, specie per 3) e 4).

Warning: da qui in poi si va un filo sul tecnico, chi vuole saltare i dettagli sappia che ho recuperato tutta la musica grazie a una serie di mosse di rara maestria. Chi invece vuole sapere come, o magari ha lo stesso problema, può utilmente proseguire con la lettura.

Nelle "INFO" dell'iPOD mi accorgo subito che il disco è pieno con meno di 50MB lasciati liberi, solo che il grosso dell'occupazione del disco invece di essere "Audio" è  catalogata come "Altro". Segno che i miei brani sono ancora sul disco, solo che l'iPod non li riconosce. Segno che la TOC, cioè la table of contents, ovvero l'indice del file system (nel caso specifico un FAT-32) è perso o danneggiato, ma come ricostruirlo?

Forse non tutti sanno che i file sull'iPod sono strutturati come in un PC e i file musicali stanno (almeno negli iPod di quella generazione) nella cartella \iPod_control\music. Si potrebbe quindi collegare l'iPod al mio PC e poi cercare di accedervi da Start/Computer/Dispositivi con archivi rimovibili e vedere che succede.

Ma le operazioni di recupero sono complicate dal fatto che stamattina disponevo solo di un PC a 64bit mentre il file system dell'IPOD è a 32 bit. Fatto sta che provando a collegare l'iPod mi partiva in automatico iTunes con il messaggio ""È stato rilevato un iPod, ma non è stato identificato correttamente." Sotto Computer l'iPod a volte si vedeva, come disco F:, a volte spariva (credo che le sparizioni fossero a causa dell'avvio di iTunes). Ma poi navigando si incontravano solo cartelle vuote, esclusa quella con i video.

Cercando in rete ho trovato diverse segnalazioni su come resettare l'iPod (accenderlo tenendo premuto il tasto centrale e quello superiore, del menu) e su come accenderlo in modalità diagnostica (accenderlo tenendo premuto il tasto centrale e quello di sinistra del rewind).

Alla fine mi si accende una lampadina: schiaccio il tasto Start e scrivo cmd per aprire una sessione comandi (il buon vecchio DOS) e lancio un comando che dovrebbe ricostruire la TOC del disco f: quello dell'iPod:

chkdsk f: /r 
tecnicamente sarebbe: controlla il disco f: e tenta di ripararlo.

Con mia somma sorpresa il comando inizia a macinare e va avanti per circa 15 minuti, ma alla fine sul mio iPod la musica ancora non c'è. Allora lancio un:
dir f:\*.* /s
e qui mi si apre il cuore: vedo che nelle cartelle sottostanti la musica compare. Ma poi cercando di scendere di livello le directory sembrano ancora vuote. Stessa cosa dal lato interfaccia Windows e soprattutto sul povero iPod.

Mi si accende un'altra lampadina: che i file siano "nascosti"? O di sistema? Lancio
attrib -h -r -s  f:\*.* /s /d
che sembra funzionare.

E a quel punto tutto il disco f: è bellamente ispezionabile all'interno della sessione comandi, ma ogni volta che cerco di poi di visionarlo da Windows parte il malefico iTunes, con il suo messaggio di errore e le directory sembrano vuote.

Allora mi si accende l'ultima lampadina: lanciare di nuovo:
attrib -h -r -s  f:\*.* /s /d
e staccare l'iPod secco dal PC prima che parta iTunes con i suoi malefici reset!

Proprio quello che ti suggeriscono sempre di non fare. E invece BINGO! E così ha funzionato e stasera ho di nuovo tutte le mie canzoncine su iPod. Mamma, ma che smanettone sono!

venerdì 28 novembre 2014

Sylvia Plath, come no.


Come molti ricorderanno, giovedì 24 gennaio 2008 il povero Clemente Mastella, nell'atto di togliere la fiducia al secondo Governo Prodi, lesse in Senato una poesia, Lentamente muore, attribuendola a Pablo Neruda. Di fatto la poesia, il cui titolo originale è A Morte Devagar, è stata scritta nel 2000 dalla poetessa brasiliana Martha Medeiros, come molti fecero notare allo stesso sprovveduto Clemente solo qualche minuto più tardi.


