lunedì 9 giugno 2014

Non solo Euro (Bagnai e dintorni)

Avendo accettato il cortese invito del professor Alberto Bagnai a partecipare alla presentazione (sabato scorso a Pescara) del libro del direttore Mario Giordano Non vale una lira ed avendo espresso, in quella sede, alcune perplessità a riconoscere la centralità del ruolo dell'Euro nella spiegazione della nascita e della persistenza della crisi italiana ho ricevuto, e non me ne lamento affatto, alcune decine di tweet avversi da parte di chi invece condivide le idee di Bagnai, idee che sono largamente riprese anche nel libro, dall'intento più divulgativo, di Giordano.

Ad alcuni ho tentato di rispondere direttamente, ma siccome discutere su twitter è piuttosto disagevole (se metti in copia 2-3 persone ti restano anche meno di 100 caratteri) ad altri ho scritto che avrei provato a ragionare su questo blog a partire da oggi. Dato che mi piace tenere fede, quando possibile, alla parola data, eccoci qua.

Una serie di doverose premesse.

1) Come ho ricordato sabato in apertura, non sono un economista, non sono nemmeno laureato e non sono neanche un giornalista, ma un semplice autore e conduttore radiofonico (occasionalmente televisivo). Le mie eventuali obiezioni sono quelle di un normale lettore di Bagnai e Giordano (anche se non esclusivamente loro). Ovviamente la presentazione avrebbe avuto ben altro livello di dettaglio se fosse stato presente in prima persona un economista portatore di eventuali obiezioni più scientifiche. Va detto che, sia pure tardivamente, un tentativo in tal senso era stato fatto invitando due accademici dalle visioni diverse, ma le loro agende erano già occupate. Così come era occupata l'agenda di Bagnai quando l'avevo invitato un anno fa in Brianza. Ma forse il futuro ci potrà riservare delle sorprese in merito. Di fatto non è chiaro chi potrebbe essere l'eventuale antagonista ideale secondo Bagnai. Cioè: con chi vuole confrontarsi il professore visto che ci ricorda sempre che questi temi sono materia non da generici "economisti", ma di esperti di economia monetaria internazionale? Inoltre un tweet lo stesso Bagnai mi scrive: "tu proprio non riesci ad afferrare che "economista pro-euro" è come "medico pro-cancro"? Non delegare: approfondisci!". Quindi l'arduo compito di chi vorrà organizzare il prossimo dibattito sarà quello di riuscire a trovare un esperto di economia monetaria internazionale, possibilmente italiano, che non la pensa come Bagnai e che però non si spaventi a sentirsi dare del medico pro-cancro. In bocca al lupo, ma ce la faremo.

2) Dalla mia partecipazione alla presentazione e al successivo dibattito sui social network non cavo una lira (se non una deliziosa cena a base di pesce offerta da Bagnai, che ringrazio nuovamente anche qui: la foto ci ritrae poco dopo la fine della cena) e lo faccio solo perché mi piace confrontarmi, cercare di capire e avere pretesti per studiare di più.

3) Di questi temi non parliamo praticamente mai in radio, quindi non c'è alcun tentativo da parte mia di influenzare nessuno (faccio fatica a formarmi un'opinione per conto mio!) o di sfruttare i vantaggi derivanti dal contatto quotidiano col pubblico. 

