lunedì 8 agosto 2016

Olimpiadi - Bilancio azzurro (e non solo), giorno 2


Dopo un buon esordio sabato 6, ecco un giorno 2 ancora più entusiasmante per l'Italia che, nonostante qualche delusione (Jessica Rossi nel tiro a volo, le batterie del nuoto e le gare di beach volley su tutti), grazie alle vittorie nel judo e nella scherma, per qualche ora nella serata (nel pomeriggio brasiliano) si ritrova al secondo posto del medagliere (2 ori, 3 argenti e 2 bronzi) dietro l'Australia (3 ori e 2 bronzi). Addirittura prima (!) se, utilizzando l'apposito switch sull'applicazione ufficiale di Rio 2016, si selezionava "Totals" invece di "Gold": vedi le due foto a lato. Infatti, tra le quattro nazioni che avevano vinto 7 medaglie (Italia, Cina, Stati Uniti e Giappone) l'Italia - a quel punto - era quella messa meglio ad ori e argenti. (Nella notte poi verrà l'Italia verrà superata da Cina e Stati Uniti e ora si trova al quarto posto, tenendo conto degli ori e al terzo tenendo conto del numero complessivo di medaglie).




Immenso: Fabio Basile (judo - 66 kg). Medaglia d'oro. Non parte da favorito, ma la sua è una sequenza impressionante: batte un tedesco, un azero, un mongolo e uno slovacco, tutti (tranne l'ultimo) per ippon. In finale si trova il più forte: il coreano An e lo stende con un altro ippon dopo soli 80 secondi. Le sue dichiarazioni dopo-gara testimoniano di un ragazzo capace di enormi sacrifici ed estremamente - ma saggiamente - ambizioso (sarebbe stato lui ad imporre al suo allenatore giapponese Murakami) l'obiettivo Rio 2016 senza attendere Tokyo 2020. A lui oltretutto va la storica duecentesima medaglia d'oro olimpica per l'Italia e la prima di questa olimpiade di Rio, anticipando di pochi minuti quella di Daniele Garozzo nel fioretto.

Immenso: Daniele Garozzo (scherma - fioretto).
Medaglia d'oro. Dopo un percorso perfetto si trova in finale contro l'americano Massalias, primo nel ranking, che era stato in grado di recuperare da 8-14 a 15-14 contro Giorgio Avola nel quarto di finale. Sembra subire la stessa sorte, facendosi rimontare da 8-14 fino a 11-14, poi piazza la stoccata vincente e liberatoria.

Bravissima: Odette Giuffrida (judo - 52 kg.). Medaglia d'argento Tornando al judo davvero stellare la prestazione di Odette Giuffrida che perde di misura in finale contro Majlinda Kelmendi che porta al Kosovo una storica prima medaglia d'oro (alla prima partecipazione alle Olimpiadi). Sommando il suo argento all'oro di Basile, l'Italia è prima nel medagliere del judo.

Mitiche: Tania Cagnotto e Francesca Dallapè (tuffi - sincro 3 m.). Medaglia d'argento. Si chiude nel migliore dei modi una rincorsa alla medaglia che era sfuggita di un nulla a Londra 2012. Senza contare che l'ultimo azzurro a vincere una medaglia nei tuffi era stato Giorgio, il padre di Tania, e che mai l'Italia aveva vinto una medaglia nei tuffi nelle gare femminili. Seconde fin dal primo tuffo dietro alle fuoriclasse cinesi Wu Minxia e Shi Tingmao, le azzurre sbagliano pochissimo e riescono a evitare la paura della maledizione precedendo alla fine le australiane e non di poco.

Bravissima: Elisa Longo Borghini (ciclismo su strada - prova in linea). Forse la gara più emozionante. Prima dell'ultima salita restano in quattro: la combattiva americana Abbott, le olandesi Van Vleuten e Van Der Breggen e l'italiana Longo Borghini. La Abbott e la Van Vleuten scappano sull'ultima rampa, mentre Van Der Breggen e Longo Borghini si staccano e vengono raggiunte dalla svedese Johansson. I giochi sembrano fatti: con le prime due a giocarsi l'oro e le altre tre (peraltro inseguite da vicino da un altro gruppetto) a tentare di prendere il bronzo. Invece le medaglie andranno tutte alle seconde tre. Nella discesa infatti, la Van Vleuten riesce a staccare l'americana, ma - proprio come Nibali ed Henao ieri - cade rovinosamente in una delle ultime curve. La Abbott sembra lanciata verso l'arrivo: ha circa 40 secondi di vantaggio a soli 9 km dall'arrivo, mentre le inseguitrici sono braccate da un altro drappello che arriva fino a 7-8 secondi. Ma le tre si organizzano e riescono a superare la Abbott a meno di 300 metri dall'arrivo (manco Bitossi nel 1972). La Longo Borghini che si era profusa più delle altre nell'inseguimento, molla il colpo in volata e si accontenta del bronzo: l'oro va all'olandese Van Der Breggen e l'argento alla svedese Johansson. Quarta a 4" la Abbott.
Difficili da valutare: le altre azzurre Giorgia Bronzini, Elena Cecchini e Tatiana Guderzo. 

