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martedì 23 febbraio 2016

Articoli indeterminati


Da tempo penso che la maggior parte degli articoli pubblicati dai nostri quotidiani e settimanali possa essere scritta meglio. Mi riferisco in particolare, ma non solo, ai pezzi che trattano scandali politici, casi di corruzione, con complesse ricostruzioni delle indagini, intercettazioni telefoniche, interrogatori e indiscrezioni che si susseguono.

Finalmente ho trovato un esempio abbastanza chiaro per spiegare a cosa mi riferisco. Mi spiace che l'esempio venga dall'Espresso, settimanale di cui sono affezionato lettore (e a più riprese abbonato) dai tempi del liceo e mi spiace ancora di più che si tratti proprio di un pezzo così importante come quello relativo alle intercettazioni effettuate dall'intelligence americana nei confronti del governo Berlusconi nel 2010-11: insomma un pezzo che certamente, sperabilmente, indirizzerà il dibattito politico nei prossimi giorni. (Qui)

L'errore di base di questi articoli è spesso quello di volere dapprima incuriosire il lettore, senza spiegargli tutto subito. Per ottenere questo effetto spesso, come in questo caso, si parte subito con una citazione ad effetto (che si suppone possa colpire l'attenzione del lettore inchiodandolo alla pagina), mentre poi la spiegazione degli eventi - molto più importante - viene disseminata lungo tutto l'arco dell'articolo, con alcune informazioni-chiave che prendono forma man mano, talvolta nelle ultime righe. Forse gli autori non si rendono conto che l'attenzione dei lettori è sempre più labile e forse, invece di affascinarli coi virgolettati, giocando al gatto col topo, converrebbe fornire subito l'informazione rilevante che permetterebbe loro di capire al volo di cosa si sta parlando, anche per evitare di accelerare la migrazione in massa dei lettori verso altri media che richiedono livelli di attenzione più bassi.

In questo caso il cuore della notizia è semplice e terribile: Wikileaks ha svelato la trascrizione di due intercettazioni: una telefonata tra l'allora premier Berlusconi e Netanyahu (marzo 2010) e una telefonata di Valentino Valentini (ottobre 2011) collaboratore di Berlusconi (sull'incontro di quest'ultimo con Sarkozy e Merkel).

Se le cose stanno così, la pur brava Stefania Maurizi (ma fanno quasi tutti come lei) per facilitarci la vita avrebbe potuto iniziare il pezzo in questo modo: Nei nuovi documenti sul nostro Paese rivelati da WikiLeaks sono presenti due intercettazioni Nsa trascritte, rispettivamente quella di Berlusconi e quella di Valentini. E invece questa soluzione le sarà parsa banale e svilente, tanto che questo passo, che pure è presente nel suo pezzo, compare dopo 1303 parole delle 1726 totali che compongono il suo articolo: insomma a tre quarti, quando ormai l'informazione è quasi del tutto pleonastica perché, sia pure a fatica (una fatica peraltro evitabilissima se lei ci fosse venuta incontro) ci siamo arrivati anche noi.

Invece di attaccare in quel modo sensato Maurizi ha preferito iniziare con un virgolettato, tratto da quella che all'inizio definisce "intercettazione" (di fatto, come lei stessa spiega alla fine, si tratta della trascrizione di una intercettazione, altrimenti non si capisce perché Valentini dovrebbe parlare di sé in terza persona), un'intercettazione che non è né la più importante (nell'altra si abbiamo addirittura Berlusconi) e nemmeno la prima in ordine di tempo.

Peccato, ripeto, perché la notizia che gli americani non solo hanno raccolto illegalmente un sacco di informazioni sulle telefonate degli italiani (già svelato nel precedente lancio di Wikileaks del 2013) ma che intercettassero persino il nostro Presidente del Consiglio, meriterebbe un altro livello di chiarezza espositiva.


sabato 8 marzo 2014

I magnifici nove: quale il tuo ri-premier?

Domanda meno ovvia di quanto sembri.
Con Audrey Hepburn da Madame Tussauds, Londra 2013

Dovendo partire da zero con un governo nuovo domattina e potendo scegliere soltanto uno tra gli ultimi nove ad avere ricoperto l'incarico di Presidente del Consiglio (visto che il decimo, Giulio Andreotti, è scomparso e tra i precedenti solo Ciriaco De Mita ed Arnaldo Forlani sono ancora viventi, ma un po' fuori dai giochi) tu a quale ti affideresti?

