domenica 12 gennaio 2014

Parmigiana di melanzane à la de Girolamo


Quanto è rilevante il caso che vede protagonista il ministro delle Politiche Agricole, l'on. Nunzia de Girolamo? La domanda se la pone oggi Luca Sofri sul Post, dopo il titolo di prima pagina di Repubblica.

La vicenda, per giorni, sembrava appassionare soltanto il Fatto Quotidiano che già dal 4 gennaio l'aveva portata all'attenzione dei propri lettori, pubblicando anche le trascrizioni di alcuni dialoghi di una riunione del 30 luglio 2012, registrate dall'allora direttore amministrativo della ASL di Benevento, Felice Pisapia, a insaputa della stessa de Girolamo. E poi seguendo il caso con frequenza quotidiana (pubblicando anche i verbali di Pisapia).
Crostino alla melanzana
da 3ricettesulcomo.it

Ultimamente, è vero, quando una testata scopre un caso, (evitiamo di dire scoop, ma insomma il concetto è quello) i quotidiani concorrenti tendono a non saltare subito sull'argomento, non si sa se per una forma rispetto (ne dubito) o piuttosto per evitare di sembrare quelli che arrivano in seconda battuta. Si preferisce prendere un buco, sperando che il caso magari si sgonfi da solo, piuttosto che rincorrere il capofila. 

Un caso simile è il cosiddetto scandalo dei Camilliani che per diverse giornate, potrei sbagliarmi, sembrava interessare quasi solo La Stampa. Cioè gli altri ne parlavano, ma meno, non lo sbattevano in prima pagina. (Sono sicuro che adesso qualcuno mi manderà i link con titoloni che mi sono sfuggiti). 

Il fatto è che per la gran parte del mondo dell'informazione, finché non se ne occupano seriamente il Corriere e Repubblica questi casi restano molto sotto tono (escludendo che questa funzione venga svolta da altri). E, spiace dirlo, ma difficilmente la Repubblica parte lancia in resta, specialmente in questo momento, senza una sorta di avallo da parte del PD, ad attaccare uno dei leader del partito che puntella questo governo (e che tra l'altro è moglie dell'autorevole esponente del PD, e presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia).

Oggi Repubblica, 8 giorni dopo il Fatto, sbatte la Di Girolamo in prima pagina, riportando che il PD chiede chiarimenti. Come se Repubblica avesse finalmente ricevuto una sorta di luce verde.

Ora, Luca Sofri innanzitutto sottolinea che all'origine di tutto ci sono casomai registrazioni, non intercettazioni, come erroneamente riportava nel primo pezzo del 4 gennaio il Fatto Quotidiano. E poi ricorda che colui che registra, Pisapia, è indagato mentre la de Girolamo no (ma questo li diceva anche il Fatto). E poi smentisce in qualche modo la Repubblica perché di fatto, nello stesso pezzo di Repubblica non c'è il nome di un solo deputato del PD che chieda esplicitamente il chiarimento alla de Girolamo (solo Ginefra chiede una verifica) così Sofri ha vita facile a dire che "il caso politico sembra però meno consistente di quanto potrebbe apparire".

Tutto vero, ma se non è un caso politico è un vero peccato. 

Tra la politica e il disastro della funzione pubblica (col suo pessimo rapporto "prezzo/qualità" specie al Sud) esistono una serie di strati seminascosti, come nella parmigiana di melanzane (per rimanere in area campana) che sospettiamo esistere, ma che non conosciamo quasi mai direttamente, se non grazie a indagini giudiziarie e inchieste giornalistiche.

Aldilà della sua rilevanza penale, l'episodio della de Girolamo, se confermato, illuminerebbe alla perfezione uno di questi strati seminascosti di interazione perversa tra politica e funzione pubblica, con il politico nazionale (ricordiamo che la de Girolamo non ricopriva nessuna funzione formalmente rilevante nella gestione della ASL campane) nella funzione di colui che muove i fili delle decisioni sulla sanità locale seguendo, a quanto pare, logiche di famiglia (c'è anche questo nella vicende) e di clan politico, utilizzando il proprio potere per incoraggiare azioni, magari anche legali, come i controlli formali, ma mirate sugli avversari. Speriamo che sia tutto un equivoco, ma, se fosse confermato quanto sembra, la logica sarebbe quella illustrata: l'eccesso di burocrazia e controlli, che già di per sé ci affossa, usato come clava contro gli oppositori.

