lunedì 22 dicembre 2008

La mia carta NON è differente

1. Qualche giorno fa tento di pagare un "mancato pedaggio" sul sito di Autostrade per l'Italia. Perché "mancato pedaggio"? Perché per abitudine ero passato dalla porta del telepass con una macchina presa a nolo durante la maratona per la web-tv di telethon, ma ovviamente la macchina presa a nolo non aveva il telepass. Decido di pagare con la mia American Express, ma il sito di Autostrade non l'accetta, mannaggia. Allora ne provo un'altra, ma questa seconda, una Cartimpronta (circuito Mastercard) rilasciata da BPM, si rifiuta di transare: dopo aver compilato tutti i dati e dato invio mi viene chiesto di registrare la carta altrimenti ciccia. Non ricordo le parole esatte ma compare una schermata tipo "per la tua sicurezza da questo momento non ti permettiamo più di fare acquisti online se non registri la tua carta".
2. Sul sito di Cartimpronta scopro che per registrare la carta online occorre il "codice posizione" che ovviamente non so dov'è, ma dopo qualche giorno vado a farmelo dare in banca. Penso: "è fatta".
3. Oggi finalmente, conscio del mio "codice posizione", registro la mia carta di credito: scelgo utente, password, poi mi collego al sito e navigo tra le meraviglie della mia carta di credito, scelgo un ulteriore codice operativo (con il quale posso cambiare la email dove inviarmi le comunicazioni) e soprattutto scelgo una terza password sicurissima per "gli acquisti online". A questo punto posso passare trionfalmente a pagare il "mancato pedaggio" sul sito di Autostrade.
4. Sul sito di Autostrade immetto tutti i dati, mancato pedaggio, numero di carta di credito, ma la funzione "non è momentaneamente disponibile". Al sesto tentativo ci siamo: posso immettere finalmente la nuova sicurissima password per gli acquisti online, ma all'ultimo clic schermata analoga a quella di qualche giorno fa: la registrazione non è andata a buon fine.
5. Cerco su google il numero dell'assistenza Cartimpronta: 0432-744212. Chiamo e un gentile operatore mi spiega che la transazione è stata da loro autorizzata, e quindi è tutto ok. Lui non sa perché la schermata abbia detto picche, ma non devo preoccuparmi, dovrei aver pagato il pedaggio.
6. Metto giù tranquillo, però verifico sul sito le ultime operazioni della mia carta (la registrazione ti dà anche questo vantaggio) ma il pagamento non risulta, ahia!
7. Richiamo l'assistenza, una gentile operatrice precisa che sì loro hanno dato autorizzazione, ma non è detto che dall'altra parte (dalla parte Autostrade) sia tutto a posto e comunque non ho fatto il numero giusto: 0432-744212 è il numero per la Carta "World", la mia non lo è, e quindi devo chiamare lo 0432-744254.
8. Io nel dubbio, e con enorme sprezzo del pericolo, decido di aspettare a chiamare l'assistenza e riprovo a ripagare, confidando nel fatto che Autostrade non prenda due volte gli stessi soldi per lo stesso mancato pedaggio. E in effetti questa volta va un po' meglio: una volta immessa la password di sicurezza "per gli acquisti online" compare sì ancora la scritta della mancata registrazione, ma perlomeno ottengo dal sito di Autostrade una trionfante conferma che stavolta è tutto a posto, ho pagato e posso stampare la ricevuta del pagamento.
9. Tutto a posto? Sì e no. Perché mai continua a comparire il messaggio che "la registrazione non è andata a buon fine"? Decido di parlarne con gli amici di Cartimpronta... e qui si ride. Attenti, amici.
10. Al numero 0432-744254 non trovo i cortesi operatori dello 0432-744212, ma un risponditore automatico che con gelida voce femminile mi chiede in sequenza:
A. Di digitare o pronunciare il numero della mia carta. Eseguo.
B. Di immettere il mio codice d'accesso (Cosa? Che sia una delle tre password che ho impostato al punto 3 quando mi sono registrato? No, perché sono tutte fatte da lettere e numeri tranne il "codice operativo", ci penso...). Il risponditore viene in mio soccorso: se non si conosce il codice d'accesso si può dire "altro". Dico: "altro".
C. A questo punto mi viene chiesto se ho il Codice Posizione. Ce l'ho, urrà, me lo sono fatto dare qualche giorno fa, al punto 2), devo dire sì o no. Dico: "sì"!
D. Allora mi viene chiesto di dirlo, questo codice posizione: lo dico.
E. Non ancora pago il risponditore mi chiede di immettere il codice di sicurezza ovvero le ultime tre cifre sul retro della carta. Eseguo.
Penso: è finita, finalmente posso parlare con un gentile operatore e lamentarmi del fatto di ottenere il fastidioso messaggio che la registrazione non è andata a buon fine, invece no. La gelida voce del risponditore automatico mi dice: "coi dati che ci ha fornito non è stato possibile identificarla, se non dispone del codice d'accesso richiami il servizio clienti dicendo 'altro' dopo aver immesso il numero dalla sua carta di credito".
Ma è quello che ho fatto, stronza!
La stronza mi ricorda che il servizio è dedicato ai clienti Cartimpronta.
Ma io lo sono, doppiamente stronza.
Ripeto la procedura una prima volta provando, in alternativa, al punto B, di immettere il mio "codice operativo", ma ottengo lo stesso esito.
Poi riprovo una terza volta, dicendo ancora "altro" al punto B. Nada de nada.
Insomma: se non ho il codice devo dire "altro" per ottenerne uno, ma se dico "altro" non mi riconoscono.
11. Chiamo il numero verde della BPM, ma ovviamente le carte di credito non rientrano nella loro giurisdizione (anche se l'hanno rilasciata ora). La gentile operatrice mi rimanda al sito www.bpmcarte.it. dove l'unico modo per poter interagire con qualche altra forma di supporto che non sia quel loop infernale dello 0432-744254 consiste nel cliccare su un link e mandare una segnalazione, lasciando la mia "email".
12. Eseguo: nel messaggio descrivo il loop del punto 10 e attendo. Per oggi basta così, poi vedremo. Nel caso, al prossimo messaggio, gli mando il link di questo blog.

Aggiornamento del 24 dicembre: sono andato in banca e ho riprovato la procedura con una simpatica funzionaria. L'unica differenza: invece di leggere i numeri dei vari codici ad alta voce li abbiamo digitati dalla tastiera e così dopo aver immesso il codice di sicurezza della carta al posto di rimandarmi al punto di partenza il risponditore mi ha fatto impostare il mio numero di sicurezza. Brava la funzionaria del BPM, (tra l'altro la stessa che qualche giorno fa mi ha richiesto un duplicato della stessa carta di credito che oggi, tornando a casa, il postino mi ha consegnato: velocissimi).
Finalmente adesso potrò chiamare il supporto e spiegare il problemino del falso messaggio.
L'ipotesi è che io ieri non "recitassi" correttamente i numeri della carta e dei codici. Resta da capire però perché il risponditore automatico non faceva come milioni di altri risponditori analoghi, chiedendo: "Il numero da lei pronunciato è 5 4 4 1 ecc.?"

sabato 15 novembre 2008

Ideona: e se ci iscrivessimo tutti alla CGIL?

Lo so, iscriversi a un sindacato è la cosa più lontana dalla mentalità di molte delle persone che io conosco, me compreso. Sarà per via di quell'alone di vetero-operaismo che persino la stessa parola "sindacato" porta con sé ("syndication" suona già più accattivante, ma vuol dire tutt'altro: in inglese sindacato si dice "union"). Eppure di per sé unirsi ad altri lavoratori per la difesa dei propri diritti (e di quelli dei lavoratori passati e futuri) dovrebbe essere un passo abbastanza naturale.
Lo so, i nostri sindacati hanno tutta l'aria di essere carrozzoni estremamente verticistici, burocratici e lenti. E ogni volta che prendono una qualsiasi decisione vengono sempre scavalcati a destra (da chi si considera moderno, liberista, democratico) a sinistra (dagli autonomi, dagli integralisti, dagli oltranzisti) e certamente superati anche da sopra e da sotto.
Lo so, fare picchetti fuori da una fabbrica (ammesso e non concesso che se ne facciano ancora) è un gesto abbastanza illiberale. E sicuramente saranno state sponsorizzate dai sindacati decine di cause a favore di qualche fannullone contro qualche datore di lavoro particolarmente illuminato. E senza dubbio i sindacati saranno stati troppo morbidi in occasioni in cui dovevano essere più duri e troppo duri in occasioni in cui era ragionevole essere più morbidi.
Lo so, i sindacati confederali avranno senz'altro (non ne ho esperienza diretta) cercato di mettere fuori gioco altre sigle più battagliere, o meno battagliere, o semplicemente diverse. E nell'esercizio della democrazia interna non si saranno sempre distinti per trasparenza.
Però, però...
Cos'è che potrebbe dare più ai nervi in questo momento storico a un governo che sta tentando di... (ok ok, vi risparmio l'elenco, però è chiaro che stanno cercando per l'ennesima volta di mettere zizzania)?
C'è una buona porzione di dadaismo situazionista nella mia decisione, ma penso che in settimana mi iscriverò alla CGIL, così, tanto per vedere di nascosto l'effetto che fa. Non deve nemmeno costare tanto.

mercoledì 12 novembre 2008

Zuava day


E così è arrivato lo Zuava Day. "Ma come, nessuno ci ha avvertiti" diranno subito i nostri piccoli lettori. Lo Zuava Day è così, imbastito di nulla, rifugge la pompa mediatica. Quest'anno siamo in pochi, l'anno prossimo lo faranno in molti, e noi potremo dire: "Siamo stati i primi". Ma anche questo, in fondo, è poco importante. Il fatto vero è che non saremo mai come ci volete voi.

lunedì 10 novembre 2008

Facebook si mangia i blog?

Ho importato il blog anything goes nel mio profilo facebook. Operazione tutto sommato semplice: basta cliccare sull'applicazione "Note" e "Le mie note" dalla pagina principale di facebook e si trova un bottone in fondo alla pagina dove ho inserito l'indirizzo di atom relativo al blog.
Ed ecco che, improvvisamente, in poche ore, l'ultimo mio post (su un problema tutto sommato marginale, quello del po' scritto erroneamente con l'accento) ottiene 13 commenti, su facebook (e solo 2 sul blog). Non sono un'enormità, ma 13 commenti (a un singolo post) direttamente sul blog io non credo di averli mai avuti. Sarà pur vero che non ho mai pubblicizzato molto questo blog e su facebook ho più di 500 amici, ma se la media è questa si può pensare tranquillamente pensare di traslocare su facebook.
Che facebook abbia davvero intenzione di mangiarsi tutti i blog?
Alcune controindicazioni (da approfondire):
1. Tutti i commenti vertono sull'ultimo post, che quelli precedenti siano meno visibili agli utenti di facebook?
2. I commenti su facebook restano su facebook e non si mischiano con quelli sul blog
3. Il blog è accessibile a tutto il mondo, le note di facebook solo agli utenti di facebook
4. Non sono ancora sicuro che adesso questo post sul blog venga direttamente visto in facebook o se occorra nuovamente importare il blog. Teoricamente avendo immesso l'indirizzo dell'atom dovrebbe funzionare come un feed, ma non ne sono affatto sicuro. Facciamo la prova! (Aggiornamento: mi sono reso conto che su facebook dice che l'aggiornamento è automatico, ma dopo 5 minuti non si è ancora visto niente).

sabato 8 novembre 2008

Un'altra battaglia persa

Del congiuntivo si è discusso. Ma dell'esondazione del pò vogliamo dire qualcosa?
Po', ottenuto per elisione di "co" da poco, va scritto con l'apostrofo e non con l'accento. Ditelo ai parenti, agli amici, ai semplici conoscenti. Ditelo, ad esempio, agli amici della gazzetta.it.