Ecco la lista dei candidati in rigoroso ordine alfabetico (per cognome): 1) Giuliano Amato, 2) Silvio Berlusconi, 3) Carlo Azeglio Ciampi, 4) Massimo D'Alema, 5) Lamberto Dini, 6) Enrico Letta, 7) Mario Monti, 8) Romano Prodi, 9) Matteo Renzi.

domenica 2 marzo 2014

Carenza di cucù (ovvero: perché stavolta l'Ucraina è spacciata).

"Una politica basata, come tutte le cose della vita, sulla stima, sul rispetto, sull'amicizia.

Vedete, qualche volta ci hanno accusato anche di mettere in atto una politica del cucù: vi ricordate quello che io feci alla cancelliera Angela Merkel a Trieste che stava avviandosi in una direzione sbagliata e io la richiamai facendogli "cucù" da dietro un monumento.

Bene, qualche giorno prima me l'aveva fatto Putin a me e quindi non era nemmeno una mia trovata originale. Ma cosa vuol dire questo? Vuol dire che quando si riesce a stabilire con gli altri leader un rapporto di confidenza come questo, si risolvono molto meglio tutti i problemi e è facile alzare il telefono, parlare al telefono e arrivare subito a una soluzione che ti è cara, che ti è conveniente.
Bene, allora cosa è successo dopo che siamo stati al governo, mentre affrontavamo le emergenze interne? È successo che il presidente della Georgia, Sciacasvili (sic), attaccasse con i suoi missili dieci paesi in Ossezia producendo la morte... provocando la morte di ottanta soldati delle forze di peacekeeping (siamo generosi n.d.r.) della Federazione Russa, di 1.500 abitanti, tra cui molti bambini e 2.500 feriti. Putin andò là, rimase terrificato da ciò che vide, ebbe a telefonarmi, mi disse: "Questi in due notti hanno fatto un quinto di quello che sono state le vittime in Cecenia in una guerra che dura da vent'anni. Dove vogliono arrivare?". E decisero con il Parlamento, e con tutto il popolo russo che spingeva alle spalle del Parlamento, di entrare in Georgia, di mandare i loro carri armati alla conquista di Tibilisi (sic) e sarebbe avvenuto qualcosa di terribile. Se ci fosse stato lo scontro tra l'esercito russo e l'esercito georgiano, ci sarebbe stata una immensa quantità di vittime, ma soprattutto si sarebbe aperto un divorzio tra la Federazione Russa, l'Unione Europea, l'Alleanza Atlantica e gli Stati Uniti. Un divorzio difficilmente ricuperabile: saremmo ritornati a quella Guerra Fredda che ha assediato la nostra vita per lunghi decenni.

Io ebbi l'intuizione di mandare subito il mio amico Sarkozy, che era presidente di turno dell'Unione Europea, a Mosca a parlare con Medieve (sic) e mi tenni per un periodo lunghissimo al telefono con diversissime telefonate il mio amico Vladimir Putin e arrivati a 15 chilometri da Tiblisi (sic), a due ore da Tiblisi, dove Putin, cito tra virgolette, voleva prendere Sciacasvili, che lui diceva peggio di Saddam Hussein, e appenderlo all'albero più alto di Tiblisi, riuscimmo, Sarkozy ed io, a compiere il miracolo di fermare i carri armati russi, appunto a 15 chilometri, a due ore da Tiblisi. Questo credo che sia stata una grande operazione di politica internazionale"

(Silvio Berlusconi alla Festa della Libertà di Benevento, 11 ottobre 2009 - grassetto mio)

venerdì 24 gennaio 2014

Silvio non esiste

Di Silvio Berlusconi è già stato detto praticamente tutto e il contrario di tutto, da parte dei suoi estimatori, dei suoi detrattori e dei suoi così-così. Però forse c'è ancora un aspetto che è rimasto escluso, o comunque piuttosto trascurato, dalle analisi. Mi riferisco al fatto che, a differenza degli altri uomini politici, Silvio Berlusconi resta fondamentalmente al riparo da ogni critica sulle proprie azioni politiche, da parte dei suoi potenziali elettori, almeno per tutto il periodo lontano dalle elezioni. I suoi potenziali elettori sembrano non pretendere mai nulla di particolare da lui per quattro anni e mezzo, come se non esistesse, tornando ad occuparsi di Berlusconi e del suo partito solo in prossimità del voto.
 
