venerdì 28 novembre 2014

Sylvia Plath, come no.


Come molti ricorderanno, giovedì 24 gennaio 2008 il povero Clemente Mastella, nell'atto di togliere la fiducia al secondo Governo Prodi, lesse in Senato una poesia, Lentamente muore, attribuendola a Pablo Neruda. Di fatto la poesia, il cui titolo originale è A Morte Devagar, è stata scritta nel 2000 dalla poetessa brasiliana Martha Medeiros, come molti fecero notare allo stesso sprovveduto Clemente solo qualche minuto più tardi.


Nell'errore sono cadute legioni di redattori e lettori della rete. Ancora adesso se si cerca con Google "Lentamente muore testo", il primo sito restituito dal motore di ricerca è poesieracconti.it che continua a catalogare l'opera come "di Pablo Neruda", nonostante i numerosi commenti dei lettori più avveduti.
In ogni caso il fatto che un passaggio così importante della recente storia italiana, un ribaltone epocale, sia stato contrassegnato da una citazione farlocca letta con tanto trasporto, a mio avviso ha, ancora adesso, del meraviglioso.

E adesso le cose non vanno meglio di sette anni fa, visto che anche l'alto rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini ha recentemente commesso lo stesso errore, come ci ricorda Franco Bechis.

Ma il caso del finto Pablo Neruda non è l'unico e qualche giorno fa ne ho scoperto un altro. Possiamo chiamarlo il caso della finta Sylvia Plath. Com'è noto la poetessa americana si suicidò col gas a soli trent'anni l'11 febbraio 1963, poco tempo dopo essersi separata dal poeta inglese Ted Hughes.

Le vicende umane e letterarie dei due sono troppo complesse per essere riassunte qui, compresa la terribile coincidenza dell'analogo suicidio, sempre col gas, di Assia Wevill, la donna per cui Hughes aveva lasciato Sylvia Plath, solo sei anni dopo.

Ma da qualche tempo gira in rete ed è ripresa da diversi siti una poesia "di Sylvia Plath" dal titolo Marionette che semplicemente NON è di Sylvia Plath. Non è difficile capirlo leggendone anche solo poche righe. Si tratta di un testo poetico, stracarico di citazioni reali dello stesso Ted Hughes, in cui si ipotizza che il poeta inglese parli alla madre della Plath, giustificando la propria condotta di quegli anni.

"Vede, Signora,

io sua figlia l’ho sempre amata."

Difficile che Sylvia Plath parli della propria morte, ma evidentemente a qualche lettore disattento questo indizio non basta. Il testo quindi potrebbe quindi, casomai, essere di Ted Hughes. Ma non è nemmeno suo, come vedremo tra poco.
Il testo fa bella mostra di sé in una serie di siti, certamente non professionali, ma molto "appassionati" che rischiano di fungere da moltiplicatori dell'errore, seguendo il noto metaforico meccanismo della defecazione sul ventilatore.

Il primo di questi siti porta addirittura il titolo Sylvia Plath Poetry - vita e opere della grande poetessa di Boston. La cosa curiosa è che questa Marionette viene, dallo stesso sito, pubblicata sia tra le poesie di Plath, sia nella sezione Ted Hughes - Birthday letters (che è la raccolta in cui Hughes, nel 1998, finalmente tratta l'argomento). Come se la stessa poesia fosse al tempo stesso di Plath e di Hughes!

L'attribuzione di Marionette a Plath si può trovare sul battagliero blog Poesia Ribelle - Blog dedicato a Bruno d'Iorio che mi ha ispirato l'idea per crearlo ed è volato via i cui redattori, non contenti, hanno riprodotto lo stesso errore sulla loro pagina facebook

Altro blog "letterario", altro regalo: qui siamo a Le parole di Grace - Spazio letterario di Giovanni Ibello.

Non si salva nemmeno la tenera lilletta, che sotto l'implorante titolo "Facciamo parlare silvia" pubblica ancora Marionette che di Sylvia non è, ed il blog "Al femminile".


L'errore approda, ancora pochi giorni fa, addirittura sul sito di Noi Donneche lanciando l'appuntamento del 25 novembre a Teramo, Quando il 'mostro' è il branco, incontro presso l'università con il regista Marco Risi e lo scrittore Andrea Carraro sul film 'Il branco' ci segnala che:

Il regista e lo scrittore dell’omonimo romanzo dialogheranno con i giovani, risponderanno alle loro domande, esprimeranno il loro punto di vista sulla violenza degli uomini e sulla cultura misogina “un uomo ha in bocca la fame mai sazia dei lupi” dice un verso di Sylvia Plath in “Marionette”, Marion è il nome di una delle due vittime del branco nel film, è colei che non avrà scampo, morirà per le violenze subite

Certo, partecipare alla giornata contro la violenza sulle donne è importante. Con le citazioni giuste però!

Ora, da quanto sono riuscito a ricostruire, Marionette, che reca in esergo una citazione dello stesso Hughes, dovrebbe in realtà essere una poesia - non al livello di quelle di Plath o di Hughes - tratta da Mitologie private, la terza raccolta poetica di Daniela Raimondi, poetessa mantovana emigrata in Inghilterra, edita nel 2007 da Edizioni clandestine.