Nell'errore sono cadute legioni di redattori e lettori della rete. Ancora adesso se si cerca con Google "Lentamente muore testo", il primo sito restituito dal motore di ricerca è poesieracconti.it che continua a catalogare l'opera come "di Pablo Neruda", nonostante i numerosi commenti dei lettori più avveduti.
In ogni caso il fatto che un passaggio così importante della recente storia italiana, un ribaltone epocale, sia stato contrassegnato da una citazione farlocca letta con tanto trasporto, a mio avviso ha, ancora adesso, del meraviglioso.

E adesso le cose non vanno meglio di sette anni fa, visto che anche l'alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini ha recentemente commesso lo stesso errore, come ci ricorda Franco Bechis.

Ma il caso del finto Pablo Neruda non è l'unico e qualche giorno fa ne ho scoperto un altro. Possiamo chiamarlo il caso della finta Sylvia Plath. Com'è noto la poetessa americana si suicidò col gas a soli trent'anni l'11 febbraio 1963, poco tempo dopo essersi separata dal poeta inglese Ted Hughes.

Le vicende umane e letterarie dei due sono troppo complesse per essere riassunte qui, compresa la terribile coincidenza dell'analogo suicidio, sempre col gas, di Assia Wevill, la donna per cui Hughes aveva lasciato Sylvia Plath, solo sei anni dopo.

Ma da qualche tempo gira in rete ed è ripresa da diversi siti una poesia "di Sylvia Plath" dal titolo Marionette che semplicemente NON è di Sylvia Plath. Non è difficile capirlo leggendone anche solo poche righe. Si tratta di un testo poetico, stracarico di citazioni reali dello stesso Ted Hughes, in cui si ipotizza che il poeta inglese parli alla madre della Plath, giustificando la propria condotta di quegli anni.

"Vede, Signora,

io sua figlia l’ho sempre amata."

Difficile che Sylvia Plath parli della propria morte, ma evidentemente a qualche lettore disattento questo indizio non basta. Il testo quindi potrebbe quindi, casomai, essere di Ted Hughes. Ma non è nemmeno suo, come vedremo tra poco.
Il testo fa bella mostra di sé in una serie di siti, certamente non professionali, ma molto "appassionati" che rischiano di fungere da moltiplicatori dell'errore, seguendo il noto metaforico meccanismo della defecazione sul ventilatore.

Il primo di questi siti porta addirittura il titolo Sylvia Plath Poetry - vita e opere della grande poetessa di Boston. La cosa curiosa è che questa Marionette viene, dallo stesso sito, pubblicata sia tra le poesie di Plath, sia nella sezione Ted Hughes - Birthday letters (che è la raccolta in cui Hughes, nel 1998, finalmente tratta l'argomento). Come se la stessa poesia fosse al tempo stesso di Plath e di Hughes!

L'attribuzione di Marionette a Plath si può trovare sul battagliero blog Poesia Ribelle - Blog dedicato a Bruno d'Iorio che mi ha ispirato l'idea per crearlo ed è volato via i cui redattori, non contenti, hanno riprodotto lo stesso errore sulla loro pagina facebook

Altro blog "letterario", altro regalo: qui siamo a Le parole di Grace - Spazio letterario di Giovanni Ibello.

Non si salva nemmeno la tenera lilletta, che sotto l'implorante titolo "Facciamo parlare silvia" pubblica ancora Marionette che di Sylvia non è, ed il blog "Al femminile".


L'errore approda, ancora pochi giorni fa, addirittura sul sito di Noi Donneche lanciando l'appuntamento del 25 novembre a Teramo, Quando il 'mostro' è il branco, incontro presso l'università con il regista Marco Risi e lo scrittore Andrea Carraro sul film 'Il branco' ci segnala che:

Il regista e lo scrittore dell’omonimo romanzo dialogheranno con i giovani, risponderanno alle loro domande, esprimeranno il loro punto di vista sulla violenza degli uomini e sulla cultura misogina “un uomo ha in bocca la fame mai sazia dei lupi” dice un verso di Sylvia Plath in “Marionette”, Marion è il nome di una delle due vittime del branco nel film, è colei che non avrà scampo, morirà per le violenze subite

Certo, partecipare alla giornata contro la violenza sulle donne è importante. Con le citazioni giuste però!

Ora, da quanto sono riuscito a ricostruire, Marionette, che reca in esergo una citazione dello stesso Hughes, dovrebbe in realtà essere una poesia - non al livello di quelle di Plath o di Hughes - tratta da Mitologie private, la terza raccolta poetica di Daniela Raimondi, poetessa mantovana emigrata in Inghilterra, edita nel 2007 da Edizioni clandestine.