Prendiamo ad esempio la nuova proposta di legge elettorale, il cosiddetto Italicum. La proposta di legge depositata due giorni fa alla Camera, per il momento non prevede le preferenze. Ora, le preferenze piacciono a quasi tutti gli altri partiti e alla stragrande maggioranza dei cittadini, ma non a Silvio Berlusconi e a Forza Italia, che invece dalla trattativa con Renzi hanno ottenuto che l'Italicum si basasse su listini chiusi.

Cioè, in altri termini, Silvio Berlusconi sta facendo passare una scelta che non piace quasi a nessuno, tantomeno ai propri potenziali elettori, ma in questi giorni nessuno se la prende con lui, ma stanno mettendo in croce i suo interlocutori politici che di base non vogliono i listini.

Perché mai nessun commentatore o elettore chiede conto direttamente a Silvio di questa scelta?

Ad esempio molti elettori del PD, e diversi esponenti della minoranza PD, in questi giorni se la prendono con Renzi 1) per aver incontrato un pregiudicato, 2) per aver fatto passare un testo che non prevede le preferenze, 3) per non accettare modifiche alla proposta di legge, se non condivise con Berlusconi.

Alfano e il NCD, hanno firmato il testo alla fine, ma hanno fatto capire a più riprese di non essere d'accordo con l'assenza delle preferenze. Scelta Civica è stata ancora più radicale, non firmando il documento.
Insomma questo aspetto del testo, la mancanza delle preferenze, sembra piacere solo a Silvio Berlusconi. Eppure non c'è nessun potenziale elettore di Berlusconi che alzi il dito e chieda conto al Cavaliere di avere fatto approvare, praticamente da solo, un testo così poco "liberale" da permettere ai partiti di controllare quasi totalmente l'accesso dei candidati in Parlamento. Al punto che il prossimo Parlamento sarebbe composto da una percentuale ancora più alta di "nominati", che non il Parlamento eletto con il Porcellum, come è stato bene spiegato qui.

Perché mai gli elettori PD valutano l'operato dei propri segretari ad ogni piè sospinto, mentre gli elettori di Berlusconi lo ritengono sostanzialmente irresponsabile per quattro anni e mezzo, appassionandosi solo alle sue 2-3 mosse degli ultimi giorni, tipicamente l'abolizione di tasse che ha introdotto lui stesso?

Perché in questi giorni nessuno dei cosiddetti liberali incalza Berlusconi e gli chiede direttamente conto di una scelta tanto illiberale sulla legge elettorale?

Molti non lo incalzano perché lo danno per perso alla democrazia: Silvio è condannato, ha il conflitto d'interessi, eccetera. E invece lui, approfittando di questa carenza di critiche politiche puntuali, vive intoccato (fatti salvi i procedimenti giudiziari) in una sorta di limbo mitico per quattro anni e mezzo, poi tipicamente si inventa un paio di mosse a sorpresa nelle ultime settimane e alla fine ottiene sempre un risultato al di sopra delle aspettative. Vediamo se ci riuscirà anche questa volta in condizioni oggettivamente molto difficili.

sabato 16 novembre 2013

La formazione del Nuovo Centrodestra
(Lodo; Ludo, Lido, Nido; Nudo, Nodo, Modo; Godo, Sodo, Sudo, Sedo)

Tutto sommato ha mostrato carattere: Lodo Alfano
E anche la capacita di mettersi in gioco: Ludo Alfano
Quella del Nuovo Centrodestra è però indubbiamente la sua ultima spiaggia: Lido Alfano
Ma potrebbe diventare un rifugio per i moderati non-berlusconiani: Nido Alfano
E pur correndo il rischio di restare senza copertura: Nudo Alfano
Indubbiamente costituirà un problema per Silvio: Nodo Alfano
Avendo inaugurato anche uno stile più indipendente: Modo Alfano
E potenzialmente più soddisfacente: Godo Alfano
Dimostrando in questo anche un'inaspettata consistenza: Sodo Alfano
Assieme alla capacità di mettersi all'opera: Sudo Alfano
Ora deve solo riuscire a restare calmo: Sedo Alfano.
E, scansando i colpi della vendetta di Silvio (leggi metodo Boffo): Ledo Alfano
Utilizzando anche gli strumenti della poesia epica: Aedo Alfano
Dovrà comunque assicurarsi un po' di vetrina mediatica: Vedo Alfano
Altrimenti per lui è finita (voce del verbo Fini): Vado Alfano
E davanti a lui si spalancherebbe l'abisso del dimenticatoio: Cado Alfano
Così si sarebbe estirpata ogni possibilità di un Nuovo Centrodestra: Rado Alfano
Tra il buonumore degli avversari: Rido Alfano
E le recriminazioni dei compagni di strada: Rodo Alfano.



