lunedì 12 agosto 2013

I paradossi dell'ordine

Già tempo fa (qui) avevo tentato di realizzare un obiettivo apparente contraddittorio: ovvero quello di mettere un po' di ordine nella categorizzazione delle persone disordinate.

Avevo individuato due categorie principali di "disordinati": 1) i "cattivi archivisti", cioè le persone che (per i più svariati motivi, che vanno dalla fretta, alla pigrizia, alla distrazione ecc.) tendono a non mettere le cose al posto giusto; e 2) i "cattivi ricercatori", cioè le persone che hanno difficoltà a reperire le cose nel posto giusto, ovvero dove si trovano (è proverbiale il caso di chi apre un cassetto e non vede la forbice o la camicia placidamente offerte ai propri occhi).

Avevo poi però intuito che le due categorie non sono mutuamente esclusive: anzi tendono a rinforzarsi a vicenda. Spesso chi è un "cattivo archivista" finisce col diventare anche "un cattivo ricercatore", perché scoraggiato dalla sfiducia in se stesso. In pratica: io, perfettamente consapevole di essere un "cattivo archivista", so bene che a suo tempo potrei NON aver archiviato l'oggetto desiderato "nel posto giusto", e quindi lo cerco con meno convinzione, fino al punto di non riuscire a trovarlo nemmeno se si trova al posto giusto.

Oggi però vorrei soffermarmi su tre snodi dell'ordine che probabilmente inducono (oltre alle già citate fretta, pigrizia e distrazione) alcuni di noi a diventare "cattivi archivisti".

1) Il primo è un vero e proprio paradosso che dimostrerebbe che in qualche caso è meglio essere un po' disordinati. Una persona "ordinata" tende a riporre gli oggetti uguali tutti nello stesso posto: tutte le biro in un portapenne nello studio e tutti i cacciaviti in un apposito scomparto della cassetta degli attrezzi nel ripostiglio. Il che funziona perfettamente qualora il portapenne e la cassetta degli attrezzi si trovino esattamente dove ce li siamo immaginati. Ma se uno dei due raccoglitori è stato spostato, noi, avendo accumulato tutte le biro e i cacciaviti nello stesso posto, perdiamo in un solo istante la possibilità di utilizzare questi attrezzi, perché non ne troviamo nemmeno uno. Sparpagliando invece il materiale avremo sempre qualche possibilità in più di trovare (o meglio di imbatterci), ad esempio, uno qualsiasi dei cacciaviti. Per questo alcuni "cattivi archivisti" lasciano il materiale spalmato un po' a casaccio tra le mura domestiche.

2) Il metodo dello sparpagliamento funziona quando hai più esemplari dello stesso oggetto. Ma quando l'oggetto è uno solo e importante, come ad esempio un documento? Se sa che il documento non dovrà essere usato nei prossimi giorni, anche il "disordinato" per eccellenza tenderà a riporlo in una apposita cartelletta: il rogito, ad esempio, nel faldone "Casa". Ma se il documento dovrà essere usato nei prossimi giorni? Alcuni "cattivi archivisti" tendono a "non mettere via" le pratiche in corso, le cose da usare "tra poco", perché poi si mescolano con le cose vecchie, e allora le lasciano - errore! - su una mensola o in un cassetto tra i più usati, dove tipicamente vengono coperti da libri, giornali, altre carte e poi presi in mucchio da un altro familiare, spostati su un comodino e ivi persi per sempre. O perlomeno fino al giorno previsto di utilizzo: verranno immancabilmente trovati la mattina dopo, fuori tempo massimo.

3) La terza caratteristica dell'ordine è che non è sempre così immediato capire quale sia "il posto giusto" dove riporre le cose. Io che sono mediamente un cattivo archivista, divento un "pessimo archivista" quando sono in viaggio. In piccola parte per la stanchezza provocata dal viaggio, ma prevalentemente per il terrore stesso (mi conosco bene) di perdere le cose. Va detto però che non è così facile decidere, ad esempio, qual è il miglior posto dove mettere il portafoglio e il cellulare. Poniamo di avere pantaloni e zainetto. Normalmente i posti migliori sono tasca posteriore del pantalone e tasca esterna dello zainetto che ti permettono di estrarre il portafoglio o il telefono in fretta e di camminare in sicurezza. Ma se sali sul metrò questi sono i posti meno sicuri e i più accessibili ai borseggiatori. La tasca anteriore dei pantaloni è un'alternativa più sicura, ma scomoda. Resta il tuffo nella tasca grande dello zainetto che tipicamente, però ti costringe a una ricerca affannosa tra gli altri oggetti, tra gli sbuffi e gli sguardi ironici di amici e familiari, quando arriva il momento di pagare o di telefonare una volta uscito dal metrò. Sempre col terrore di avere perso o messo da un'altra parte i nostri preziosi. La mia idea è che, di fatto, NON esiste un luogo ideale per portafoglio e cellulare.

1 commento:

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Quando si dice “comfort food”… :)
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