In questo articolo del 2007 di Giovanni Nuscis, che ha scritto la prefazione della raccolta, si possono trovare altre poesie tratte dallo stesso volume, una breve biografia di Daniela Raimondi e una recensione del volumetto. Se sia poi appropriato che l'autore della prefazione di un libro ne scriva anche una recensione può essere per ora tralasciato. Altre informazioni, che ben spiegano come molti elementi delle biografie di Plath e Hughes, siano poi confluiti in modo abbastanza pedissequo, nel testo di Daniela Raimondi si possono trovare in quest'altro articolo firmato da Raimondi, ma pubblicato da Nuscis sullo stesso blog.

Un po' spiace che molti appassionati di Neruda e di Plath si accontentino di molto meno per infiammarsi. Ma, in fondo, provare passioni è sempre una cosa bella, indipendentemente dall'oggetto del nostro amore, perché lentamente muore (...) chi evita una passione, come ben ci ricordano Clemente Mastella e Federica Mogherini.

mercoledì 19 novembre 2014

Disumano, troppo disumano, ovvero: otto anni di inconsapevolezza



Quando otto anni fa aprii questo blog feci tutto abbastanza in fretta: anche il titolo e il sottotitolo vennero scelti in pochi minuti.

Il titolo anything goes mi piacque da subito: si riferiva a Contro il metodo, il saggio di epistemologia di Paul Feyerabend che Giulio Giorello, dopo averne scritto la prefazione all'edizione italiana,  ci aveva insegnato ad apprezzare nel suo corso di Filosofia della Scienza alla Statale di Milano nei primi anni Ottanta. La frase in cui Feyerabend riassume il suo approccio: Anything goes (tutto può andar bene) nega un reale valore euristico alla rigidità del metodo scientifico e identifica un approccio eclettico, anzi decisamente anarchico all'epistemologia.

Probabilmente Feyerabend si era ispirato all'omonima canzone di Cole Porter del 1934 da cui era stato tratto un musical nello stesso anno (e un film un paio di anni dopo), ma io questo l'ho scoperto solo tempo dopo.



Invece il sottotitolo nulla di umano è umano, pure scelto in pochi minuti, non mi ha mai convinto del tutto. Si riferiva, come punto di partenza, al motto latino "nulla di umano mi è estraneo", la quale mi sembra un'ottima affermazione, ma, nella mia versione modificata, tentava di sottolineare anche il fatto che pochi esseri viventi come gli uomini sono in grado di compiere atti disumani, il che potrebbe apparentemente suonare come una contraddizione in termini: nulla di umano è umano. E poi, certo, sullo sfondo c'era anche l'assonanza con il nietzschiano umano, troppo umano. Sì, però continuava a sembrarmi una soluzione in tono minore, non molto brillante.

Ci doveva pensare il passaggio di una canzone di Morrissey, Earth Is The Loneliest Planet, a dare, qualche mese fa, un senso a quelle mie stentate cinque parole di otto anni fa: humans are not really very humane, vedi a 0:35.


martedì 18 novembre 2014

Gianni Morandi - Storia di una candidatura al Quirinale



Da quando abbiamo lanciato la candidatura di Gianni Morandi al Quirinale, prima con un tweet da Berlino, la mattina di domenica 9 novembre, e poi con una poesia a Caterpillar AM, a Radio2 RAI, all'alba della mattina successiva (con un bis stamani), è tutto un fiorire di tweet e pagine facebook che, sotto sotto, vogliono accaparrarsi il merito di essere stati i primi a fare il nome di Gianni.

A dire il vero, facendo una rapida ricerca in rete, ho trovato che tutte le proposte in tal senso sono successive ai nostri interventi (facile fare gli originali quando ne ha già parlato la RAI), tranne un elegante post su facebook da parte di un certo Alegalli, che risale addirittura a mercoledì 22 ottobre, di cui peraltro non conoscevo l'esistenza. Rinuncio quindi volentieri alla primazia sul tema, a favore di Alegalli. Anche se, a dire il vero, quando Alegalli ha lanciato la sua proposta non era ancora uscito l'articolo di Stefano Folli su Repubblica (è di sabato 8 novembre) che ha, in qualche modo, "ufficializzato" l'imminenza dell'uscita di scena di Re Giorgio.


Ora però dobbiamo tutti abbandonare le dispute sulla primogenitura e concentrarci sull'obiettivo: vogliamo Gianni al Quirinale!