Nella foto da destra: Roberta Vinci, Sara Errani, Maria Sharapova e la splendida Ana Ivanovic (che non c'entra nulla con Alfano, ma vuoi mettere) alla conferenza stampa de La Grande Sfida a Milano nel 2012.

ps: Grazie ad Antonello, Gianfranco e Fiammetta per i suggerimenti.

sabato 3 agosto 2013

Sbatti il Silvio in sesta pagina!

Quando, nell'aprile del 2005, i PM milanesi Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale chiedono il rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi (e altri) nell'ambito della vicenda giudiziaria che, tra le tante, gli sarà fatale, la notizia guadagna a stento la prima pagina dei nostri quotidiani, per quanto strano questo possa sembrarci oggi, a poche ore dalla condanna definitiva in Cassazione dell'uomo che ha governato più a lungo la Repubblica Italiana.
La Stampa, ad esempio, ce ne dà conto a pagina 6, con un articolo di Paolo Colonnello: Indagine Mediaset - I pm: «Processate Silvio Berlusconi» 
e soltanto un boxino di richiamo in prima pagina. Persino l'Unità relega la notizia a pagina 7 con un pezzo dal titolo speculare, firmato da Oreste Pivetta: I pm: processate Berlusconi anche qui con un boxino in prima, oltretutto in taglio molto basso.
Ho preso i due soli quotidiani che rendono disponibile online la copia cartacea, ma sono pressoché certo che anche gli altri si saranno comportati nella stessa maniera. 
Questo fatto smentirebbe, una volta per tutte, quantomeno l'accusa di accanimento mediatico nei confronti di Berlusconi, anzi confermerebbe la controaccusa di una certa sottostima delle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. C'è una (molto) parziale giustificazione per i nostri quotidiani. E sottolineo molto parziale. 
La giustificazione è che il rinvio a giudizio arriva nel pieno di una crisi di governo: mercoledì 20 aprile 2005 cade il Berlusconi II, non un governo qualsiasi, ma il governo più longevo della Repubblica Italiana, oltre tre anni e dieci mesi: durato quasi tutta la XIV legislatura, cioè dalle elezioni del 2001 fino, appunto, a mercoledì 20 aprile 2005 quando Berlusconi si dimette.
Venerdì 22 aprile 2005 Silvio Berlusconi ottiene due regalini: il reincarico dall'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e il rinvio a giudizio dai PM di Milano, ma mentre del reincarico si sa ovviamente subito, del rinvio a giudizio si viene a sapere solo quattro giorni dopo il deposito, ovvero martedì 26, a governo Berlusconi III già formato (i ministri giurano sabato 23) e la notizia viene diffusa, con l'understatement di cui dicevamo, sui quotidiani di mercoledì 27 aprile.
C'è una pagina di Wikipedia molto utile che riepiloga i procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi. Però su questo processo in particolare, che poi si è rivelato il più importante, il "Processo Mediaset", riusciva a collezionare 3 errori in una riga e mezza: la data del rinvio a giudizio (riportava il 27 invece del 22 aprile), riduceva al 10% il numero delle pagine degli atti (50.000 e non il corretto 500.000) e linkava il giornalista Fabio De Pasquale al posto dell'omonimo PM. Adesso abbiamo sistemato, ma non volevamo strafare aggiungendo l'interessante coincidenza temporale tra reincarico governativo e rinvio a giudizio.
E la foto del Petit Provençal di martedì 12 gennaio 1915? Beh, alcuni dicono che i giornali di oggi servono solo per incartare il pesce di domani. Non sarei così radicale. Ma nel negozio Brandy Melville di King's Road a Londra, dove è stata scattata questa foto, usano quotidiani di cento anni fa per tappezzare le pareti dei camerini.

 

sabato 2 marzo 2013

Per il resto, tutto bene.


