lunedì 1 agosto 2016

Lunga e diritta, cinquant'anni fa.

"Lunga e diritta correva la strada..." Sono passati cinquant'anni giusti. Non esattamente dalla scrittura della Canzone per un'amica, (conosciuta anche come In morte di S.F.), ma dall'incidente automobilistico avvenuto il 2 agosto 1966 e che fu all'origine della sua composizione, .


Certo, ci sono anniversari più piacevoli da ricordare di un evento drammatico in cui sono morte tre persone, ma la canzone di Francesco Guccini ha ossessionato molti viaggi in auto di chi ha più o meno la mia età. Specialmente nelle scampagnate in comitiva degli anni Settanta e Ottanta c'era sempre qualcuno che la tirava fuori, un po' per esorcizzare la paura degli incidenti, un po' per esortare il guidatore alla massima attenzione.  Anche se si sapeva che i fatti narrati si riferivano a una storia vera, all'epoca non ci ponevamo troppe domande su dove, quando e come si fosse verificato l'incidente. Anche noi, come Guccini in un'altra canzone, non sapevamo che viso avesse, neppure come si chiamava (fatta eccezione per le iniziali del nome) la vittima più celebre. Ora invece, grazie alla facilità di accesso ai dati della rete, sappiamo quasi tutto.

La corsia sud dell'Autostrada del Sole all'altezza dell'incidente
Lunga e diritta era la strada,
l'auto veloce correva.
La dolce estate era già cominciata,
vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva.

Forte la mano teneva il volante,
forte il motore cantava.
Non lo sapevi che c'era la morte
quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava.

Non lo sapevi, ma cosa hai provato
quando la strada è impazzita,
quando la macchina è uscita di lato
e sopra un'altra è finita, e sopra un'altra è finita.

Non lo sapevi, ma cosa hai sentito
quando lo schianto ti ha uccisa,
quando anche il cielo di sopra è crollato,
quando la vita è fuggita, quando la vita è fuggita.

Vorrei sapere a che cosa è servito,
vivere, amare, soffrire,
spendere tutti quei giorni passati,
se presto hai dovuto partire, se presto hai dovuto partire.

Voglio però ricordarti com'eri,
pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti
che come allora sorridi, che come allora sorridi.

Forse per le origini emiliane di Francesco Guccini, forse per quel "lunga e diritta", ho sempre pensato che teatro dell'incidente fosse il tratto emiliano dell'A1. E in effetti fu proprio così: l'incidente avvenne nel tratto tra Reggio Emilia e Modena dell'Autostrada del Sole, la quale era stata inaugurata meno di otto anni prima. Leggiamo cosa dice il Corriere della Sera del giorno dopo.

NELLA ZONA DI REGGIO EMILIA -
Tre morti sull'autostrada per il salto di una grossa macchina -
E' piombata sulla corsia opposta (...)
Reggio Emilia 2 agosto, notte.
  Sull'Autostrada del Sole, all'altezza del paese reggiano di San Martino in Rio, tre persone sono morte ed un'altra è rimasta gravemente ferita in uno scontro automobilistico.
  Il tragico incidente è stato causato da un improvviso sobbalzo, che ha portato una grossa vettura targata Modena, guidata da Augusto Artioli, di 21 anni di Modena e con a bordo la fidanzata Silvana Fontana di Castellarana [sic] di Reggio Emilia, in marcia sulla corsia sud, sull'altra corsia dove, come un bolide, si è scontrata con una macchina di media cilindrata targata Bologna che per il violento urto è stata totalmente sventrata. Gli occupanti di quest'ultima auto, Giovanni Diomede di cinquantadue anni e Anna Maria Zana Boni, [sic] che risiedevano entrambi a Bologna, sono morti sul colpo. Gli altri due automobilisti rimasti feriti sono stati trasportati all'ospedale di Reggio Emilia, dove la Fontana è morta più tardi. In corsia è ricoverato l'Artioli per il quale è stata dichiarata la prognosi riservata. 


E qui veniamo a sapere diverse cose: intanto che "lui" che "vicino sorrideva" era un giovane di soli 21 anni. E questo in parte corregge l'immagine che ci eravamo fatti di una coppia più adulta, forse anche per quell'indizio della mano di lui che "forte teneva il volante". Inoltre veniamo a sapere che ci sono due altre vittime nell'incidente, della cui sorte il cantautore non ci aveva detto nulla salvo limitarsi a indicare correttamente che l'auto "sopra un'altra è finita".