Molto molto bene: la squadra maschile di pallavolo. Al debutto stracciano 3-0 i campioni europei in carica, senza mai faticare. Tanto bene loro, quanto balbettanti le ragazze il giorno prima.

Benissimo, avanti così: Fabbrizzi e Pellielo (tiro a volo - trap). Massimo Fabbrizi primo e Giovanni Pellielo terzo nelle qualificazioni. Speriamo non sia un fuoco di paglia.

Benissimo, avanti così 2: Giovanni De Gennaro (canoa slalom - k1).
Qualificato nei primi quindici col primo posto su 21.

Benino, procediamo: Paolo Lorenzi e Fabio Fognini (tennis). Entrambi in rimonta passano al secondo turno battendo rispettivamente Yen-Hsun Lu (Taipei) 3-6, 6-3, 6-4 e il dominicano Estrella Burgos 2-6 7-6 6-0, nella giornata in cui esce un altro protagonista attesissimo: dopo la Radwanska e Venus Williams, il giorno prima, è la volta di Novak Djokovic che viene eliminato da Del Potro.

Così così: Brecciaroli, L.Roman, P. Roman, Schivo (Equitazione - Concorso completo, dressage a squadra e individuale). Dopo la seconda giornata Brecciaroli è decimo (su 63), P. Roman al 38esimo posto, L. Roman 46esimo e la Schivo 54esima. La squadra italiana ottava (su 13).

Che rabbia: Giorgio Avola (scherma - fioretto). Come detto si fa recuperare da 14-8 a 14-15 dall'americano Massalias che poi sarà argento. La sua posizione vale tra il quinto e l'ottavo posto: per fortuna è stato "vendicato" da Garozzo in finale.

Che rabbia 2: la squadra femminile di tiro con l'arco (Sartori, Mandia, Boari). Conquistano la semifinale contro la Russia, battendo prima il Brasile e poi la Cina. La finale per l'oro sfugge però al terzultimo tiro (il 22esimo su 24) per un errore di Guendalina Sartori: sarebbe bastato un banalissimo 7 (che era il peggiore risultato ottenuto da tutte gli altri tiri della semifinale) e invece esce un 3. Nella finale per il bronzo contro Taipei perdono di misura, ma restano - come si dice - "ai piedi del podio". Resta la soddisfazione del miglior risultato di squadra femminile di tutti i tempi e di aver fatto meglio dei maschi azzurri. Ora però, uomini e donne, sono attesi nell'individuale. 

Luci e ombre: la squadra di ginnastica artistica femminile (Ferrari, Ferlito, Fasana, Rizzelli, Meneghini). Si attendono le prove delle altre nazionali per sapere se si andrà in finale. Resta una prova generalmente buona - dietro a Cina e Russia - con dei picchi negativi per le cadute alla trave (compresa Vanessa Ferrari) e delle buone prove al corpo libero (particolarmente buona proprio quella della Ferrari che quasi certamente ha conquistato un posto per la finale individuale a otto nella specialità). Altri dettagli qui.

Una via di mezzo: Mirco Scarantino (Sollevamento pesi -56kg). Non so quali fossero le aspettative, ma finire settimo a un'Olimpiade, primo degli europei, è pur sempre una cosa da raccontare ai nipoti.  Primo infatti Long Qingquan (Cina), poi Yun Chol Om (Corea del Nord) e terzo Sinphe Kruaithong (Thailandia).

Non malissimo, ma neanche bene: Jessica Rossi (tiro a volo - trap): Si qualifica per la finale a sei Jessica Rossi, campionessa olimpica uscente, ma un po' in declino, parte male, si riprende e torna a sbagliare nel finale, concludendo al sesto posto.

Malino: Andrea Cassarà (scherma - fioretto). Fatica al primo turno col francese Cadot e poi perde 15-12 negli ottavi contro il britannico Kruse, che poi sarà quarto.

Malino 2, ma qui si può rimediare: Paolo Nicolai-Daniele Lupo (beach volley). Sconfitti al terzo set con i messicani Virgen e Ontiveros dopo aver vinto il primo 21-14.
Idem: Marta Menegatti-Marta Giombini (beach volley): Identica sorte per la coppia femminile messa assieme da pochissimo, dopo l'esclusione della Orsi Toth per positività. Le due Marta sono sconfitte dalle canadesi Broder-Valjas dopo essersi aggiudicate il primo set 21-15.