La misura del disastro in cui ci siamo cacciati è che ogni qualvolta uno dei rappresentanti dei partiti/movimenti presenti nel prossimo parlamento insulta un suo avversario politico (cosa che peraltro avviene ogni due minuti) io mi trovo sempre, immancabilmente, d'accordo con lui/lei.

Sono veri tutti i difetti del PD rinfacciati dagli altri, quelli del M5S sottolineati dagli altri, quelli di Monti e Berlusconi indicati dagli altri.

Ma poi quando ognuno di loro (quelli nuovi e quelli vecchi) racconta cosa ha intenzione di fare, oppure quando mi soffermo a vedere cosa ognuno di loro (quelli vecchi) ha fatto in passato, beh, allora mi cadono le braccia.

Magari mi sbaglio e forse, chissà, troverò qualcuno dei 630+315=945 capace di smentirmi, ma ora come ora non mi sento rappresentato da nessuno degli onorevoli membri del prossimo parlamento della Repubblica Italiana.

sabato 17 settembre 2011

Tre nuove ragioni


Anche se per pura combinazione lui avesse ragione su tutto il resto e alla fine, sorpresa delle sorprese, nessuna delle accuse mossegli dalle varie procure fosse confermata e, anzi, risultasse acclarato che è davvero in atto nei suoi confronti una vera e propria
aggressione politica, mediatica, giudiziaria, fisica, patrimoniale e di immagine
(Silvio Berlusconi su il Foglio di oggi)
ci sono ALMENO tre nuove ragioni per invitare il nostro amato premier a dimettersi. Tre nuovi fatti che probabilmente non costituiscono alcun reato, ma che da soli, in un paese normale, basterebbero a costringerlo alle dimissioni proprio per insostenibilità ambientale. In un paese normale hai un bel dire: "la gente mi ha votato". Sì, ma quando lo ha fatto la gente ancora non sapeva questi fatti nuovi!
1. La prima ragione è che, come segnala oggi Marco Travaglio su il Fatto Quotidiano, Silvio Berlusconi ha mentito di fronte a tutti, ma soprattutto davanti al Presidente del Consiglio di uno stato amico, Josè Luis Rodruiguez Zapatero, alla Maddalena, il 10 settembre 2010. Non tanto quando ha detto di essere di stato di gran lunga
il miglior Presidente del Consiglio che l'Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia.
(a 8:30 del filmato)
Questa affermazione è palesemente vera: lui è stato davvero il migliore Presidente del Consiglio, il problema è un altro. La menzogna è a 3:30 quando finge di non conoscere perfettamente Tarantini descrivendo il suo operato così:
Un imprenditore di Bari, ormai noto, che si chiama Taranti-ni o Taranti-no, era venuto ad alcune cene facendosi accompagnare da belle donne (...). Erano ragazze che questo signore portava come amiche sue.
Questo è in palese contrasto con quanto emergerebbe dalle intercettazioni, come riportato anche dallo stesso TGCOM. Basta citarne due tra le moltissime: quella in cui Berlusconi chiederebbe a Tarantini: "Chi mi porti stasera?" e quella del 10 ottobre 2008 in cui Berlusconi direbbe:
Sì forse per tutte quelle, son troppe. Al massimo averne due a testa, però adesso voglio che abbia anche tu quelle tue, altrimenti mi sento in debito... Scusa portale per te che poi io mi porto le mie (...) Poi ce le prestiamo... Insomma la patonza deve girare...
Insomma: i due pare che si conoscessero bene, le ragazze le mettevano in comune e se le facevano girare. Fossi nei panni del giornalista de El Pais che gli aveva posto la domanda alla Maddalena, io qualche approfondimento lo chiederei. Ma anche una telefonatina di Zapatero: "Allora Silvio, com'era la storia di Taranti-no?".