Altri particolari ci vengono resi noti dal più dettagliato articolo de La Stampa:

Auto salta lo spartitraffico e piomba contro un'altra vettura: tre morti
Sull'Autostrada del Sole, presso Reggio Emilia - Le vittime sono: un commerciante di 52 anni, una signora quarantacinquenne e una ragazza di 24 anni - Grave un altro giovane 
(Dal nostro corrispondente) 
  Reggio Emilia, 2 agosto, 
(p. n.) Tre morti ed un ferito grave, sono il bilancio di una sciagura avvenuta oggi pomeriggio lungo la corsia nord dell'Autostrada del Sole, nel tratto tra Modena e Reggio Emilia. 
  Verso le 15 una vettura «Rover 2000», pilotata dal ventunenne Augusto Artioli, abitante a Modena in vìa Moreali 245, con a bordo la fidanzata Silvana Fontana, di 24 anni, da Castellarano di Reggio, per cause imprecisate, scavalcava l'aiuola spartitraffico e finiva nell'opposta corsia piombando contro una «1500». Questa vettura era guidata dal cinquantaduenne Giovanni Diomede, residente a Bologna in via Sigonio, e con a bordo la signora Anna Maria Zana Boni, di 45 anni, pure di Bo¬ logna, e domiciliata in via Worthema 32. 
  L'urto, avvenuto a circa una decina di chilometri dal casello di Reggio, era tremendo: sul colpo decedevano il Diomede e la Zana Boni, mentre in gravissime condizioni, a bordo di un'autolettiga della Croce Rossa di Modena, venivano trasportati d'urgenza all'ospedale di Reggio Emilia la Fontana e l'Artioli. La Fontana, dopo circa tre ore, decedeva in seguito alle gravissime lesioni riportate. Con prognosi riservala veniva invece ricoverato l'Artioli, ai quali i sanitari riscontravano trauma cranico facciale, trauma toracico ed addominale, sospette lesioni interne e frattura della spalla sinistra. 
  Sul luogo della sciagura si recavano alcune pattuglie della polizia stradale per ì rilievi di legge. 

Quattroruote agosto 1964 - Listino Rover
E qui scopriamo anche il modello delle vetture: in particolare quella occupata da Silvana Fontana (ormai conosciamo il nome di S.F.) e dal suo giovane fidanzato: si tratta di una Rover 2000 TC. TC sta per "Twin Carburettor" e 2000 è, ovviamente, la cilindrata. Si tratta di un'auto britannica molto performante e discretamente costosa, uscita solo cinque mesi prima per il mercato europeo e nordamericano: forse non l'ideale da mettere in mano (per quanto forte fosse la mano) di un ventunenne.
Quattroruote agosto 1964 - Listino Fiat

Rovistando nel mio caotico archivio ho trovato una copia di Quattroruote dell'agosto 1964: la 2000 TC non era ancora uscita, ma la capostipite Rover 2000 costava 2.850.000 lire cioè - secondo i listini delle case - oltre sei volte il prezzo dell'automobile più economica sul mercato italiano: la Fiat 500 D berlina tetto apribile. Insomma: una discreta sommetta.

L'altra cosa che veniamo a sapere dalla Stampa è l'indirizzo degli sfortunati protagonisti: in particolare l'Artioli, il giovane ventunenne fidanzato di S.F., unico sopravvissuto, abitava in via Monreali 245. Ora, cercando in rete, si trova ancora un dr. Augusto Artioli in via Monreali 245, (chissà che non sia lui), ma cercando ancora meglio scopriamo che gli Artioli di Modena, via Monreali, sono quelli della Poligrafica Artioli, "una delle aziende capofila in città di questo settore che a partire dagli anni Settanta ed Ottanta ebbe un grande sviluppo a livello nazionale" e della Artioli Editore (grafica ed editoriale, modulistica in continuo per centri meccanografici, stampati commerciali, pubblicazioni periodiche, libri d'arte) come scopriamo in un articolo della Gazzetta di Modena sulla morte di Gian Paolo Artioli (chiaramente un parente) nel luglio 2014. Insomma, senza volere eccedere in moralismi generazionali e classisti, probabilmente il nostro Augusto era un ragazzotto di buona famiglia con una macchina un po' troppo grossa per la sua età.

L'ultima cosa che forse vorremmo sapere è dove stessero andando i due giovani fidanzati alle 3 del pomeriggio del primo martedì di quel lontano agosto. Come abbiamo visto le inevitabili induzioni a cui è spinto ogni lettore di un qualsiasi testo letterario mi avevano portato nel giusto per quanto riguarda la collocazione geografica (A1 in Emilia), ma indotto all'errore per quanto riguarda l'età dei protagonisti (me li immaginavo una coppia adulta). Invece, relativamente all'occasione dell'incidente, l'ascolto della canzone mi aveva sempre fatto pensare a una coppia che stesse partendo per una lunga vacanza al mare "la dolce estate era già cominciata"), magari proprio verso la vicina riviera romagnola.