4) Peraltro da parte mia non c'è nessuna difesa di posizione precostituite e, potenzialmente, posso cambiare idea anche domattina. Di fatto però non sono ancora riuscito a persuadermi che il fattore Euro sia così centrale nella spiegazione della nascita e perdurare della crisi. A mio modesto avviso sono ancora del parere che l'Euro abbia portato un vantaggio (basso spread per 10 anni) e uno svantaggio (per dirla breve: l'impossibilità di svalutare). Ora io sono sempre curioso di capire se, nel caso italiano, e poi caso per caso, il primo compensi il secondo o viceversa. E anche di capire addirittura anche se il primo sia un vero vantaggio e il secondo un vero svantaggio. Diciamo che una idea me la sono fatta e, per il momento, non coincide con quella di Bagnai. Ma poi in mezzo a questi due elementi c'è la lunghissima lista dei problemi italiani (cito in ordine sparso: bassa produttività, basso tasso di scolarizzazione, qualità della classe politica e della pubblica amministrazione, burocrazia, pressione fiscale, evasione fiscale, corruzione, criminalità organizzata, lentezza della giustizia, dimensioni delle nostre aziende, specializzazione delle nostre aziende in settori a basso contenuto tecnologico, qualità delle infrastrutture, qualità del sistema del credito, a partire dal controllo delle fondazioni bancarie, disoccupazione, scarsa partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro, difficoltà di giovani e donne ad accedere in tempi equi ai ruoli dirigenziali sia nel pubblico che nel privato, scarsa informatizzazione ecc.) tutti fattori che, sempre a mio modesto avviso, spiegano meglio la nascita e persistenza della crisi del nostro paese.

5) Ci sarà sempre qualcuno che mi dirà di studiare ulteriormente. Il suggerimento è sempre valido Ma se ci si pensa bene, ormai questi temi sono diventati anche oggetto di campagna elettorale, con alcuni partiti (su tutti Lega Nord e Fratelli d'Italia) che hanno sposato i temi anti-euro. Quindi non solo i lettori di Giordano e Bagnai sono in qualche modo "autorizzati" a dire la loro, ma anche la platea molto più estesa degli elettori, ovvero tutti noi. Qui se non ho i titoli accademici, ho qualche diritto come lettore e tantissimo diritto come elettore di spiegare se un'idea mi convince o meno. Anche se è sempre meglio farlo continuando a leggere e a documentarsi.

6) Ma dato che, nonostante tutti gli sforzi, resto un non esperto, ma un semplice lettore sono dispostissimo ad accettare di leggere ulteriori dati e commenti che cerchino di farmi cambiare idea. Mi si può anche dare dell'ignorante, del masochista, dell'analfabeta economico, dell'affetto da pochezza intellettuale, del ritardato (è stato fatto). Ma, vedi punto 2, non del prezzolato. Se ho scelto (per ora!) delle idee l'ho fatto per intima convinzione. Non perché qualcuno me l'ha imposto o mi ha pagato per farlo.

Queste le lunghissime premesse (mi sono sfogato dopo le ristrettezze dei 140 caratteri). Quindi chi vuole partecipare qui può farlo. Anche se io non lo sono stato, chiedo a tutti di essere brevi nei commenti e, se possibile di attenersi a un atteggiamento argomentativo e rispettoso.

Ci sono almeno 4-5 punti che vorrei trattare nel dettaglio. Ma tra tutti i tweet non favorevoli ricevuti, avrei scelto di partire da uno dei meno offensivi, perché, al di là dei toni più pacati, e dell'apparente banalità, mi sembra il primo a cui dobbiamo cercare di rispondere. Che tipo di società vogliamo?

 16 h
Ma tutti hanno ragione Dal loro pt d vista! Dipende TU cosa vuoi,tipo d società


2 commenti:

marco di felice ha detto...


Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

roberto piazza ha detto...

Sì, il dibattito si!
L'economia è per me materia oscura, ostica, asettica.
Ma provo a infilarmi nel dibattito con solo due spunti.

Gli anti-euro nella recente campagna elettorale tuonavano il loro no. Fin qui chiaro e limpido: ma quale era la soluzione alternativa?
La lira? Il tallero? Il lombardo? Non è stato altrettanto chiaro capire quale sarebbe potuta essere la proposta, forse perchè di proposte solide non ce n'erano.

Giusto. Che società vogliamo?
Dipendesse da me, una società in cui uno degli obiettivi principali non sia trovare il massimo della curva del profitto, tanto per ritornare all'asettica economia.
Ma quella è per me, ripeto, materia ostica.