Piiiiccolo!


Giovedì mattina sto per uscire per andare a registrare l'audio degli Sky Toons ma vedo che Napo, il cagnetto di famiglia per il quale non ringrazierò mai abbastanza gli amici de l'Allevamento del Bekis, è in giardino che si sta accanendo (mi sembra legittimo accanirsi, per un cane, sia pure di piccola taglia) su di un oggettino immobile. Penso: sarà la solita pigna, il solito osso di gomma. Mi avvicino: è un uccellino. Piccoliiiissimo. Immobile. Penso: è andato, l'ha fatto secco. Lo prendo. Napo abbaia ancora di più, si mette su due zampe puntando alle mie mani: il suo istinto di cacciatore lo guida. L'uccellino sembra spacciato, ma improvvisamente prende il volo, entra in casa e si rifugia su di una mensola. Un volo perfetto. Penso: bene non è né troppo giovane, né troppo ferito, forse ha solo usato la nota tattica di fingersi morto per non farsi sbranare da Napo. Lo riprendo in mano, prendo in considerazione l'ipotesi di curarlo: è comunque lontano dal nido e quei trenta secondi tra le grinfie di Napo non devono essere stati una passeggiata. Ma ancora mi sfugge immediatamente di mano, esce dalla finestra con uno splendido volo a frullino e va a rincantucciarsi sulla siepe di fotinie. Nel frattempo Napo, impazzito, corre in casa a saltare cercando di annusare frenetico la mensola pensando che l'uccellino sia ancora lì. Però anche lui... quando cattura la papera di gomma la prende alla gola e la sbatte di qua e di là, uccidendola ogni volta, mentre con l'uccellino vero, in fondo, c'è andato leggero: non vedo nemmeno il segno di una piccola ferita. Mi dirigo verso la siepe di fotinie e fotografo l'esserino al volo (mi sembra legittimo fotografare al volo un uccellino, sia pure un uccellino immobile su di una foglia). Dopo qualche istante l'uccellino spicca l'ultimo volo, almeno l'ultimo di cui abbia conoscenza, e sparisce dietro ad un ciliegio. Resta il dubbio sulla sua specie. Ornitologi di tutto il mondo, guardate la foto: ma che diavolo di uccellino era?

Schede, schede, schede

E così il mio computer ha iniziato a riempirsi di schede.
Cos'è successo? Mi hanno regalato un computer usato pochissimo con Vista e il suo bravo browser MS Internet Explorer (grazie D.!)
Ed ecco che nella pagina di Internet Explorer aperta, ad esempio, sul sito della gazzetta.it, si aprono - magicamente, senza far nulla! - a distanza di qualche minuto una dall'altra, decine di ulteriori schede (sono quelle "sotto-pagine" all'interno della pagina che normalmente si ottengono selezionando un link e scegliendo "apri in una nuova scheda"). Il problema colpisce solo la prima pagina in ordine di tempo ad essere aperta. Se ad esempio apro nell'ordine tre pagine, una su gazzetta.it, una su repubblica.it e una su corriere.it, soltanto sulla pagina aperta su gazzetta.it si verifica la proliferazione di schede. Se chiudo la pagina della gazzetta.it il problema colpisce la più "vecchia" delle due pagine rimaste, quella di repubblica.it.
Guarda caso, quelle aperte a tradimento sono tutte schede pubblicitarie, schede che ti invitano ad acquistare qualcosa, più spesso a fare abbonamenti online a qualche sito o servizio.
Espongo la iattura sul forum del mio gioco di calcio manageriale preferito hattrick.org e qui mi suggeriscono (grazie M.!) di installare Spybot-S&D©®: un miracoloso programma gratuito che dopo installazione, aggiornamento e lancio, trova installato sul mio PC una specie di virus, tale Win32.Agent.fbx, rimosso il quale il problema si risolve.
Facendo un po' di indagini scopro che si trattava di una particolare categoria di malware (concetto vicino ma non uguale a quello di virus) e più precisamente di un adware: cioè di un programmino malizioso, di un tipo particolare di trojan, che ti tormenta con della pubblicità indesiderata. Se ho capito bene (e non è detto) quella dell'adware è una categoria vasta. Questa categoria va, nel caso più innocente, da una sequela di "spot pubblicitari" lanciati da programmi software gratuito che tu scarichi e installi nel tuo computer. Cioè chi fa il software te lo fa scaricare senza farti pagare niente, ma tu ogni tanto ti becchi gli "spot" dei vari sponsor. Nei casi più pericolosi però, questi adware sconfinano quasi nello spyware, cioè raccolgono dati dal tuo computer, magari dalla tua lista dei preferiti, proprio per scegliere di lanciare "pubblicità ad hoc" o peggio.
Il mio doveva essere una via di mezzo, ma noioso era ben noioso.
Ora la domanda da un milione di dollari: tra le schede lanciate dal mio semi-virus c'erano, non solo, ma anche, le pagine anche di molte major quotate in borsa ai primi posti: mondadori, vodafone, sky tv, better ('o sistemone), che è della lottomatica. Come è possibile?
I casi sono due: 1. chi ha scritto l'adware ha fatto in modo che io fossi indirizzato verso siti innocenti, inconsapevoli, che però traggono un beneficio, nel senso che io poi magari mi abbono al loro servizio, ecco ad esempio una scheda caricata automaticamente: "http://www.mondadorimobile. it/lp13/welcome.asp?class=105" (non lo linko correttamente per non lanciarlo da qui, per vederlo dovete fare copia&incolla rimuovendo lo spazio).
2. L'ipotesi due non la prendo neanche in considerazione: le major utilizzano questi mezzucci. Ma siamo sicuri che sia legale?
Opinioni? Ulteriori indicazioni? Qualcuno ha già affontato l'argomento?

venerdì 7 novembre 2008

Per dire

Un'opposizione un po' creativa, un po' situazionista, ma in fondo anche con la testa bene attaccata sulle spalle, a questo punto direbbe: "Va bene, amici, avete vinto le elezioni, ma adesso il vecchio ha sbroccato, ci fa fare una figura di merda dietro l'altra, già stiamo con le pezze al culo, non possiamo farci ridere dietro dal mondo intero. Mandateci uno medio dei vostri: Fini, Frattini, Formigoni, Maroni, La Russa, Letta, insomma: scegliete voi uno qualsiasi che sia incensurato e che non sia Gasparri e gli votiamo la fiducia anche noi per responsabilità istituzionale". Per dire.

mercoledì 29 ottobre 2008

Chiocciole

Ma dove stanno le chiocciole quando non piove?
Lo so, lo so: sotto terra.
Ma allora perché quando fai una buca per terra non ne trovi mai una?
Eh?
E allora, dove stanno?

Ho fatto due milioni e mezzo, lascio?

Due milioni e mezzo è stato il numero più alto che ho sentito per quantificare i partecipanti alla manifestazione del PD di sabato scorso. A me sembrano troppi ( magari fossero stati così tanti!) ma non metto becco: ero a Torino al Salone del Gusto e non posso dire nulla. Quello che mi stupisce è che dopo un'interminabile fase-1 durata decenni di stime contrastanti fatte a occhio dagli organizzatori e dalla questura, una encomiabile fase-2, iniziata da qualche tempo, con calcoli accurati sulle superfici delle piazze e quelle dei corpi in esse contenuti, magari partendo da foto scattate dall'alto, vedi ad esempio ilsole24ore.com non sia mai pensato a una fase-3 affidata alle società di statistica.
Due milioni e mezzo su sessanta milioni sono un italiano su ventiquattro. Oltre il 4% della popolazione. Vuol dire che se chiamo a casa cento italiani a caso, compresi nonni e neonati, ne trovo quattro che sono andati alla manifestazione. Sono certamente rilevabili, con pochi margini di errore, con una ricerca ad-hoc, come quelle che si fanno prima delle elezioni. Su quell'ordine di grandezza, il 4%, siamo a livello di un partito tipo l'Italia dei Valori, con mille interviste penso che si possa portare a casa un dato definitivo e smetterla di arrovellarci. Chi è che la fa? Però dai, due milioni e mezzo mi sembrano troppi davvero.

sabato 11 ottobre 2008

O la borsa o la lingua

Si rischia di passare per snob a parlare di congiuntivo in questi giorni in cui le sorti magnifiche e progressive dell'economia di mercato vanno a catafascio contro lo scoglio del mutuo subprime di un pensionato di Philadelphia: il famoso insolvente-zero che ha originato tutta la crisi grazie un travolgente effetto domino.
Il fatto è che stamattina mia figlia, quinta elementare, stava ripassando i congiuntivi e tra i tre-quattro verbi di cui doveva completare la tabella della coniugazione compariva anche il verbo gioire. Lei mi racconta che è stata una sua compagna di classe a suggerire quel verbo per i compiti a casa. Non è una scelta bizzarra: "gioire" è un verbo facile, allegro, che mette di buonumore anche un bambino. Si tratta, è del tutto evidente, di un verbo assolutamente comune, come conferma del resto la marca d'uso del dizionario De Mauro da cui mi separo sempre malvolentieri. Mia figlia mi chiede di controllare il suo compito. Il congiuntivo imperfetto di gioire, alla seconda persona plurale, fa "gioiste", come tutti sanno. Eppure, mi suona terribilmente inconsueto. "Che voi gioiste". Giusto è giusto, ma non ricordo di averlo mai sentito in natura. Chissà quante persone hanno effettivamente pronunciato questa forma verbale.
Beh, ma adesso abbiamo uno strumento per scoprire abbastanza rapidamente la frequenza di utilizzo di una parola: basta googlare "gioiste". Mi tuffo.
Escono 642 occorrenze, pochine, ma molte di queste sono all'interno di tabelle di coniugazione o sono al passato remoto, insomma non valgono. Voglio soltanto frasi compiute all'interno delle quali si possa trovare un gioiste al congiuntivo. Spolpa spolpa, ne restano sette (7). Gioiste, al congiuntivo, per la rete è quasi un hapax.
Non sono mai stato tra quelli che prorompono in mesti lamenti ed alti lai per la scomparsa del congiuntivo. Tendo ad usarlo, poco più che questo. Mi capita di sbagliarne qualcuno, certo, come quasi tutti, anche se mia madre giura che da bambino non ne mancavo uno, poi con gli anni il mio italiano si è come corrotto. Insomma, nessun piagnisteo, ma non ci si può nascondere dietro un dito: che il congiuntivo stia sparendo è nei fatti.
Ma io lo so che voi non vi accontentate. Siete curiosi di sapere cosa dicevano i sette interventi dove il congiuntivo "gioiste" ha fatto la sua comparsa. Per voi, e solo per voi madamini, il catalogo è questo:
1. Amare la Vita - In un sito di ispirazione cattolica, un post di Antonio racconta di una grazia ricevuta (danni limitati ricevuti aggiustando una roulotte);
2. Si vive anche per questo - In un sito di testimoni di Geova, un post di Bruno invita a gioire con lui per la laurea della figlia;
3. un post di merda - Nel blog "scripta banane" si parla di cesso alla tedesca, alla turca, di strisciate sulla tazza, linkando un video di youtube in cui, uno pseudo-antropologo slavo discetta di usanze scatologiche tra i popoli;
4. Il libro di Mosia - Capitolo 2 - Sito mormone, in un passaggio del libro di Mosia si afferma che Dio ha fatto sì che noi gioissimo;
5. Starbene - Qui, nel forum di Starbene, si vorrebbe che noi gioissimo per i risultati di una dieta (registrazione richiesta);
6. Pcup.it - Nel forum di questo sito di scambio file (credo), un thread viene aperto da un certo Trinity per invitarci a gioire con lui per l'apertura di un bar;
7. Paolo Liguori - Ebbene sì, Paolo Liguori, rispondendo sul suo blog a un commento di Profiler a un suo (di Liguori) intervento, ci invita a gioire per l'assegnazione dell'Expo a Milano, tralasciando le "vaccate ideologiche da rosiconi". La vittoria è "di tutti".
Insomma tolto qualche blogger che ci invita a gioire per avvenimenti personali, abbiamo la dieta, la cacca, tre interventi religiosi e Paolo Liguori.
Che siano gli affari nostri, Dio, l'apparato digerente e Straccio l'ultima diga contro la scomparsa del congiuntivo?