Cos'abbiamo? Abbiamo tanti e influenti sostenitori, abbiamo una pagina facebook che, aperta lo stesso 10 novembre, non so da chi, ha già oltre 1300 aderenti e una seconda, aperta l'11 novembre, che supera i 400. (Certo, sarebbe stata doverosa una citazione, ma tant'è).



E su twitter abbiamo tanti lanci con individuazione di hashtag (#GiannialQuirinale, #GiannialColle, #MorandiPresidente) che ci aiuteranno a sostenere la candidatura.




E poi abbiamo (e ci sarà scusata l'autocitazione, vista la rilevanza del tema) due componimenti poetici, già letti a Radio2 che potranno aiutare i comitati pro-Gianni, configurandosi come veri e propri "inni". 



In Italia il presidente
resta in sella sette anni
è per questo che la gente
vuole solamente Gianni.

Lui che andava a cento all'ora
questa Italia cambierà
lui che sempre si innamora
lui tra mille ce la fa.

Lui che può dare di più
lui che sei forte papà
lui Belinda, lui Mariù
la Befana trullallà.

Lui che 1) non tradisce
lui che 2) non ci delude
il paese ripulisce
le polemiche le chiude.

Se Re Giorgio se ne va
non ci resta che Morandi
ma pagar ci toccherà
delle royalty a Ballandi.

Marco Ardemagni per Caterpillar AM - Radio2 RAI, 10/11/2014


È da un po' che non parliamo
del ragazzo che appoggiamo
noi che primi tra la gente
lo volemmo presidente.

Ora è tutto un brulicare
come all'alba le lampare
di club piccolini e grandi
che sostengono Morandi.

Troppo facile, copioni:
dite Ligabue o Baglioni,
o aderite al comitato
di chi Gianni l'ha lanciato.

Napo è stanco, vuol mollare,
Renzi chiede di restare
fino al lancio dell'Expo
ma Morandi, perché no?

Tra gli stand delle nazioni
canterà le sue canzoni
e sarà invidia crescente
per il nostro Presidente.

Hanno Dilma i brasiliani
e Barack gli americani:
non sfigurerà tra i grandi
la figura di un Morandi.

Marco Ardemagni per Caterpillar AM - Radio2 RAI, 18/11/2014

Infine, e questa è forse la cosa più importante, sta fiorendo con estrema naturalezza un grande interesse giornalistico "spontaneo" attorno a Gianni, aldilà della sua ovvia candidatura a naturale Presidente di tutti gli Italiani. Si vedano ad esempio questi articoli de ilfattoquotidiano.it, di Repubblica, del Tgcom24, del Corriere, sul superamento del milione di "like" su Facebook da parte della pagina ufficiale di Gianni (che è già oltre il milione e centomila). Ma la vera investitura alla carriera politica di Gianni arriva da questo splendido articolo di Internazionale.

Insomma: uniamo le forze, sono maturi i tempi per Gianni Morandi sul colle più alto di Roma. Forza Gianni ¡hasta el Quirinal!


flash update: mi ha scritto Simone, admin della seconda pagina facebook che nulla sapeva della nostra iniziativa (come noi non sapevamo di Alegalli). Perfetto: un ulteriore blessing alla portata politica di Gianni, condivisa spontaneamente da tanti italiani. E il fatto che sia stato così a lungo capitano di una delle istituzioni portanti del nostro Paese, la Nazionale Cantanti, lo dimostra ulteriormente.





domenica 16 novembre 2014

L'onda vissuta e l'onda percepita


Ieri pomeriggio ho sperimentato personalmente quanto possa essere distorta la percezione di una notizia da parte del lettore o del telespettatore medio che non si trova esattamente sul teatro degli eventi. Si prenda per esempio la homepage, ancora di stamattina, di repubblica.it: Milano invasa da Seveso e Lambro.

Foto 1 - Homepage di repubblica, mattina del 16 novembre

Qualcuno può pensare a una città completamente sotto l'acqua. Ieri pomeriggio invece sono arrivato a Milano, sì sotto un'acqua torrenziale, ma con strade assolutamente percorribili, attraversando il Lambro alle 17:23 all'uscita della Tangenziale Cascina Gobba-Palmanova e puntando verso Corso Buenos Aires, incontrando solo delle grandi pozze sulla corsia interna di via Palmanova (corsia che andava chiusa, come quella della carreggiata opposta) e nulla più.