Non è certamente il turpiloquio che ci turba, ma l'apparente totale assenza di cultura del bene pubblico, del merito e della concorrenza che traspare dalle intercettazioni che spaventa. Con politici così non andiamo da nessuna parte. Ma attaccare la de Girolamo mina la stabilità, quindi a chiederne le dimissioni sono solo quelle teste calde dei 5 stelle, come ci fa notare Luca Sofri. E non è chiaro se per lui questa sia una buona notizia (parrebbe di sì). Per me no.

3 commenti:

Abo Tufano ha detto...

A parte un paio di refusi (lancia in resta, anziché lancia in testa, per esempio) da impeto passionario autentico, condivido per intero le tue perplessitá politico-morali.

E tuttavia, la vicenda De Girolamo apre altre due chiavi di lettura:
1) un matrimonio destra/sinistra è davvero ipotizzabile per governare l´Italia? O ancora: un matrimonio tra un´esponente di destra (De Girolamo) e un esponente di sinistra (Boccia) quanto condiziona i rispettivi schieramenti, se questi poi non si schierano?

2) Una donna intelligente e preparata, come la De Girolamo, puó davvero cambiare la mentalitá del Sud che non crede piú alla politica? La risposta dovrebbe essere sí, ovviamente; ma allora perchè nessuno si scandalizza tra chi l´ha eletta? Pare quasi che l-aspettassero al varco per considerazioni quali ´´non è diversa da tutti gli altri´´ oppure ``l´intelligenza usata al servizio del male´´.
Quello che mi ha turbato maggiormente, peró, è stata la indifferenza con cui il Parlamento ha accolto le sue spiegazioni in un´aula semi-deserta: nessuno le crede, nessuno vuole crederle, nessuno ha interesse a crederle... Si è fatta prendere con le mani nella marmellata: avanti un´altra! Tutto deve cambiare affinchè nulla cambi... (Gattopardo)

Marco Ardemagni ha detto...

Caro Abo, grazie per il commento, ma la lancia è proprio in resta che deve stare, vedi la voce "resta" su wikipedia. Mandami anche l'altro refuso ora però.

Riguardo alle domande: l'attuale offerta politica (specie quella presente in parlamento) è talmente penosa che non so se preferirla accoppiata o in purezza. Per dire: a posteriori anche gli elettori del PD dovrebbero essere felici di non aver vinto le elezioni l'anno scorso: avremmo ancora i bersaniani al potere, mentre adesso quantomeno c'è Renzi alla segreteria (anche se abbiamo buttato un altro anno e Letta è ancora lì, a dire il vero).
2) Io sono sicuro che da qualche parte, al Nord, al Centro e al Sud esistano donne e uomini sufficientemente onesti, preparati e motivati. Non so però quanto siano in grado, in tempi brevi, di farsi scegliere e poi di aiutare a cambiare la mentalità generale. Staremo a vedere.

Abo Tufano ha detto...

Caro Marco,
grazie a te per avermi insegnato un´espressione idiomatica: ero convinto che si dicesse ``lancia in testa´´, faccio volentieri ammenda per la nuova cosa imparata.

L´altro refuso, abbastanza evidente perché lo hai ripetuto, riguarda il cognome della protagonista del tuo post, che si chiama De Girolamo NON de Girolamo e neanche Di Girolamo, come ne hai scritto a metá post. Pinzillacchere, direbbe Totó, quello che conta è la tua legittima indignazione, che condivido e sottoscrivo; anche verso il modus operandi dei nostri giornali, che hanno il brutto vizio di leggersi a vicenda solo per farsi dispetti. Succede spesso da noi.