venerdì 10 ottobre 2008

Animali sì, animali no

Le metafore zoologiche sono molto frequenti nel nostro linguaggio. Però bisogna distinguere animale da animale. Il riferimento ad alcune bestie veicola un giudizio positivo, quello ad altre ha un'accezione negativa, altri animali hanno un'immagine piuttosto neutra. Ma vediamo nel dettaglio. Da una rapida analisi ne emerge un quadro abbastanza sorprendente: il primo a saltare all'occhio è il cane. Beh, il cane, il fedele amico dell'uomo è, da un punto di vista metaforico, decisamente "negativo": "quell'attore è un cane". Senza contare che il cane, insieme con il maiale, è utilizzato come base per le più ovvie bestemmie. Il gatto, invece, che viene considerato a livello di percezione comune come decisamente più inaffidabile, si distingue per una discreta metaforica positività: "quel portiere è un gatto", cioè è molto agile. Particolare il caso della pecora: vile e gregaria nella versione adulta, diventa buonissima, quasi vittima sacrificale da cucciola: ecco l'agnello di Dio. Altro caso è quello della distinzione di genere: il gallo, al maschile, trionfa per maestà nei confronti della stupidissima gallina, per non parlare dell'ambiguo pollo.
Ecco una veloce rassegna:
Positivi: gatto, volpe, leone, gallo, toro, agnello, pesce (positivo in una visione un po' omertosa della vita), elefante (dotato di grande memoria), tigre.
Neutri: mulo (testardo ma anche lavoratore), cavallo, elefante.
Negativi: cane, maiale, asino, gallina, pollo, bue, orso.
Si attendono ulteriori contributi.

sabato 4 ottobre 2008

Facci ridere

Premessa: a me Filippo Facci sta simpatico. Anche le minchiate che sforna con discreta frequenza hanno quasi sempre un sapore originale, un gusto artigianale, a tratti persino artistico, in ogni caso sempre molto personale. Non è la solita macchinetta a gettoni. Anche questo suo elenco delle leggende che la sinistra si bea di ripetere come un mantra (linko il Giornale, invece di riprodurre l'articolo, per non incappare in problemi di copyright) mi è parso, a tutta prima, illuminante. Ma poi, visto da vicino, questo elenco cos'è? Nient'altro che un minestrone di cose vere, di cose false, di cose in parte vere e in parte false, dove tutto ciò che è vero, che è falso, che è metà e metà si confonde in un grigio polvere indistinto. Un classico: chi vuole rimestare nel torbido, mandare tutto in vacca o depistare le indagini, cosa fa, tipicamente? Mischia vero e falso rendendo tutto quanto inservibile. Sono certo della buona fede di Facci, ma il suo esercizio di stile se, forse, illumina un po' l'ossessività della sinistra, contribuisce a oscurare tutto il resto.

martedì 30 settembre 2008

Le parole però/2

Tanti contributi e tutti di ottimo livello al primo post sulle parole che fanno ridere da sole. Non sto a segnalare quali delle parole proposte mi fanno ridere di più e quali meno. Alcune tantissimo, ma non è questo il punto. Il fatto è che ormai è chiaro che con queste parole, se vogliamo che facciano un effetto ancora migliore, dobbiamo passare qualche secondo da soli guardandole negli occhi, abbandonandoci al quel misto tra suono e senso, tra significato e significante, da cui traggono quella magica essenza che ci spinge all'ilarità. Bergamotto, psicopompo canapé, chiurlo, tutta roba buona.
Tecnicamente anche un'altra cosa è chiara: che molta della magia sta nei suffissi. Prendiamo spocchia, citato da pozzanghera. Spocchia fa ridere soprattutto per quell' -occhia che qui credo sia nella radice, ma è suffisso in Sandrocchia (il celebre soprannome di Sandra Milo) che fa ridere da qualsiasi parte lo si guardi e al maschile è l'-occhio di Pinocchio. E di pastrocchio citato da Mag. Ma l'occhio da solo non fa affatto ridere, non è vero?
Però -cchio risuona, guarda caso, anche nel mucchio, citato da elena. Ti sbaciucchio... fa ridere, come anche pelucco. Pelucco fa molto ridere.
Anche se è -ucco e non -ucchio. Ucco: conoscevo un signor Trabucco che portava il kerosene in una casetta a S.Andrea di Rovereto sul Levante ligure quando avevo quattro anni. Il suo bel cognome mi ha sempre colpito, già da allora.
Così, sempre per rimanere al primo contributo, sberla fa ridere, ma mai come sberleffo, che ha in più quell' -effo che poi, al femminile troviamo anche in Genoveffa (che ha sempre fatto ridere, specie se si pensa che è la traduzione di Geneviève) o nel già citato bizzeffe.
Ricettacolo, certo, pinnacolo, ancora la magia dei suffissi.
Franchigia, bingo mazzo! Vorrei averlo detto io. Qui ancora la magia del suffisso c'è, ma alterigia e la stessa cupidigia fanno ridere un po' meno. Franchigia deve avere qualcosa di suo, forse perché sembra anche un po' il nome di una persona, un misto tra Franca e Gigia. Stanto sull'-igia bisogna ammettere però che il pigia-pigia (nella valigia di Minghi e Mietta) spacca. Già che ci siamo... PIGIAMA! Com'è che nessuno l'ha detto? Raga, qui si dorme, magari proprio in Pigiama.
Dall'-igia all'-agia della bambagia citata da Mag il passo è breve. E nella bamb-agia, dove si allevano i bamb-ini viziati, si dorme ancora meglio!

Le parole che no

Mentre è ancora aperta l'urna per la segnalazione di parole che fanno ridere da sole possiamo anche pensare a un ulteriore passo avanti verso le parole che fanno venire l'orticaria all'istante.
Per me non c'è gara: su tutti i vocaboli si staglia, immenso, l'aggettivo "solare". Ne parlavo giusto stamattina con la mia amica Giada con la quale orgogliosamente condivido una scarsa solarità. Certo, anche l'aggettivo "mitico" (segnalato persino da una canzone di De Gregori) non scherza affatto, specie quando pronunciato con due tì, ma vuoi mettere "solare"?
Insopportabile specialmente quando applicato a se stesso (più spesso a se stessa) magari in un curriculum vitae un po' informale per un posto da figurante o da soubrette: "gli amici mi considerano un tipo solare". Si tratta della stessa tipa a cui quando viene chiesto di citare un proprio difetto, durante il successivo provino o, più genericamente, durante il successivo colloquio di lavoro (ma perché è stata convocata se aveva scritto "solare" sul cv?) immancabilmente e credendo di essere immensamente furba, risponde: "sono molto testarda", sapendo perfettamente che essere testarde è un "falso difetto", ma ignorando assolutamente che nove su dieci di quelle che l'hanno preceduta hanno risposto allo stesso modo, povera imbecille solare.
Solare. Vediamo chi lo batte. Astenersi mitici e altri tormentoni televisivi: la parola deve fare venire l'orticaria da sola, non perché un comico di quart'ordine l'ha ripetuta alla nausea.

sabato 20 settembre 2008

Il concetto di strage

Se non mi sbaglio sei morti ammazzati nello stesso posto in Italia non c'erano stati dal 19 luglio 1992, il giorno in cui ci sembrò crollare tutto, il giorno di via D'Amelio. Quella di Castelvolturno dell'altro ieri è stata decisamente una strage, ma ha fatto molta fatica a trovare il suo posto nelle prime pagine dei giornali di ieri (e spesso non l'ha nemmeno trovato). Taglio basso o pagine interne per tutti. Chi per lasciare posto ad Alitalia, chi per non fare ombra all'esecutivo (del resto non dobbiamo dimenticare il ruolo che il fattore-sicurezza ha giocato in campagna elettorale, assieme ad Alitalia e alla spazzatura di Napoli, e adesso il governo di destra si ritrova per strada la peggiore strage da 16 anni a questa parte) chi, infine - e sono la maggior parte - perché, "dai, sicuramente, insomma, troppo perbene e troppo italiani questi sei non dovevano essere...".

Le parole però

Ci sono parole che fanno ridere da sole. Begonia è sicuramente una di queste. Da anni mi pongo l'obiettivo di stilarne l'elenco ma, dimenticandomi di trascriverle, tutte le volte che mi ci sono provato, mi sono fermato quasi sempre alla sola Begonia.
Però stamattina Mag, di Maglobe, mi segnala che anche Rogito ha una sua insita propensione a suscitare ilarità. E in effetti... E allora cerchiamo di trovarne un po' di queste parole, senza affastellarle, però. Per lasciarci ipnotizzare da loro fino alle convulsioni dobbiamo rimanere da soli con ognuna di loro, per qualche tempo, senza pensare alle altre.
Rimaniamo in ambito legale: Peculato. Mica male, no?
Ora Abigeato. Funziona? No?
Allora proviamo con Usucapione.
Se non fa presa l'ambito legale concentriamoci su Capriola.
Bene. Ci sono poi tutta una serie di parole che utilizzano suffissi strani tipo Pozzanghera. Ok c'è una piccola pozza d'acqua, ma perché non si chiama pozzetta o pozzina? Quell'-anghera non fa ridere immediatamente? Un mio amico ci ha fatto anche un blog non da ridere, però.
E che dire di Paciugo? Chi non ride con Paciugo non ride con nulla.
C'è poi una parola triste che fa molto ridere ed è Mogio. E anche qui è tutto merito di quell' - ogio finale.
Anche il finale -gna è ricco. Chiudo gli occhi e resto solo con Sugna, con Prugna, con Magagna o, perché no?, con Fregna.

Ci sono poi le parole che non significano nulla se non sono inserite in locuzioni: Iosa, Bizzeffe. Iosa non fa ridere, ma Bizzeffe... mamma mia!
Che poi come ce le immaginiamo le Bizzeffe? E la Iosa? Per me le Bizzeffe sono come delle erbacce con delle piccole spighe sparse in un campo sterminato. La Iosa invece, che comunque non fa ridere, per me è una specie di bisaccia in cuoio. Ah beh, Bisaccia, che ghignate, la Bisaccia.
E Ghignare, non fa ridere anche lei? Più che l'infinito fa ridere la terza persona singolare dell'indicativo presente: Ghigna, Lui Ghigna. Mmmm, pensavo meglio.
E il Dimenticatoio, che pure non fa ridere, come ce lo immaginiamo? Quando qualcosa va "nel Dimenticatoio", questo dimenticatoio com'è? Certamente in legno, una specie di leggio con un cassetto dotato di una fessura, dove entrano dei fogli per non uscirne più. Questo per dire un'altra parola che non ha un corrispettivo reale, come Iosa e Bizzeffe. Però Dimenticatoio non fa ridere. Cacciucco fa ridere.

E poi l'insospettabile: Dentifricio. Amici, con Dentifricio sono risate vere, devo anche dirvi perché?

lunedì 8 settembre 2008

Il cinese e il ragazzo

Milano Cronaca de "il Giornale" di oggi, 8 settembre 2008, pagina 44:

Cinese alla guida travolge ragazzo

Non si ferma ma perde la targa per strada

"Sabato notte un 27enne salvadoregno è stato investito e ferito in modo grave da un'auto il cui conducente, un cinese di 22 anni, si è dileguato senza soccorrerlo per poi costituirsi alla polizia. (...)"