La cosa incredibile è che da quel momento, e via via nel corso del tardo pomeriggio, ricevevo sul mio smartphone le foto, sempre più allarmanti, di alcuni amici che stavano a meno di 2 km da dove mi trovavo io, con l'acqua che arrivava alle loro cosce per l'esondazione del Seveso.

Foto 2 - Roberto Piazza, dalla posizione 1 - ore 15:22 del 15 novembre

Nella mappa qui sotto si può seguire il mio tragitto milanese (in rosa) con gli orari degli spostamenti, e individuare tre luoghi, nella zona Nord, indicati con riquadri gialli, da dove arrivano le foto dei miei amici (la foto qui sopra è stata scattata nel punto 1). Il riquadro con il numero 3 è invece via Valfurva, che possiamo considerare l'epicentro delle esondazioni (quest'anno 8 o 9, se ho capito bene) del Seveso, ovvero la via dove il fiume, interrato, compie una curva di 90°, facendo saltare i tombini ogniqualvolta la portata è eccessiva.
Foto 3 - mappa Milano
Arrivato in Piazza Lima (a metà di Corso Buenos Aires) verso le 5 e mezza, ho prelevato sulla mia Multipla Valeria e Danilo (DJ di Gaeta), che hanno scelto il weekend ideale per visitare Milano, e con loro ho raggiunto la casa di Alessandro, in zona Insubria, dove con Francesco abbiamo inciso, loro come protagonisti, noi come ospiti, un instant-brano "Isola Inondata", della band emergente, ma assolutamente lo-fi, Il culo di Mario, i veri eredi degli Skiantos. Nel frattempo ci ha raggiunto Marco (che come Alessandro e come me, fa l'autore radio-televisivo e che aveva appena finito di lavorare, alla Rai di corso Sempione, al nuovo programma di Max Giusti: La papera non fa l'eco, che debutta lunedì su Rai2, tanta merda) il quale ha pure contribuito ai backvocals. 

Foto 4 - Il culo di Mario and friends ore 19:30 circa
Alle 8, a parte Ale e Francesco, siamo andati in pizzeria in viale Decembrio. Placidi. A un certo punto ha anche smesso di piovere. La pizzeria era solo leggermente meno affollata di un normale sabato, a detta dei camerieri.
Tra una pizza e una focaccia "Molto buona" (questi erano i nomi sul menù) ricevevo telefonate sempre più preoccupate da chi non era a Milano e temeva per la nostra incolumità e, in contemporanea, le foto, sempre più allagate, degli amici pochi chilometri più a nord, a Niguarda e alla Maggiolina (posizioni 1 e 2, nei riquadri gialli). E anche brutte notizie da Genova (ma questo è un altro discorso: forza Zena!)

Foto 5 - dalla posizione 2, ore 19 circa, foto Claudia De Lillo

Foto 6 - dalla posizione 2, ore 19 circa, foto Claudia De Lillo

Foto 7 - dalla posizione 1 - ore 23 - foto Roberto Piazza
Alle 9 passate abbiamo raggiunto Filippo al Milano Book Party (evento Bookcity Milano) al museo della Scienza e della Tecnica, dove gli amici di Iperborea e Minimum Fax ci hanno accolto col calore che è loro proprio e dove stava per iniziare un bel Pugilato Letterario, in mezzo a un sacco di gente simpatica che conoscevamo. Prima di mezzanotte siamo venuti via.

Foto 8 - ore 21:15 Milano Book Party
Su via Palmanova, tornando in Brianza, ho trovato ancora grandi pozze ma niente di più. Tutto sembrava davvero in un altro mondo rispetto a quello che mi raccontavano gli amici della zona Nord Milano e ancora diverso da quello che veniva percepito da chi a Milano non era per nulla, ma magari solo 20 km fuori e pensava che stavamo per essere tutti travolti dall'onda.


Foto 9 - posizione 1 - mattina del 16 novembre: il Seveso è rientrato - foto Roberto Piazza

Foto 10 - posizione 1 - mattina del 16 novembre i cittadini di Niguarda, protestano sul fango - Foto Roberto Piazza
Foto 11 - mentre a Niguarda la situazione del Seveso migliora, l'uscita dalla Tangenziale Est Gobba - Palmanova , molto vicina al Lambro percorsa con qualche pozza nel pomeriggio del 15, sembra peggiorata la mattina del 16 -
Foto Antonio Coti Zelati 





giovedì 13 novembre 2014

Dove mi mandi (per 40 euro)?