2. L'altro motivo per cui dovrebbe andarsene è che il Presidente del Consiglio si è messo incautamente a discutere di nomine dei vertici della Guardia di Finanza con uno come Valter Lavitola, attualmente latitante (e tralasciamo per pietà di sottolineare chi ha consigliato a Lavitola di rimanere dove sta). Io direi che questo non si dovrebbe fare e sono certo che molti elettori del centrodestra la pensano come me (altri elettori del centrodestra magari no, anche se non capisco mai se loro negano che Silvio faccia queste cose o se pensano che invece le faccia e faccia bene a farle o ancora se pensano che le faccia e che faccia male a farle, ma tanto sono tutti uguali destra e sinistra e allora tanto vale votare uno che non è comunista).
3. La terza e più importante ragione, è che lui stesso ammetterebbe di fare il premier "a tempo perso". E invece di raccontarlo agli elettori, lo dice a Marysthell Polanco. Il premier a tempo perso in momento in cui non c'è tempo da perdere!
Qui i casi sono due: o le intercettazioni sono contraffatte, e nulla lo lascerebbe credere, oppure deve fare le valigie. Ma il mio pronostico è che non succederà nessuna delle due cose: le intercettazioni risulteranno vere e lui non se ne andrà. Ma è possibile che tra i 316 deputati che hanno votato la fiducia l'altro giorno non se ne trovino 6 o 7 con un po' di carattere che decidano di fare saltare il banco? Tutti complici? Cos'altro deve succedere per far sì che cambino idea (a parte coprirli di soldi, s'intende...)?

venerdì 10 dicembre 2010

Grassano vuol dire fiducia?


Poche cose mi avvincono di più del cosiddetto "pallottoliere della sfiducia": la corsa ad accaparrarsi i deputati per la votazione alla camera del 14 dicembre. Il conteggio cambia quasi minuto per minuto e in rete si trovano le ipotesi più disparate. Salvo errori od omissioni - sempre possibili vista la situazione in rapida evoluzione - in questo momento (ore 11:30 del 10 dicembre) la situazione dovrebbe essere la seguente.

Contro la sfiducia al governo Berlusconi voteranno 235 deputati della PDL + 59 della Lega + 7 di Noi Sud (al gruppo originario si sono aggiunti Porfidia e, da pochissimo, Razzi: entrambi erano stati eletti nell'IDV; Razzi, tra l'altro, in settembre aveva riportato di aver ricevuto offerte in denaro per cambiare orientamento, ora invece sarà passato "a gratis") + 5 Popolari dell'Italia di Domani (il gruppo di ex-UDC di Mannino) + 1 ADC (Pionati) + 1 repubblicano (Nucara, mentre l'altro repubblicano - La Malfa - vota la sfiducia) + 1 liberaldemocratico (Grassano che è l'unico degli 85 firmatari della mozione di sfiducia ad avere ufficialmente cambiato idea; mentre gli altri due liberaldemocratici votano la sfiducia). Il conto fa 309.
A questi 309 dovrebbe sommarsi 1 dei tre deputati che ieri si sono presentati alla stampa come "Movimento di Responsabilità Nazionale", cioè Bruno Cesario (ex Margherita, ex Pd, ex Api). Secondo le dichiarazioni di uno dei tre, Massimo Calearo, Cesario infatti voterà contro la sfiducia, mentre lo stesso Calearo (ex Pd) si asterrà e Domenico Scilipoti (ex Idv), voterà la sfiducia. L'aggiunta di Cesario porta il totale così a raggiungere i 310. E questi sono i voti praticamente "sicuri".
Ma i 310 potrebbero diventare 311 con l'aggiunta di Catone, del FLI, il quale ha dichiarato che certamente non voterà la sfiducia (è l'unico del FLI a non avere nemmeno firmato la mozione), ma non è ancora chiarissimo se voterà contro la sfiducia, si asterrà o non parteciperà al voto. Inoltre ci sono sempre i tre del Movimento di Responsabilità Nazionale che per il momento, come si diceva, sono divisi, ma si sono impegnati a trovare una posizione comune per il 14. Dovessero convergere sulla non-sfiducia, il conto arriverebbe a 313 (sommiamo solo 2, perché Cesario era già incluso nei 311). Ma attenzione a Paolo Guzzanti (vedi sotto). Quota 314 è in vista.

Tralasciando i maldipancia politici dei sei radicali eletti nel PD, e quelli molto più reali delle tre onorevoli in gravidanza (due FLI e una PD), le uniche astensioni sicure (2) sono quelle della SVP, mentre Fini, come da prassi, non voterà.