Allora, qui ci sono un cinese e un salvadoregno. Un ventiduenne e un ventisettenne. Un investitore e una vittima.


Ma perché l'investitore (di 22 anni) è definito come un CINESE mentre la vittima (di 27 anni), invece di essere un salvadoregno, è un RAGAZZO?


Amico de il Giornale: perché non titoli (seguo la tua logica di etichettare per nazionalità): "Cinese alla guida travolge salvadoregno?" oppure (seguo sempre la tua logica di avere un occhio anche alla carta di identità) perché non: "Ragazzo alla guida travolge salvadoregno?" (in fondo il cinese ha cinque anni di meno e molto più diritto del salvadoregno essere chiamato ragazzo) o, casomai, (ma qui ci sarebbe voluto un colpo di genio che difficilmente ti sarebbe potuto venire): "Ragazzo alla guida travolge ragazzo"? (che poi, tutto sommato, questo è successo: che un ragazzo ne ha investito un altro, o un giovane uomo ne ha investito un altro, chi se ne frega da dove viene uno e da dove viene l'altro).

Sono io che sono paranoico o sei tu che fai il titolo a essere un'immensa testa di minchia che cerca di fare passare ogni straniero residente in questo paese come un "colpevole"? Un colpevole che quando, per puro caso, si trasforma in "vittima" perde il suo status di straniero, ma diventa uno di noi, un ragazzo appunto. Uno che sarei potuto essere io, oppure uno che - forse ancora meglio - saresti potuto essere tu con tutti i cinesi che ci sono in giro pronti a investire noi, che in fondo ci sentiamo sempre un po' ragazzi, che si abbia 14, 22, 27 oppure 50 anni.

giovedì 28 agosto 2008

Quello che ho perso a Pechino, durante le Olimpiadi.

Le cuffie del mio iPod (non ritrovate);
Il mio palmare (due volte e due volte ritrovato);
Alcune ore di sonno (non recuperabili);
Il mio maglioncino di cotone preferito che era già finito nei raggi di una bici al Caterraduno del 2007 e che avevo fatto riparare in modo piuttosto originale (non ritrovato);
Una parte piccola, ma importante, della mia testa (ma va bene così);
Il mio portafogli (ritrovato con tutti i soldi, le carte di credito e persino le tessere a punti presso la stazione di polizia del Capital Gymnasium, dove si svolgevano gli incontri di boxe);
La tessera magnetica dell'albergo (due volte e per due volte rifatta: disfando i bagagli a casa ne ho ritrovate due delle tre);
Un cappellino di Radio2 (non ritrovato);
Una buona porzione della mia residua innocenza (non ritrovabile);
Un caricabatteria del cellulare aziendale (recuperato da una collega allo stadio);
Un chilo e mezzo (speravo di più, ad Atene i chili erano stati quattro);
Un cellulare personale (non ritrovato);
Alcuni pregiudizi (ritrovabili, purtroppo);
Un jianzi, il pennacchio da prendere a calci nel tradizionale gioco omonimo (smarrito inspiegabilmente nel viaggio di ritorno).
La valigia invece me l'ha persa l'accoppiata AirOne-Eas a Fiumicino, ma è arrivata a Linate con il volo dopo.

giovedì 5 giugno 2008

Quotidiani storici online

Aggiornamento 9 aprile 2014: L'articolo qui sotto riportato è stato pubblicato nel 2008. Per la situazione attuale cliccare qui.

La Stampa di Torino ha annunciato ieri che metterà online il proprio archivio storico: due milioni di pagine, quasi 150 anni di storia, dal 1867. L'archivio sarà consultabile dall'autunno 2009. Per John Elkann "è un'iniziativa innovativa nel panorama del mondo dei giornali in Italia poiché ad oggi i precedenti sono solo il 'Times' e il 'New York Time' che tuttavia non consentono la consultazione a titolo gratuito". "Si tratta del primo archivio di giornale che viene liberamente offerto". (Adnkronos)
Iniziativa lodevole, non vediamo l'ora di poter consultare soprattutto i numeri più antichi, ma in Italia qualcosina di disponibile, anche se non così completo e sistematico, già c'è.
Ecco quello che ho trovato io, lavorando al blog del Diario di Angioletta.
1. Emeroteca braidense 885 testate storiche (prevalentemente lombarde), non mi sembra però ci siano quotidiani;
2. Emeroteca virtuale toscana: qui ci sono 15 periodici e 5 quotidiani toscani (tra cui il più appetibile è la Nazione dal 1859 al 1912);
3. Emeroteca Digitale della Biblioteca Augusta di Perugia: qui 86 testate prevalentemente umbre dal 1708 al 1958 con anche qualche quotidiano;
4. Biblioteca digitale della Biblioteca teresiana di Mantova : qui ci sono 35 periodici storici mantovani con anche diversi quotidiani. (Attenzione: la ricerca funziona meglio nella versione del sito in inglese).
In tutti i casi si tratta di periodici digitalizzati visualizzabili gratuitamente, dove è facile cercare il numero per data, ma quasi mai è possibile la ricerca di una stringa di testo nel numero del periodico (se ho capito bene questa funziona solo in una piccola parte delle 885 testate della Braidense). In qualche caso occorre installare un plug-in per poter visualizzare i periodici, ma è questione di pochi secondi.
Se qualcuno ha altre segnalazioni o annotazioni, le aggiungerò volentieri.

Update del 7/11/2010:
5. Diverso materiale utile lo si può trovare nel sito della Emeroteca italiana (marchio registrato). Il sito non è però di facilissima consultazione: un testo scorrevole annuncia che (riassumo) da novembre 2010 all'archivio si è aggiunto "Il Secolo" (non più pubblicato) (gennaio-giugno1874 e gennaio-marzo 1915); "La Repubblica" (gennaio-15 marzo e aprile-novembre 1995), "Corriere della Sera" (ottobre 2010) e che al 1 novembre 2010 nell'archivio di Emeroteca Italiana sono conservati complessivamente 36.221 quotidiani originali e completi per un totale di 1.027.129 pagine. Di fatto sono riuscito a trovare solo (non è comunque male!) 901 numeri de Il Corriere della Sera (dal 1876 al 2009) e 159 numeri de La Domenica del Corriere (dal 1899 al 1926) e pochissimi numeri di altri periodici. Gli unici altri presenti con più di dieci copie sembrano essere "Il Secolo - Gazzetta di Milano" (con trenta numeri dal 1866-1903), "La Stampa" (2003-2009) e "La Repubblica" (1976-2009). Il tasto "Cerca" sembra non sortire alcun effetto. Comunque un sito interessante.

domenica 1 giugno 2008

La sinistra, la destra 2

Abolizione della tassa di successione, abolizione dell'ICI sulla prima casa. Ci sono molte analogie tra queste due misure degli ultimi due governi di destra: il precedente e l'attuale.
1) La prima è che ci vengono entrambe vendute per "abolizione", mentre di fatto si tratta di un'estensione dei vantaggi alla totalità della popolazione perché anche prima di queste misure era prevista una fetta di popolazione che non pagava nulla né di imposta di successione, né di ICI sulla prima casa.
2) Qualche tempo fa ho chiesto su questo blog di quantificare un'equa imposta di successione. Lo ritenevo un indicatore utile per stabilire se uno è di sinistra o di destra. Alcuni di sinistra o di destra mi hanno risposto il 5%, un lettore di destra lo 0%, mazzo suggeriva il meccanismo di franchigia. Beh la riforma della sinistra che prevedeva l'esenzione fino a 350 milioni di vecchie lire e poi il 4% per parenti diretti mi sembrava perfetta. Il padre muore e lascia ai due figli 700 milioni: i due figli non pagano niente. Se ne lascia 702 i due figli pagano 40mila lire a testa. Dov'è lo scandalo? Io che sono un padre efficiente e ho accumulato molto denaro lascio 700 milioni ai miei due figli, la parte eccedente va al 96% a loro, il restante 4% alla comunità. E' vero che io ho anche pagato l'Irpef quando li ho guadagnati questi soldi, ma da un punto di vista strettamente meritocratico magari i miei figli meritano molto meno il denaro del resto del mondo. Nulla vieta che siano delle emerite teste di cavolo. Non è così grave se sul 351esimo milione pagano 40mila lire. La riforma della sinistra esentava i 350 milioni a testa, e "colpiva" relativamente i redditi più alti. La controriforma della destra ha favorito i più abbienti.
3) Molto simile il discorso dell'ICI. La sinistra aveva esentato dall'ICI i redditi più bassi, la destra ha esteso a tutti questo vantaggio. Io che ne ho beneficiato ne facevo volentieri a meno. Riepilogando:
a) chi NON ha una prima casa: non pagava l'ICI prima e non lo paga ora;
b) chi HA una prima casa e reddito basso: non pagava l'ICI prima e non la paga ora;
c) chi HA una prima casa e reddito medio-alto: pagava l'ICI e non la paga più;
d) chi HA ville e castelli (solo 38.000 persone, perché pochissimi accatastano così gli immobili di lusso): la pagava e continua a pagarlo.
La riforma ha favorito il terzo gruppo (molto consistente è vero, ma pur sempre quelli abbastanza abbienti) che poi è la classe di riferimento che ha portato voti alla destra. Si ha un bel dire di favorire i redditi mediobassi, ma questo provvedimento ha favorito quelli medioalti. Non parlo pro domo mea, tutt'altro, ma per amore di verità.

mercoledì 14 maggio 2008

Un anno di Mag

Poco più di un anno fa, la mia amica Maria Antonietta (Mag) di Bologna mi raccontò la storia di un suo recente bizzarro viaggio a Parigi sulla scorta un progetto culturale che le era stato descritto sommariamente e al quale lei aveva comunque deciso di collaborare. Il concetto di lavoro precario e flessibile, in questo caso, non era che un pietoso eufemismo. Già "lavoro" era una parola grossa. Eppure il resoconto di quel viaggio meritava di essere scritto e la invitai a farlo. Era il febbraio del 2007. Verso la fine di settembre, dopo altri due viaggi a Parigi e un'estate calabra, Maria Antonietta ha iniziato a stendere il resoconto delle avventure del suo 2007. Da quel giorno per diversi mesi abbiamo passato parecchio tempo su Skype a dibattere su di un aggettivo da correggere o su due periodi da invertire. Va detto che Mag è si bolognese, ma di origine arbresh (albanese di Calabria) e il suo lessico e il suo periodare avevano lontani echi barbari ai quali non sapevo mai se oppormi o arrendermi. Alla fine ha visto la luce "Tre volte a Parigi e una in Calabria" un libro girovago ed eccentrico, le avventure di una precaria che non se la mena male. E visto che siamo gente moderna, Mag l'ha messo in vendita su lulu.com, qui.

martedì 13 maggio 2008

Marco Travaglio non è di sinistra

Oggi sono bastate ancora meno delle abituali quindici righe del fondo di Angelo Pianebianco a farmi girare le balle. "L'attacco televisivo di Marco Travaglio al presidente del Senato, Renato Schifani, va probabilmente interpretato come l'inizio di un conflitto interno alla sinistra" (Corriere della Sera, 13 maggio 2008).
Possiamo dirlo una volta per tutte che, anche se questa volta ha dichiarato di votare per l'Italia dei Valori, Marco Travaglio NON è di sinistra?
Marco Travaglio è solo, come me, forse più di me e certamente più autorevolmente di me, un fanatico delle regole. Le regole vengono prima della divisione sinistra-destra. Così come le regole del calcio vengono prima del tifo per Inter o Milan. Purtroppo in questo paese la bandiera del rispetto delle regole, negli ultimi anni, è stata più spesso tenuta in mano dalla sinistra. Peccato perché, pur essendo un punto "pre-politico", volendo proprio vedere, tradizionalmente dovrebbe essere la destra la parte più ossessionata dal rispetto delle regole, mentre a sinistra, oltre al filone statalista, è sempre stato presente un filone libertario ed egalitario meno vincolato a uno stretto rispetto delle regole, che sono talvolta viste come uno dei fattori di oppressione dello stato borghese verso le classi meno abbienti.
E tutto questo perché è avvenuto? Perché nella destra erano tanti e tali i problemi giudiziari di alcuni dei propri principali rappresentanti che da quella parte si è abdicato a uno dei temi che dovrebbe essere fondante in una destra classica: l'ossessione per le regole. Toh, proprio l'ossessione di Travaglio!
Ora poi la bandiera del rispetto delle regole è stata in parte diciamo così, messa tra parentesi, anche da gran parte della sinistra. Diciamo che è scesa di priorità. E compare sporadicamente in poche mani, Di Pietro, Travaglio...
Oh, che avesse davvero ragione Panebianco? Non lo so, il resto dell'articolo non l'ho letto.
Domanda finale: perché il "caso Watergate" ha preso il nome dal luogo, il "caso Lewinski" dalla "vittima", mentre il "caso Travaglio" dell'altra sera ha preso il nome di chi ha raccontato i fatti del senatore Schifani e non è stato chiamato, che so, caso Schifani, caso Fazio o caso Sempione?