Male: Thomas Fabbiano (tennis).
 Esce al primo turno col brasiliano Dutra Silva che ha la meglio su di lui per 7-6 6-1.

Male: Valentino Manfredonia (Boxe -81kg). Fuori al primo turno col bielorusso Dauhaliavets: si sveglia tardi e si aggiudica il terzo round, ma ormai la frittata è fatta.

In una giornata storica per il nuoto, con il ritorno di Phelps all'oro (4x100 stile libero) e tre record del mondo battuti: (la svedese Sarah Fredrika Sjöström nei 100 farfalla, il britannico Adam Peaty nei 100 rana e l'attesissima americana Kathleen Ledecky che straccia il record dei 400 stile libero) complessivamente molto male gli azzurri e le azzurre, pur con alcuni distinguo:
Che rabbia 3: Castiglioni e Carraro (100 rana femminile). Fuori in batteria con il 17esimo e il 20esimo tempo (su 44). Passavano in semifinale le prime 16.
Che super rabbia 4: (staffetta 4x100 stile libero). Fuori dalla finale con il nono tempo, per soli 5 centesimi Luca Dotto, Marco Orsi, Michele Santucci e Luca Leonardi
Male: Andrea Mitchell D'Arrigo e Marco Belotti (200 m. stile libero). Fuori rispettivamente con il 23esimo e il 33esimo tempo (su 48): passavano in semifinale solo i primi 16. 
Male: Simone Sabbioni (nuoto - 100 m. dorso). Fuori con il 28esimo tempo in batteria (su 39). Passavano i primi 16.
Male: Alice Mizzau e Diletta Carli (400 m. stile libero). Passavano le prime otto direttamente in finale (su 32). Loro sono 22esima e 27esima rispettivamente. La Ledecky (USA) in batteria fa il record olimpico.

domenica 7 agosto 2016

Olimpiadi - Bilancio azzurro (e non solo), giorno 1

Sembra assurdo, ma per alcuni atleti (non solo azzurri, ovviamente) le Olimpiadi sono già finite: hanno sfilato venerdì sera, hanno gareggiato sabato, e adesso se ne tornano a casa (se non restano in Brasile da spettatori o da turisti), chi con una medaglia come Rossella Fiamingo (visto che la spadiste azzurre non si sono qualificate per la prova a squadre), chi con una delusione (soprattutto per il sorteggio) come l'ottimo e giovane judoka Elios Manzi, chi con una delusione e una clavicola rotta come Vincenzo Nibali. Ti prepari per quattro anni e poi si risolve tutto in una sfilata la sera e una gara il giorno dopo. Per altri invece, pure scesi in campo, seguiranno altre gare: come per Ilaria Bianchi, male nei 100 farfalla, ma ha ancora la staffetta 4x100 misti (il 12 agosto) a cui l'Italia arriva con una fresca medaglia d'argento agli Europei.

Ma facciamo un bilancio azzurra della prima giornata. Premessa: massimo rispetto per ognuno degli atleti (italiani e non, ovviamente), darei alcuni giorni di vita (magari scegliendoli tra i peggiori) pur di vivere da protagonista una gara olimpica. E lo so che è un esercizio un po' ozioso stare qui a fare i riepiloghi e le classificazioni delle fatiche altrui davanti a un televisore. A parziale scusante valga il fatto che questa volta (dopo aver commentato alcune Olimpiadi dai campi di gara) non solo le seguo da casa, ma non mi funziona nemmeno il televisore "grande" (un fulmine se l'è portato via domenica scorsa) e sto vedendo le gare dalla TV piccola e brutta della cucina e/o dal tablet grazie alle dirette streaming di Rai Sport. Inoltre il riepilogo mi serve anche un po' per prepararmi alle prossime puntate di Colpo di Sole, dove seguo anche un po' di Olimpiadi per Radio2, dal lunedì al venerdì (14:53-16:30) insieme con Gabriella Greison e Alessandro Mannucci.

Intanto diciamo che solo otto nazioni hanno vinto più di una medaglia nella prima giornata e l'Italia è tra queste. Se invece contiamo il medagliere classico, che tiene conto soprattutto degli ori, siamo dodicesimi, in una classifica guidata da Australia e Ungheria!

Molto, ma molto bene: Gabriele Detti (bronzo nel nuoto - 400 stile libero). Arrivava con il quinto tempo stagionale e ne ha superati due che stavano davanti a lui. Una prestazione notevolissima in finale, dietro Mack Horton (Australia) e al cinese Sun Yang. Veniamo a sapere dalla Gazzetta che Detti (qui sopra, in acqua, nella foto del Corriere) è anche interista. Cosa dobbiamo chiedergli di più?


