mercoledì 12 novembre 2008

Zuava day


E così è arrivato lo Zuava Day. "Ma come, nessuno ci ha avvertiti" diranno subito i nostri piccoli lettori. Lo Zuava Day è così, imbastito di nulla, rifugge la pompa mediatica. Quest'anno siamo in pochi, l'anno prossimo lo faranno in molti, e noi potremo dire: "Siamo stati i primi". Ma anche questo, in fondo, è poco importante. Il fatto vero è che non saremo mai come ci volete voi.

5 commenti:

Sabina ha detto...

va": noSemplici ma eleganti, per dirla in due parole. L'avessi detto subito, oggi avrei debuttato a scuola "alla zuava", no?

elena ha detto...

Mi piacerebbe conoscere i dati di questo importante evento (cioè in quanti stamattina sono usciti di casa con quegli strani pantaloni che, comunque, sono molto utili nelle giornate di pioggia come questa, perchè di certo non si inzuppano nelle pozzanghere!).
Però la sfida è metterli non solo oggi, ma da oggi in poi...quando nessuno se lo aspetta! Rilancia la moda no?

Marco Donati ha detto...

Colto di sorpresa, corro a comprare un paio di pantaloni alla zuava anche se so già che l'anno prossimo lo zuava day non sarà uno zuava day ma qualcosa d'altro, per esempio un kilt day o un jeansConLeToppeAlleGinocchia day.

Marco Ardemagni ha detto...

eh lo so, l'abbiamo detto un po' tardi, però adesso abbiamo aggiunto una pagina di FAQ al blog dello zuava day con molte delle risposte ai vostri dubbi... comunque l'idea di base è di mettere solo zuava e solo il 12 novembre, a questo punto del 2009. ma sempre zuava dentro e mai come ci volete voi.

MAG ha detto...

Caro Marco, da oggi, giorno della mia scoperta, appartiene alla schiera dei sostenitori del tuo Zuava Day anche Mr Hugh, direttamente dalla penna di Virgina Woolf. E dimmi se è poco?
Baci
"Di tutta la gente che aveva conosciuto, Hugh era senz'altro il più snob - il più manierato - no, non che proprio si profondesse in inchini. Era troppo presuntuoso per quello. Il paragone che veniva spontaneo fare era con un valletto di prim'ordine (...) indispensabile alle signore. E aveva trovato il lavoro giusto, (...) si occupava delle cantine reali, lustrava le fibbie alle scarpe, andava in giro con i calzoni alla zuava e lo jabot di pizzo. Com'è spietata la vita! Un posticino a corte".

Da "La Signora Dalloway", di Virginia Woolf, Feltrinelli, Milano, 1998, pag.65