Update del 18 maggio, come volevasi dimostrare: Il Travaglio della destra sono io (La stampa)

Israele 1948-2008

I dibattiti di questi giorni sulla Fiera del Libro di Torino ci hanno spinto nuovamente a riflettere sulla questione palestinese trascinando però, questa volta, al centro dell'attenzione il cuore stesso del problema: la nascita dello stato di Israele nel 1948.
Ora, negli anni ho sentito diverse ricostruzioni giornalistiche dei fatti, poi mi sono imbattuto negli illuminanti saggi dello storico israeliano Benny Morris, che è stato uno degli ospiti invitati quest'anno a Torino. E sia le ricostruzioni giornalistiche che i suoi saggi mi hanno confermato nella mia convinzione che (non in assoluto, ma proprio per come si è realizzata nella pratica) la costituzione dello stato di Israele sia stata una vera sciagura che ha causato decine di migliaia di morti, ha costituito un costante fattore di impedimento al dialogo tra occidente e mondo arabo, ha condannato un'intera area geografica a uno stato di conflitto permanente e, come ha ricordato Sergio Romano a Torino, proprio dibattendo con Benny Morris, ha ritardato il percorso verso la democrazia dei principali paesi arabi dell'area. Per questa serie di motivi mi sono trovato a solidarizzare con chi non festeggiava l'anniversario.
Mi piacerebbe molto sentire l'opinione di qualcuno che non la pensa come me.
Prima però vorrei riformulare la mia posizione: non è tanto la creazione dello stato di Israele in sé il problema, ovviamente, quanto la gestione della popolazione arabo-palestinese allora residente nell'attuale territorio di Israele.
La prima domanda è: "era materialmente possibile studiare una gestione "ragionevole" della popolazione arabo palestinese?" Per me la risposta è "no" e questo doveva fare propendere le diplomazie occidentali e i dirigenti sionisti a rinunciare al proprio progetto. Invece hanno tirato dritto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
La seconda domanda è: "erano consapevoli i dirigenti sionisti e le diplomazie occidentali che era praticamente impossibile creare, se non a pena di immani sacrifici umani, uno stato ebraico in un'area dove solo 67 anni prima la popolazione era composta da '400.000 arabi musulmani, 13.000-20.000 ebrei e 42.000 cristiani' (cit. da Vittime, Benny Morris pag.14)?"
Per me la risposta è "sì", ne erano consapevoli e le prime duecento pagine di "Vittime" lo spiegano chiaramente. Vorrei andare avanti ma mi fermo qui in attesa di commenti.

venerdì 25 aprile 2008

Mancini sì, Mancini no

Sul Mancio sono molto combattuto. Scommetterei fino a 50 euro, non di più, che a fine stagione se ne andrà. Ok se la quota è buona, posso arrivare a 100.
Ma sono combattuto su cosa volere, se sperare che resti o che se ne vada.
Fattori pro:
1) Intanto sono felice che abbia avuto tempo a disposizione per lavorare (per me all'Inter dovrebbe essere vietato allontanare allenatori prima della fine della terza stagione, a meno che non si prenda un esordiente assoluto, ma dovrebbe essere vietato anche questo). Un nuovo arrivo costringerebbe a ripartire da zero;
2) Mi piace il fatto che in nove partite su dieci l'Inter del Mancio tenda a imporre il proprio gioco piuttosto che subirlo;
3) (legato al precedente) Mi piace anche che la squadra (almeno in Italia) abbia perso un po' di paura e acquisito un po' di personalità;
4) Ha qualche idea originale (specie nei cambi, più che nelle formazioni di partenza);
5) Non ha avuto paura di lanciare qualche giovane (vedi Supermario) anche in partite importanti;
6) Ha un modo originale di essere antipatico: cioè dice sempre sempre quello che pensa, è poco diplomatico;
7) Non guarda in faccia al blasone se deve sostituire qualcuno;
Fattori contro:
1) Sembra avere un buon rapporto con pochi giocatori, il che non necessariamente è un difetto visto che molti di loro sono abbastanza viziati, ma forse lui tende a prendere i suoi ragazzi troppo di punta;
2) A volte insiste troppo con alcuni giocatori palesemente fuori forma (Stankovic ad esempio);
3) Non sembra riuscire a motivare e preparare a sufficienza la squadra nelle partite importanti di Champions League;
4) Per quanto abbia un modo originale e franco di essere antipatico, resta comunque antipatico.

mercoledì 23 aprile 2008

Non si può

Da www.corriere.it:
"Berlusconi: «Serve un Campionato solo tra le Grandi»
«Quando si attrezza una squadra che costa tanto non si può andare a giocare in provincia»...
e perdere!

Ecco alcune perle di quest'anno:
Siena Milan 1-1
Milan Parma 1-1
Palermo Milan 2-1
Milan Catania 1-1
Milan Empoli 0-1
Milan Torino 0-0
Atalanta Milan 2-1
Milan Livorno 1-1
Parma Milan 0-0
Catania Milan 1-1
Milan Atalanta 1-2

venerdì 18 aprile 2008

La sinistra, la destra.

Prima delle elezioni giravano in rete, come già nel 2006, diverse applicazioni che ti chiedevano di rispondere ad alcune domande e poi, in base alle risposte, ti indicavano quale dei partiti in lizza era più in sintonia con le tue idee. Una, in particolare, ti portava misteriosamente sempre verso l'Italia dei Valori. Ne avevamo fatta una scherzosa anche noi a Caterpillar nel 2006 per scegliere il candidato della Sinistra a Palazzo Marino.
Incidentalemente ce n'è una anche abbastanza simile per scegliere la razza canina più adatta alle tue esigenze. Questa, a parte il fatto che è in inglese, è ben congegnata perché per ognuna delle tredici domande (es. "Di quale taglia deve essere il tuo cane?") ti chiede anche di indicare, oltre alla risposta, quanto per te quella domanda sia rilevante per la scelta del cane. Es. lo voglio grande, ma non è molto importante, oppure: lo voglio molto piccolo ed è estremamente importante che sia così.
Mi domandavo però se ci fossero delle domande, al di là delle singole elezioni, per decidere "in assoluto" se si è di sinistra o di destra.
E ripensando alla polemica di qualche anno fa sulla tassa di successione penso che una domanda in merito sia sufficientemente discriminante.
In pratica: se muore un signore che ha un milione di euro sul conto corrente, quanti pensi sia giusto darne agli eredi e quanti secondo te devono andare in tassa di successione?
(Per la purezza dell'indagine dobbiamo assumere la condizione - abbastanza irreale - che la parte tassata non venga in alcun modo sprecata - o peggio - ma messa interamente a frutto per la comunità).
Tu come ripartiresti il milione di euro tra eredi e fiscalità generale?
Poi cercheremo altre domande...

martedì 15 aprile 2008

Elezioni 2008

Poi ci diranno, come già iniziava a spiegare ieri sera Mieli, che il PD ha recuperato a sinistra, ma perso verso l'UDC, che a sua volta ha perso verso la PDL, e tutti quanti verso la Lega. L'analisi dei flussi elettorali farà il suo corso. Ma intanto, in tutta questa rivoluzione (restaurazione) il dato incredibile è che i due principali partiti PDL e PD hanno preso esattamente i voti che ci si poteva aspettare contando da ragioniere i voti del 2006. Vediamo:
Il PD alla Camera (escluso Val d'Aosta ed Estero) ha fatto 33,174%, in pratica ha preso solamente i voti delle due macrocomponenti che l'hanno costituito cioè: 1) tutto il 31,271% che aveva l'Ulivo nel 2006 e 2) circa 3/4 dei voti della Rosa nel Pugno (la quale nel 2006 aveva il 2,596%). In soldoni i Radicali, confluendo, hanno portato in dote al PD un 73,3% dei propri voti 2006 (un 1,903% in termini assoluti, il che ci sta visto che i Radicali, anche analizzando le elezioni immediatamente precedenti pesavano più dei Socialisti nella Rosa nel Pugno). Nient'altro. Diciamo che tutto il guadagno del PD è stato di non aver subito perdite per le defezioni della Sinistra Democratica (Mussi, Salvi, Spini, che poi è passato con i Socialisti ecc.), cioè davvero poco.
La PDL, con il suo 37,388% si è fatta un'inezia meno della somma delle percentuali 2006 dei 5 partiti che l'hanno formata. Cioè, facendo i conti della serva, si è incamerata i voti 2006 di 1) Forza Italia (23,717%), 2) AN (12,337%) 3) poi lo 0,873% del Partito dei Pensionati (che nel 2006 era alleato nell'Unione). E con questi 3 siamo al 36,972%. Poi dobbiamo tener conto di 4) DC-Nuovo PSI che nel 2006 aveva lo 0,784% e si è spaccata in due: DCA (Rotondi) nella PDL, Nuovo PSI (De Michelis) coi Socialisti, quindi ne diamo, semplificando al massimo, una metà alla PDL (cioè lo 0,392%). 5) Infine dovremmo attribuire alla PDL l'aspettativa di un terzo dei voti 2006 di Alternativa Sociale che si è spaccata addirittura in 3: Azione Sociale (Mussolini) nel 2008 con la PDL, il Fronte Sociale Nazionale (Tilgher) nel 2008 indica La Destra e Forza Nuova (Fiore) che nel 2008 ha corso da sola. Alternativa Sociale aveva lo 0,669%, se la Mussolini avesse portato, semplificando, il suo terzo (0,223%) in dote alla PDL, arriveremmo a un totale di 37,542% che è il calcolo grezzissimo della dote 2006 dei partiti che compongono la PDL (anche se, volendo essere pignoli, per Rotondi possiamo aspettarci che abbia portato in dote più della metà della DC-Nuovo PSI e per la Mussolini più di un terzo di Alternativa Sociale, visto che erano i leader di quei partiti, poi scissi). La PDL ha fatto lo 0,136% meno della dote supergrezza dei cinque partiti che la compongono, circa 40.000 voti. Possiamo tranquillamente ipotizzarli dei fan di Adornato, confluito nell'UDC per fare tornare i conti alla virgola e i giochi sono fatti.
Quindi non una gran performance per i due partiti maggiori presi in sé. Che però godono, più la PDL in verità, del grande successo degli alleati: cioè rispettivamente il trionfo della Lega-MPA +4,843% (più che raddoppiata rispetto al 2006 la somma dei due partiti) e il buon risultato dell'IDV (+2,073, quasi raddoppiata).
Riepilogando: scoppia il finimondo ma... 1) I partiti principali restano fermi 2) I loro alleati raddoppiano 3) I non alleati spariscono (o quasi).