Molto bene: Rossella Fiamingo (argento nella scherma - Spada Individuale). Certo, quando una spadista che ha vinto gli ultimi due mondiali arriva in finale (di fatto Fiamingo era quarta del seed e l'ungherese che l'ha battuta era la settima), nell'oro ci speri. Specialmente se stai vincendo 11-7 (e si arriva a 15 stoccate). Ma questi sono i calcoli che fa chi conosce poco la disciplina (come me) in cui si sposano una valanga di componenti. E poi l'azzurra veniva da una rimonta incredibile negli ultimi due minuti della semifinale contro la cinese che è andata poi a bronzo. Vista da un'incompetente questa rimonta e poi la relativa facilità con cui riusciva a toccare al braccio sinistro nei primi minuti della finale l'ungherese e il vantaggio acquisito, l'hanno un po' mandata in overconfidence. E poi quando l'avversaria ha trovato le contromisure e si è rifatta sotto Rossella è stata incapace di cambiare tattica e ritmo. Ma la mia esperienza da spettatore di scherma è tutta limitata ad un paio di Olimpiadi viste dal vivo (e qualche gara di amici nel giro della nazionale da giovanissimo): sono quello in alto nella foto della festa a Matteo Tagliariol a Pechino 2008.

Davvero bene: la squadra azzurra di ciclismo su strada. Può sembrare assurdo, visto che il responso finale ci vede soltanto al sesto posto con Fabio Aru, ma quando a 20 km dall'arrivo, prima delle ultime salite, c'è una fuga a dieci in cui sono compresi tre dei cinque italiani in gara, tra cui il favorito (anche dai bookmaker) Vincenzo Nibali, allora non puoi proprio dire nulla a Davide Cassani: tattica perfetta, De Marchi e Caruso perfetti (Rosa si è visto meno), Aru notevolissimo soprattutto al giro precedente. Volendo davvero fare le pulci, più che la caduta a 11 km dall'arrivo, forse - visto che, appunto, c'erano tre italiani tra i dieci nel gruppo di testa - a quel punto Nibali si sarebbe dovuto trovare già da solo, senza due come Henao e Majka ad alitargli sul collo e, chissà, a costringerlo ad affrontare a tutta quella curva pericolosissima, dove ai giri precedenti erano già caduti in molti (tra cui Richie Porte). Probabilmente la caduta al Tour (su Froome scivolato davanti a lui) ha lasciato qualche strascico mentale in un discesista come Nibali: lo si era visto il giorno dopo, lo si è visto ieri.

Bene +: Il settebello (pallanuoto maschile). Forse la gara più emozionante della prima giornata, perché passare da 6-8 a 9-8 non è cosa da tutti i giorni, anche se l'avversario (la Spagna) non fa teoricamente parte di quel gruppetto di squadre che corrono per l'argento assieme all'Italia (l'oro della pallanuoto sembra - e sottolineo sembra - quasi matematico per la Serbia, prima già da anni nel ranking mondiale). Bizzarro, ma non nuovo del tutto, il cambio del portiere in corsa. Peccato per il setto nasale rotto a Aicardi: si attende la protezione per le prossime gare.

Bene, bene: Carambula Raurich e Ranghieri (beach volley maschile). Anche se gli austriaci forse non erano il top, ottima la prestazione dei due azzurri che hanno fatto conoscere al pubblico italiano il gesto atletico più simpatico ed efficace della giornata: la battuta altissima (sky-ball) di Carambula. Ma che brutte quelle tribune vuote!

Bene, bravo: Carmine Tommasone (pugilato - cat. 60kg). Match tosto: grande difesa e pochi, ma efficaci, contrattacchi contro il forte messicano Delgado. Ora si fa ancora più dura contro il cubano favorito per la vittoria finale.

Bene Sara Errani e Andreas Seppi (tennis). Altra rimonta azzurra (come la Fiamingo in semifinale e il Settebello) anche se meno rocambolesca per Sara Errani. Fatica e vittoria per Seppi (vedi Gazzetta) rispettivamente contro l'olandese Bertens (che precedeva Sara di due posizioni nel ranking WTA: 21 vs. 23) e l'ucraino  Illya Marchenko che precedeva l'altoatesino di dieci posizioni nel ranking mondiale (64 vs. 74)

Bene Abagnale - Di Costanzo (canottaggio - 2 senza). Secondi in batteria, dietro i neozelandesi Murray-Bond, conquistano la semifinale in scioltezza, su un campo di regata impervio (i serbi si sono ribaltati).