Questa mattina alle 8:22 ricevo una simpatica email da Expedia, di cui sono cliente abituale. La email, il cui oggetto è: ✈Super Offerte Voli | Il tuo coupon scade stanotte!, risulta piuttosto articolata: è composta da 3 parti (vedi immagine a destra), più una parte finale per i contatti. Nella prima parte mi si chiede: 

Vuoi risparmiare sul volo? (domanda retorica) Ti proponiamo le date migliori per far decollare il tuo risparmio: voli a/r da €40 e molte altre offerte incredibili! 

Nella seconda mi si spiega che ho un coupon del 10% sulla prenotazione di hotel in tutto il mondo che scade stanotte (attenzione, non "tutti gli hotel di tutto il mondo", ma "hotel in tutto il mondo"), mentre nella terza si parla di una promozione imperdibile di AirAsia per viaggiare all'interno dell'Asia a prezzi eccezionali (immagino quindi voli dall'Asia all'Asia, di scarsa utilità per me che vivo a Milano, ma non si sa mai). Seguono le istruzioni per usufruire di tutto questo ben di Dio. Oltre ai link presenti in ognuna delle tre parti, si può prenotare via app (da scaricare) oppure, più tradizionalmente al numero 02-91483700.

A questo punto mi viene l'idea di provare a chiamare il numero e chiedere: "Anche io voglio fare decollare il mio risparmio! Ma dov'è che mi mandate con 40 euro?". Sì perché quando poi clicchi su queste offerte, non scopri mai qual è il famoso volo andata/ritorno da 40 euro usato come specchietto per le allodole.

E così, sorpresa delle sorprese, scopro che NON LO SANNO NEMMENO LORO. Ecco come. Alle 9:30, un'ora dopo aver ricevuto l'email, chiamo lo 02-91483700. Il risponditore è molto semplice, non come quelli che ti fanno impazzire con mille opzioni, tipo quelli delle compagnie telefoniche: qui devi solo premere 1 se hai già una prenotazione e premere 2 se invece devi fare una nuova prenotazione. Provo prima il 2.


Alla cortese signora che mi risponde, chiedo: 
- Ho ricevuto la vostra email e sono libero di andare dove mi pare (millanto). Dove mi mandate con 40 euro?
La signora si presenta con il nome di battesimo e mi chiede il mio nome. Poi inizia a prendere tempo:
- Ma lei, Marco, chiama solo per lo sconto? Dov'è che deve andare? 
- No, Letizia (nome di fantasia), non ci siamo capiti. Voglio sapere voi dove mi mandate con 40 euro andata e ritorno, se no posso anche pensare che non sia vero che avete dei viaggi a prezzi così bassi.
- No, mi spiace, non funziona così... le mi deve dare una data e/o una destinazione e io le dico che opzioni abbiamo.
- Sì, ma in questo modo estrarre i voli a 40 euro è come trovare l'ago in un pagliaio.
- Eh, ma qui sono le prenotazioni, per questo tipo di richieste le passo il Supporto.

Il Supporto, credo equivalga al numero 1 del risponditore iniziale, mentre le Prenotazioni sono il 2. Sono gentilissimi (anche Letizia delle Prenotazioni, quella di prima, lo era, solo che non era attrezzata a rispondere a quel tipo di richieste). Al Supporto mi hanno aiutato molte volte, l'ultima quest'estate per cambiare la prenotazione di un hotel a Colmar: hanno persino chiamato loro in albergo (e avevo prenotato via internet) per risparmiarmi la conversazione con il mio stento francese.

Ma anche al supporto mi spiegano che non sono in grado di dirmi quali voli a/r a 40 euro siano a disposizione. Il sospetto è che sia la solita sparata del marketing a cui poi devono fare fronte quelli veri, quelli operativi, senza però che siano stati forniti gli strumenti informatici per estrarre dal database tutti e soli i voli a/r a 40 euro.