lunedì 7 aprile 2008

mercoledì 2 aprile 2008

La musica che mi ha girato attorno

Nella musica sono stato quasi sempre un monomaniaco. All'asilo ascoltavo Adriano Celentano: "Il ragazzo della via Gluck" e "Azzurro" erano le mie preferite. Cantavo "Azzurro" a squarciagola con due amichetti nel grande salone dell'Asilo comunale di Via Feltre, mentre ci dividevamo i ruoli dei piloti dell'Apollo 8: non ricordo se io ero Borman o Lowell. Tra le canzoni di Celentano mi piaceva molto anche "Storia d'amore" che, se non ricordo male, uscì poco dopo.
Poi attorno ai (miei) sei-sette anni scoppiò il fenomeno Lucio Battisti. La prima immagine televisiva che ho di lui risale a un capodanno, credo quello del 1969, con "Acqua Azzurra, Acqua Chiara". Mi piaceva molto, ma mi vergognavo di confessarlo a mia madre. Percepivo che forse, essendo Battisti un capellone, era meglio continuare a dire che il mio cantante preferito era Adriano Celentano. Però tornando a casa da scuola verso l'una, il venerdì pomeriggio io e il mio amico Roberto, vicino di casa di due anni più grande, ripetevamo, da un balcone all'altro del quarto piano, i successi della "Hit parade" di Lelio Luttazzi, dove le canzoni di Battisti impazzavano. In particolare mi piacevano molto "I giardini di Marzo" e "La collina dei ciliegi" (anche se una volta sentii canticchiare all'oratorio un ragazzo che ne storpiava le parole in: "se segui la mia mente, se segui la mia mente, diventerai ben presto un grande deficiente" e di questa eco mentale non mi liberai più...). Mi piaceva un po' meno "Il mio canto libero" e non stravedevo per "La canzone del sole". Ricordo che quando poi, nel 1976, uscì "Ancora tu", con gli arrangiamenti disco e la voce accattivante, per diverse settimane non capii che era ancora Lucio Battisti a cantarla.
Grandissima impressione mi fecero, sempre a Hit Parade, "Crocodile Rock" di Elton John (1973) e "Satisfaction" che però, nel 1974, veniva proposta dai Tritons (una costola dei New Trolls)! ma io mica lo sapevo che era una cover. Non avevo un fratello maggiore a spiegarmelo...
Questa era ad esempio la hit parade del 27 gennaio 1974 quando io avevo quasi 11 anni, aggiungo i voti che, probabilmente, avrei dato all'epoca:
1. La collina dei ciliegi (Lucio Battisti) Numero Uno, voto: 9
2. E poi (Mina) PDU, voto: 5 (all'epoca Mina non mi piaceva, preferivo la Vanoni!)
3. Infiniti noi (I Pooh) CBS voto: 9
4. Angie (The Rolling Stones) Rolling Stones voto: 9
5. Alle porte del sole (Gigliola Cinquetti) CGD voto: 3 (cambiavo canale)
6. Anna da dimenticare (I nuovi angeli) Polydor voto: 8
7. I can't get no SATISFACTION (Tritons) International voto: 9
8. Ruota libera (Mita Medici) CGD voto: non me la ricordo ma mi piacerebbe risentirla!
9. Mi...ti...amo (Marcella) CGD come sopra, ma non vorrei risentirla
10. E mi manchi tanto (Alunni del sole): voto: 6,5
In effetti attorno al 1974, scuole medie, ci fu una mezza sbandata per i Pooh. "Io e te per altri giorni", "Infiniti noi". La svolta "romantica" si allargò a "Margherita" di Cocciante, ma tutto sommato durò poco. Si innestò su questa la comparsa di Francesco De Gregori ("Rimmel su tutti"), dei cantautori in genere e della musica "Folk " (Dylan, Leonard Cohen, ecc.).
In terza media o prima liceo vera folgorazione per "Hurricane" di Bob Dylan, che fu il primo 45 giri che comprai con i miei soldi e per i Pink Floyd. Ma mentre "Hurricane" mi colpì spontaneamente al primo ascolto, i Pink Floyd cercai inizialmente di farmeli piacere perché erano di moda. "Animals" che fu il primo 33 giri che comprai con i miei soldi, non era un granché, ma allora non lo avrei ammesso neanche sotto tortura. Molto meglio "Atom Heart Mother" che scoprii dopo. Ma già nel 1978 il gradino più alto nel mio cuore venne preso da Neil Young (ovviamente recuperai i vecchi dischi e iniziai a suonare, sempre male, la chitarra) che rimase lì per diversi anni, nonostante alcuni dischi francamente inascoltabili.
Dopo alcuni attacchi di Bruce Springsteen e degli U2, fu solo con la scoperta degli Smiths nel 1985 che il mio orecchio capì di avere trovato nuovi padroni.
Mi accorgo di aver lasciato fuori i Beatles, Bowie e tutto quello che è seguito gli anni '80 (magari ne parlo un'altra volta). Ma nonostante tutto non credo ci sia stato un momento in cui alla domanda: qual è il tuo cantante/gruppo preferito io avrei risposto: i Beatles anche se, ovviamente, sono stati i più grandi di tutti.

mercoledì 26 marzo 2008

Liste

Non è così vero che io ami compilare liste, come afferma Matteo Bordone. O meglio: amavo farlo un tempo, prima di scoprire le tabelle. Le liste sono belle, ma mono-dimensionali, cioè hanno solo le righe. Le tabelle invece oltre alle righe hanno anche magiche colonne che ti consentono di allargarti alla seconda dimensione.
Non c'è il minimo dubbio che questo sia un tratto ossessivo, ma costruire liste e tabelle è rilassante e in qualche caso pure utile.
Ma per stare all'aspetto strettamente ossessivo, costruire una lista o una tabella ti dà l'idea di ordinare la realtà e in qualche modo di controllarla, di renderla inerte o comunque prevedibile e quindi in ultima analisi, morta o perlomeno incapace di nuocerti.
Le prime liste che ricordo di avere compilato alle scuole elementari o medie erano liste di città o nazioni. Lo strumento principe di questo gioco era il fantastico Calendario Atlante De Agostini che usciva tutti gli anni nella sua impeccabile rilegatura bordeaux. Le città italiane andavano cercate nel sommario (che le divideva per regione) e poi ordinate sul mio foglio per numero di abitanti. Bisognava fare attenzione, perché alcune città non erano capoluogo di provincia e andavano reperite in un elenco successivo.
Oltre alle città c'erano poi le nazioni: sapere che le nazioni sono meno di 200 è in fondo molto rassicurante, come tutte le quantità finite. Ed è molto brutto quando, per dispute o conflitti, questo elenco non è condiviso dalla comunità nazionale.
A quell'età l'esistenza di uno stato non riconosciuto da tutti gli altri paesi mi metteva in grandi ambasce.
Altre liste che compilai più avanti e tenni aggiornate per diversi anni furono le partite viste allo stadio (con data e risultato) e i film visti al cinema (con data e luogo).
In effetti ripensandoci ora anche quelle prime liste contenevano altre colonne (quella delle città il numero di abitanti, quella del cinema data e luogo ecc.) quindi erano di fatto già delle tabelle ma ancora non lo sapevo. Ma ancora non conoscevo l'esistenza dei fogli elettronici anche perché, semplicemente non ce n'erano.
Fu intorno ai vent'anni che il gioco delle città si trasformò nel gioco delle province: invece di limitarmi a elencare le province, provai a contare quelle dove ero stato. Bello, ma subito si presentò un problema: in alcune province ero solo passato, in altre c'ero stato in giornata, in altre ci avevo almeno passato una notte. E poi in alcune avevo visitato la città capoluogo, in altre non l'avevo nemmeno vista. Così elaborai questo sistema di punteggi:
alle province dove non ero stato: 0 punti
alle province dove ero passato:
1 punto se non ero nemmeno passato nel capoluogo;
2 punti se ero passato anche nel capoluogo;
alle province dove ero stato (ma non avevo passato la notte)
3 punti se non ero nemmeno passato nel capoluogo;
4 punti se ero passato nel capoluogo;
5 punti se ero stato anche nel capoluogo;
alle province dove avevo passato la notte:
6 punti se non ero nemmeno passato nel capoluogo;
7 punti se ero passato nel capoluogo;
8 punti se ero stato nel capoluogo;
9 punti se avevo passato la notte nel capoluogo.
All'epoca le province, se non ricordo male, erano solo 94, comunque meno delle attuali 107, che diventeranno presto 110 (se qualcuno, saggiamente, non le abolisce). Ma il gioco delle province è proseguito negli anni. Ancora oggi ne tengo traccia. L'obiettivo è di fare 9 punti in ognuna delle 107 province e quindi arrivare a 107 x 9 = 963 punti.
Il sistema sembra oggettivo, ma subito nascono problemi:
1 Ci sono un paio di città in cui non ricordo se sono stato o ci ho dormito da ragazzino? In questo caso cerco di attenermi alla memoria più probabile;
2 Bastano passaggi autostradali, magari alla periferia, per dire di essere passati dalla città? Mi regolo caso per caso;
3 Misto fra i due precedenti: non ricordo se sono entrato in città e comunque casomai in periferia. Anche qui mi regolo caso per caso;
4 Altrove il "passaggio" cittadino è certo e non solo periferico. Ma vale anche come "stato"? Qual è il minimo per poter dire di essere stato e non solo passato? I primi tempi ammettevo il semplice "piede a terra" dall'auto o dal treno, oggi non sono più così largo di manica;
5 Ci sono un paio di città in cui ho passato non tutta la notte, come mi regolo? Per ora i punti non li assegno;
6 Valgono i punti ex-post raccolti in una città che poi è stata nominata nuova provincia? Sì;
7 Basta una sosta all'autogrill per dire di essere "stato"? Per ora calcolo di no.
Con tutte queste premesse attualmente sono arrivato a 643 punti sui 963 disponibili.

mercoledì 19 marzo 2008

Patria

Quando lavoravo per la IBM mi è capitato di collaborare con colleghi inglesi, venezuelani, turchi, americani, giapponesi, israeliani, argentini. E più di una volta mi è capitato di pensare che se fosse scoppiata una guerra magari ci saremmo potuti trovare su due lati opposti, come ad esempio era capitato a inglesi e argentini nel 1982, e magari, in quel caso, io avrei dovuto sparare a un mio collega, con cui condividevo molte cose, e combattare al fianco, che so, di un affiliato di Cosa Nostra, da cui invece mi divide tutto (almeno spero).
Davanti a semplici considerazioni come queste il concetto di "Patria" vacilla, almeno dentro di me. E non cito i casi più estremi in cui il potere nel tuo paese viene preso da forze lontanissime dalla tua sensibilità. Non è questione di rileggere l'internazionalismo alla luce dell'organizzazione delle risorse umane nelle multinazionali, ma mi piacerebbe tanto sentire qualcuno che ancora crede nella utilità del concetto di Patria, come si regolerebbe in casi come questo.
Cosa mi rappresenta la Patria? Perché dovrebbe rassicurarmi il TG quando mi segnala "nessun italiano tra le vittime" se metà dei miei amici sono stranieri o vivono all'estero? Non è che Patria è un concetto che mantiene un senso ormai soltanto per chi viaggia poco?
No, forse c'è davvero qualcosa che ci unisce, che ci accomuna: cioè che paghiamo le tasse allo stesso ufficio delle entrate.
E quelli che hanno il conto a Montecarlo o a Vaduz?