Benino Battisti - Fossi (canottaggio - 2 di coppia). Terzi in batteria, ammessi alla semifiinale) anche loro dietro agli neozelandesi, ma anche agli azeri.

Benino: la staffetta 4x100 stile libero femminile. Parte male la Ferraioli, poi Di Pietro, Pezzato e Pelligrini fanno il loro chiudendo a un sesto posto in linea con le aspettative (anche se in batteria avevano il quarto tempo - 3:35.90 - nuovo record italiano) in una gara in cui l'Australia stacca il nuovo record del mondo (3'30"65)

Benino Giuseppe Giordano (tiro a segno - pistola 10 m.) Qualificato con il quinto posto, finisce poi sesto nella finale a otto che porta al Vietnam la prima storica medaglia d'oro con Xuan Vinh Hoang.

Fuori, ma con onore: Elios Manzi (judo - 60 kg). Alla sua prima olimpiade ha riscosso interesse, ma è stato eliminato dal coreano Won Jin Kim (numero 1 del ranking mondiale).

Malino: Valentina Moscatt (judo 48 kg). La torinese non è riuscita a interpretare la gara contro la vietnamita Tu Ngoc Van. Esce senza aver sbagliato molto.

Malino Karin Knapp (tennis). Battuta in tre set dalla ceca Lucie Safarova (6-4 1-6 1-6). Ma erano la numero 113 contro la 28 del ranking WTA: pronostico abbastanza chiuso e un set la Knapp l'ha portato a casa.

Male Trombetti e Franceschi (nuoto 400 misti). Eliminate nelle batterie dei 400 misti femminili con il 26° e il 30° tempo.

Male Toniato (100 rana). Fuori in batteria con 1'00"45.

Male Roberta Vinci (tennis). Avrebbe dovuto avere vita più facile della Knapp, visto che è all'ottavo posto del ranking WTA, contro la slovacca Schmeidlova (numero 61) e Vinci invece esce 7-5, 6-4.

Male: Ludovico Edalli (ginnastica artistica). Fuori dalla finale del concorso generale già dopo il primo taglio: bene alle parallele, cade nel corpo libero.

Male Manuel Cappai (pugilato 46-49 kg). Eliminato al primo turno. Esce ai punti 3-0 contro il ventenne statunitense Nico Miguel Hernandez.

Male: la squadra maschile di tiro con l'arco. Eravamo i campioni olimpici in carica, avevamo disputato un buon turno di qualificazione al tabellone (terzi) e siamo usciti 6-0 ai quarti (ottavo posto) contro la Cina che poi è stata a sua volta piallata dagli Stati Uniti, a loro volta battuti dalla Corea del Sud in finale. Speriamo ora nell'individuale.

Male male Federico Turrini e Luca Marin (nuoto - 400 misti). Eliminati nelle batterie: rispettivamente sesto e settimo con 4'17"88 e 4'18"39 nella quarta e ultima batteria. Peccato soprattutto per Turrini che aveva la sesta prestazione mondiale del 2016.

Male male anche Ilaria Bianchi (nuoto - 100 farfalla).  Fuori in batteria, sesta, e con il ventunesimo tempo assoluto (58.48) che non basta per la semifinale. Anche Ilaria aveva un buon tempo nel 2016: il dodicesimo in assoluto (57'47").
Malissimo (ma si può rimediare) la squadra di pallavolo femminile di pallavolo. Buttato via il primo set (dopo tre set ball) non abbiamo più visto la palla (specie in ricezione): 0-3 contro la Serbia (nella foto Stefana Veliković) anche se con parziali dignitosi. La bella notizia è l'efficacia della diciassettenne Egonu (non la conoscevo). Se le altre giocano al suo livello, abbiamo qualche speranza, ma occorre un cambio di ritmo.

Malissimo anche Petra Zublasing (carabina aria compressa 10 m). Campionessa del mondo nel 2014 a Granada, arriva trentatreesima su 51 partecipanti. "Oggi non andava niente, ci ho messo troppo per sparare e sono andata subito male" ha dichiarato al Corriere. Prima la cinese Du Li, seconda la tedesca Engleder, terza l'iraniana Ahmadi.


A livello personale sono rimasto ovviamente colpito da altri risultati del tennis. Non mi riferisco ovviamente alle sconfitte a sorpresa di Aga Radwanska e di Venus Williams. Ma della vittoria al terzo set della spagnola Suarez Navarro che ha portato all'eliminazione di Ana Ivanovic (di fianco nella foto di hindusantimes) la quale è quindi costretta a lasciare il suo posto di superstar delle Olimpiadi del mio cuore (così impara a sposare Bastian Schweinsteiger). Al suo posto, per il momento, tra le atlete ancora in gara sta salendo un'altra serba: proprio la pallavolista Stefana Veliković, (vedi foto qui sopra) menzionata poco fa, anche se - con Ana ancora sui campi da tennis, non ci sarebbe stata gara.

lunedì 1 agosto 2016

Lunga e diritta, cinquant'anni fa.