In questo articolo del 2007 di Giovanni Nuscis, che ha scritto la prefazione della raccolta, si possono trovare altre poesie tratte dallo stesso volume, una breve biografia di Daniela Raimondi e una recensione del volumetto. Se sia poi appropriato che l'autore della prefazione di un libro ne scriva anche una recensione può essere per ora tralasciato. Altre informazioni, che ben spiegano come molti elementi delle biografie di Plath e Hughes, siano poi confluiti in modo abbastanza pedissequo, nel testo di Daniela Raimondi si possono trovare in quest'altro articolo firmato da Raimondi, ma pubblicato da Nuscis sullo stesso blog.

Un po' spiace che molti appassionati di Neruda e di Plath si accontentino di molto meno per infiammarsi. Ma, in fondo, provare passioni è sempre una cosa bella, indipendentemente dall'oggetto del nostro amore, perché lentamente muore (...) chi evita una passione, come ben ci ricordano Clemente Mastella e Federica Mogherini.

5 commenti:

Stefano Bonacorsi ha detto...

aggiungo che anni fa, lo stesso errore lo sentii fare da nientemeno che Alessandro Haber al Poesiafestival dell'Unione terre di Castelli. La lesse come bis dopo un reading su Bukowski....

Daniela Raimondi ha detto...

Carissimo,
grazie per aver pubblicato questo post. Già tempo fa mi ero accorta dell'errore di un copia incolla in rete che, come mostri, è degenerato fino all ridicolo. In un'occasione il mio testo Marionette era stato attribuito direttamente a Ted Hughes! Hai avuto molta pazienza a fare una ricerca del genere! In quanto al tuo giudizio sulla mia poesia, non me ne rammarico troppo. Ognuno ha diritto a esprimere i suoi gusti e, sinceramente, anche i tuoi testi rimati non hanno suscitato in me grande emozione o ammirazione, ma non è questo il punto. Sono sicuramente lusingata che tanta gente abbia giudicato le mie poesie all'altezza di mostri sacri della poesia quale la Plath o Ted Hughes, ma preferisco in prima persona che il mio lavoro sia pubblicato con il nome della vera autrice, quindi brindo al tuo post e ho già iniziato, nel limite del possibile, ad informare i siti coinvolti dell'errore in cui sono caduti. Quindi, di nuovo grazie per il tuo puntiglioso e laborioso lavoro di ricerca. Come diceva qualcuno di famoso: "it's not important what they say about you, what counts is that they speak about it. In fondo mi hai fatto un po' di pubblicità :) Cordialmente, Daniela Raimondi

Marco Ardemagni ha detto...

Gentile Daniela, mi fa piacere che tu abbia apprezzato il lavoro di ricerca. Riguardo ai reciproci giudizi, poco male. Alla base sta probabilmente una diversa sensibilità estetica. Non mi stupirei, ad esempio, se scoprissimo di avere anche diversi gusti musicali. Forse nel mio giudizio può avere giocato un ruolo anche la falsa attribuzione iniziale, che non dipende certamente da te. E forse, nel tuo, ha giocato un ruolo l'eventuale mancata conoscenza del fatto che la maggior parte dei miei recenti componimenti sono di fatto testi radiofonici, quindi "di servizio" per uno specifico programma: per questo, ad esempio, sono quasi tutti in rima. Ma sono altrettanto persuaso anche i miei testi più "convinti" ti risulterebbero estranei in quanto originati da una fonte ludico-sperimentale e anti-lirica, lontana dalla spinta che leggo nei tuoi testi.
Mi fa però piacere trovarti con me in questa piccola operazione di restaurazione della verità.
Tutto il meglio.

Anonimo ha detto...

Nel fare una ricerca sulle poesie di Sylvia Plath sono arrivata qui: molto interessante!
Ma mi pare che la situazione sia ancora piu' complicata. Nella pagina citata " Sylvia Plath Poetry - vita e opere della grande poetessa di Boston." nella pagina in cui si dovrebbe intuire che le poesia siano di Ted Hughes (dico intuire visto che io non lo vedo scritto da nessuna parte: vi e' solo all'inizio della pagina: Poesie tratte da “Poesie di compleanno“ ma senza mai scrivere il nome del poeta e quindi potrei anche pensare che tutte le poesie citate nella pagina siano di Sylvia Plath) si trovano le poesie "L'amante", "Gas", "Marionette".
Queste stesse poesie sono (o almeno sembra) attribuite a Daniela Raimondi in questa pagina http://www.poiein.it/premi_letterari/Turoldo2007/Raimondi.htm
Cercando di capire ed andando piu' a fondo ritrovo la stessa attribuzione qui:
http://golfedombre.blogspot.ca/2014_10_01_archive.html
Ed a questo punto mi sono fermata e vorrei tanto che qualcuno mi aiutasse a capire: ma chi ha scritto quelle poesie? Sylvia Plath, Ted Hughes, Daniela Raimondi o qualcun alktro che probabilmente cercando si troverebbe?
Per favore, qualcuno faccia chiarezza....

Grazie

Anonimo ha detto...

Caro anonimo, i testi pubblicati sul web sia in Poiein che nel sito di Stefano Guglielmin, sono miei, di Daniela Raimondi, e pubblicati nel libro La Regina di Ica, Ponte del Sale edizioni, 2012 e, precedentemente, nel libro Mitologie Private, Edizioni Clandestine, 2007. Come ho spiegato sopra, alcune di esse sono state falsamente attribuite o a Ted Hughes, o a Sylvia Plath, da qui l'articolo in questa pagina e da qui la mia spiegazione in un post precedente. Sono in qualche modo onorata che dei miei testi siano stati presi come poesie di poeti di tale fama, ma io per prima ribadisco la loro origine e mi auguro che questo infelice equivoco giunga a una fine. Saluti, Daniela Raimondi