Poco più di un anno fa, la mia amica Maria Antonietta (Mag) di Bologna mi raccontò la storia di un suo recente bizzarro viaggio a Parigi sulla scorta un progetto culturale che le era stato descritto sommariamente e al quale lei aveva comunque deciso di collaborare. Il concetto di lavoro precario e flessibile, in questo caso, non era che un pietoso eufemismo. Già "lavoro" era una parola grossa. Eppure il resoconto di quel viaggio meritava di essere scritto e la invitai a farlo. Era il febbraio del 2007. Verso la fine di settembre, dopo altri due viaggi a Parigi e un'estate calabra, Maria Antonietta ha iniziato a stendere il resoconto delle avventure del suo 2007. Da quel giorno per diversi mesi abbiamo passato parecchio tempo su Skype a dibattere su di un aggettivo da correggere o su due periodi da invertire. Va detto che Mag è si bolognese, ma di origine arbresh (albanese di Calabria) e il suo lessico e il suo periodare avevano lontani echi barbari ai quali non sapevo mai se oppormi o arrendermi. Alla fine ha visto la luce "Tre volte a Parigi e una in Calabria" un libro girovago ed eccentrico, le avventure di una precaria che non se la mena male. E visto che siamo gente moderna, Mag l'ha messo in vendita su lulu.com,
qui.
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