"Lunga e diritta correva la strada..." Sono passati cinquant'anni giusti. Non esattamente dalla scrittura della Canzone per un'amica, (conosciuta anche come In morte di S.F.), ma dall'incidente automobilistico avvenuto il 2 agosto 1966 e che fu all'origine della sua composizione, .


Certo, ci sono anniversari più piacevoli da ricordare di un evento drammatico in cui sono morte tre persone, ma la canzone di Francesco Guccini ha ossessionato molti viaggi in auto di chi ha più o meno la mia età. Specialmente nelle scampagnate in comitiva degli anni Settanta e Ottanta c'era sempre qualcuno che la tirava fuori, un po' per esorcizzare la paura degli incidenti, un po' per esortare il guidatore alla massima attenzione.  Anche se si sapeva che i fatti narrati si riferivano a una storia vera, all'epoca non ci ponevamo troppe domande su dove, quando e come si fosse verificato l'incidente. Anche noi, come Guccini in un'altra canzone, non sapevamo che viso avesse, neppure come si chiamava (fatta eccezione per le iniziali del nome) la vittima più celebre. Ora invece, grazie alla facilità di accesso ai dati della rete, sappiamo quasi tutto.

La corsia sud dell'Autostrada del Sole all'altezza dell'incidente
Lunga e diritta era la strada,
l'auto veloce correva.
La dolce estate era già cominciata,
vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva.

Forte la mano teneva il volante,
forte il motore cantava.
Non lo sapevi che c'era la morte
quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava.

Non lo sapevi, ma cosa hai provato
quando la strada è impazzita,
quando la macchina è uscita di lato
e sopra un'altra è finita, e sopra un'altra è finita.

Non lo sapevi, ma cosa hai sentito
quando lo schianto ti ha uccisa,
quando anche il cielo di sopra è crollato,
quando la vita è fuggita, quando la vita è fuggita.

Vorrei sapere a che cosa è servito,
vivere, amare, soffrire,
spendere tutti quei giorni passati,
se presto hai dovuto partire, se presto hai dovuto partire.

Voglio però ricordarti com'eri,
pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti
che come allora sorridi, che come allora sorridi.

Forse per le origini emiliane di Francesco Guccini, forse per quel "lunga e diritta", ho sempre pensato che teatro dell'incidente fosse il tratto emiliano dell'A1. E in effetti fu proprio così: l'incidente avvenne nel tratto tra Reggio Emilia e Modena dell'Autostrada del Sole, la quale era stata inaugurata meno di otto anni prima. Leggiamo cosa dice il Corriere della Sera del giorno dopo.

NELLA ZONA DI REGGIO EMILIA -
Tre morti sull'autostrada per il salto di una grossa macchina -
E' piombata sulla corsia opposta (...)
Reggio Emilia 2 agosto, notte.
  Sull'Autostrada del Sole, all'altezza del paese reggiano di San Martino in Rio, tre persone sono morte ed un'altra è rimasta gravemente ferita in uno scontro automobilistico.
  Il tragico incidente è stato causato da un improvviso sobbalzo, che ha portato una grossa vettura targata Modena, guidata da Augusto Artioli, di 21 anni di Modena e con a bordo la fidanzata Silvana Fontana di Castellarana [sic] di Reggio Emilia, in marcia sulla corsia sud, sull'altra corsia dove, come un bolide, si è scontrata con una macchina di media cilindrata targata Bologna che per il violento urto è stata totalmente sventrata. Gli occupanti di quest'ultima auto, Giovanni Diomede di cinquantadue anni e Anna Maria Zana Boni, [sic] che risiedevano entrambi a Bologna, sono morti sul colpo. Gli altri due automobilisti rimasti feriti sono stati trasportati all'ospedale di Reggio Emilia, dove la Fontana è morta più tardi. In corsia è ricoverato l'Artioli per il quale è stata dichiarata la prognosi riservata. 


E qui veniamo a sapere diverse cose: intanto che "lui" che "vicino sorrideva" era un giovane di soli 21 anni. E questo in parte corregge l'immagine che ci eravamo fatti di una coppia più adulta, forse anche per quell'indizio della mano di lui che "forte teneva il volante". Inoltre veniamo a sapere che ci sono due altre vittime nell'incidente, della cui sorte il cantautore non ci aveva detto nulla salvo limitarsi a indicare correttamente che l'auto "sopra un'altra è finita".