mercoledì 12 marzo 2008

Ritorno

Non vorrei che questo blog diventasse troppo calcistico, ma è già tanto se diventa qualcosa (qualsiasi cosa), così aderisco volentieri all'invito di mazzo (forum di Catersport) di commentare il match di ieri sera.
Prima di tutto vorrei dire che voglio bene a Cambiasso. Il Cuchu mi piace come gioca, come lotta, come parla e ce l'ho pure al fantacalcio. Il suo arrivo ha invertito la rotta dell'arrivo di pippe costosissime. Oggi su Repubblica (o sulla Gazza?) hanno scritto che ha parlato "da dirigente" a proposito di Mancini ed è quello che ho pensato anche io vedendolo in diretta. Ma mi è piaciuto ancora di più quando, subito dopo, non ha abboccato alla polemica e ha risposto che è inutile parlare degli arbitri quando perdi due volte.
Del capitano è già stato detto tutto: grande anche ieri e poi assieme a Julio Cesar e a Vargas (Catania) mi ha fatto fare 6 punti di modificatore difesa al fantacalcio, che altro dire? Il gol alla Roma... ok, basta!
Certo l'Inter ha avuto anche sfortuna: direi soprattutto per l'infortunio a Cordoba all'andata sullo 0-0 (e proprio nel reparto dove si era rotto già Samuel e dove c'era stato l'espulso), per aver resistito in dieci solo per il 95% del tempo e non il 100% all'andata, per il tiro di Gerrard che passa in una selva di gambe si appoggia sul palo e va dentro al 90', per le due-tre occasioni d'oro ciccate ieri.
Certo l'Inter ha avuto qualche fischio contro di troppo: ad esempio nella prima ammonizione di Materazzi, Torres si sgambetta palesemente da solo.
Certo, certo... ma l'Inter meritava di uscire anche solo per i 30 inguardabili minuti dell'andata in cui non è mai riuscita a superare la metà campo (in undici contro undici).
C'erano due uomini in palese difficoltà nelle ultime giornate: Vieira e Stankovic. Si poteva tranquillamente evitare di schierarli. Vieira certamente, e forse anche Stankovic. Erano loro a preoccuparmi di più e la performance è stata in linea con le attese. Facile dirlo ora ma io avrei messo Jimenez e tenuto Stankovic (o Pelé) più indietro.
Che manchi il killer-instict a Ibra è l'ultima cosa che diresti guardandolo in faccia e invece nelle partite importanti non lo trova quasi mai (esclusa forse la partita contro l'Italia agli Europei 2004, mannaggia!).
Burdisso è stato imperdonabile come Materazzi all'andata.
Eppure nonostante queste difficoltà, un terreno che faceva scivolare tutti, la sfortuna di occasioni mancate di pochissimo, per un attimo dopo la espulsione di Burdisso ho pensato: "Finisce 0-0 però con il pubblico in piedi ad applaudire la prova d'orgoglio". Invece hanno preso il gol, si sono smollati ed è finita che il pubblico ha fischiato i peggiori. Costava tanto applaudire lo stesso almeno per l'impegno e magari anche un po' per sorprendermi?
Mancini? Non lo so, davvero non lo so. Io per gli allenatori dell'Inter da tempo la penso così: prendete uno dei primi venti allenatori d'Europa a caso, dategli in mano la squadra e lasciatelo lavorare per almeno tre anni senza rompergli i maroni. Finalmente con Mancini si è fatto questo. Bisogna ammettere che, finalmente, da quando c'è Mancini l'Inter non si fa quasi mai schiacciare dagli avversari. Qualche volta gioca peggio degli avversari, ma di farsi schiacciare quest'anno le è successo solo a Istanbul e a Liverpool.
Per ora basta così. Anzi, no: è stata una grandissima Roma a Madrid.

sabato 8 marzo 2008

Lo cerco e non lo trovo

La ipotesi di partenza è questa: i "disordinati" si dividono in due categorie: quelli che non ripongono gli oggetti nel posto giusto dopo averli usati e quelli che non si ricordano qual era il posto giusto o comunque non vanno a cercare l'oggetto smarrito nel posto corretto. Nel primo caso si tratta di scarsa attitudine da "archivista", nel secondo caso di scarsa attitidine da "ricercatore".
Ovviamente conosco il problema molto da vicino. Io appartengo più alla prima categoria, ma qualche volta ricado anche nella seconda, cioè talvolta mi capita, dopo lunga ricerca, di trovare alla fine l'oggetto smarrito proprio nel posto dove "sarebbe dovuto essere", ma non l'avevo cercato lì perché, conoscendo le mie scarse doti da archivista, al momento di cercarlo avevo escluso la possibilità che l'avessi riposto proprio dove dovevo. Quindi le due categorie a volte si mescolano, ma da un punto di vista teorico conviene tenerle separate.
Torniamo alla prima categoria: perché non riponiamo gli oggetti al posto giusto? E' un misto tra scarsa attenzione (cioè non siamo pienamente concentrati sull'utilizzo dell'oggetto, tendiamo a fare più cose assieme: es. mi tolgo l'i-pod mentre sto leggendo il giornale, poi non trovo più l'i-pod) pigrizia-stanchezza (stiamo utilizzando gli oggetti in momenti di scarsa concentrazione, in cui vogliamo rilassarci e ci rifiutiamo di spendere energie per sistemare gli oggetti) ed eccesso di fiducia (self-confidence): "lo sistemo dopo" (quante volte dopo avere pagato col bancomat il benzinaio ho messo il portafogli sul sedile di fianco al mio con l'idea di sistemarlo successivamente, per trovarlo il giorno dopo incastrato tra sedile e portiera di destra).
Tutto questo non ci impedisce, ogni tanto, di sostenere grandi e faticosissime sessioni di riordinamento "totale", tipo quando svuoto un cassetto riponendo tutta la corrispondenza della banca nel faldone "banca", quella delle assicurazioni auto nel faldone "auto" ecc. (ho un'insana passione per i raccoglitori con gli anelli e le relative buste di plastica con gli anelli). Ma queste faticosissime sessioni purtroppo non bastano: a parte che restano sempre fogli, foglietti e cianfrusaglie che non sappiamo dove riporre (perché spesso il difetto si accompagna anche col difetto di non sapere buttare niente), ma soprattutto queste sessioni non possono sostituire l'attenzione quotidiana nella gestione di carte e oggetti che è l'unica soluzione alla missione di ritrovare, poi, gli oggetti in tempi ragionevoli.
A meno che non siamo affetti dal problema numero due (quello dei "cattivi ricercatori").
Il problema è vasto e sarei quasi tentato dall'aprire un altro blog dove confrontare e affrontare le traversie di noi disordinati, ma faccio già così fatica a star dietro a questo! Però, però...

mercoledì 20 febbraio 2008

They have walked on us

1. Quando l'Inter lascia fare la partita agli altri diventa una squadra normale, quasi debole. Con Mancini è successo raramente, ma quando è successo sono sempre stati problemi, vedi già quest'anno col Fenerbahçe.
2. Mi riferisco ovviamente ai primi trenta minuti in undici contro undici, probabilmente loro non sarebbero riusciti a tenere quel ritmo per novanta minuti, ma già quella mezzora è stata agghiacciante.
3. Materazzi è stato vittima di un "pùntalo che è scarso", nemesi della storia. L'ha fatto capire lo stesso Torres dopo la partita: l'aveva deciso Benitez e, per i Reds, è stata un'ottima idea.
4. Poi è vero che Torres si è anche sgambettato da solo sul primo giallo, ma l'idea di mettere uno piccolo e veloce contro un pennellone scoordinato per farlo impazzire e poi ammonire, una volta, due volte, restava buona. Materazzi era perfetto in caso di Crouch, meno in caso di Torres.
5. Anche la squadra migliore del mondo, e l'Inter NON lo è, senza i tre difensori centrali titolari (Samuel, Cordoba e Materazzi) diventa poca cosa.
6. A posteriori son capaci tutti, ma uno spazio a Suazo, molto in forma, contro quel tipo di difesa si poteva trovare. Venendo al centrocampo Stankovic era in condizioni improponibili.
7. Sono le squadre europee a mettere sempre e comunque in difficoltà l'Inter o la formula a eliminazione diretta? Cioè se anche la Serie A fosse a eliminazione diretta l'Inter avrebbe difficoltà pure lì?

lunedì 18 febbraio 2008

Moratoria 3x2

Non c'è il minimo dubbio che le offerte 3x2 (o addirittura 2x1) aumentino le probabilità di produrre rifiuti: se ho bisogno di un solo vasetto di carciofini, ma vedo che se ne compro un secondo me ne danno un terzo in omaggio, finisce che ne prendo tre (al prezzo di due) invece di uno, aumentando il rischio che parte del prodotto (il terzo vasetto e forse anche il secondo) scada prima che possa consumarlo e quindi sia costretto a buttarlo. Di fatto porto a casa, come minimo, il triplo del prodotto che avevo previsto di acquistare. Ma ci sono anche casi estremi, ma non infrequenti, in cui non ho alcuna intenzione di acquistare i carciofini, ma mi faccio convincere dall'esposizione della merce, o dalla stessa offerta 3x2, e porto addirittura a casa tre vasetti (al prezzo di due) a fronte degli zero pianificati.
In questo caso il rischio che finiscano tra i rifiuti è ancora più alto in quanto ho acquistato un prodotto di cui, prima di entrare nel negozio, non sentivo il bisogno.
Di fronte all'emergenza rifiuti penso che le grandi catene di distribuzione debbano iniziare a fare la loro parte e studiare strategie di marketing alternative e più rispettose dell'ambiente, mi riferisco soprattutto a Coop, sempre così attenta ai temi ambientali e sociali (vedi partecipazione alla iniziativa M'illumino di meno o alla sua campagna Solidal Coop per cui mi sono anche ritrovato a sfilare), ma anche alla stessa Esselunga che è sempre stata presente con un punto vendita in tutti i posti in cui mi sono trovato a vivere e della quale sono orgoglioso possessore della carta Fidaty.
Per farla breve: basta col 3x2, moratoria subito!

mercoledì 6 febbraio 2008

The Busby Babes

Li amiamo,
li rimpiangiamo
gli sventurati ragazzi in rosso.

Vorrei essere precipitato assieme a loro
sul luogo che il destino aveva predisposto.

Ci mancano,
mandiamo loro un bacio tutte le sere,
le loro facce sono scolpite dentro di noi.

Non possono più farvi male,
ma il loro stile non vi lascerà mai soli:
ormai sono al sicuro,
morti.

(liberamente tradotta da Munich Air Disaster 1958 - Morrissey)

Monaco, 6 febbraio 1958
The Busby Babes

sabato 2 febbraio 2008

Leggende metropolitane: Elezioni 2006.

Ancora a 2 anni di distanza vive la leggenda metropolitana che il centrosinistra nel 2006 avrebbe vinto alla Camera per soli 25.000 voti mentre avrebbe perso al Senato di 250.000. Così, ad esempio, ha dichiarato ancora Silvio Berlusconi all'uscita dalla consultazione con il presidente Napolitano il 29 gennaio scorso.

Vogliamo ricordarlo, o no?, che effettivamente il premio di maggioranza alla Camera è scattato per soli 24.755 voti, ma in questo conto non erano inclusi il Collegio Uninominale della Valle d'Aosta e la Circoscrizione Estero, sommando i quali il vantaggio a favore del centrosinistra sale a 260.644 voti. Non tanti di più, ma un po' sì: o vogliamo non considerare italiani i valdostani e i cittadini residenti all'estero?