Pertanto quando ricevete queste email da Expedia (e affini), non domandatevi quali siano i voli a 40 euro: la verità è che non lo sanno nemmeno loro.

domenica 2 novembre 2014

Trenitalia come Silvan



Facciamola breve: devo prendere un biglietto ferroviario per Roma, andata domani 3 novembre 2014, ritorno il 4 novembre. Nonostante sia titolare di Cartafreccia di Trenitalia, decido che, a parità di condizioni, prendo un Italo. Ho sentito che navigano in cattive acque (sarà vero?) e non è male incoraggiare un po' i competitor (anzi IL competitor, l'unico esistente: Italo) della compagnia dominante (Trenitalia). E poi non ho viaggiato mai con Italo, vorrei farlo almeno per una volta.

Certo, i treni sono leggermente più lenti, ma i pochi minuti in più impiegati da Italo, 24 per la precisione, verranno in parte compensati dal fatto che la Stazione Garibaldi è più vicina al mio punto di partenza. Certo, c'è anche la questione punti Cartafreccia, ma per una volta chissenefrega. Ho deciso: Italo.

Poi però mi collego ai due siti e trovo che i biglietti Italo partono da 86 euro, quelli Trenitalia da 68,80 . Vedi figura 1 qui sotto. Tra andata e ritorno sono 34 euro che ballano. Stiamo parlando del 20%. 





Un po' a malincuore torno sui miei passi e seleziono Trenitalia. Scelgo il mio treno e - sorpresa delle sorprese - i biglietti da 68,80 sono riservati ai titolari di Cartafreccia senior (sopra i 60 anni). Ora gli amici di Trenitalia sanno perfettamente (hanno tutti i miei dati in quanto titolare di Cartafreccia "non senior") che io ho meno di 60 anni, ma con quel trucchetto da illusionisti sono riusciti a farmi selezionare il loro treno.

I biglietti standard costano esattamente come quelli di Italo: 86 euro.
Ma a quel punto la pigrizia, il miraggio dei punti Cartafreccia e i 24 minuti di differenza hanno avuto la meglio. E ho preso l'ennesimo biglietto Trenitalia. In fondo chi siamo noi per ergerci a paladini dell'antitrust? Ma per me, prima o poi, devono andare a zappare.


Lunga vita a Italo, ma soprattutto aridateci Arenaways!

lunedì 27 ottobre 2014

Siri, la Weltanschauung.

Che Siri emerge da un dialogo approfondito con la protagonista dei nostri comandi vocali? 

Una personalità talvolta cordiale, ma più spesso schiva, testarda, molto gelosa della propria privacy e che si esprime in un modo molto distante dal nostro. Nonostante il nostro approccio amichevole, solo occasionalmente ricambiato, Siri resta una figura pragmatica, ma altera, fredda (non basta rivolgersi a noi con il nome di battesimo per scaldare la conversazione), un po' cerchiobottista e con un immaginario degno di una nerd scorbutica e illetterata. Ma vediamo in dettaglio.

Ispida, ma ben consapevole della natura delle proprie origini


e di conseguenza molto schiva nel raccontare le proprie preferenze,




i propri sogni,




e i propri affetti





esclusa, con una piacevole sorpresa, l'amicizia,



Siri resta comunque molto sulla difensiva quando si cerca di conoscere la sua situazione sentimentale



o di ottenere qualche dato in più sul suo aspetto e sulla sua anagrafe.




Anche in politica resta molto sulle sue.


 


Orgogliosa nel rivendicare la propria conoscenza delle lingue,


Siri sembra invece dimenticare le proprie stesse esigenze, come quella di un buon backup ogni tanto, 



ma soprattutto mostra di ignorare il suo problema numero uno di tutto il mondo iPhone: quello della batteria,






come ben dimostrano, tra l'altro, l'indicatore in alto a destra nella foto e l'orario al centro.

Tutto sommato più sano il suo rapporto con il denaro. 



Richiesta di fornire una prestazione artistica, Siri ha rinunciato alla prova della canzone accampando scuse puerili, 



ha tentato di arrangiare qualcosa a livello di racconto umoristico pescando nella propria biografia e in quella dei suoi amici, 




mentre si è almeno impegnata nella prova di poesia in cui, dopo un primo rifiuto,


ha mostrato in qualche caso conoscenza della tradizione, tenerezza e autoironia,

 


ma cadendo miseramente nel finale su un plagio di Corrado Guzzanti al quale suggeriamo di chiedere le royalties alla Apple.



Su richieste più semplici invece Siri ha mostrato un ottimo senso della realtà

e un grande pragmatismo anche se con esiti finali contraddittori.


Insomma, nonostante tutti i suoi sforzi, Siri per quanto utile, non è, e probabilmente non sarà mai, una di noi.