Altri particolari ci vengono resi noti dal più dettagliato articolo de La Stampa:

Auto salta lo spartitraffico e piomba contro un'altra vettura: tre morti
Sull'Autostrada del Sole, presso Reggio Emilia - Le vittime sono: un commerciante di 52 anni, una signora quarantacinquenne e una ragazza di 24 anni - Grave un altro giovane 
(Dal nostro corrispondente) 
  Reggio Emilia, 2 agosto, 
(p. n.) Tre morti ed un ferito grave, sono il bilancio di una sciagura avvenuta oggi pomeriggio lungo la corsia nord dell'Autostrada del Sole, nel tratto tra Modena e Reggio Emilia. 
  Verso le 15 una vettura «Rover 2000», pilotata dal ventunenne Augusto Artioli, abitante a Modena in vìa Moreali 245, con a bordo la fidanzata Silvana Fontana, di 24 anni, da Castellarano di Reggio, per cause imprecisate, scavalcava l'aiuola spartitraffico e finiva nell'opposta corsia piombando contro una «1500». Questa vettura era guidata dal cinquantaduenne Giovanni Diomede, residente a Bologna in via Sigonio, e con a bordo la signora Anna Maria Zana Boni, di 45 anni, pure di Bo¬ logna, e domiciliata in via Worthema 32. 
  L'urto, avvenuto a circa una decina di chilometri dal casello di Reggio, era tremendo: sul colpo decedevano il Diomede e la Zana Boni, mentre in gravissime condizioni, a bordo di un'autolettiga della Croce Rossa di Modena, venivano trasportati d'urgenza all'ospedale di Reggio Emilia la Fontana e l'Artioli. La Fontana, dopo circa tre ore, decedeva in seguito alle gravissime lesioni riportate. Con prognosi riservala veniva invece ricoverato l'Artioli, ai quali i sanitari riscontravano trauma cranico facciale, trauma toracico ed addominale, sospette lesioni interne e frattura della spalla sinistra. 
  Sul luogo della sciagura si recavano alcune pattuglie della polizia stradale per ì rilievi di legge. 

Quattroruote agosto 1964 - Listino Rover
E qui scopriamo anche il modello delle vetture: in particolare quella occupata da Silvana Fontana (ormai conosciamo il nome di S.F.) e dal suo giovane fidanzato: si tratta di una Rover 2000 TC. TC sta per "Twin Carburettor" e 2000 è, ovviamente, la cilindrata. Si tratta di un'auto britannica molto performante e discretamente costosa, uscita solo cinque mesi prima per il mercato europeo e nordamericano: forse non l'ideale da mettere in mano (per quanto forte fosse la mano) di un ventunenne.
Quattroruote agosto 1964 - Listino Fiat

Rovistando nel mio caotico archivio ho trovato una copia di Quattroruote dell'agosto 1964: la 2000 TC non era ancora uscita, ma la capostipite Rover 2000 costava 2.850.000 lire cioè - secondo i listini delle case - oltre sei volte il prezzo dell'automobile più economica sul mercato italiano: la Fiat 500 D berlina tetto apribile. Insomma: una discreta sommetta.

L'altra cosa che veniamo a sapere dalla Stampa è l'indirizzo degli sfortunati protagonisti: in particolare l'Artioli, il giovane ventunenne fidanzato di S.F., unico sopravvissuto, abitava in via Monreali 245. Ora, cercando in rete, si trova ancora un dr. Augusto Artioli in via Monreali 245, (chissà che non sia lui), ma cercando ancora meglio scopriamo che gli Artioli di Modena, via Monreali, sono quelli della Poligrafica Artioli, "una delle aziende capofila in città di questo settore che a partire dagli anni Settanta ed Ottanta ebbe un grande sviluppo a livello nazionale" e della Artioli Editore (grafica ed editoriale, modulistica in continuo per centri meccanografici, stampati commerciali, pubblicazioni periodiche, libri d'arte) come scopriamo in un articolo della Gazzetta di Modena sulla morte di Gian Paolo Artioli (chiaramente un parente) nel luglio 2014. Insomma, senza volere eccedere in moralismi generazionali e classisti, probabilmente il nostro Augusto era un ragazzotto di buona famiglia con una macchina un po' troppo grossa per la sua età.

L'ultima cosa che forse vorremmo sapere è dove stessero andando i due giovani fidanzati alle 3 del pomeriggio del primo martedì di quel lontano agosto. Come abbiamo visto le inevitabili induzioni a cui è spinto ogni lettore di un qualsiasi testo letterario mi avevano portato nel giusto per quanto riguarda la collocazione geografica (A1 in Emilia), ma indotto all'errore per quanto riguarda l'età dei protagonisti (me li immaginavo una coppia adulta). Invece, relativamente all'occasione dell'incidente, l'ascolto della canzone mi aveva sempre fatto pensare a una coppia che stesse partendo per una lunga vacanza al mare "la dolce estate era già cominciata"), magari proprio verso la vicina riviera romagnola.