Per la sfiducia invece lo schieramento prevede 84 degli 85 deputati che hanno firmato la mozione (Grassano, come abbiamo visto, voterà per il governo) e cioè 35 UDC (tutti), 34 FLI (cioè tutti meno Fini e Grassano), 6 API, 5 MPA, 1 liberale (Guzzanti), 1 dei due repubblicani (La Malfa), 2 dei 3 liberaldemocratici (Melchiorre e Tanoni) poi 1 rappresentante delle minoranze linguistiche, il valdostano Nicco, e 1 non iscritto a gruppi parlamentari, l'ex-IDV Giulietti. A questi si aggiungano, i 206 PD, salvo problemi fisici o nuovi tentativi di compravendita, e i 22 IDV residui (va sottolineato che Di Pietro ha perso 1/4 dei suoi deputati nel corso della legislatura: 7 su 29, e considerato che 1 è lui stesso, sono 7 su 28, esattamente 1/4, o, in altri termini, il 25%: ha fatto peggio del PDL che, pur con la diaspora di FLI e qualche altra defezione ha perso "solo" il 15% dei deputati). In totale sono 315, ma c'è sempre il dubbio che Scilipoti poi trovi la quadra coi suoi due nuovi colleghi su altre posizioni, quindi i voti potrebbero scendere a 314.
Il Fatto quotidiano ipotizza anche un ripensamento di Paolo Guzzanti, che non era fisicamente presente alla riunione in cui si è decisa la sfiducia,ma secondo La Malfa e secondo lo stesso segretario del suo partito, Stefano De Luca, sentito da me per Caterpillar, Guzzanti voterà la sfiducia. Sul proprio blog però, l'8 dicembre, Guzzanti si dice pronto a riconsiderare il voto di sfiducia ad alcune condizioni. Il che porterebbe la conta a 313. (Grazie a Diego A. per la segnalazione).

Resta da capire perché se da destra si tenta di tutto (secondo Di Pietro anche oltre il lecito) per guadagnare deputati alla causa, da sinistra si aspetta solo di farsi scippare qualche altro voto: non sono segnalati infatti casi di altri leghisti o pidiellini (dopo l'esodo di Toto e Rosso, che però risale al 3 novembre) in bilico, mentre sono diversi i deputati di centrosinistra considerati a rischio.

Riepilogando, ora come ora, ipotizziamo tre scenari:
1. quello più favorevole alla maggioranza (tutti e tre quelli del Movimento di Responsabilità Nazionale, l'ex-FLI Catone e il liberale Guzzanti votano contro la sfiducia). In questo caso la sfiducia non passa per un voto: 314 contro la sfiducia e 313 a favore della sfiducia, con 2 astenuti (SVP) e 1 non votante (Fini);
2. lo scenario "intermedio", quello accreditato ad esempio da La repubblica prevede che la sfiducia passi per un voto: 312 contro la sfiducia, 313 a favore della sfiducia, con 3 astenuti (dovrebbero essere i 2 SVP e Calearo) e 1 indeciso (dovrebbe essere Guzzanti);
3. lo scenario più sfavorevole alla maggioranza prevede 310 contro la sfiducia (compreso Cesario), 4 astenuti (Catone, Calearo e i 2 SVP), 1 non votante (Fini) e 315 pro sfiducia (inclusi Scilipoti e Guzzanti).

Ma nuove sorprese, è ovvio, sono in agguato. Davvero un bel match.

Aggiornamento del 12 dicembre: Scilipoti dichiara di votare contro la sfiducia. La conta arriva a 312 pro governo, 3 astenuti (2 SVP e Calearo) e 314 pro sfiducia. Siamo tutti appesi al voto di Calearo e alla condizione delle tre deputate in stato interessante.

sabato 4 dicembre 2010

Se ho sonnecchiato con l'ambasciatore...


...potrò ben ronfare con il re!

Una finale di Champions League a volte può essere più soporifera di una conversazione con l'ambasciatore. Specialmente se il parterre de rois (rois presenti e futuri) non riesce a tenerti sveglio con qualche battuta all'altezza (altezza reale, of course).
Roma, 27 maggio 2009. I blaugrana del Barcelona battono i red devils del Manchester United per 2-0 e si laureano campioni d'Europa. Le prodezze di Samuel Eto'o, Leo Messi e Andrés Iniesta affascinano il mondo, ma non riescono a tenere svegli proprio tutti-tutti.
Da sinistra: il primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, un signore che dorme, il re di Spagna Juan Carlos de Borbón y Borbón-Dos Sicilias, il presidente della Uefa Michel Platini, il principe di Galles William Arthur Philip Louis Mountbatten-Windsor. In terza fila: Bruno Conti.