Al Senato il discorso è simile, ma oltre a valdostani e residenti all'estero dobbiamo tener conto del trentini e degli altoatesini: il centrodestra vince apparentemente di 428.179 voti, ma sommando Trentino Alto-Adige, Valle d'Aosta e Circoscrizione Estero, il vantaggio per il centrodestra scende a 162.271 voti.

Se qualcuno volesse rifare i conti, si cimenti pure con la pagina di Wikipedia sulle elezioni del 2006, con dati dall'Archivio storico del Ministero degli Interni.

(Se poi volessimo ascrivere al centrosinistra i voti della lista Vallée d'Aoste Autonomie - Progrès Fédéralisme che non era coalizzata con nessuno, ma storicamente più affine al centrosinistra, i voti cambierebbero in 308.880 per il centrosinistra alla Camera e 162.271 al Senato per il centrodestra).

Ma anche senza quest'ultima correzione emerge un dato che non viene sottolineato praticamente mai: nel 2006 il Centrosinistra, tra Camera e Senato, ha ottenuto più voti popolari del Centrodestra. Ora poi perderà sonoramente alle prossime elezioni, ma questo non cambia il dato storico del 2006.

lunedì 28 gennaio 2008

Altri argomenti polemici

Qui sotto la classifica della permanenza al governo dei Presidenti del Consiglio dal 13 luglio 1946 al 24 gennaio 2008. Cinque persone: Andreotti, De Gasperi, Moro, Berlusconi e Fanfani hanno governato (in totale) il 50% del tempo nell'Italia del dopoguerra. Sarà un po' anche colpa loro se le cose sono andate come sono andate, o no? O è stata colpa mia?

Andreotti 2582 giorni 11,59 %
De Gasperi 2556 giorni 11,48 %
Moro 2277 giorni 10,22 %
Berlusconi 2039 giorni 9,16 %
Fanfani 1658 giorni 7,44 %
Prodi 1504 giorni 6,75 %
Craxi 1352 giorni 6,07 %
Rumor 1106 giorni 4,97 %
Segni 1081 giorni 4,85 %
Amato 687 giorni 3,08 %
Colombo 560 giorni 2,51 %
D'Alema 542 giorni 2,43 %
Spadolini 521 giorni 2,34 %
Scelba 507 giorni 2,28 %
Cossiga 441 giorni 1,98 %
Ciampi 377 giorni 1,69 %
Dini 465 giorni 2,09 %
De Mita 486 giorni 2,18 %
Zoli 408 giorni 1,83 %
Altri 1121 giorni 5,03 %

E poi quale elefante, Lakoff è simpatico, ma parliamone lo stesso. Se i miei calcoli sono corretti, l'Italia è stata governata quasi sempre da Berlusconi o da gente per cui lui, e non io, votava. Sarà un po' più colpa sua, o è sempre colpa mia, dei sindacati e dei comunisti?

E poi ce lo vuole dire, o no, per chi votava prima? (Ogni tanto serve fare qualche domanda un po' meno prevedibile, un po' stramba)

E poi ce la vuole dire, così al volo, la cosa più utile al paese che ha fatto nei 2039 giorni del suo governo? Quello di buono che ha fatto per sé, Mediaset, l'A.C.Milan lo sappiamo... ma per il paese? Dai forza al volo, buttane una!

E poi anche il Milan: grandissimo quando deve vincere per se stesso, ma per vincere il mondiale abbiamo dovuto fare a meno di Maldini (immenso nel suo club) e Nesta ha dovuto essere sostituito dal nerazzurro Materazzi. Milan come metafora perfetta del suo presidente: splendido nel farsi gli affari propri, un po' meno utile al paese.

domenica 27 gennaio 2008

Elezioni subito

I sondaggi dicono che se si va al voto il centrodestra vince facile. L'ultimo sondaggio disponibile sull'apposito sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri (pubblicato il 14 gennaio con interviste fatte il 9 e il 10) dice: 55% a 44% (e l'Udeur era ancora calcolata a sinistra, altrimenti si arriva a 55,5% contro 43,5%: sai che botta!).
E allora, fossi Veltroni, se si deve andare a votare ad aprile con questo sistema elettorale, perso per perso, farei solo due cose:
1) dopo una minuziosa opera di ablazione dei politici dalla moralità dubbia e/o palesemente inefficienti (vedi problema rifiuti) mi rivolgerei agli elettori dicendo: "Avete letto tutti scandalizzati Stella e Saviano e siete scesi tutti in piazza inneggiando a Beppe Grillo, beh ora quelli della Casta residui sono tutti dall'altra parte, volete votarli? Fate pure". Temo che però, con le dimissioni (consigliate?) di Cuffaro la sinistra si sia fatta rubare di qualche giorno anche questa idea. Anche se comunque, di là, un posto a Mastella dovranno pure garantirlo, con il regalino che gli ha fatto quindi si potrebbe iniziare a definire tutta la coalizione di destra come "I nuovi amici di Clemente Mastella" (come Mastella, voi siete come Mastella...)
2) Mi presenterei con un programma di 10 pagine che sia facilmente riconoscibile come "di sinistra" la cui sintesi però sia contenuta in massimo 5 punti, facili da ricordare, che stiano tutti su un foglio A4, dove i temi non vengano solo elencati e non ne venga solo auspicata la soluzione, ma venga espresso chiaramente in quale direzione ci si muoverà (es. diminuiremo le tasse/aumenteremo le tasse, riformeremo la legge elettorale/la terremo così, informatizzeremo la giustizia dando tutto in mano alla Apple o alla IBM, introdurremo la moviola in campo). Qualcosa tipo..., potremmo chiamarlo anche... che so, "Patto con gli italiani", ecco sì, suona bene.

mercoledì 16 gennaio 2008

anything goes

Non era certo facile immaginare che il filosofo che mi ha regalato il titolo del blog finisse al centro di una polemica così tipicamente italiana. Eppure Paul K. Feyerabend, che lanciò il suo "anything goes", reductio ad absurdum contro le rigidità del metodo scientifico, è lo stesso della frase su Galileo che, a 18 anni di distanza dalla citazione, ha tenuto Ratzinger fuori dalla Sapienza.
Premesso che sarebbe auspicabile, come propugna da anni il mio amico Stefano, una Santa Sede itinerante come la corte di Federico II: un anno in Italia, l'anno dopo in Brasile, poi in Germania e così via (perché tenere il privilegio tutto per noi?), premesso che sarebbe da capire perché il Papa non potrebbe accettare un contraddittorio fuori dagli ambienti canonici (in Chiesa non accetta repliche dai fedeli, e va bene, son regole loro, ma se viene in università potrebbe anche ascoltare e, perché no, fare qualche domanda, su tante cose c'è chi ne sa più di lui), premesso che non è una grande idea invitarlo proprio all'apertura dell'anno accademico (quella è la sede in cui dovrebbero essere espresse le linee guida di chi guida l'accademia, un po' come l'editoriale su un giornale che è cosa diversa dall'intervento di un ospite, per quanto autorevole), premesso tutto questo, ci sono anche un paio punti che forse avrebbero deposto a favore della possibilità di un intervento del papa, anche se magari non proprio all'apertura.
Il primo è questo: era ormai stato invitato. Se mia moglie invita una amica antipatica a casa, una volta uscita me la prendo con lei, ma non la spubblico davanti al mondo e soprattutto non davanti all'amica.
Va bene, però poi mi deve dire perché l'aveva invitata. E non è chiaro se Ratzinger era stato invitato come studioso cioè, per intenderci, anche se non fosse stato eletto papa tre anni prima o proprio in quanto papa (e in quanto papa gli andrebbe ricordato che, storicamente, in ambito scientifico i papi non solo non ci hanno preso quasi mai, e questo passi, ma si sono anzi spesso incaponiti con chi ci prendeva). Perché è sì vero che io non sono d'accordo con le tue idee ma mi batterò perché tu possa esprimerle ecc. ecc. ma tu non solo non ti sei battuto nei secoli perché io potessi farlo, ma hai spesso tappato la bocca, mentre tu, ancora oggi, anche se non dalla Sapienza, puoi tranquillamente esprimerti in mille e un modo diverso dal tuo finestrone romano, che se mi metto a fare uguale da una via lì vicino mi portano dentro.
L'altra ragione per invitarlo è che un'università, come ente privato, può sentire chiunque, e molti citano il caso del discorso di Ahmadinejad alla Columbia. Ma non credo abbia parlato a un'inaugurazione. Anzi sarà stato certamente visto come un esotico oggetto di studio da parte di molti, mentre il papa all'inaugurazione sarebbe stato certamente integrato, almeno nel vissuto, con gli officianti la cerimonia, rendendola inevitabilmente meno laica.
No, non ci siamo: anche le due ragioni che ho preso in considerazione non reggono.
E poi, comunque, va ricordato che è la terra che gira attorno al sole e non viceversa.

giovedì 10 gennaio 2008

Premier League

Non riesco a decidere per quale squadra inglese tifare. Bel problema, eh?

Premesso che non provo nessuna simpatia per il Chelsea...

1) Mio nonno e mio padre oltre che per l'Inter (tifo che ho ereditato) tenevano per il Tottenham e stasera (andata di Carling Cup all'Emirates Stadium: Arsenal-Totenham 1-1) ho sperato che gli Spurs rompessero la maledizione che li vede non-vincenti da otto anni contro i Gunners. Grande Berbatov e ancora un po' d'affetto per Robbie Keane, ma sono stati raggiunti a dieci minuti dalla fine. La maledizione.

2) Il mito però è ovviamente lo United: i Busby Babes dell'incidente aereo di Monaco del 1958, la Coppa Campioni del 1968, Pete Best, Roy Keane, la rimonta con due gol nel recupero contro l'odiato Bayern in finale Coppa Campioni del 1999. E poi Manchester è pur sempre la città di Morrissey. (Il quale ne ha pure cantato dei Red Devils e dell'incidente aereo di Monaco: "We love them / We mourn for them / Unlucky boys of Red", mentre l'altra canzone "Roy's Keen" dovrebbe solo giocare con l'assonanza con Roy Keane). Però, però, però un mio amico inglese (tifoso dello Sheffield Wednesday!) mi garantisce che per anni sono stati la Juve d'Inghilterra (super-protetti dagli arbitri). E questo chiude la partita.

3) Poi Nick Hornby ci ha insegnato ad amare anche i Gunners, che hanno una loro allure e Londra è sempre Londra... ("Home of the free or what?"). Insomma in fondo, Your Arsenal è anche un po' il mio Arsenal.

4) E poi come si fa a non tremare quando si sentono i tifosi del Liverpool (che è pur sempre la città dei Fab Four) cantare "You'll Never Walk Alone". E poi l'epopea di Istanbul! E i Reds sono stati anche la prima squadra di club che ho avuto al subbuteo... (assieme al Celtic). Ma non si può dimenticare il 1985 dell'Heysel.

5) Quest'anno, alla fine, ho deciso: bizzarria per bizzarria che sia Manchester City. Eriksson mi è sempre stato simpatico (non è lui che ha tolto lo scudetto alla Juve di Perugia?) poi Bojinov e Rolando Bianchi (uno s'è rotto subito, l'altro gioca poco) poi Elano, poi quel fenomeno di Mikah Richards in difesa (che però adesso è stato implicato in una brutta storia, si chiarirà tutto...). Fondamentalmente, va riconosciuto, i ragazzi sono delle discrete pippe, checché ne dicano gli Oasis (ai quali tra l'altro - Wonderwall a parte - ho sempre preferito i Blur) eppure stanno facendo il miglior campionato da millenni.

Dicevo: bel problema eh? Comunque forza Citizens (per ora).