Mappa - il punto dell'incidente indicato dal cerchio rosso
Ma probabilmente così non era: l'ipotesi più verosimile è che i due stessero effettuando uno spostamento più breve: potrebbe essere, ad esempio, che nel corso della giornata il giovane Augusto sia andato dalla sua casa di Via Moreali a Modena fino a Castellarano (una cinquantina di km) a prendere la fidanzata e poi da lì - ma qui entriamo ancora di più nelle supposizioni, i due si siano portati fino a Reggio Emilia (a trovare qualcuno? a pranzo?) e che poi stessero rientrando verso Modena, dove abitava lui (altrimenti non si spiega perché i due si trovassero sulla corsia sud, come riporta il Corriere, quella che da Reggio riporta verso Modena) e dove anche lei, come si legge su Io ho in mente te - Storia dell'Equipe 84, riportata da Wikipedia, era "di casa" visto che faceva parte della compagnia di un bar di Modena. Insomma non sappiamo cosa stessero facendo i due, ma non credo che fossero in procinto di partire per una vacanza, ma si aggiravano dalle parti in cui abitavano e forse stavano anzi rientrando a Modena da un breve giro.

Altre cose più relative alla genesi della canzone si possono apprendere appunto sulla voce di Wikipedia dedicata alla canzone: "racconta Franco Ceccarelli componente della band Equipe 84, di cui Francesco era collaboratore: «Eravamo al Festival Nazionale dell'Unità a Ferrara. Pochi minuti prima di salire sul palco, qualcuno ci venne a dire che Silvana, una della compagnia del bar Grande Italia era appena morta, in un incidente stradale. Ma davanti a noi c'erano circa cinquantamila persone che ci aspettavano, e non sapevano che Silvana era una nostra cara amica, e che se n'era andata » (Franco Ceccarelli)
La notizia arrivò alle orecchie del cantautore [Guccini n.d.r.] mentre stava finendo di registrare le canzoni del suo album di esordio Folk beat n. 1 a Milano; tornato a Pavana, scrisse quindi un brano in suo onore, In morte di S.F., con gli accordi del chitarrista Deponti, e lo inserì all'ultimo minuto nell'album. Il brano In morte di S.F., fu poi ridepositato dopo l'iscrizione di Guccini alla SIAE, con il testo a suo nome (la musica rimase intestata a Deponti), con delle lievi modifiche, ma soprattutto col titolo cambiato (per consentirne il rideposito) in Canzone per un'amica. L'ANAS, infatti, fece pressioni per evitare una cattiva pubblicità in tema di sicurezza stradale, riuscendo a farle cambiare il titolo e a censurarla.
Nell'archivio delle opere musicali SIAE sono presenti, come opere distinte, sia In morte di S.F. sia Canzone per un'amica, e per entrambe l'unico autore è Francesco Guccini. Guccini, nelle incisioni dal vivo, userà sempre il nuovo titolo.
Il brano piacque così tanto anche ad Augusto Daolio, allora leader dei Nomadi, che la volle incidere l'anno successivo con la sua band (è contenuta nell'album I Nomadi).
Nel 1979 Guccini cantò la canzone al concerto tenuto all'Arena Civica di Milano il 14 giugno per Demetrio Stratos, sul disco derivante da quel concerto la canzone è accreditata con il titolo Per un amico.
Nel 1995 Enrico Ruggeri eseguì la canzone in versione rock (con il titolo Canzone per una amica) per l'album Tributo ad Augusto dedicato al cantante storico dei Nomadi Augusto Daolio.
Nel 1997 gli Aton's ne hanno inciso una versione prog-rock nella compilation Zarathustra's Revenge (Mellow Records). (Altre informazioni qui e qui sul mio blog relativo a una canzone per ogni giorno dell'anno).

E qui, con la riscoperta (non lo ricordavo) che la canzone - con una importante variazione - venne eseguita nel primo grande concerto a cui ho assistito dal vivo (quello per Demetrio Stratos all'Arena di Milano nel giugno del 1979), forse mi spiego ancora meglio perché questa canzone mi ha ossessionato così a lungo. La ricerca di tutti i dettagli qui tentata non ha il senso di una futile ricostruzione giallistica, ma quello di testare la realtà dei fatti che, attraverso il filtro della scrittura artistica, viene ulteriormente trasfigurata dall'immaginazione dell'ascoltatore.