Mappa - il punto dell'incidente indicato dal cerchio rosso
Ma probabilmente così non era: l'ipotesi più verosimile è che i due stessero effettuando uno spostamento più breve: potrebbe essere, ad esempio, che nel corso della giornata il giovane Augusto sia andato dalla sua casa di Via Moreali a Modena fino a Castellarano (una cinquantina di km) a prendere la fidanzata e poi da lì - ma qui entriamo ancora di più nelle supposizioni, i due si siano portati fino a Reggio Emilia (a trovare qualcuno? a pranzo?) e che poi stessero rientrando verso Modena, dove abitava lui (altrimenti non si spiega perché i due si trovassero sulla corsia sud, come riporta il Corriere, quella che da Reggio riporta verso Modena) e dove anche lei, come si legge su Io ho in mente te - Storia dell'Equipe 84, riportata da Wikipedia, era "di casa" visto che faceva parte della compagnia di un bar di Modena. Insomma non sappiamo cosa stessero facendo i due, ma non credo che fossero in procinto di partire per una vacanza, ma si aggiravano dalle parti in cui abitavano e forse stavano anzi rientrando a Modena da un breve giro.

Altre cose più relative alla genesi della canzone si possono apprendere appunto sulla voce di Wikipedia dedicata alla canzone: "racconta Franco Ceccarelli componente della band Equipe 84, di cui Francesco era collaboratore: «Eravamo al Festival Nazionale dell'Unità a Ferrara. Pochi minuti prima di salire sul palco, qualcuno ci venne a dire che Silvana, una della compagnia del bar Grande Italia era appena morta, in un incidente stradale. Ma davanti a noi c'erano circa cinquantamila persone che ci aspettavano, e non sapevano che Silvana era una nostra cara amica, e che se n'era andata » (Franco Ceccarelli)
La notizia arrivò alle orecchie del cantautore [Guccini n.d.r.] mentre stava finendo di registrare le canzoni del suo album di esordio Folk beat n. 1 a Milano; tornato a Pavana, scrisse quindi un brano in suo onore, In morte di S.F., con gli accordi del chitarrista Deponti, e lo inserì all'ultimo minuto nell'album. Il brano In morte di S.F., fu poi ridepositato dopo l'iscrizione di Guccini alla SIAE, con il testo a suo nome (la musica rimase intestata a Deponti), con delle lievi modifiche, ma soprattutto col titolo cambiato (per consentirne il rideposito) in Canzone per un'amica. L'ANAS, infatti, fece pressioni per evitare una cattiva pubblicità in tema di sicurezza stradale, riuscendo a farle cambiare il titolo e a censurarla.
Nell'archivio delle opere musicali SIAE sono presenti, come opere distinte, sia In morte di S.F. sia Canzone per un'amica, e per entrambe l'unico autore è Francesco Guccini. Guccini, nelle incisioni dal vivo, userà sempre il nuovo titolo.
Il brano piacque così tanto anche ad Augusto Daolio, allora leader dei Nomadi, che la volle incidere l'anno successivo con la sua band (è contenuta nell'album I Nomadi).
Nel 1979 Guccini cantò la canzone al concerto tenuto all'Arena Civica di Milano il 14 giugno per Demetrio Stratos, sul disco derivante da quel concerto la canzone è accreditata con il titolo Per un amico.
Nel 1995 Enrico Ruggeri eseguì la canzone in versione rock (con il titolo Canzone per una amica) per l'album Tributo ad Augusto dedicato al cantante storico dei Nomadi Augusto Daolio.
Nel 1997 gli Aton's ne hanno inciso una versione prog-rock nella compilation Zarathustra's Revenge (Mellow Records). (Altre informazioni qui e qui sul mio blog relativo a una canzone per ogni giorno dell'anno).

E qui, con la riscoperta (non lo ricordavo) che la canzone - con una importante variazione - venne eseguita nel primo grande concerto a cui ho assistito dal vivo (quello per Demetrio Stratos all'Arena di Milano nel giugno del 1979), forse mi spiego ancora meglio perché questa canzone mi ha ossessionato così a lungo. La ricerca di tutti i dettagli qui tentata non ha il senso di una futile ricostruzione giallistica, ma quello di testare la realtà dei fatti che, attraverso il filtro della scrittura artistica, viene ulteriormente trasfigurata dall'immaginazione dell'ascoltatore.


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